#14. Reazione a Catena (1971)


Reazione a Catena

Reazione a Catena, conosciuto anche col titolo Ecologia del Delitto, firmato da Mario Bava, rappresenta l’antesignano degli slasher che andranno di moda di lì a poco, un film da seguire senza distrazioni fino all’inaspettato finale. E’ una pellicola che ha il merito di mettere in luce la bassezza dei comportamenti umani per mezzo di una catena ininterrotta di omicidi. Sarà uno dei punti di riferimento di tanto cinema successivo, come ad esempio la lunga serie di Venerdì 13.

Titolo Alternativo: Ecologia del Delitto (L’Antefatto)

Anno: ITA 1971

Regia: Mario Bava

Cast: Claudine Auger, Luigi Pistilli, Laura Betti, Claudio Volontè, Leopoldo Trieste, Isa Miranda, Chris Avram

Durata: 82 minuti

Trama

La contessa Federica Donati, costretta su una sedia a rotelle, viene uccisa dal marito Filippo che a sua volte cade vittima di un assassino misterioso.

L’architetto Franco Ventura spera così di realizzare i suoi progetti speculativi sulla baia, ora che la proprietaria è defunta. Proprio alla baia arrivano due coppie di ragazzi che si intrufolano nel cottage disabitato di Ventura e si danno al divertimento. Una di loro in riva alla baia trova un cadavere e fugge spaventata. Il misterioso assassino la raggiunge e la uccide, facendo poi lo stesso con gli altri ragazzi.

La figlia della contessa, Renata e il marito Alberto, si recano in visita alla famiglia Fossati: lui è un entomologo dilettante, lei una cartomante. I coniugi informano la donna dell’esistenza di un figlio illegittimo della contessa che si frapporrebbe tra lei e l’eredità della baia: è Simone, che i due raggiungono in riva, scoprendo nella sua barca il corpo del defunto Conte Filippo. Renata, sconvolta torna in villa e scopre i cadaveri dei quattro ragazzi uccisi; l’architetto Ventura, scopertala, le si avventa contro finendo però pugnalato con una forbice.

I Fossati trovano Ventura moribondo e scoprono del ritrovamento del cadavere del Conte. Renata e Alberto decidono quindi di eliminare i due scomodi testimoni.

Giunge alla baia Laura, che trova Ventura, suo amante che la implora di trovare Simone e chiedergli aiuto. Laura trova il ragazzo che la accusa di voler mettere le mani sull’eredità dopo averla vista proprio in compagnia del padre Filippo. Laura spiega che era tutto un piano dell’architetto, che Simone avrebbe dovuto uccidere il padre e che l’omicidio della contessa avrebbe dovuto passare per suicidio, come indicato da una lettera autografa strappata dal diario proprio della contessa. Simone, inferocito, uccide Laura e poco dopo cade vittima di Alberto.

Nel frattempo Ventura ripensa al momento in cui Simone gli ha confessato l’omicidio dei quattro ragazzi, quando gli aveva promesso protezione in cambio della cessione della baia che a lui spettava in quanto erede della contessa; dopo poco arrivano Renata e Alberto che si batte con Ventura uccidendolo.

I due rimangono quindi unici eredi della fortuna e proprio mentre festeggiano vengono uccisi da un colpo sparato per gioco dai loro figli.

Commento (appassionato)

“Reazione a catena” è stato additato da molti come il capolavoro di Bava  e lo stesso regista lo indica come uno dei suoi migliori film. Forse sarà uno svolgimento troppo lontano dai miei gusti o forse la grande aspettativa riposta in un’opera di uno dei Maestri del cinema ma sinceramente la pellicola non è riuscita a coinvolgermi del tutto. Proprio la trama complicata, punto di forza citato dagli estimatori, a mio parere rende il film troppo contorto e di difficile comprensione. Le scene non possiedono quella fluidità che Bava esprime nelle altre pellicole e si fatica a star dietro al ritmo della storia.

