#13. Il Profumo della Signora in Nero (1974)


Il Profumo della Signora in Nero

Il Profumo della Signora in Nero è il film di punta della (ahimè) scarsa produzione di Barilli (a livello quantitativo si intende) che affronta la tematica settaria giocando molto sul fattore psicologico. Nel cast tra i protagonisti Mimsy Farmer, già presente in “Quattro Mosche di Velluto Grigio” (1971) di Dario Argento e Mario Scaccia che molti ricorderanno in film comici come “Occhio, Malocchio, Prezzemolo e Finocchio” di Sergio Martino del 1983 ma che fornì in precedenza ottime interpretazioni anche in film drammatici o horror.

Anno: ITA 1974

Regia: Francesco Barilli

Cast: Mimsy Farmer, Mario Scaccia, Maurizio Bonuglia, Lara Wendel, Donna Jordan, Orazio Orlando

Durata: 105 minuti

Trama

Silvia Hackermann è un’alacre lavoratrice in un laboratorio chimico, fidanzata con Roberto.

Durante una cena da amici conosce il professore di sociologia Andy, che la turba con una testimonianza su riti di magia nera e sette nel continente africano e da quel momento inizia a rivivere strani momenti del suo passato. Dapprima inizia a vedere l’immagine della madre, vestita di nero intenta a spruzzarsi del profumo, poi rivive il momento durante il quale l’ha colta a letto con l’amante Nicola e infine immagina di gettare la stessa madre dal balcone uccidendola.
Silvia è turbata anche dall’apparizione di una misteriosa bambina e dal comportamento strano del vedovo vicino di casa, il Sig. Rossetti e del fidanzato Roberto, nonché dall’incontro con una medium durante una cena.

Silvia, ormai folle uccide Roberto, Nicola e il Sig. Rossetti e si suicida, assieme alla bambina, gettandosi dal terrazzo. E’ qui che la trama ha una svolta: il coprpo di Silvia viene recuperato e trasportato in un luogo appartato dove gli adepti di una setta, comprendente anche coloro che si pensava Silvia avesse ucciso, al culmine di una cerimonia, praticano atti di cannibalismo.

Commento (appassionato)

In un decennio nel quale il cinema italiano ha sfornato alcuni capolavori ma, diciamolo francamente, anche filmacci dozzinali dalle trame improponibili, “Il Profumo della Signora in Nero” è una piccola perla alla quale purtroppo non è stato dato il necessario valore. Il film, anzi, all’uscita fu stroncato dalla critica.

La storia invece regge (abbastanza), ma soprattutto mantiene sempre alta la tensione, pur senza mai ricorrere a scene forti. Si vive sempre su una tensione psicologica, si pensa sempre che stia per accadere qualche fatto di sangue e invece di sangue quasi nemmeno l’ombra. Questo è decisamente il più grande pregio della pellicola che ricama sopra un canovaccio abbastanza standard senza mai cadere nella noia.

Si incrociano le tematiche della setta, dedita al cannibalismo, della morte e della violenza sessuale, ma senza mai scadere nello splatter né in quell’erotismo (poco) soft che si vede in molte pellicole del periodo. Soprattutto le tematiche della violenza sessuale e del matricidio sono sempre sfumate e si compenetrano ed è difficile distinguere quale delle due sia reale e quale una semplice ricostruzione operata da una psiche nella quale eventi nefasti hanno lasciato profonde cicatrici. La coscienza e i ricordi della protagonista Silvia Hackermann sono risvegliati da una discussione tenuta con amici sull’esistenza delle sette e da quel momento inizia a rivivere strani eventi del passato, inizia a rivedere l’immagine della madre, la scena della stessa durante un rapporto sessuale con l’amante e infine la scena del suo omicidio.

Lo spettatore spesso non capisce quale di questi eventi si sia verificato realmente perché la mente della giovane donna, estremamente turbata, arriva a creare illusioni molto forti, una su tutte quella della bambina che si stabilisce a casa di Silvia, null’altro che una rappresentazione della stessa Silvia in tenera età.
Anche l’apparizione di Nicola complica le cose dacchè non ci è dato sapere se questi abbia violentato Silvia o semplicemente abbia avuto pessimi rapporti con lei.
Questa constante indeterminatezza si estende dalla sfera psichica a quella fisica: Silvia uccide davvero o pensa solamente di uccidere il suo fidanzato, il Sig. Rossetti e l’amante della madre Nicola? Tutti i fili vengono riannodati nel finale, quando si scopre che tutto (o quasi) è un’astrazione della mente della donna che è stata scelta come vittima inconsapevole di un rito di magia nera a sfondo cannibalistico, come profetizzato dal professore di sociologia africano Andy.

