#3. La Maschera del Demonio (1960)


La Maschera del Demonio

La Maschera del Demonio è il film d’esordio di Mario Bava e fa capire perchè il regista ligure è considerato un Maestro. La  pellicola di ambientazione gotica avrà grandissima influenza nei film del genere ed è una pietra miliare del cinema mondiale e una delle più riuscite a tematica horror (in una produzione che include tra gli altri “I Tre Volti della Paura” del 1963 e “Operazione Paura” del 1966). Protagonista della pellicola è un’ispirata e bellissima Barbara Steele per la quale il film fu un prezioso volano per la carriera (la troveremo nel 1963 nel capolavoro di Fellini, “8½”) e Andrea Checchi, che collaborerà ancora con Bava l’anno successivo ne “Gli Invasori”.

Anno: ITA 1960

Regia: Mario Bava

Cast: Barbara Steele, Ivo Garrani, John Richardson, Andrea Checchi, Arturo Dominici

Durata: 87 minuti

Trama

Il Professor Kruvajan e il suo assistente Andrej diretti a Mosca si imbattono nel mezzo della steppa in una cappella dove trovano in stato di abbandono la tomba della strega Asa. Conoscono in seguito una sua discendente, Katja che vive con il padre e il fratello Costantino nel castello dei Vajda ed è la perfetta copia della stessa Asa. Per la notte i due si fermano in una locanda poco distante da Mosca ma durante la serata vengono convocati al castello per soccorrere proprio Costantino aggredito da Igor, tornato in vita assieme alla sua antica amante Asa per consumare la propria vendetta su coloro che li avevano condannati a morte nel medioevo. Il professor Kruvajan, trasformato in vampiro dal bacio di Asa è ormai psicologicamente schiavo della coppia e quando il giorno successivo Andrej giunge al castello trova il principe Costatino e lo stalliere orribilmente uccisi. Ammaliato da Katja e intrigato dalla sparizione del professore, Andrej mettendo parzialmente a tacere la sua fiducia nella scienza, prova ad indagare e aiutato dal Pope del villaggio riesce a interrompere la maledizione della strega e far rinsavire Kruvajan.

Commento (appassionato)

Il film segna il debutto alla regia di quello che diventerà un Maestro del cinema italiano e rappresenta uno degli esordi più fulgidi della storia della cinematografia.

Con questa pellicola Bava crea e definisce tutti i canoni del cinema dell’orrore di stampo gotico facendo riecheggiare le atmosfere sinistre presenti nella letteratura di genere, un esempio su tutti quella di Horace Walpole, iniziatore del romanzo gotico moderno, aiutato in questo anche dal bianco/nero nelle riprese.

Bava inserisce tutte le tematiche che saranno cardini della cinematografia mondiale per ciò che riguarda il genere: la necrofilia, la figura del doppio, le atmosfere lugubri , la stregoneria e l’ambientazione del castello. Assolutamente eccellente la fotografia, firmata dallo stesso Bava che, assieme ad un sapientissimo utilizzo dell’inquadratura dona alla storia un’atmosfera cupa e sinistra funzionale allo svolgimento. Non si notano mai tempi morti per tutta la durata del film, ogni dialogo è giustamente inserito e pesato e ogni particolare aiuta lo svolgimento della storia o le fa da utilissimo contorno; il ritmo non è frenetico, come è giusto che sia in una narrazione di questa tematica, ma guida lo spettatore per tutto il film senza mai stancarlo.

Per il cinema del tempo si notano alcune soluzioni innovative che imprimono uno stampo maggiormente orrorifico alla pellicola, come il particolare del volto della strega che si decompone o l’apparizione del volto e degli occhi della stessa dopo l’esposizione al sangue. Tali scene pur rappresentando un innegabile forte accento horror non distolgono per nulla lo sguardo dello spettatore che si lascia trasportare scena per scena fino al lieto fine.

Ho guardato questo film per la prima volta durante un pomeriggio di convalescenza e non ho mai sentito la necessità di mettere in pausa; visto oggi, ovviamente, la componente horror risulta superata ma la sua potenza visiva rimane ancor oggi intatta. E’ quindi particolarmente indicato anche a coloro che hanno un po’ timore di vedere un horror e sognarselo la notte.

Eccellente l’interpretazione di Barbara Steele nel doppio ruolo della Strega e della Principessa che, con il suo potente sguardo passa con maestria dalla posa drammatica e terrorizzata a quella feroce e diabolica. Ottima anche l’interpretazione di Arturo Dominici dei panni di Igor, che, pur senza quasi recitare una battuta, riesce con il suo sguardo sinistro e ipnotico a donare spessore al suo ruolo.

Quasi quarant’anni dopo, nel 1989, il figlio di Mario, Lamberto Bava realizzerà un rermake che, come potrete immaginare, non si avvicinerà neanche lontanamente all’originale; d’altronde (e ve ne parlerò nei post futuri, promesso) Lamberto Bava non arriva neanche ad allacciare le scarpe al padre e si limiterà a fare pellicole horror che più che spaventare faranno sorridere (per non dire di peggio).

Scena imperdibile

Il film contiene moltissime scene alcune delle quali diventate iconiche del cinema dell’orrore.

Una delle più celebri è quella dell’apparizione di Barbara Steele con i due cani neri al guinzaglio, con il suo fascino sinistro, intriso di una sensualità aristocratica.

La Maschera del Demonio

Assolutamente degna di nota la prima scena che introduce la vicenda di Asa ambientata nel 1630 che narra la condanna della strega e in atmosfera di fanatismo mostra l’apposizione della maschera.

Citazioni

Nel XVII secolo si scatenò spietata e violenta la lotta contro quegli esseri mostruosi e assetati di sangue che le cronache del tempo chiamavano vampiri. I fratelli trovarono la forza di accusare i fratelli, e i padri i figli, perchè la terra fosse purificata da quella razza di feroci assassini. Ma prima di metterli a morte, la giustizia umana, anticipando il verdetto divino, bollò per sempre le carni maledette di quei mostri col segno rovente di Satana.

In definitiva

“La Maschera del Demonio” si pone nella storia della cinematografia italiana e non solo come una pietra miliare, una fiaba gotica dalla quale, per un aspetto e per un altro, moltissimi registi attingeranno a piene mani per le successive produzioni e rappresenta uno dei migliori esordi cinematografici nel mondo della settima arte.

E’ un film assolutamente da vedere che non può mancare nella teca non solo degli appassionati dell’horror ma anche in quella di coloro che amano la cura delle ambientazioni, della trama e della fotografia.

Valutazione

Regia 8
 Trama 7
Recitazione 8
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 8
Voto complessivo 7.8
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17 thoughts on “#3. La Maschera del Demonio (1960)

      1. Ha vuto anche il pregio di essere stato un Maestro sia con il bianco e nero, tipo in questo film, sia con i colori: le tonalità accese di film come Sei Donne per l’Assassino e Reazione a Catena per me sono splendide…

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