#43. Un Secchio di Sangue (1959)


Un Secchio di Sangue

Un Secchio di Sangue, meglio conosciuto con il titolo originale A Bucket of Blood è un film del 1959 di Roger Corman. E’ uno dei lavori più celebri dalla sterminata produzione del regista americano e trae spunto alla lontana da La Maschera di Cera. Protagonista è Dick Miller, che con Corman ha avuto un lunghissimo sodalizio artistico.

Titolo originale: A Bucket of Blood

Anno: USA 1959

Regia: Roger Corman

Cast: Dick Miller, Barboura Morris, Anthony Carbone, Julian Burton, Ed Nelson, Judy Bamber, Bert Convy

Durata: 66 minuti

Trama

Walter Paisley è un aiuto cameriere allo Yellow Door, locale dove ogni sera si esibiscono fantomatici cantanti, musicisti e poeti tra i quali Maxwell Brock, poeta dalle liriche strampalate che conduce una vita da boehemien assieme agli altri artisti. Walter è schivo e ingenuo e non viene preso sul serio da nessuno; alcuni addirittura non perdono occasione di umiliarlo, come il proprietario del locale, Leonard de Santis. L’unica che sembra provare un po’ di compassione per l’uomo è Carla, la donna di Leonard per il quale nutre un grande amore.

Un Secchio di Sangue

Walter vorrebbe diventare un’artista e cerca di impegnarsi nel suo squallido appartamento a modellare la creta. Un giorno, infastidito dal gatto della vicina intrappolato nel muro, infila un coltello nella parete per liberarlo ma sfortunatamente uccide il gatto. Ha però l’idea di ricoprirlo di creta e di portarlo al locale il giorno dopo per mostrarlo.

La sua opera riscuote subito un enorme successo e anche coloro che lo bistrattavano ora sembrano stimarlo per il suo lavoro. La sera stessa una ragazza del locale, Naolia, cerca di sedurlo e gli dona un piccolo flaconcino. Sulle sue tracce si mette il poliziotto in borghese Lou che sa che nel boccetto è presente della droga. Quando Lou tenta di arrestare Walter, questi lo aggredisce con una padella e lo uccide. Nel frattempo Leonard, esaminando la statua del gatto la fa inavvertitamente cadere e vede uscire del pelo capendo così il motivo dell’estremo realismo dell’opera.

Il giorno successivo Walter avvisa Carla e Leonard della sua nuova creazione, “L’uomo assassinato”: mentre Carla è estasiata, Leonard ha quasi un mancamento perché capisce che sotto la cera c’è un cadavere. Cerca quindi di dissuadere Walter dal fare altre statue e di dedicarsi all’arte astratta ma l’”artista” si rifiuta.

Un Secchio di Sangue 3

Ormai Walter è un artista di successo e quando torna allo Yellow Door lo fa da celebrità. Incontra anche un’acidissima modella che lo sbeffeggia; per vendetta le chiede di posare per lui e appena la porta nel proprio appartamento la strangola.

Forte del successo di tutte le sue statue, Maxwell gli organizza una festa al termine della quale, ubriaco, si rende conto che per evitare di essere dimenticato, deve continuare a far statue; si imbatte quindi in un falegname e dopo averlo provocato lo uccide con la sega circolare.

Il giorno dopo è pronta la statua di un misterioso busto di uomo. Leonard preoccupato per l’escalation di crimini, dice a Walter che gli organizzerà una mostra, alla quale partecipano artisti e critici. Partecipa anche Carla che, toccando una statua, rimuove lo strato di creta, svelando la mano di un cadavere.

Spaventata fugge via ma viene inseguita da Walter che, non trovandola e ossessionato da strane voci, si rifugia nel proprio appartamento. Qui, compreso che ormai è tutto finito, decide di mettere fine alla propria vita cospargendosi di creta e impiccandosi.

