#16. Glen or Glenda (1953)


It’s Fantastic! It’s Unbelievable! It’s True! Most Daring Film of Year! “I Changed My Sex!”

Glen or Glenda

Glen or Glenda è uno dei film più celebri di chi fu definito come il peggior regista della storia del cinema. Famoso soprattutto per “Plan 9 from Outer Space” del 1959, in questa pellicola Wood analizza le tematiche del cambio di sesso ma soprattutto del travestitismo, al quale egli stesso era dedito. Con lui troviamo come in altre pellicole la moglie Dolores Fuller e Bela Lugosi che, ormai lonatano anni luce dal successo di “Dracula” (1931) strinse con il regista di Poughkeepsie un sodalizio “artistico” che li vide condividere alcune pellicole di discutibile gisto.

Anno: USA 1953

Regia: Edward D. Wood

Cast: Bela Lugosi, Dolores Fuller, Edward G. Wood

Durata: 68 minuti

Trama

Un uomo dedito al travestitismo viene trovato morto in casa sua; egli ha lasciato come lettera di addio una confessione nella quale chiede di essere seppellito con quegli abiti da donna che amava indossare e che la società gli imponeva di non mettere.

Il poliziotto che indaga sulla vicenda, vista la delicatezza della situazione, interpella uno psicologo chiedendogli delucidazioni sul mondo del travestitismo e sui motivi che spingono le persone a fare una scelta simile.

Lo psicologo racconta quindi la storia di Glen, giovane uomo dalla vita assolutamente normale che non riesce a controllare il suo desiderio di indossare abiti da donna trasformandosi in Glenda; Glen vive una relazione con Barbara, che è all’oscuro del travestitismo di lui.

L’uomo vive una situazione difficile e non sa se confessare tutto a Barbara, rischiando di perderla o continuare con sofferenza a tenere nascosta la sua condizione. Afflitto da mille dubbi, Glen fa un sogno nel quale si mescolano scene di un diavolo che lo perseguita a scene di donne seminude a momenti in cui un gruppo di persone lo mettono sotto pressione quasi come se volessero costringerlo ad operare una scelta.

Glen, confidando nell’amore che Barbara nutre per lui, le confessa tutto e lei, seppur riluttante, accetta la cosa e, grazie alla psicoterapia, riesce a vivere una vita serena con il futuro marito.

Lo psicologo racconta infine la storia del cambiamento di sesso di Alan/Anne, che, nato uomo, per il desiderio della madre di avere una bambina sviluppa un comportamento da donna che porta alle estreme conseguenze, non solo travestendosi, ma diventando, grazie ad un travagliatissimo iter chirurgico, la donna che aveva sempre sognato di essere.

Commento (appassionato)

“Glen or Glenda” è un film-documentario con note autobiografiche. Wood era dedito al travestitismo e, come il protagonista aveva un feticismo per i maglioni di angora. La trama, che per la prima mezz’ora sembra quasi lineare, all’improvviso devia in un delirante calderone di immagine sconclusionate, intervallate da ancora più assurdi interventi di Lugosi nei panni di uno scienziato che rappresenta una sorta di personificazione del fato che in una scena è addirittura sovrapposto ad una mandria di bufali.

La recitazione è meno che bambinesca, i dialoghi snervanti e spesso ripetitivi, come ripetitive sono alcune sequenze che si rivedono più volte nel film e in alcuni passaggi rasentano l’assurdo (vedi i vari richiami al “dragone verde”, alle “code di cagnolini” e alle “chiocciole giganti”).

Eppure, soprattutto nella prima parte del film, “Glen or Glenda” potrebbe avere un senso e non essere pertanto quel film così atroce come è stato dipinto negli anni dalla critica o, perlomeno, non più atroce di altri.

Wood prese spunto da un fatto di cronaca che ebbe larga eco, ovvero il cambio di sesso da parte di Christine Jorgensen, per fare un film che, accanto a questa tematica, trattasse ampiamente quella serie di problematiche che il regista sentiva sue (ed effettivamente lo erano). La pellicola si risolve così in un’apologia del travestitismo che Wood difende dalla società e si sforza di dipingere non come un’orribile malattia ma come una condizione personale alla quale non ci si può sottrarre e, in quanto per nulla pericolosa, meritevole di rispetto e comprensione. E’ ovvio che il messaggio che si vuol far passare è quello che invita alla tolleranza e al ripudio della discriminazione; con esempi, a volte molto forzati, Wood tenta di far capire allo spettatore la sua situazione dimostrandogli come questa sia compatibile con una vita normale.

