#7. Il Dio Serpente (1970)


Il Dio Serpente

Il Dio Serprente è un film di Pietro Vivarelli del 1970. Di genere erotico con qualche incursione del genere Mondo, codificato nel decennio precedente, è probabilmente il film più famoso del regista italiano che in seguito si dedicherà alla scrittura di film diventati cult come “Emanuelle Nera – Orient Reportage” e “Emanuelle in America” entrambi del 1976 e diretti da Joe D’Amato; la pellicola vede il debutto da protagonista dell’affascinante Nadia Cassini che ritroveremo negli anni successivi in alcune pellicole cult della Commedia Sexy all’italiana.

Anno: ITA 1970

Regia: Piero Vivarelli

Cast: Nadia Cassini, Beryl Cunningham, Galeazzo Bentivoglio, Sergio Tramonti

Durata: 94 minuti

Trama

L’avvenente Paola va in viaggio con in marito Bernard in un’isola caraibica. Qui conosce Stella, una ragazza locale che la inizia ai riti voodoo. Paola rimane molto suggestionata e complice l’assenza del marito coltiva l’idea di offrirsi a Djamballà, un uomo del luogo incarnazione dell’omonimo dio della comunità. Per cercare di distrarsi, la ragazza chiama ai Caraibi il suo amante Tony, ma ormai è completamente schiava dell’idea di donarsi a Djamballà, tanto che la notizia della morte del marito la lascia quasi indifferente. Incapace di riaccendere la passione per Tony, che “cederà” alle cure di Stella, Paola riuscirà finalmente a concedersi a Djamballà.

Commento (appassionato)

“Il Dio Serpente” si trascina con non troppa verve verso un finale abbastanza prevedibile. Gli unici momenti dei quali godere sono quelli nei quali si può ammirare una giovanissima e stupenda Nadia Cassini; d’altronde non ci si poteva aspettare molto di più da un film erotico che con i Mondo film in voga nel periodo condivide solo l’ambientazione esotica e nulla più. Per questo proviamo a metterci nei panni del regista e giudicare il film per il periodo nel quale è stato prodotto e il categoria al quale esso appartiene.

La fotografia di Frattari e Alessi è molto curata e rende al meglio l’ambientazione esotica della pellicola e la colonna sonora al tempo fece molto successo.

La storia, nonostante sia intramezzata da frequentissime scorribande in un erotismo, comunque soft, da scene al limite del lesbo e, soprattutto, dalla scena di autoerotismo di Paola-Nadia Cassini, tenta di darsi uno spessore mettendo a paragone la cultura, la religione e le usanze dei nativi isolani e del mondo occidentale.

Le istituzioni del “mondo civilizzato” sono presentate più che altro come convenzioni sociali delle quali ormai non si coglie più il significato: lo stesso rapporto tra Paola e il marito è giunto ad un punto morto e la coppia per cercare di rinsaldarlo, invece di impegnarsi a fondo preferisce insabbiare tutto con una vacanza nella speranza che tutto magicamente possa sistemarsi.

Bernard incarna l’apparente superiorità del mondo occidentale che rifiuta la sacralità del matrimonio arrivando ad allontanarsi dall’isola lasciando la moglie senza particolari patemi e che guarda dall’alto in basso le altre culture, negando la loro importanza e deridendone gli aspetti più primitivi. Anche Paola ha comunque le sue colpe sia tradendo il marito con l’amante, sia ignorando la morte del marito, perché succube del desiderio di farsi possedere dall’uomo-dio Djamballà.

Tuttavia il topos del confronto culturale tra i due mondi è sminuito dalla motivazione per la quale Paola decide di gettarsi in questo “nuovo” mondo, ovvero il puro piacere erotico. Dal suo arrivo sull’isola la donna riscopre una sessualità più primitiva e il motore delle sue azioni è un forte desiderio sessuale che viene finalmente appagato nel finale del film.

Non mancano scene snuff o comunque molto presunte tali come lo sgozzamento della capra per berne il sangue durante il rito che coinvolge Paola. In questo caso Vivarelli dà come l’impressione di voler inserire in una pellicola erotica alcuni degli elementi “di moda” del decennio: una scena molto cruda mediata dagli snuff movies, un’ambientazione esotica dai mondo movies.

Scena imperdibile

Nonostante tutti i discorsi che si possano fare sulle tematiche del film, da quella dello scontro culturale, con una civiltà più “tribale” che in qualche modo si dimostra superiore in alcuni aspetti a quella “occidentale”, a quella della della critica delle istituzioni culturali ormai diventate convenzioni sociali, il film vive sulle scene di nudo.

Ne consegue che la scena da non perdere è di sicuro quella nella quale un’accaldata Paola si sveglia nel cuore della notte e, assalita dal desiderio si masturba nel letto. Non si vedono mai le parti intime dell’attrice quindi la scena è, tutto sommato, soft, anche se ce ne vuole a definire soft la visione di Nadia Cassini nuda a 21 anni: uno dei fisici più statuari e una delle migliori bellezze che il cinema abbia mai sfornato.

Se escludiamo questa scena e quelle a lei similari un passaggio interessante è quello del rito durante il quale viene mostrata la religiosità più “selvaggia” della tribù che culmina con lo sgozzamento del capretto, unica scena cruda del film che potrebbe dare fastidio agli spettatori più suscettibili,

Citazioni

Non è poi necessario rimanere selvaggi per continuare a credere. C’è gente invece, che non è più selvaggia e crede al proprio Dio solamente quando ne ha bisogno

In definitiva

Non penso che qualcuno di voi abbia, dopo accurate ricerche, scelto di vedere questo film per qualche motivo specifico. Se cercate un film erotico probabilmente cerchereste altrove, se cercate un mondo movie vi orientereste sui capisaldi del genere e se cercate scene snuff di sicuro non scegliereste questa pellicola.

Penso invece che potreste imbattervi ne “Il Dio Serpente” scanalando in televisione in seconda o terza serata, rimanendo piacevolmente impressionati dallo splendore dei luoghi (l’1-2% di voi, se siete uomini) o della protagonista (il restante 98-99%, sempre se siete uomini); e se mai qualcuno di voi se lo andrà a vedere dopo aver letto questa recensione non penso riuscirà ad arrivare in fondo ma andrà in fast forward alle scene più interessanti.

Ovviamente siete liberi di smentirmi e anzi vi invito a farlo qualora pensiate che “Il Dio Serpente” sia un must della cinematografia italiana di genere.

Valutazione

Regia 6
 Trama 4
Recitazione 4
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 6
Voto complessivo 5.2
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2 thoughts on “#7. Il Dio Serpente (1970)

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