#8. Tutti i Colori del Buio (1972)


Tutti i Colori Del Buio

Tutti i Colori del Buio è un Giallo all’italiana di Sergio Martino del 1972. Protagonista femminile è Edwige Feench star del decennio in molte pellicole del genere, come “Lo Strano Vizio della Signora Wardh” e “Il Tuo Vizio è una stanza Chiusa e Solo Io Ne Ho la Chiave” (1972) entrambi di Martino. Protagonista maschile è invece Ivan Rassimov che ritroverà Edwige Fenech nei due film sopra citati, prima di passare al Cannibal con “Ultimo Mondo Cannibale” (1977) di Ruggero Deodato e “Mangiati Vivi!” (1980) di Umberto Lenzi.

Anno: ITA/ESP 1972

Regia: Sergio Martino

Cast: George Hilton, Edwige Fenech, Ivan Rassimov, Susan Scott, Marina Malfatti, Julian Ugarte, George Rigaud

Durata: 95 minuti

Trama

Jane è una giovane donna traumatizzata dalla morte della madre in seguito ad un incidente automobilistico e, per la paura di impazzire, su consiglio della sorella Barbara, consulta uno psichiatra, il Dott. Burton, nonostante il parere negativo del marito Richard.

Conosce anche Mary, una misteriosa donna che vive nel suo stesso palazzo con la quale si confida e che la invita a partecipare ad un’oscura cerimonia, nella quale si svolge una messa nera capeggiata da un sacerdote dove si compiono strani riti che comprendono rapporti sessuali; in uno di questi Jane, drogata arriva ad uccidere Mary. Da quel giorno Jane inizia ad essere perseguitata da un uomo con gli occhi azzurri che fino ad allora aveva solo sognato nei suoi incubi.

Il Dott. Burton, per aiutare una sempre più ossessiva Jane, tenta di proteggerla ospitandola nella sua casa di campagna gestita da una coppia di custodi. Al risveglio la donna trova i coniugi uccisi; Burton, che, allarmato, la raggiunge, finisce anch’egli vittima del sicario. Solo l’intervento di Richard, che uccide l’uomo dagli occhi azzurri salva la povera Jane da morte certa.

Jane si risveglia in ospedale, confortata dal fatto che tutti gli adepti della setta sono stati arrestati in quanto criminali e spacciatori e scopre che il tutto era stato orchestrato dalla sorella Barbara per tentare di ucciderla e mettere le mani sulla cospicua eredità lasciata dalla madre.

Quando tutto sembra finito il sacerdote della setta sfuggito all’arresto tenta di uccidere Jane ma viene a sua volta ucciso da Richard che lo butta giù dal tetto di casa.

Commento (appassionato)

La pellicola non mantiene fino in fondo le promesse. L’inizio sembra promettere bene ma sembra che si sia messa un po’ troppa carne al fuoco. Si vive la prima mezz’ora credendo che avverrà una svolta davvero decisiva che lo scioglimento dell’intreccio sia un colpo di genio. Invece il finale non riserva nulla di veramente eclatante, anzi tutto l’intrigo si rivela fin troppo costruito.

Passi che, come può accadere nella tradizione del thriller-giallo, tutta la narrazione si rivela essere un contorto piano dell’assassino, ma organizzare messe nere andando a reclutare criminali in tutta la città mi sembra un piano un po’ eccessivo da organizzare. Inoltre la tematica satanica introdotta nel film potrebbe essere sviluppata meglio.

Per carità, è interessante che Sergio Martino tenti di fuorviare per tutto il film lo spettatore insistendo su questo tema ma il fatto che il finale viri da tutt’altra parte è un vero peccato: sarebbe stato più invitante il contrario, magari accennare appena il satanismo e via via svilupparlo fino al finale.

Molto interessante invece la continua e spiazzante compresenza tra sogno e realtà; lo spettatore spesso non capisce, come d’altronde la protagonista Jane, se ciò che si vede sia o meno frutto di fantasia. Lo stesso sicario è sospeso per tutto l’inizio del film tra uno stato onirico e uno reale, dal momento che appare sempre a Jane in solitaria senza interagire con nessun altro personaggio.

La parte interessante della trama vive proprio su questa alternanza, dove non si capisce cosa sia reale e cosa sia sogno, con la psicanalisi che ha l’arduo compito di definire il confine tra i due aspetti e che per tale motivo è il motivo dominante della pellicola anche se alla fine non approda ad alcun risultato: i problemi di Jane sono sì causati dalla morte della madre, ma è proprio la sorella-rivale che la induce ad “abbandonarsi” alla psicanalisi per tentare di superare un trauma che lei stessa contribuisce ad ingigantire.

La psicanalisi ha quindi il potere di influenzare la mente e in “Tutti i colori del buio” questa influenza viene mostrata nella sua duplice valenza: come valido aiuto per una paziente (nel personaggio del Dott. Burton) e come mezzo per screditare la persona e arrivare a farle compiere azioni estreme (nel personaggio di Barbara).

Sono eccellenti le interpretazioni di Edwige Fenech e soprattutto di Ivan Rassimov nella parte del sicario dagli occhi di un azzurro esagerato. Il personaggio sembra ritagliato apposta per lui, con il suo sguardo diabolico e ipnotico e il suo sorriso sempre beffardo.

Ultima nota un po’ triviale: sfida di sensualità tra Edwige Fenech e Marina Malfatti che, nonostante le (classiche) scene di nudo della prima premia, a mio parere, la sensualità della seconda.

Scena imperdibile

Interessante l’onirica scena iniziale che fa da prologo della pellicola con immagini deliranti e a tratti forti che si rivela essere la parte più originale e a suo modo inquietante del film.

Citazioni

Anche la paura ha un senso. Tu lo devi trovare e la paura scomparirà

In definitiva

In definitiva “Tutti i Colori del Buio” è un pellicola con potenziale ma a mio parere non sfruttato appieno. Non è riuscita a prendermi del tutto nonostante la generosa prima parte ma è comunque una pellicola che si lascia guardare, probabilmente con più entusiasmo se siete amanti del Giallo.

Valutazione

Regia 6
 Trama 6
Recitazione 6
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 5
Voto complessivo 5.8
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12 thoughts on “#8. Tutti i Colori del Buio (1972)

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