Bela Lugosi, che nel film ha un ruolo indecifrabile ma rassomiglia ad una divinità che governa il destino del protagonista appare frequentemente, e di lui ormai si può solo ammirare la meravigliosa mimica facciale rimasta intatta dopo il successo di Dracula, non certo la profondità dei dialoghi.

Se, come detto, il film nella prima parte, con le dovute precauzioni, sembra avere un senso, dal momento in cui Glen/Glenda inizia il suo lisergico sogno la musica cambia; le scene iniziano ad essere sconnesse, vengono inseriti in modo assolutamente gratuito spezzoni con donne seminude intente a pratiche di bondage (che lasciano perplesso e un po schifato anche Lugosi), scene di (pseudo)violenza sessuale, momenti in cui appare un ridicolissimo diavolo che tormenta il protagonista.

Volendo cercare di entrare nella mente di Wood per capire il perché di queste scene si potrebbe “giustificare” l’assurdo intermezzo onirico come il momento chiave della vicenda, quando Glen/Glenda si trova spaesato, in preda ad enormi dubbi e non sa più cosa fare della sua vita (“Pull the string!” è il messaggio che gli lancia Lugosi durante uno dei suoi interventi). L’assurdità del sogno rappresenterebbe quindi il travagliatissimo momento vissuto dal protagonista, in bilico tra il soffocare la sua tendenza al travestitismo e la sua volontà di togliersi un peso enorme e rivelarlo alla futura moglie.

Tutta la vicenda è raccontata da uno psicologo che rappresenta la voce di Wood nella pellicola e solo nella parte finale viene trattata la tematica che doveva essere quella centrale del film (e quella che permise al regista di ottenere i fondi per la sua realizzazione) ovvero il cambio di sesso, visto come situazione estrema di un individuo imprigionato nel corpo di quello che percepisce come sesso opposto.

A voler elogiare “Glen or Glenda” si potrebbe dire che il film rappresenta un momento avanzatissimo sulle tematiche quali il riconoscimento dei diritti degli omosessuali, dei travestiti e dei trans gender, in anticipo di decenni sui dibattiti sull’uguaglianza dei diritti e sulla discriminazione. Wood, dando voce alle proprie inclinazioni represse diede anche voce a quelli che come lui, venivano discriminati e vilipesi.

Peccato che il film, per l’estrema povertà di mezzi, la drammatica recitazione, la quasi inesistente distribuzione e, diciamolo, per l’estrema precocità nelle tematiche trattate, fu un flop pazzesco e non ottenne il risultato che forse, in cuor suo, Wood sperava di ottenere: quello del riconoscimento e della comprensione della sua (e di centinaia di altri come lui e come Glen/Glenda) situazione .

Scena imperdibile

Imperdibile in questo caso è una parola grossa; si potrebbero citare come scene ormai cult:

  • L’intervento di Lugosi in mezzo ai bufali che esorta il protagonista a tenere in mano le redini della sua vta
  • L’altro intervento di Lugosi nel quale l’attore recita la battuta più famosa (e sconclusionata) dell’intera pellicola con un fortissimo accento ungherese.
  • La scena nella quale Barbara, dopo aver compreso la situazione di Glen, in un atto di amore e compassione, si spoglia del maglione per il quale l’uomo ha un desiderio sfrenato e glielo cede.

Citazioni

Beware of the big green dragon that sits on your doorstep! He eats little boys, puppy dog tails, big fat snails. Beware, take care. Beware!

In definitiva

Se siete rimasti affascinati dal cinema di Wood, troppo brutto per essere vero, non può mancarvi la visione di Glen or Glenda che sono lieto (?) di proporvi qui sotto in versione integrale (la pellicola è di pubblico dominio e potete trovarla anche a questo link). Se invece siete spettatori che dal cinema si aspettano (almeno) un po’ di credibilità ed esiti perlomeno sufficienti, allora vi conviene anzi guardare “Ed Wood” di Tim Burton, dove viene reso omaggio in forma romanzata, ad un personaggio che, nonostante e, anzi, proprio per i suoi demeriti, è diventato un pezzo di storia del cinema.

Valutazione

Regia 1
 Trama 2
Recitazione 1
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 2
Voto complessivo 1.6

 

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3 thoughts on “#16. Glen or Glenda (1953)

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