#21. La Croce dalle Sette Pietre (1987)


La Croce dalle Sette Pietre

La Croce dalle Sette Pietre (nota anche con il titolo alternativo L’uomo Lupo Contro la Camorra) è un film low budget di Marco Antonio Andolfi del 1987. Interpretato da attori non di fama se si esclude Gordon Mitchell, protagonista di peplum italiani negli anni ’60 e interprete di Maciste e del caratterista Piero Vivaldi, il film per l’amatorialità della realizzazione e la bassa diffusione diventò presto un cult che spince Andolfi a rimettersi dietro la macchina da presa e realizzare quasi vent’anni dopo il seguito “Riecco Aborym”.

Titolo alternativo: L’Uomo Lupo Contro la Camorra

Anno: ITA 1987

Regia: Marco Antonio Andolfi

Cast: Marco Antonio Andolfi (accreditato come Eddy Endolf), Anne Belle, Gordon Mitchell, Paolo Fiorino, George Ardisson, Zaira Zoccheddu, Giulio Massimini, Piero Vivaldi

Durata: 88 minuti

Trama

Durante una seduta di una setta, un sacerdote evoca il demone Aborym. Anni dopo il bancario Marco si reca a Napoli in visita ad una cugina. Questa lo attende in stazione e i due iniziano a girare per la città ma Marco viene borseggiato da quattro malviventi che lo derubano di una croce gemmata che portava al collo. La polizia giunta sul posto cerca di acciuffare i ladri ma, una volta trovatili, scopre che non hanno più la croce. Marco scopre che la donna che lo ha aspettato non è la cugina Carmela, ma l’amica Elena che si è invaghita di lui; deciso a trovarla, va in una disoteca dove viene intercettato da alcuni delinquenti e portato al cospetto di un boss, disposti a rivelare l’informazione in cambio di dati bancari di correntisti facoltosi; al rifiuto di Marco gli scagnozzi del boss lo pestano e viene soccorso da Maria, conosciuta al bar. Il giorno successivo viene a scoprire che la croce è in possesso del ricettatore Totonno o’ Cafone e raggiuntolo scopre che l’ha già venduta al boss Don Raffaele. Giunta la mezzanotte egli si trasforma il lupo mannaro e uccide l’uomo. Per mezzo di una sequenza onirica si scopre che Marco è destinato a trasformarsi ogni notte in lupo mannaro fin quando non avrà ritrovato il talismano. Finalmente Marco trova Don Esposito che, sequestratolo perchè creduto un poliziotto, lo picchia finchè l’uomo non riesce a liberarsi trasformandosi nuovamente in licantropo allo scoccare della mezzanotte. La croce è in realtà in possesso di una cartomante a Roma che Marco raggiunge e uccide dopo un rapporto sessuale per essersi nuovamente trasformato in licantropo. Un ragazzo con al collo la croce irrompe nella casa e Marco lo affronta uccidendolo facendo finire la croce nelle mani di Maria che, allarmata, lo aveva seguito. Ritrovato finalmente il talismano Marco può vivere felice il suo amore con Maria.

Commento (appassionato)