Di sicuro il film ha il merito di fare da antesignano dei film slasher (pellicole come quelle della serie Venerdì 13 avranno molto da omaggiare a questo film), data la sequenza impressionante di delitti (se ne contano addirittura tredici) e di muovere una pesante critica alla società. I protagonisti hanno tutti particolarità che li rendono assolutamente poco comuni per non dire bizzarri: i coniugi Fossati sono un entomologo strambo che parla con i propri insetti e una cartomante dedita all’alcolismo, l’architetto Ventura è un arrivista senza scrupoli pronto a speculare a tutti i costi, così come Renata Donati, desiderosa di impossessarsi della baia per principio; il marito di lei è invece un uomo succube, che si trasforma in violento solo per le pressioni esterne quando sarebbe stato il primo a voler risparmiare una così orrenda carneficina; Simone è un uomo solitario, pronto ad uccidere e svendere tutto per soldi; il Conte Filippo arriva ad uccidere una moglie paralitica che non sopporta le ingerenze altrui nei suoi affari e come la figlia agisce solo per motivi di principio (se la baia non fosse stato il suo “giardino” l’avrebbe già venduta); infine i quattro ragazzi presenti all’inizio del film non esitano ad introdursi in una villa abbandonata lasciandosi andare ai piaceri della carne.

Ogni personaggio merita quindi la morte per mano di uno degli altri, a lui legato per motivi di soldi o di parentela e così come la catena citata nel titolo, si uccidono a vicenda, fin quando per completare l’opera ed eliminare le ultime due maglie della catena, i due bambini sparano ai genitori, ripulendo dal crimine il mondo, qui inteso come tutto ciò che ruota attorno alla baia, e lavando tutto con altro sangue: non a caso uno dei titoli in fase di lavorazione era “Così imparano a fare i cattivi”, una formula in un gergo un po’ infantile che racchiude il senso della pellicola; in una sorta di giustizia, appunto, infantile, tutti i cattivi la pagano, nessuno escluso, senza spazio per compromessi e in modo molto “ecologico”, tutto viene risolto all’interno dell’ecosistema senza sprechi e senza squilibri di nessun tipo e senza che ciò noccia a qualcuno (qualcuno di esterno alla vicenda, ovviamente): tutto viene cancellato e i turbinosi eventi accaduti, come i temporali d’estate, si presentano all’improvviso, sfogano la loro furia in breve tempo e se ne vanno velocemente.

Dal punto di vista della filosofia della narrazione, quindi, la pellicola è ben riuscita e, nonostante sembri in stridente contrasto con il finale, posso dire che si chiude con un (a suo modo) lieto fine: nessuno dei prevaricatori riuscirà ad imporre la propria legge, ma sarà una legge esterna a giudicare ciò che è bene e ciò che è male.

Così come è contorta la trama, anche la piena comprensione del messaggio è un po’ ostica da digerire e occorre soffermarsi a pensare un po’ dopo il finale del film per riuscire a comprendere tutto; confesso che l’ultima scena mi ha lasciato senza parole, non riuscivo a spiegarmi il perché di un finale così strano e forse anche brutto; ci ho messo un po’ prima di scrivere questo commento perché avrei rischiato di travisare alcune cose o di non capire il perché di una scelta simile.

Per ciò che riguarda gli aspetti tecnici, buona la fotografia firmata dallo stesso Bava (anche se il Maestro ha fornito esempi migliori in carriera, si veda ad esempio “La Maschera del Demonio” o “I Tre Volti della Paura”) mentre gli effetti speciali, seppur diretti da un mostro sacro come Carlo Rambaldi, lasciano un po’ a desiderare.

Scena imperdibile

La scena che maggiormente è rimasta impressa e che è stata impressa a fuoco nella storia della cinematografia è quella dei due ragazzi trafitti nel letto durante un rapporto sessuale; una scena peraltro contraddistinta da un uso quasi michelangiolesco del colore, con tinte molto sature che saltano subito all’occhio.

Citazioni

Come giocano bene a fare i morti!

In definitiva

Il film va digerito con pazienza e va seguito molto attentamente, quindi è sconsigliato a chi cerca il thrillerino o il gialluccio semplice da risolvere per passare un’oretta e mezza di fronte allo schermo. Il classico film da NON vedere insieme ad amici che interrompono ogni scena per commentare o si rischia di non capirci davvero nulla e di arrivare ad odiare l’opera.

Valutazione

Regia 7
 Trama 8
Recitazione 7
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 7
Voto complessivo 7.2
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6 thoughts on “#14. Reazione a Catena (1971)

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