#32. La Bestia in Calore (1977)


La Bestia in Calore

La Bestia in Calore appartiene al filone della Nazisploitation a tinte tricolori. In Italia, che negli anni tra i ’60 e gli ’80 fu una fantastica fucina di film, di generi, di idee e anche di B-movies in seguito rivalutati, il genere si fuse giocoforza con le tematiche della Resistenza, fenomeno prettamente Nazionale. Più lontano dal mondo delle torture ma più incentrato sulla cattiveria dei nazisti, il film vede protagonista Macha Magall che comparirà in altre pellicole di genere come “Casa Privata per le SS” (1977) di Bruno Mattei. Nella parte della bestia invece troviamo Salvatore Baccaro, caratterista che farà fortuna in seguito anche nella commedia italiana.

Anno: ITA 1977

Regia: Luigi Batzella (accreditato come Ivan Katanski)

Cast: Macha Magall, Gino Turini, Salvatore Baccaro, Ciro Papa, Kim Gatti, Giuseppe Castellano, Brad Harris, Benito Pacifico, Alfredo Rizzo, Brigitte Skay

Durata: 91 minuti

Trama

La dottoressa Kratsch, ufficiale del Terzo Reich, conduce esperimenti volti a creare una razza umana superiore. Inizia trasformando un uomo in un semibarbaro animale assetato di sesso e per mostrare i suoi risultati sacrifica una prigioniera buttandola con lui in cella. Questi la assale e la violenta incessantemente fin quando la ragazza, sfinita, muore di fronte agli occhi sadici e vogliosi della dottoressa.

Lo sfondo è però quello della seconda guerra mondiale e il regime ha il problema principale di fiaccare e vincere la resistenza dei partigiani che operano nella zona, aiutati dal parroco del paese, don Lorenzo.

L’inettitudine del Capitano Hardinghauser che divide segretamente il letto con una delle partigiane (sotto mentite spoglie) e che non riesce a bloccare i continui attacchi dei partigiani, provoca le ire dei comandi tedeschi che gli intimano di reagire e di farlo velocemente.

Risentito, ordina rastrellamenti e rapimenti anche ai danni di donne e bambini che vengono strappati da ciò che resta delle loro famiglie e in alcuni casi uccisi, senza fare troppe distinzioni di sesso e età.

I due gruppi di partigiani della zona rimangono a lungo divisi per l’interruzione dei collegamenti radio e non riuscendo a coordinare i loro sforzi si trovano impossibilitati all’azione. Una delle partigiane assieme ad un compagno prova a raggiungere il gruppo principale ma durante il cammino incontra un tedesco con il quale scambia informazioni in cambio di un lasciapassare. Scoperto il tradimento il compagno le si rivolta contro ma rimarrà ucciso.

Nel frattempo sono caduti preda dei rastrellamenti alcuni dei partigani del paese assieme alle loro mogli e fidanzate; queste vengono costrette a fare i nomi dei compagni coinvolti con torture di ogni genere mentre la dottoressa Kratsch decide di sperimentare altre vie di tortura con gli uomini che coinvolgono avances sessuali.

Una delle ragazze, sconfitta dalle torture, fa il nome di don Lorenzo, al quale rivolgersi per avere notizie. Gli ufficiali vanno a fargli visita e lo prelevano di forza dopo una rissa. Nel frattempo i nazisti continuano le incursioni e riescono a raggiungere gli altri partigiani della zona dopo un conflitto a fuoco.

Alcuni di loro riescono però a fare irruzione nei laboratori dove si consumano le torture, liberare una delle ragazze dalla bestia e cacciare la dottoressa Kratsch nella cella, dove viene stuprata dall’energumeno e infine uccisa insieme a lui con un colpo di pistola.

Il film si conclude tra le rovine della città bombardata, dove il partigiano Drago cammina sconvolto con un bambino morto in braccio per poi venire ucciso dallo scoppio di una bomba.

Commento (appassionato)

Il film, appartenente al filone della nazisploitation ha, come in larga parte delle pellicole di genere, punti in comune con gli Women in Prison, dal momento che ogni volta che vediamo nazisti intenti a fare esperimenti di qualunque genere, le cavie sono quasi sempre delle povere prigioniere, ridotte a meri oggetti.