Prima di tutto contestualizziamo questa “opera”: pagata con i soldi del Ministero dei Beni Culturali (!!!), fu girato con circa 150 milioni di lire di budget e fu proiettato solo in due città della Sicilia. Andolfi figura come sceneggiatore, soggettista, regista, attore, stuntman, doppiatore, direttore del doppiaggio e responsabile della distribuzione e questo da un’idea di quale impegno potesse mettere in tutti questi ruoli con i mezzi a disposizione. Già definire un genere per questo film è estremamente difficile: passa da Horror a Poliziottesco a Erotico con un costante sottofondo di assurdo Grottesco. Tuttavia è una perla allo stato puro. I dialoghi sono una cosa da trasmettere alle generazioni successive come esempio su come NON si lavora. Ne è un esempio lampante uno dei primi scambi di battute tra Marco e colei che lui crede sia sua cugina: “Sì sono proprio io, la tua cara cugina Carmela, è tanti anni che non ci vediamo eh, come stai?” Risposta: “Già da quando eravamo bambini”: a quanto pare il buon protagonista ha una soglia di attenzione bassa così come le forze d’ordine locali che, arrivate senza essere chiamate sul luogo dello scippo dimostrano attacchi di labirintite acuta. Ecco la scena: “Mi hanno scippato, i ladri sono scappati in quella direzione!” poi il buon Marco resosi conto dell’espressione vuota del poliziotto chiede “Ha capito?”. Quando poi gli viene chiesto dove sia accaduto il fatto Marco risponde “Si, ora le spiego, ero qui davanti che…” e viene interrotto dal distratto funzionario dell’ordine con un “Meno male va’” e indirizza il nostro protagonista a due non precisati tipi su una orribile macchina (forse due cacciatori di taglie…). Allibito. A proposito di Elena, la finta Carmela, Marco inizialmente sembra decisissimo a trovarla (lui non si fa prendere per il c**o da nessuno) poi all’improvviso gli passa la voglia e della donna non se ne saprà più nulla: la sua funzione della storia è quella di soprammobile. Della serie “stereotipi a go-go” siamo in una città dove a quanto pare tutti sono collusi con la malavita, il protagonista viene scippato dopo 3 minuti che si trova a Napoli e i personaggi locali si chiamano in ordine di apparizione: Totonno o’ Cafone, Maria, Don Raffaele Esposito (banalità a secchi). Tutti sono collusi con i camorristi e a quanto pare tutti si fidano di tutti. Carmela apre ad uno sconosciuto, lo fa entrare in casa e poi chiede il nome; Maria ospita senza alcun problema un uomo sconosciuto, lo fa dormire da lei e una volta che lui le confessa che è alla caccia di un boss si spaventa e cosa fa? Se lo bacia (con una passione degna di una bambina di 5 anni). Giustamente in macchina lui le chiede, forse un po’ insospettito, perché lei lo segua e lei le risponde che dal nulla ha scoperto di amarlo, dopo averlo visto per 30 secondi, e che aspettava da una vita di incontrare uno così (?). Uno che ha l’ardire di andare a bussare alle porte dei tutti i più grandi boss della malavita per recuperare una cavolo di croce gemmata, peraltro di pessimo gusto. Lato “tecnico”. Vorrei non essere troppo volgare ma devo dirlo: il film è fatto da cani, gli effetti speciali che facevo io con Paint nel ’97 erano migliori, i dialoghi sono quanto di più assurdo e sconclusionato ci sia e sembrano fatti da un traduttore automatico; scene di gente che fa domande e ottiene risposte ad altre domande sono intervallate da melodrammatiche recitazioni in napoletano e da una miriade di stereotipi che neanche nelle barzellette dei carabinieri. Il buon Marco Andolfi inoltre ha espressioni tipiche da attore di Centovetrine. Ce la sa invece nella parte di Totonno Piero Vivaldi (e per questo morirà subito), mentre a George Mitchell non resta altro che apparire di tanto in tanto e dire solo Aborym. A proposito del mostro, la maschera di Aborym è la cosa più bella del mondo: ogni carnevale ogni bambino dovrebbe essere vestito così: ha il tipico sguardo interrogativo dello yeti, il pelo di uno yeti e credo anche l’intelligenza di uno yeti. Ma non è uno yeti: è Aborym!!! Aborym Dopo una lunga esegesi sono anche arrivato alla conclusione del perché il buon Marco una volta diventato licantropo abbia un’orrenda maschera solo su alcune parti del corpo: non è per risparmiare sul costume, come inizialmente ipotizzato,ma perchè Marco, essendo un mezzosangue figlio di una mortale e di Aborym, presenta i tratti di entrambi i generi. Devo ammettere che questa geniale intuizione (penso assolutamente fortuita) inizialmente mi era sfuggita perché ero stato sopraffatto dal pathos della recitazione. Andolfi ha avuto la pessima idea di fare un minestreone di situazioni che, se prese da sole e sviluppate con un minimo di cervello, sarebbero anche decenti; lui invece pensa bene di prendere il peggio di tutte le idee che aveva in mente (già di per se delle brutte idee) agglomerandole in un tripudio di nonsense micidiale. Non contento anni dopo rimonterà il film aggiungendo ulteriori scene e facendolo uscire con il nome di “Talisman” fino ad arrivare all’apogeo più di vent’anni dopo con il film “Riecco Aborym” (del quale di sicuro vi parlerò)

Scena imperdibile

Si farebbe prima ad elencare le scene NON imperdibili ma cerchiamo lo stesso di andare con ordine e di inserire le perle in rigoroso ordine di apparizione:

  • Scena iniziale dell’evocazione di Aborym: il tutto si svolge in quello che sembra il locale tecnico di un ascensore, dove il “sacerdote” invoca il fantomatico demone Aborym spaventandosi a morte quando questo appare; il tutto è condito da dei pittoreschi figuri che sono protagonisti di scene sadomaso assolutamente inutili (inoltre una delle donne nude presente all’allegro festino è ciò che di più bello il film ha da offrire)
  • Intervento delle forze dell’ordine in seguito allo scippo: scena già citata, null’altro da dire solo ascoltare e rabbrividire.
  • Patetica pantomima da sceneggiata napoletana dei ladri una volta beccati “Nun saccio niente marescià”, “Brigadie’ vi state sbagliando”, “Nun sparate”, “Siamo due poveri disoccupati”. A quanto pare qui sono tutti commissari, marescialli e brigadieri. Tutti i passanti. Chiusura del non meglio precisato “Renegade” di turno: “Intanto favorite a seguirci” (???)
  • Allegro scambio di persona: in un locale che sembra l’ingresso del cesso di una discoteca di bassa lega Marco viene ricevuto dal boss che, scambiatolo per chissacchì gli chiede una lista di intestatari di conti correnti a nove zeri. Da notare come il ruolo da boss del cordiale camorrista sia sottolineato dal tavolo in finta formica stile 1960 e dalla tenebrosa disinvoltura con la quale si fa un solitario. Fantastico il salto che Marco fa sopra un tavolino messo lì senza alcun motivo fracassandolo completamente dopo essere strato menato.
  • Fenomenale scena della ricerca di Totonno o’ Cafone: l’Egregio Sig. O’ Cafone (visto il cognome si sospettano origini irlandesi) di professione ricettatore è l’obiettivo della spasmodica ricerca di Marco che deve trovare la croce prima di mezzanotte per poter evitare la trasformazione in semilicantropo (dico semi perché costui ha il pelo solo sulla parte superiore del volto, sullo scroto e sulle mani). Dopo aver bussato ripetutamente alla porta del sopra citato, Marco viene accolto con un bel “A vulite f’nì, io chiamo la polizia, ma che cazz’ vulite?” D’altronde non è proprio una cosa saggia andare a bussare ad un ricettatore, chiedergli se lui è un ricettatore e intavolare una trattativa a mezzanotte meno dieci come se si fosse al mercato. “Ho detto una croce gemmata, ho detto che voglio comprarla a qualsiasi prezzo” chiederà un iper triste e disperato Marco al buon O’ Cafone che dal suo magazzino (una confezione di riso) tira fuori pessima bigiotteria ma non la croce per poi affermare solo dopo tanta insistenza che l’aveva già venduta (dirlo prima no, eh?). Ma la sua strategia è premiata: Marco, che a quanto pare viaggia con una risma di tre-quattro chili di banconote, gli schiaffa sul tavolo un mazzo gigante di pezzi da 100000 lire (che probabilmente corrispondono al 98% del budget stanziato per il film, il che spiegherebbe il pressapochismo di…tutto!). Ma Totonno non ha tempo di goderseli perché è giunta mezzanotte e Marco, trasformato il licantropo, con la sola imposizione delle mani (e probabilmente della puzza) uccide il ricettatore provocandone lo scioglimento della faccia (senza assolutamente nessun apparente motivo). Ma è fantastica la scena dello scioglimento! E’ una cosa lentissima che il Marco peloso si guarda compiaciuto, con i suoi bei denti digrignati, fino alla fine, perfettamente impassibile.
  • Il sogno di Marco: eh beh qui siamo ai livelli più alti della sceneggiatura e degli effetti speciali. In mezzo ad un continuo ripetersi dell’immagine di Aborym dalla cui testa esce un cerchio rosso (sembra la pubblicità del Moment per il mal di testa), Marco rivive le scene della giornata e dell’infanzia (ma anche del futuro) e si capisce il perché della sua infausta condizione: senza la pietra è destinato a diventare licantropo ogni sera. Il tutto sembra un po’ la parte inizale del video “Parco Sempione” di Elio e le Storie Tese
  • La scena della seconda metamorfosi di Marco che ci mette un sacco di tempo a farsi crescere i primi peli in faccia e poi d’un tratto si ritrova con il suo bel corredo di pelo. Oltretutto è abominevole che i peli crescano a scatti, scena dopo scena (e le scene in fase di montaggio sono state unite in modo pessimo, con evidentissimi stacchi)
