#38. La Casa dalle Finestre che Ridono (1976)


La Casa dalle Finestre che Ridono

La Casa dalle Finestre che Ridono è il primo film di Pupi Avati in stile Mystery, cerniera tra la produzione di commedie e quella di film horror. Protagonista è Lino Capolicchio, già protagonista nel 1970 de “Il Giardino dei Finzi-Contini” a firma Vittorio de Sica. Nel 1979 ha vinto il premio della Critica al Festival du Film Fantastique di Parigi.

Anno: ITA 1976

Regia: Pupi Avati

Cast: Lino Capolicchio, Francesca Marciano, Gianni Cavina, Vanna Busoni, Andrea Matteuzzi, Bob Tonelli, Pietro Brambilla

Durata: 106 minuti

Trama

Stefano è un giovane restauratore, incaricato di riportare alla luce un affresco del pittore Legnani, morto suicida vent’anni prima, che si trova in una chiesa della campagna ferrarese e arrivato in paese si mette subito al lavoro. Il giorno successivo incontra il suo amico Antonio che gli ha dato una mano nell’ottenere l’incarico. Questi lo informa che ha scoperto cose strane, relative ad una casa con le finestre che ridono.

Stefano conosce l’iracondo tassista del paese, il Coppola, che sembra l’unico a conoscere qualcosa sulla storia del pittore, quindi riceve una chiamata da Antonio che turbato chiede di raggiungerlo perché ha fatto scoperte importanti. Giunto di fronte alla sua casa lo vede volare dal terrazzo e morire per l’impatto. Stefano vede un’ombra aggirarsi nell’appartamento ma la polizia liquida l’accaduto come un semplice suicidio.

Indagando sulla vita del Legnani, Stefano scopre che l’uomo aveva una relazione incestuosa con le sorelle e che era specializzato nel ritrarre le persone in punto di morte, motivo per cui è stato definito il pittore delle agonie. Il paese sembra diffidente nei confronti di Stefano, forse per paura che possa scoprire qualcosa e turbare la tranquillità della cittadina e la proprietaria della locanda dove alloggia addirittura lo caccia fingendo di dover ospitare una comitiva.

Stefano, con l’aiuto del chierichetto Lidio trova sistemazione in una vecchia villa diroccata dove vive un’anziana signora che è ormai da anni immobilizzata a letto. Nella villa trova un registratore nel quale sono incise le ultime deliranti parole del pittore. Ne parla con Francesca, una maestra con la quale inizierà ad intrattenere una relazione.

Completato il restauro, Stefano va a recuperare gli effetti personali del’amico defunto Antonio e nella stanza trova un faldone con appunti di un’indagine sul pittore e una foto delle sue due sorelle. Stupito dalla somiglianza delle due donne con le figure che sono presenti nell’affresco, Stefano si reca in chiesa per controllare ma scopre che il dipinto è stato sfigurato. Scopre inoltre che il pittore, portato dalle sorelle alla pazzia, si uccise dandosi fuoco.

Sconfortato, decide quindi di lasciare definitivamente il paese con Francesca. Ma prima di partire incontra di nuovo Coppola che lo porta ad un casale con delle labbra sorridenti dipinte sulle finestre e, scavando nel giardino, gli mostra i resti delle persone uccise dalle due donne affermando che da piccolo riuscì per miracolo a sfuggire a loro.

Nel frattempo Lidio torna alla villa e tenta di violentare Francesca. All’arrivo di Stefano però nella casa non c’è nessuno; sente un rumore provenire dal piano superiore e entrando in una stanza vede la ragazza appesa alla stessa maniera del soggetto dell’affresco, coperta di sangue; inoltre fuori dalla casa è scomparso anche Coppola.

Stefano chiama i carabinieri che trovano il cadavere di Coppola nel canale, ignorando le ferite sul suo corpo che attribuiscono ai combattimenti in guerra. Durante la notte il restauratore riceve una telefonata da Francesca che lo implora di tornare nella villa e salvarlo. Qui troverà Lidio incatenato e torturato dall’anziana signora che si fingeva paralitica che si scopre essere una delle sorelle di Legnani.

Stefano viene accoltellato ma riesce a fuggire e rifugiarsi nella chiesa ma qui fa un’orribile scoperta: il parroco è un realtà complice dell’anziana signora e inizia il ritratto del restauratore moribondo.

Commento (appassionato)

Per tutti i 100 e passa minuti del film mi sono chiesto perché qualcuno ha avuto l’ardire di definire questo film un piccolo cult.

La sceneggiatura è assolutamente pesante, e la noia è la vera padrona del film. E’ incredibile come non succeda assolutamente nulla dall’inizio alla fine, mai un’emozione, mai un colpo di genio. Si attende all’infinito che la situazione si sblocchi e che si arrivi al finale e invece nulla.

Per essere in film che doveva segnare il debutto del Mystery di Pupi Avati e il punto di partenza verso le successive produzioni horror non si percepisce un briciolo di tensione, non c’è un minimo di coinvolgimento. Ci sono registi che non amo ma ai quali sono pronto a riconoscere meriti nella realizzazione di alcune pellicole eccellenti nel mare di una filmografia di basso livello. Mi dispiace non esserci ancora riuscito con Pupi Avati, del quale non ricordo un film che mi abbia favorevolmente impressionato.

Uno dei pochi pregi della pellicola è l’ambientazione romagnola: la campagna sonnolenta e disabitata, fatta di persone legate al territorio e naturalmente diffidenti sono il substrato ideale per raccontare una storia di segreti e omertà.

Fatta salva l’interpretazione di alcuni attori, come Gianni Cavina nei panni del Coppola, una buona fotografia e il piccolo colpo di scena finale con il parroco che si rivela essere una delle “sorelle” del pittore defunto, il resto del film è buio completo. Lo stesso finale, “colpo di scena” escluso, è ampiamente prevedibile già da molto prima della fine.

Mi dispiace doverlo dire ma ho perso un’ora e quaranta della mia vita a guardare questo film, tanto lento all’inizio nel presentare il luogo, la storia e nell’insinuare la curiosità (per modo di dire), tanto noioso nella seconda parte quando il protagonista tenta di svelare la verità.

Scena imperdibile

L’unica scena decente del film: quella del finale dove si scopre la doppia personalità del parroco.

Citazioni

Le sorelle…le sorelle sono delle gran troie!

In definitiva

Come avrete già capito un film che non consiglio per nulla. Noioso e pesante.

Valutazione

Regia 5
 Trama 5
Recitazione 4
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 3
Voto complessivo 4.0
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