Tuttavia la verità riesce a mostrarsi agli occhi dello spettatore anche prima del finale, attraverso indizi appena accennati: il comportamento strano del fidanzato di Silvia e la sua frequentazione del professore e della medium cieca, i loro ritrovi in un oscuro palazzo e non da ultimo il macabro pranzetto che il Sig. Rossetti riserva ai suoi gatti.
Ognuno dei protagonisti è membro di una setta e Silvia è l’unica a non farne parte; si assiste ad un ribaltamento di ruoli: la setta passa dall’essere una cerchia ristretta di cospiratori sparsi in un mondo di persone ignare a diventare protagonista ed è il resto del mondo a diventare una minoranza, una minoranza che va sacrificata (stesso destino probabilmente tocca alla defunta moglie del Sig. Rossetti).

Una volta capito il film ci si accorge di alcune sottigliezze che ad un primo sguardo erano sfuggite; ad esempio il ritorno a casa del Sig. Rossetti in una notte di pioggia con una borsa che sembra spesa; sinceramente appena vista la scena mi sono chiesto cosa ci facesse un uomo con una borsa della spesa in piena notte, quando tutti i negozi sono chiusi. La borsa era in realtà piena di resti umani, che l’uomo non si preoccupa di lasciare quasi distrattamente nell’ingresso dell’appartamento di Silvia, troppo turbata dall’apparizione della bambina.

Molto interessante è anche la presenza di rimandi a Carroll e Alice nel Paese delle Meraviglie, con continui riferimenti al tema del doppio rafforzata dalla massiccia presenza di specchi in moltissime inquadrature.

A proposito dei protagonisti, molto buona la prova di Mimsy Farmer nei panni della protagonista e soprattutto di Mario Scaccia, dalla navigata esperienza teatrale, che, con la sua mimica multiforme, riesce ad alternare espressioni bonarie e al limite del thriller nell’arco della stessa scena.
Barilli dedica molta cura alla stesura dell’intreccio e cura molto i particolari; non scade mai nel banale, la violenza non è mai gratuita e il cannibalismo non è sfacciato come in alcune pellicole coeve sul tema; altrettanta cura è riservata alla colonna sonora a firma di Nicola Piovani e alla fotografia, diretta da un davvero eccellente Mario Masini.

Azzardo nel dire che con qualche piccolo accorgimento in più “Il Profumo della Signora in Nero” avrebbe potuto rivaleggiare senza timore con mostri sacri del thriller psicologico. Un destino purtroppo incompiuto per la miopia con la quale è stata giudicata l’opera.

Scena imperdibile

La scena finale, dove viene svelato tutto il film è estremamente ben riuscita ma in tutto il film l’attenzione ai dettagli è grande e ogni scena, con il suo carico di tensione, riesce a coinvolgere lo spettarore, come ad esempio l’apparizione della bambina fuori dall’appartamento di Silvia.

Citazioni

In un Paese delle Meraviglie essi giacciono,
Sognando mentre i giorni passano,
Sognando mentre le estati muoiono;
Eternamente scivolando lungo la corrente
indugiando nell’aureo bagliore…
Che cos’è la vita se non un sogno?

In Definitiva

Un ottimo thriller psicologico italiano, rimasto purtroppo offuscato dalla cinematografia di Dario Argento, schiacciato dalla concorrenza internazionale e definitivamente affossato dalla critica nostrana, assieme al regista stesso che dopo quest’ottima prova tirerà i remi in barca dedicandosi solo sporadicamente al cinema. Da vedere

Valutazione

Regia 7
 Trama 6
Recitazione 6
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 7
Voto complessivo 6.6
Annunci

5 thoughts on “#13. Il Profumo della Signora in Nero (1974)

  1. Ho imparato ad apprezzare questa stagione di grande creatività italiana grazie ai pezzi dello scrittore Stefano Di Marino, che anni fa dedicò uno “Speciale del Giallo Mondadori” a racconti moderni scritti pensando al thrilling d’annata.
    Cercherò di recuperare questo film che, leggendoti, mi sembra da riscoprire.

    Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...