  • Uomo di colore, servo di Don Raffaele, che parla in afro-napoletano e per questo viene vilipeso dai carabinieri che, memori di uno dei più celebri prodotti dolciari natalizi, viene chiamato “Tartufon” e viene ingiustamente accusato di aver chiamato solo per il furto di due cioccolatini; della serie evviva gli stereotipi razziali. Perla del carabiniere (?) vedendo lo scempio di corpi nel giardino “Eh no, qui l’ambulanza non serve!”
  • La millantata ”esperta in scienze occulte” peraltro gentilmente apostrofata come mignottona dalla signora sul balcone in effetti sembra tutto tranne una medium e come si scopre poco dopo contemporaneamente esercita il mestiere più antico del mondo: probabilmente nella sua seduta tipo prima ti legge nel futuro che stai per andare con una prostituta e poi te la sgancia autoavverando la profezia. Questo immagino sarebbe stato ciò che avrebbe proposto anche al nostro protagonista se non fosse stata interrotta dalla storia di ‘sta croce da recuperare. Bello anche il momento in cui Marco dice: “Capisco il suo disappunto” e poi stop al dialogo anche se il labiale continua ad andare per i fatti suoi e l’attore continua a gesticolare (è possibile che anche lui abbia apostrofato la signora dandole della poco di buono ma in sede di montaggio per rispetto alle categoria la parte è stata rimossa).
  • Immagine della croce e del Marco peloso/depilato che appare a Maria che aspetta che la visione sia finita per spaventarsi e inorridire: peraltro non mi sembra normale che una si specchi in una stanza formata solo da una tenda viola e uno specchio.
  • Abbiamo un film che parte come horror con evocazioni di demoni, poi si va sulla denuncia sociale, al finto poliziottesco a base camorristica quindi sulla licantropia con uno sfondo di storia d’amore; cosa manca a tutto questo? Esatto, una bella scena spinta che si consuma tra un inizialmente titubante Marco (che forse ripensa alla sua appiccicosa amante) e la occultista-mignottona che sfodera in primo piano il suo (oc)CUL(to) mentre cavalca un decisamente svogliato e poco ispirato Marco (e mentre Maria capisce, rileggendo meglio l’annuncio sulle pagine gialle, che la signora Armisia è occultista solo fino alle 18 dopodichè diventa una maiala); ma è pericoloso farsi un licantropo e la signora lo scopre a sue Spese quando all’improvviso si trova a dividere il letto con un peloso energumeno che appena trasformatosi comincia a fischiare e ad emettere suoni gutturali diventando un assatanato sesso-dipendente e iniziando a sbattere di brutto la malcapitata (o forse no) Armisia e a sbavare della disgustosa citrosodina sulla medesima; in tutto ciò per qualche astruso motivo Maria sa esattamente cosa sta succedendo e cerca di raggiungerlo. Ma bellissimo è il momento in cui dopo aver sfregiato la donna, Marco, disturbato dall’irruzione di uno sfigatello (era forse l’appuntamento successivo) con un mitra (?) si alza e si scopre che il di lei pube si è trasformato in un piatto di minestrone.
  • Morte del “sacerdote” (accolta con disprezzo dai passanti) che dopo un incidente prima si ritrova con due graffi sotto l’occhio, poi inizia a decomporsi passando per una fase Rey Mysterio.
  • Fotogrammi finali nei quali appare Piazza San Pietro con un Gesù cristo in dissolvenza (???)

Citazioni

Alìmmortaccisua quella mignottona! Se quella è una signora io sono una madonna! E’ andata a morì ammazzata qua subito la prima strada sulla sinistra, va’!

E va’!!! Mi hanno scippato! Eeeeh che vi meravigliate, queste sono cose all’ordine del giorno, non vi preoccupate per così poco è normale.

Brutto fottuto son of a bitch fa uscire subito i tuoi scagnozzi che dobbiamo parlare da uomo a uomo

In definitiva

Voi penserete: ma perché questo scrive tutte queste cose su un film così orribile? Semplice: perché una volta iniziato non riuscirete a smettere di vederlo. E’ un film geniale da vedere a tutti i costi! Se ve lo gusterete con un’ampia compagnia di amici, specie dopo qualche birretta (necessaria per poter partorire l’idea di guardare il film) ripeterete le scene ridendo fino alle lacrime per anni e anni. Potrebbe diventare il film che vi terrà uniti per sempre!

Valutazione

Regia 1
 Trama 1
Recitazione 0
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 0
Voto complessivo 0.4
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5 thoughts on “#21. La Croce dalle Sette Pietre (1987)

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