#11. Mangiati vivi! (1980)


Mangiati Vivi

Mangiati Vivi! riporta Lenzi al cannibalico dopo il debutto nel genere con “Il Paese del Sesso Selvaggio” del 1972. Con lui in questo progetto Ivan Rassimov, sempre presente nel decennio in svariate produzioni italiane, sia dello stesso genere (come “Ultimo Mondo Cannibale” a firma Ruggero Deodato del 1977) sia nel Giallo (come in “Tutti i Colori del Buio” di Sergio Martino del 1972), Janet Agren che prima di inziare il sodalizio con Lino Banfi troveremo nuovamente impegnata nell’horror “Paura nella Città dei Morti Viventi” (1980) di Lucio Fulci, e Paola Senatore, interprete negli anni ’70 di molte pellicole horror con qualche incursione della nudità.

Anno: ITA 1980

Regia: Umberto Lenzi

Cast: Janet Agren, Paola Senatore, Robert Kerman, Ivan Rassimov, Mel Ferrer

Durata: 95 minuti

Trama

New York. Un misterioso asiatico uccide con dardi avvelenati tre uomini finchè non viene ucciso in un incidente. La polizia gli trova addosso un nastro con una registrazione di una cerimonia tribale.

Viene quindi contattata Sheila Morris perché sorella della donna visibile nel filmato, Diana, recatasi nella giungla al seguito di un sedicente reverendo, Melvyn Jonas, creatore della Setta della Purificazione che ha messo in piedi una comunità di discepoli nella Nuova Guinea nel mezzo della terra dei cannibali.

Sheila parte per la giungla, dove incontra il reduce e disertore Mark, convincendolo ad accompagnarla al villaggio dove presume sia la sorella. Raggiuntolo tra mille difficoltà si accorgono dei metodi di Jonas che tiene i suoi discepoli in uno stato di soggezione psicologica, predicando la sua religione e facendo loro bere costantemente bevande drogate.

Mark, Sheila e Diana, assieme ad un’indigena tentano la fuga da quell’inferno ma vengono raggiunti dagli indigeni che catturano e mangiano Diana. Gli altri due riescono a raggiungere un’ansa del fiume dove trovano ad attenderli un elicottero che li riporterà a casa.

Accerchiato, Jonas induce al suicidio con il veleno decine e decine dei suoi discepoli e si dà alla fuga nella giungla. Tornati negli Stati Uniti Mark e Sheila scoprono che Diana prima di partire aveva trasferito tutti i suoi averi ereditati dalla madre proprio a Jonas: intenzionati a denunciare il tutto vengono però dissuasi dalla polizia che non vogliono si sappia dell’esistenza di pericolosi cannibali in un’area dove si coltivano importanti interessi politici e economici.

Commento (appassionato)

Beh il titolo è abbastanza eloquente, quindi non aspettatevi una passeggiata di salute. “Mangiati vivi!” è un film crudo, con scene forti, una delle punte di diamante del cannibal boom che si ebbe nel cinema tra gli anni ’70 e ’80 del quale lo stesso Lenzi fu iniziatore nel 1972 con”Il Paese del Sesso Selvaggio”.

La vicenda è vagamente ispirata al suicidio di massa avvenuto in Guyana degli adepti del predicatore Jim Jones al quale è chiaramente ispirato il nome di Melvyn Jonas.

La trama è banale, se si è pratici del genere e del regista ma il film non è assolutamente lento e le scene di cannibalismo sono abbastanza riuscite, anche se in giro se ne vedono di peggio. Contiene però molte scene forti, alcune (specie per gli uomini) abbastanza dolorose da vedere e alcune scene inserite completamente a caso: sono un esempio le scene di lotta tra animali che, ok, rendono l’idea dell’efferatezza della pellicola, ma sono completamente inutili ai fini della storia: si vedono manguste che lottano con serpenti, serpenti con uccelli e perfino un serpente che mangia una scimmia (poverina). Inoltre il film risente di una buona dose di copia-incolla da altre pellicole: l’evirazione da “La Montagna del Dio Cannibale” e lo squartamento dell’indigena da “Ultimo Mondo Cannibale”.

