#18. I Tre Volti della Paura (1963)


I Tre Volti della Paura

I Tre Volti della Paura è un thriller-horror a episodi del 1963 di Mario Bava. Maestro nel cinema mondiale, Bava fu autore tra le altre di gialli come “Sei donne per l’assassino” (1964) e horror gotici come “La Maschera del Demonio” (1960) e “Operazione Paura” (1966). Uno dei protagonisti della pellicola è il celeberrimo Boris Karloff, immortale interprete del mostro Frankenstein.

Anno: ITA/FRA 1963

Regia: Mario Bava (accreditato come John Old)

Cast: Michele Mercier, Lydia Alfonsi, Boris Karloff, Susy Andersen, Jacqueline Pierreux, Milly Monti

Durata: 90 minuti

Trama

Nel primo episodio Rosy, appena rincasata, inizia a ricevere pressanti telefonate da uno sconosciuto che la minaccia di morte. E’ indotta a pensare che si tratti dell’ex compagno Frank, con il quale si è lasciata e che è appena evaso di prigione. Spaventata chiama la sua ex amica Mary con la quale i rapporti sono diventati burrascosi e la donna, che si è scoperta essere la misteriosa persona al telefono accorre per tranquillizzare l’amica. Il suo comportamento è però strano ma, una volta che Rosy si è addormentata, si scopre che tutto è stato un piano per indurre la donna a riappacificarsi con lei. E’ proprio in quel momento che Frank irrompe in casa e, scambiata Mary per Rosy, la uccide strangolandola, finendo poi a sua volta ucciso dall’ex compagna con una pugnalata.

Il secondo episodio narra le vicende di una famiglia, il cui padre è partito per uccidere un pericoloso predone turco che si aggira nell’area. Ma i familiari sono allarmati dal rientro del padre Gorca in pessime condizioni e temono che si sia trasformato in un Wurdulak, una sorta di vampiro. L’uomo uno ad uno trasformerà tutti i parenti in vampiri come lui; si salverà Vladimir che, fermatosi per la notte nella casa per riposare durante un viaggio, riesce a fuggire con la figlia di Gorca, Sdenka della quale è perdutamente innamorato e a rifugiarsi un una chiesa abbandonata. Ma durante la notte Sdenka scappa e torna a casa dove all’insaputa di Vladimir viene trasformata in Wurdalak; al ritorno dell’uomo, la donna sembra voler cedere al suo amore, ma è tutto un bluff e, sotto lo sguardo dei familiari, morde al collo Vladimir trasformandolo in uno di loro.

Nel terzo episodio, un’infermiera viene chiamata a tarda notte per vestire la defunta Sig.ra Chester, morta di infarto durante una seduta spiritica. L’infermiera, completato il lavoro ruba un prezioso anello dal dito del cadavere e da subito iniziano a verificarsi strani eventi, come l’incessante ronzio di una mosca e lo snervante gocciolamento di rubinetti. Tornata a casa, gli eventi si fanno sempre più frequenti facendola quasi impazzire, finchè, improvvisamente le appare il fantasma della Sig.ra Chester che per mezzo del potere dell’anello fa sì che la donna muoia soffocata con le sue stesse mani. Quando la polizia arriva nota che dal cadavere manca un anello che sembra sia stato trafugato dalla vicina che lo ha scoperto.

Commento (appassionato)

Il soggetto del film è basato su altrettanti racconti di Snyder (anche se nei titoli è indicato Maupassant), Tolstoj e Cechov.

Dei tre, forse il primo è quello più intrigante, quello che si distacca di più dagli altri due e quello nel quale il colpo di scena è più inaspettato: lo spettatore è infatti indotto a pensare che sia Mary a progettare l’omicidio di Rosy (interpretata da una sensuale ma mai volgare Michele Mercier); lo si capisce dallo sguardo beffardo e vendicativo della donna mentre risponde al telefono, poi è chiaro quando si vede che è lei a fare tutte le telefonate e diviene palese quando la si vede prendere il mano il coltello. Bava è maestro nel tenere sempre alta la tensione e nel momento clou, quando ci si aspetta che stia per verificarsi un omicidio, la storia svolta improvvisamente: si vede Mary scrivere una confessione spiegando il perché dei fatti della notte e la tensione drasticamente cala. Ma solo per un attimo: d’altronde la storia DEVE implicare un omicidio e quindi ecco apparire Frank, evaso di prigione che irrompe in casa, strangola Mary credendola Rosy e finisce per essere ucciso proprio con il coltello che era stato tenuto a portata di mano per precauzione: se solo Mary non avesse spinto il suo scherzo fino al limite, i cadaveri quella notte sarebbero stati due.

