#23. De Sade 2000 (1970)


De Sade 2000

De Sade 2000, conosciuto anche col titolo originale id Eugenie, è un film del 1970 firmato da Jesus Franco. Appartiene al filone erotico-sperimentale del regista, assieme al film “Vampyros Lesbos” (1970) il più famoso del periodo. E’ protagonista del film Soledad Miranda che collaborerà con Franco in altre pellicole come il già citato “Vampyros Lesbos”, “Il Conte Dracula” (1969) e “She Killed in Ecstasy” (1970) prima di trovare la morte, giovanissima, in seguito ad un incidente.

Titolo Originale: Eugénie

Anno: LIE 1970

Regia: Jesus Franco (accreditato come Jess Franco)

Cast: Soledad Miranda, Paul Muller, Jesus Franco (accreditato come Jess Franco), André Monales, Greta Schmidt, Alice Arno, Karl Heinz Mannchen

Durata: 91 minuti

Trama

Eugénie Radeck, morente, racconta la propria storia allo scrittore Attila Tanner.

E’ cresciuta in una villa a Berlino, orfana di Madre; il padre Albert è uno scrittore e nei suoi confronti prova un grandissimo amore. Scopre un giorno che i suoi scritti sono di genere erotico e sadico e raccontano alcune sue reali esperienze. Con la sua freddezza e grande intelligenza, Albert non è mai stato scoperto dalla polizia e decide un giorno di coinvolgere la figlia in queste vicende. Dapprima pagano una modella per un servizio fotografico a sfondo sadico arrivando ad ucciderla, quindi danno un passaggio ad un’autostoppista, la invitano a casa e durante un malizioso gioco la uccidono soffocandola. La catena di omicidi continua e Eugénie sembra provare piacere, arrivando quasi a sperimentare un orgasmo dopo un’uccisione. Nel contempo il rapporto col padre si fa più morboso e i due diventano amanti.

Tanner, che conosce le opere di Radeck e si mette sulle sue tracce, convinto, a ragione, che la materia prima dei suoi scritti siano scene di vita reali.

Un giorno Albert decide che la vittima successiva sarà Paul, un trombettista squattrinato e ordina ad Eugenie di sedurlo prima di ucciderlo, questa volta con il desiderio di filmare tutto. Ma Eugénie si innamora di Paul e contravvenendo alle regole del padre frequenta il ragazzo. Albert scopre tutto e sentendosi tradito come padre e come amante e preoccupato per la riuscita del piano prima uccide il musicista quindi, arrivato a casa, aggredisce con una forbice Eugénie. Distrutto per il gesto decide di fare harakiri e si suicida.

Le immagini tornano nel letto di ospedale dove Eugénie, finito di raccontare la storia, esala l’ultimo respiro.

Commento (appassionato)

Visto che ci si appresta a commentare un film del periodo erotico di Franco non sorprende trovare la prima nudità dopo 3 secondi, il primo rapporto lesbo dopo 20 e il primo nudo della protagonista dopo un minuto scarso.

Tuttavia seppur molto presente, l’erotismo onnipresente nella pellicola non è mai particolarmente volgare, merito anche dell’aspetto sì tentatore ma anche innocente della bellissima Soledad Miranda. Il film si pone a cavallo tra un periodo nel quale Franco si orienterà sulle produzioni erotiche a forti tinte esoteriche e vampiresche e la fine del suo periodo pop, che risulta ancora presente in “Eugénie”, soprattutto per quanto riguarda l’ambientazione di alcune scene (i locali di spettacoli di Parigi, l’ambiente da rivista osè patinata che fa da sfondo all’omicidio di Bruxelles).

