#2. L’Ultimo Treno della Notte (1975)


L'Ultimo Treno Della Notte

L’Ultimo Treno della Notte è uno dei film italiani più celebri del filone Rape and Revenge. La firma è di Aldo Lado che veniva dal cult “La corta Notte delle Bambole di Vetro”, giallo all’italiana del 1971 e dal melodramma “Sepolta Viva” del 1973. Si distingue da altri film dello stesso genere per la presenza tra i “cattivi” di una donna, in un ruolo solitamente riservato agli uomini. Nel cast spicca su tutto Enrico Maria Salerno, autore negli anni ’70 di ruoli di primo piano nei poliziotteschi italiani come ad esempio “La Polizia ringrazia” (1972) a firma di Steno.

Anno: ITA 1975

Regia: Aldo Lado

Cast: Flavio Bucci, Enrico Maria Salerno, Irene Miracle, Laura D’Angelo, Marina Berti, Macha Meril, Gianfranco De Grassi

Durata: 94 minuti

Trama

Due balordi, Blackie e Curly, dediti a furti e piccoli crimini per sfuggire dalla polizia si intrufolano nel treno Monaco-Verona dove incontrano due ragazze, Lisa Stradi, figlia di un noto chirurgo e la cugina tedesca Margareth. I due continuano le proprie scorrerie nel treno fin quando per eludere i controlli si appartano in un bagno con una misteriosa donna che cede alle loro avances. Durante una sosta in Austria le due cugine scendono dal treno per contattare i familiari e cambiano treno trovando però nuovamente Blackie e Curly ai quali si è aggiunta la donna misteriosa che prendono ad infastidire le due ragazze fino ad arrivare allo stupro. In questa circostanza Curly, reso impotente dalla droga utilizza il proprio coltello a serramanico finendo per uccidere la povera Lisa. Per fuggire Margareth si lancia dal treno in corsa finendo per morire a seguito dell’impatto. All’arrivo a Verona il padre di Lisa, Giulio Stradi non trova la ragazza ma nota la donna misteriosa ferita ad una gamba e si offre di aiutare lei e i due aguzzini. Solo in seguito, ascoltando la radio, l’uomo capisce che sta ospitando gli assassini della figlia e consumerà implacabilmente la propria cieca vendetta risparmiando la donna che finge di essere stata soggiogata dai due criminali.

Commento (appassionato)

Il film è diviso in due momenti: una prima di “presentazione” e caratterizzazione dei personaggi a tratti drammaticamente lenta, la quale si sarebbe potuta tranquillamente condensare in una manciata di minuti che tuttavia non riesce a coinvolgere lo spettatore. Alcuni dialoghi, troppo stereotipati e decisamente ampollosi, trascinano il film verso la seconda parte, decisamente più dinamica nella quale i fatti si succedono con più ritmo fino al finale.

Tuttavia sono molti i limiti di questa pellicola. A partire dal già citato ritmo decisamente troppo molle della prima parte, ai dialoghi, spesso forzati che, provando a delineare maggiormente i personaggi hanno l’unico risultato di spezzare il ritmo dell’azione. Un esempio su tutti il dialogo tenuto alla cena della Vigilia da Giulio Stradi con uno dei commensali sulle motivazioni della violenza della società e sulle possibili soluzioni: il dialogo è appena abbozzato, e ad esso è riservato appena qualche minuto. Il che di per se potrebbe anche non essere una pecca se non fosse per il fatto che rappresenta un tentativo decisamente mal riuscito di dare un maggiore spessore alla storia e tentare di trasportarla sulla tematica sociale. I personaggi sono poco caratterizzati e troppo “deboli” mentre in alcuni casi vengono date informazioni che nulla danno alla trama e nulla aiutano allo svolgimento della storia, ad esempio ci si sofferma molto sulla professione del protagonista Giulio Stradi.

Nel binomio aggressore-aggredito, sufficiente l’interpretazione di Flavio Bucci, anche se ancora una volta i due personaggi maschili non sono adeguatamente rappresentati e la loro presunta contrapposizione (il “cattivo” forte che soggioga il più debole e inetto dei due)  è confusa e talvolta ribaltata per non tacere dell’assurdo inserimento della signora misteriosa che passa in meno di un minuto da aristocratica a spaurita vittima a perfida aguzzina senza alcun motivo apparente.

Come detto la seconda parte del film è buona e procede in un costante crescendo fino al finale con l’uccisione di Blackie. Tuttavia è un peccato mortale lasciare lo spettatore senza un finale adeguato per la vicenda della Signora Misteriosa, è il caso di dire misteriosa in tutto, dal momento che non si capisce la sua funzione nel film e il suo personaggio non approda a nessuna “maturazione”; anzi, il regista “sfidando” lo spettatore, lascia che la donna sia risparmiata, quando probabilmente ci si sarebbe aspettato la sua uccisione come massima pena per i suoi crimini.

Da ultimo le riprese: ad ogni inquadratura cambia tipo di treno, tipo di vagoni e ci sono vistosi errori di location (stazioni italiane in Austria?).

Nel complesso quindi il film soffre un po’ troppo e nonostante il generoso climax del “terzo atto” non riesce a coinvolgere completamente. Nonostante sia stato definito da alcuni, forse troppo generosamente, come uno dei film più violenti di sempre in Italia, paga troppo la somiglianza con un mostro sacro come “L’ultima casa a sinistra” di Wes Craven uscito due anni prima e quindi la sua vena drammatica perde di vigore.

Assolutamente da salvare invece l’interpretazione di Enrico Maria Salerno, attore di navigata esperienza teatrale che ha il merito di mettere pathos nella recitazione e innalzare il livello della pellicola che rimane ad ogni modo insufficiente.

Scena imperdibile

La scena dello “stupro” nel treno, che fu una di quelle che fece più discutere all’uscita del film, durante la quale Curly, reso impotente dalla tossicodipendenza tenta di violentare Lisa con un coltello a serramanico, finendo però per ferirla a morte.

Citazioni

La colpa è della società. E’ la nostra società che genera la violenza. Siamo noi.

In definitiva

Questo Rape and Revenge italiano è stato forse troppo sopravvalutato e risulta troppo lento; talmente lento che il finale più che essere una liberazione per il protagonista lo per lo spettatore. Meriterebbe di essere visto solo per rendere il giusto omaggio ad Enrico Maria Salerno, unico della compagnia ad esprimere una recitazione degna di questo nome. Nel complesso arriva a malapena ad una sufficienza stiracchiata.

Valutazione

Regia 5
 Trama 5
Recitazione 5
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 5
Voto complessivo 5.0
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3 thoughts on “#2. L’Ultimo Treno della Notte (1975)

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