Commento (appassionato)

B-Movie di punta, “Un Secchio di Sangue” ha tutte le caratteristiche di quei fantastici film prodotti a dozzine per portarsi il pane a casa: brevità, semplicità, inesistente utilizzo di effetti speciali, cast povero e risultato finale modesto.

Il fatto che la pellicola sia un B-movie non permetterebbe di fare commenti troppo approfonditi o di scervellarsi per trovare un senso alla trama; tuttavia almeno per riconoscenza all’instancabile attività di Roger Corman, mi sembra doveroso spendere qualche parola.

Il soggetto del film non è nuovo ed è mediato dalla letteratura; il racconto, già portato in scena a teatro prima dell’uscita del film verrà riproposto non poche volte anche negli anni successivi; ricordiamo ad esempio gli omonimi film “La Maschera di Cera” del 1933 a firma Michael Curtiz, del 1953 di André de Toth e l’ultimo remake del 2005 nel cui cast figura nientepopodimenochè Paris Hilton (per inciso questa versione ha letteralmente inquietato per giorni la mia ragazza, vai a capire perché…).

Se il film avesse avuto un cast di prim’ordine e fosse stato diretto da un guru della macchina da presa saremmo qui a dire che ci viene presentata una critica al mondo dell’arte, incapace di distinguere davvero un’opera d’arte da un’imitazione, un talento da una fenomeno da baraccone; un’arte che ha il solo scopo di “far fare soldi”, stesso scopo ha il ruolo del critico che nel film, durante la mostra si vanta di poter far lievitare la quotazione dell’opera solo in virtù di una sua recensione.

Tuttavia assistiamo ad un film di Roger Corman, quindi nessuno si sognerebbe mai di fare un’asserzione del genere. Io però la faccio lo stesso e dico anche che nonostante la natura estremamente semplice della pellicola, fatta quasi sicuramente solo per far cassa, il risultato finale non è disprezzabile: ci sono registi dello stesso periodo che con mezzi simili sono arrivati a risultati decisamente più aberranti e fuori da ogni logica.

Diciamo che la pellicola è il classico film da drive-in, che si poteva vedere in una notte d’estate all’aperto per passare un’oretta con la propria fidanzata. Praticamente, nonostante non sia assolutamente un film di prim’ordine, rappresenta il classico esemplare di intrattenimento popolare tipico dello stile di vita americano di fine anni Cinquanta.

Scena imperdibile

Decisamente la scena del gatticidio. Sia perché trovo assolutamente assurdo che, allora come oggi gli americani amassero circondare le case esclusivamente da muri di cartone, sia perché il gatto che Walter tira fuori dal muro è già perfettamente in rigor mortis, dopo appena 5 secondi dalla morte, e senza un minimo di sangue versato. Della serie “volevo mettere almeno un simil-effetto speciale nel film ma non avevo voglia/tempo/soldi per farlo”

Un Secchio di Sangue 2

Citazioni

Si potrebbero citare tutti gli estenuanti monologhi di Maxwell, veramente fuori da ogni forma di sanità mentale, ma il più bello è:

Suonino campane di gomma, suonino gong di cotone, risuonino dischi di seta, rintocchino flauti di cuoio, i gatti e le scialuppe e Voi ed Io e tutto quello che ha anima, ascolteremo “Walter Paisley è nato”.

In definitiva

Chiunque dica di amare i B-movies non può non averlo visto, perché questa è l’essenza del B-movie nel senso classico del termine. Bello da vedere una notte d’estate con gli amici all’aperto, specie se siete un po’ ubriachelli. Potete inoltre farlo senza rischi perchè la pellicola è entrata nel pubblico dominio negli USA, quindi venite su Movies Tavern e cliccate il player qui sotto o il link A Bucket of Blood

Valutazione

Regia 5
 Trama 5
Recitazione 4
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 4
Voto complessivo 4.4

 

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One thought on “#43. Un Secchio di Sangue (1959)

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