Tuttavia la pellicola è intervallata da molte sequenze da cinema di guerra o quantomeno di “Resistenza”, dal momento che si assiste a lunghe discussioni tra uomini pronti alla rappresaglia nei confronti dei nazisti che rallentano e azzoppano il ritmo della narrazione che già di per se non è così incalzante.

Ancora meglio, “La Bestia in Calore” è un film di guerra intervallato da alcune scene di nudo, di sesso e di tortura.

Per questo motivo la narrazione è pesante e chi si aspetta la Nazisploitation con i classici inserti hard rimarrà deluso: per un’ora e mezza si assiste a scene di partigiani in fuga o intenti ad organizzare azioni di guerriglia. Ogni tanto l’inquadratura stacca sul cavernicolo intento a stuprare qualche donna con una foga che dovrebbe essere animalesca ma appare esageratamente finta. Gli effetti speciali, che non sono molti, sono fatti malissimo, come ad esempio nella scena nella quale vengono strappate le unghie a una delle ragazze, dove si vede benissimo che sulla mano, confuse tra il rossissimo sangue finto, ci sono delle unghie colorare di rosso.

Ma parliamo un attimo dell’energumeno nella cella 2×2: sicuramente azzeccato il personaggio che (non me ne voglia il buon Salvatore Baccaro che lo interpreta) ha l’aspetto da troglodita ed è adattissimo nella parte (d’altronde le doti recitative richieste sono pari a zero); tuttavia i suoi comportamenti sono da marionetta e ha una smania che non trasmette per nulla l’effetto della “droga” iniettatagli. E’ bestiale invece la scena durante la quale sfregia il pube di una delle sue vittime. C’è anche da dire che fino a tre quarti del film io pensavo che la bestia in calore del titolo fosse lui finchè il regista mette in bocca ad un partigiano l’epiteto rivolto alla sadica carceriera Kratsch.

Possiamo anche accettare il fatto che la pellicola fu girata con un budget davvero basso e che il risultato finale poteva non essere di primo piano ma ho visto film fatti con poche migliaia di dollari riuscire decisamente molto meglio.

Assolutamente dilettantesche le scene delle risse tra tedeschi e popolani che si fanno delle carezze a rallentatore e cadono per terra nel modo più teatrale e irreale possibile. Anche quanto i partigiani vengono crivellati dai colpi di mitra, le vittime si accasciano lentamente come se si fosse in un film degli anni ’10 e non si vede nemmeno un millilitro di sangue.

Talvolta si notano nel film degli spezzoni, chiaramente appartenenti a vecchie pellicole (sempre di Batzella) con un formato e una colorazione differente, inserite per allungare un po’ il brodo. Pessimo espediente.

Assurda anche la “punizione” che la dottoressa Kratsch riserva ai partigiani che, incatenati, sono costretti a “subire” le provocazioni della donna che si struscia su di loro come una ninfomane: ok, la cosa non ha senso, ma avrebbe potuto averlo in una cinematografia di un certo genere se questa “tortura” avesse portato a una conclusione diversa. Invece no, non si capisce perché viene messa lì anche se si capisce che in qualche modo addirittura funziona (!), se è vero che uno dei partigiani muore per essere stato toccato dalla donna.

Scena imperdibile

La scena assurda nella quale la bestia gratta le parti intime di una delle sue prede togliendo peli e carne che poi si porta alla bocca facendo una cosa simile ad un bacio, come se stesse tirando un sigaro (forse l’attore era schifato dall’idea di mangiare una cosa del genere)

Citazioni

In quanto a quello che ha detto Gesù, beh, io non ne capisco molto, ma ricordo che quando eravamo in trincea il cappellano ci teneva certi discorsi  per cui uccidere il nemico sembrava il più importante dei comandamenti divini

In definitiva

Nonostante il mio amore per i B-movies, i trash e i film low budget questa pellicola non è riuscita a prendermi praticamente mai se non per il bel faccione della bestia. Un noioso film di guerra (più o meno) con qualche inserto da exploitation. Meglio cercare altrove

Valutazione

Regia 4
 Trama 3
Recitazione 4
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 4
Voto complessivo 3.8
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4 thoughts on “#32. La Bestia in Calore (1977)

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