#27. American Psycho (2000)


American Psycho

American Psycho è uno dei grandi successi di Christrian Bale (che ricordiamo protagonista di diversi film di Batman, e”The Fighter” del 2011 e “American Hustle” del 2013 entrambi di David Russell) e prodotto di punta della regista Harron. Assieme a “Wall Street” (1987) di Oliver Stone dipinge un quadro freddo e spietato del capitalismo USA degli anni ’80, dominati da rampantismo e sfrenati egoismi.

Anno: USA 2000

Regia: Mary Harron

Cast: Christian Bale, Willem Dafoe, Justin Theroux, Jared Leto, Bill Sage, Josh Lucan, Chloe Sevigny, Reese
Witherspoon

Durata: 102 minuti

Trama

Patrick Bateman è un rampante yuppie nella New York del 1987. Meticoloso, puntiglioso, dedito alla maniacale cura del corpo e dell’aspetto fisico, nasconde però una seconda natura di una persona mentalmente instabile che usa la notte come valvola di sfogo per allentare la pressione data dal dover apparire sempre perfetto e riversa tutte le sue frustrazioni sulle donne e sulle prostitute che abborda, portandole nel suo appartamento  per poi abusarne, seviziarle e infine ucciderle. La sua follia si scatena anche su un senzatetto e diventa ogni giorno più intensa fino a quando in una notte farà fuori tutte le persone che gli si pareranno d’innanzi. Braccato dalla polizia e sull’orlo di una crisi chiamerà il suo avvocato confessando minuziosamente tutti i crimini, ma il giorno dopo al lavoro tra lo stupore dello stesso Bateman, tutto procederà nell’assoluta normalità.

Commento (appassionato)

American Psycho è uno spaccato, portato alle estreme conseguenze, della New York di fine anni ’80, intrisa di rampantismo yuppie, egoismo ed egocentrismo a palate, voglia di sfondare, sempre e comunque, a qualunque costo e rappresenta quindi un’aspra critica al sistema nato e proliferato all’ombra del capitalismo. Un  capitalismo che viene presentato in alcuni tratti come artefice delle fortune dell’uomo e in larghissima parte come causa dei suoi irreversibili effetti collaterali.

Patrick Bateman è uno dei prodotti-tipo del sistema e rappresenta il prototipo della degenerazione del sistema stesso: è un uomo che è riuscito a raggiungere un livello inarrivabile a molti, conduce una vita all’insegna della vanità e dei vezzi, cura il proprio corpo e il proprio sconfinato ego con una minuzia e una costanza raccapriccianti, crea una maschera di sé che alla fine non rappresenta altri che se stesso; una maschera trasparente come quella che gli vediamo togliersi dal viso in una delle sue curatissime sedute di bellezza casalinghe. Bateman è un esteta, è un moderno Dorian Grey, il Jean Floressas Des Esseintes di Huysmans trapiantato nel XX secolo per ciò che concerne l’estremo estetismo al quale è votata la sua vita e un Jason Bateman, la metafora è più che ovvia, per  quel che riguarda il suo lato oscuro; un lato oscuro che è turpe, vile e meschino, l’esatto opposto di ciò che la sua immagine vorrebbe far trasparire ma che il suo comportamento riesce solo a malapena a celare.

Tuttavia per quanto la sua vita possa sembrare invidiabile per una persona comune, lui è mosso da uno smodato desiderio di “arrivare” e non tollera gli smacchi che subisce nell’ambiente lavorativo: non riesce a prevalere sui colleghi, prova un’invidia pazzesca per le posizioni di lavoro altrui, lo vediamo quasi sconvolto quando scopre qualcuno con un biglietto da visita migliore del suo e trasalire quando capisce che non potrà mai avere un tavolo nel ristorante più in della città. Costretto a rimanere impassibile e cercare di mostrare il suo carisma a dispetto di tutto durante il giorno, durante la notte può sfogare i suoi istinti più bassi e animaleschi, drogarsi, seviziare le prostitute, conservare i loro corpi mutilati nel proprio frigorifero.

Questa doppia personalità non lo aiuta però né nel lavoro né nella vita. Bateman non è che un microscopico ingranaggio in una macchina enormemente più grande di lui del quale alla fine dei conti non è degno di far parte. Alla fine si rivela un perdente: a nulla serve la sua arroganza e il suo egoismo, non riuscirà a scalare i gradini del successo, non riuscirà neanche ad impressionare la sua cerchia di amici-nemici colleghi, migliori di lui anche nella scelta del “come” apparire (rappresentata dalla scelta del biglietto da visita). La sua furia omicida non è che il tentativo estremo e disperato di un uomo di essere “alla pari” o anche superiore agli altri. Ma non riuscirà neppure ad essere un omicida di successo: la passerà liscia, ma non certo per le proprie abilità, ma solo in virtù di una “forza” superiore, il cui intervento si rivela necessario affinchè la grande macchina del capitale continui la sua folle corsa verso il guadagno e la dissolutezza. Egli è un debole e non esiterà, una colta compreso il suo fallimento, a telefonare in lacrime al proprio avvocato implorando il suo aiuto frignando come una bambino.

“American Psycho” fa da drammatico (e più orientato sul lato emotivo) contraltare a ciò che “Wall Street” fu per la fredda analisi di un mondo fatto solo di dollari e di broker che viveva il suo periodo più florido e che sembrava non poter essere mai sconfitto e abbattuto.

Il finale si presta ad una doppia interpretazione: non sappiamo se qualcuno (come io penso) abbia già insabbiato tutto o se semplicemente Bateman rimarrà impunito solo perché non verrà ritenuto possibile un suo coinvolgimento permettendo che il capitalismo possa ancora una volta trionfare.

Per ciò che riguarda i protagonisti, ottima la prova di Christian Bale e della sua folle espressività alternata ad un fare spocchioso ed aristocratico. Forse un po’ fuori luogo, ma non certo per demeriti suoi, Willem Dafoe che con la sua faccia da pazzo sarebbe forse stato meglio in un ruolo con una psiche più contorta che però in questo film manca.

Scena imperdibile

Il momento nel quale Patrick, braccato confessa tutto al suo avvocato, tradendo la sua vera natura di folle psicopatico estremamente debole; la scena è bellissima per il climax costante che sfocia appunto nella telefonata-confessione.

Citazioni

Anche se so mascherare la freddezza del mio sguardo, e tu puoi anche stringermi la mano e sentire la mia pelle a contatto con la tua, e persino arrivare a credere che i nostri stili di vita sono perfettamente comparabili… la verità è che io non sono lì.

Ho tutte le caratteristiche di un essere umano: carne, sangue, pelle e capelli. Ma non un solo, chiaro e identificabile sentimento, a parte l’avidità e il disgusto.

In definitiva

Un film decisamente da vedere, uni dei miei preferiti e che consiglio di vedere insieme a Wall Street, stessa ambientazione ma tematiche diverse. Se lo vedete iniziare in TV non cambiate canale e se riuscite, recuperatelo e guardatelo con attenzione, senza fermarvi all’aspetto più superficiale. Ottimo.

Valutazione

Regia 7
 Trama 7
Recitazione 8
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 8
Voto complessivo 7.6
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