Le tematiche affrontate sono di un certo peso (la violenza, l’incesto, la passione che viene spinta fino all’estremo) il che provocò alcuni problemi con la censura in relazione ad alcune scene. La lucida follia di Albert Radeck sembra quasi la normalità agli occhi di Eugenie che non è per nulla spaventata o disgustata dai racconti del padre, specie riguardo alla morte della madre: ormai è tutto diventato un gioco perverso che non provoca altro che godimento e nessuna legge può fermare la disperata voglia di morte e piacere dei protagonisti.

Tra i due il padre è decisamente la figura più macabra; dopo l’uxoricidio plasma la figlia in modo che penda dalle sue labbra; il rapporto di amore tra padre e figlia si carica quindi di significati sordidi e Eugénie non è altro che una pedina del folle Albert per il quale esiste solo l’amore per la figlia e il desiderio di uccidere. Eros e Thanatos in lui coesistono e nessuno dei due può avere la meglio. Questo fin quando Eugénie non conosce il trombettista Paul e se ne innamora, avendo l’ardire di disobbedire per la prima volta al padre; se questo avvenimento per lei è una rottura dell’incantesimo che le fa aprire gli occhi e capire che il gioco che la vedeva protagonista è sbagliato, per il padre Albert è una tempesta che rompe gli equilibri fino ad allora solidissimi e lo porta, in preda ad una follia non più lucida, ad uccidere “per davvero”, per odio, spinto da una forza irrazionale che gli fa perdere la tradizionale impassibilità (giungerà ad accoltellare Paul senza ripulire l’arma del delitto e lo vedremo estremamente agitato nel breve incontro con Attila Tanner).

L’amore sembra aver prevalso e aver avuto il potere di rompere la catena di uccisioni “di piacere” e invece la morte prende prepotentemente il sopravvento: Albert che ha perso la sua ragione di vita si uccide e poco dopo Eugénie, in seguito alle ferite, subisce la stessa sorte.

La calda ed accogliente casa dei Radeck è in stridente contrasto con il freddo mondo esterno, quasi a costringere in un rapporto morboso la figlia e il padre. Quando Eugenie prova a frequentare il vero mondo riceve la punizione estrema della morte. Sembra che non ci sia nessun luogo nel mondo adatto a vivere una vita felice e normale: la colpa ricade su Albert che con la sua “educazione” ha di fatto negato alla povera figlia ogni possibile via di scampo dalla sua esistenza: costretta a scegliere tra una felicità deviata ottenuta uccidendo e quindi contravvenendo alle leggi che regolano l’umana convivenza o sperimentare l’amore contravvenendo alle leggi della Casa, del padre. In ogni caso la sua scelta è destinata ad essere infelice.

In questo la figura di Tanner è quella di una sorta di divinità del Fato, egli ammonisce Albert ed Eugénie sui pericoli di quello che stanno facendo; la seconda volta che incontra i due, a Berlino, quasi consapevole (come fosse il Fato, appunto) di ciò che stava per accadere, tenta di metterli nuovamente in guardia, senza successo. Il dialogo che i tre personaggi tengono nella casa di Tanner è una sorta di testamento di Franco: il suo cinema è spesso esagerato e sopra le righe ma, come afferma il suo alter ego, per lui è sufficiente contravvenire alle leggi umane nella fantasia, stigmatizzando coloro che sono costretti a farlo nella realtà, come i due protagonisti, con tutte le nefaste conseguenze del caso.

Scena imperdibile

Decisamente la scena centrale del film (e di molta cinematografia di Franco) nella quale egli tramite il proprio alter ego Attila Tanner discorre con i protagonisti.

Citazioni

Solo i deficienti non cambiano opinione

In definitiva

Un buon film di Franco sicuramente dall’altissimo tasso erotico ma con una tematica di fondo interessante; i più superficiali di sicuro troveranno godimento nelle tante scene di nudo totale di Soledad Miranda e nei rapporti lesbo che si consumano durante il film.

Valutazione

Regia 5
 Trama 5
Recitazione 5
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 5
Voto complessivo 5.0
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One thought on “#23. De Sade 2000 (1970)

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