Il secondo episodio, il più lungo dei tre, soffre un po’ di lentezza e di prevedibilità: allo spettatore non viene dato nessun indizio per dubitare del vampirismo di Gorca, pertanto ci si aspetta che, prima o dopo, tutti i familiari (tra i quali spicca la seconda bellezza del film, Susy Andersen) e il disgraziato Vladimir cadano vittima della sua nuova natura. Da salvare, come prevedibile, l’interpretazione di Boris Karloff che con la sua macabra e folle espressione è l’unico a mantenere alta la tensione, dando sempre l’impressione che da un momento all’altro il suo personaggio possa compiere qualcosa di straordinario.

L’ultimo episodio, molto breve, si ricollega al secondo per il tema della ciclicità della vita e della morte: come i Wurdulak sono destinati ad addentare i malcapitati facendoli diventare come loro e rubando la loro vita per trasformarla in morte, così l’infermiera condivide la sorte della Sig.ra Chester derubando dal suo raccapricciante cadavere l’anello che ha l’indesiderato potere di portare alla morte il suo possessore; ma se i Wurdulak seminano morte spinti esclusivamente da una loro naturale condizione, nell’episodio della goccia d’acqua la morte è la giusta punizione per i ladri e gli invidiosi e lo spettatore è indotto a credere che l’anello rubato mieterà una nuova vittima nella persona della donna che ha trovato il cadavere dell’infermiera.

Il film si chiude con il saluto di Boris Karloff e il siparietto di metacinema finale sembra volerci ricordare che quello che si è appena visto è stato soltanto un film e nulla era reale, espediente che Bava utilizza per tranquillizzare lo spettatore e (forse) anche per premiare il lavoro di manovalanza che sta dietro alla realizzazione di un’opera della quale regia e attori sono solo la punta dell’iceberg.

Sempre ottima, come in ogni lavoro di Bava la fotografia, curata da Bava stesso con la collaborazione di Ubaldo Terzano mentre i pochissimi effetti speciali sono realizzati con poca cura (l’evidente maschera che porta la Sig.ra Chester e i suoi movimenti “meccanici” potevano essere resi altrettanto bene con il trucco).

Il film inizialmente doveva avere una struttura diversa; soprattutto il primo episodio che è decisamente monco per ciò che riguarda il rapporto tra Rosy e Mary: infatti non si capisce il motivo del risentimento e, in fondo, anche il perché Mary abbia architettato tutto solo per poter stare con l’amica. In realtà nella prima stesura tra le due doveva esserci una sorta di rapporto lesbo che, infranto per l’amore tra Rosy e Frank, avrebbe provocato risentimento nell’ancora innamorata Mary. Tale tematica, giudicata eccessiva per i tempi è stata stravolta e l’appena abbozzato rapporto tra le due donne è diventato così incomprensibile.

Piccola nota a margine: è grazie a questo film che la band dei Black Sabbath è divenuta famosa nel mondo: “Black Sabbath” è infatti il titolo della versione inglese del film.

Scena imperdibile

Probabilmente la scena più angosciante è quella che vede nel terzo episodio, l’apparizione della defunta sig.ra Chester all’infermiera, in un climax di tensione che porta al suicidio di quest’ultima soffocandosi.

Citazioni

Con i fantasmi c’è poco da scherzare perché si vendicano!

In definitiva

Un buon film di Bava che soffre di qualche calo di tensione ma è nel complesso interessante. Non ci sono scene di sangue o particolarmente orrori fiche quindi si può guardare senza timore alcuno. Per coloro che non amano particolarmente Bava o che non sopportano film horror senza violenza e senza sangue, si consiglia di cercare decisamente altrove.

Valutazione

Regia 6
 Trama 6
Recitazione 7
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 7
Voto complessivo 6.6
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4 thoughts on “#18. I Tre Volti della Paura (1963)

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