La classica critica sociale che solitamente fa da fondamento ideologico dei film cannibal è abbastanza debole nella pellicola: non ci sono mai grossi riferimenti alla presunta superiorità occidentale su quella indigena nonostante la setta sia guidato dal newyorkese Jonas il quale, va detto, è da mesi nella giungla in mezzo al nulla ma ha un mangianastri che funziona alla perfezione, non si sa con quale fonte di energia.

I finale lascia un po’ a bocca asciutta: si poteva sfruttare la fuga di Jonas per farlo riapparire in un enigmatico finale, si poteva sfruttare la richiesta della polizia di insabbiare la vicenda e invece nulla. Il film si conclude con Sheila che se ne frega di aver perso la sua fortuna e Mark che se ne frega del fatto che non riceverà neanche un pio degli 80000$ promessi dalla donna lasciando lo spettatore a leggersi tutti i titoli di coda nella speranze che succeda qualcosa che non succede.

La palma del comportamento più assurdo va a Janet Agren nel ruolo di Sheila: l’espressione è più o meno sempre quella, così come trucco e parrucco e in meno di 20 minuti di film (che corrispondono forse a mezza giornata di narrazione) passa dal non volerla dare a Mark neanche per soldi, a farsi palpeggiare a baciarlo dopo essersi presa uno schiaffo mica da ridere in faccia; forse Marco Ferradini pensava proprio a lei quando ha scritto “Teorema”. Inoltre nel finale di pellicola quando sembra che lei e Mark non possano più fuggire dalla giungla acconsente senza battere ciglio all’idea di farsi uccidere.

Azzeccato, come al solito, Ivan Rassimov nel ruolo di Jonas; l’attore dallo sguardo misterioso e dal ghigno malefico fa sempre centro quando si tratta di interpretare il villain di turno.

Agli animalisti irriducibili ovviamente sconsiglio la visione della pellicola: le scene snuff presenti sono purtroppo tutte vere e quindi parecchi animaletti muoiono durante le riprese.

Scena imperdibile

Alcune chicche che ci ha lasciato questa pellicola:

  • La scena (purtroppo copiata) dell’evirazione dei un indigeno che se siete uomini è abbastanza dolorosa da vedere. Consiglio: fate sì che non la veda la vostra ragazza se è arrabbiata con voi, potrebbe avere strane idee.
  • Lo squartamento dell’indigena con tanto di banchetto con le sue interiora
  • La scena light quando Mark, per non mostrare a Sheila lo stupro della sorella, le rifila un pugno in faccia dal nulla senza che lei possa dire bau.
  • Dopo la fuga dei 4 dal villaggio, Sheila, che era stata legata e imbavagliata perché drogata per evitare che urli a caso, viene finalmente liberata e in 3 microsecondi inizia a urlare in mezzo alla giungla correndo ad una velocità supersonica salvo poi vederla nella scena successiva in fondo ad una buca come fosse un gatto in trappola, senza un graffio, truccata alla perfezione e perfettamente sana; le rimane solo addosso l’incapacità di uscire dalla buca profonda ben 1 metro (dalla quale comunque riesce ad uscire senza problemi: la droga fa male).

Citazioni

No non è una ragazza bionda la Guinea, è un posto di merda dove ci sono i cannibali!

In definitiva

Senza infamia e senza lode. Buon film per gli amanti di Lenzi da vedere ovviamente lontano dai pasti. Tuttavia se cercate un prodotto del genere cannibal ci sono altre pellicole che potrebbero fare più al caso vostro.

Valutazione

Regia 6
 Trama 5
Recitazione 5
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 5
Voto complessivo 5.2
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11 thoughts on “#11. Mangiati vivi! (1980)

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