#46. Blood Freak (1972)


Blood Freak

Blood Freak è un film di Brad F. Grinter e Steve Hawkes del 1972. Pezzo da Novanta del Trash anni ’70, per la sua trama strampalata è diventato un cult tra gli appassionati. Regia e cast furono (e rimasero) praticamente sconosciuti e questa pellicola rappresenta in pratica il loro maggior successo.

Anno: USA 1972

Regia: Brad F. Grinter, Steve Hawkes

Cast: Steve Hawkes, Dana Cullivan, Heather Hughes

Durata: 86 minuti

Trama

Il veterano del Vietnam Herschell aiuta al religiosa Angel rimasta in panne sull’autostrada. Questa per sdebitarsi lo accompagna a casa propria, dove trova sua sorella Anne e relativi amici fumare droga. Nonostante Herschell declini le offerte di fumare, Anne è molto insistente e prova di continuo a sedurlo.

Lo invita a fermarsi a vivere lì e chiede al padre di potergli trovare un lavoro nella sua fattoria e Hershcell accetta. Anne finalmente riesce a convincerlo a fumare e i due finiscono a letto insieme. Il ragazzo scopre che la fattoria ha anche un laboratorio dove vengono utilizzate sostanze sui tacchini da testare sugli umanie accetta quindi di fare da cavia mangiando un tacchino precedentemente trattato.

La sera stessa ha una crisi di astinenza e poco dopo stramazza in preda a fortissimi dolori. Al risveglio si trova trasformato un uomo-tacchino. Spaventato si reca nella camera di Angel che urla dalla paura ma poi si pente, pensando alla tristezza della sua condizione e del futuro che attende il ragazzo. Herschell inizia a vagare nella notte uccidendo tutti i drogati che gli si fanno incontro finchè non viene raggiunto da due ragazzi che lo decapitano. Nello stesso momento di risveglia, scoprendo che tutto è stato un’allucinazione.

Si riappacifica con Angel che gli fa capire l’importanza della fede e finalmente può iniziare la sua nuova vita con Anne.

Commento (appassionato)

Blood Freak è un film altamente consigliato a coloro i quali hanno già uno stato di coscienza alterato perché sotto l’effetto di alcol o sostanze psicotrope. Probabilmente anche i registi quando ha girato la pellicola e lo sceneggiatore quando l’ha ideata (non a caso sono la stessa persona) erano pesantemente sotto l’effetto di droghe perché concepire una perla del genere è davvero arduo se non si è in qualche modo dopati.

Si comprende il pessimo stato di forma del regista anche da alcune inquadrature, dove sembra sbagliare la regolazione dello zoom: avete presente quando dovete girare la rotellina per zoomare un’immagine e la girate nel senso opposto e una volta accorti dell’errore la girate in senso contrario? Benissimo: voi siete degli amatori e potete permettervelo. Un regista che lo fa e non lo elimina in sede di montaggio invece non è al top della condizione, specie se lo fa una marea di volte.

Davvero inutile la parte del narratore onnisciente che segue le vicende dei protagonisti fino al finale nel quale Herschell, imbeccato da Angel riabbraccia la fede in Dio e finalmente può farsi  in pace la sua ragazza Ann, decisamente più buona della noiosa sorella.

Non parliamo ovviamente delle doti recitative degli attori. Il protagonista sembra un incrocio tra Elvis, Wolverine, Poncharelli e un orso bruno; il proprietario del fantomatico allevamento di tacchine che, come fosse l’Umbrella Corporation, cela misteriosi laboratori nei quali si testano strambe droghe sui tacchini ha una voce mononota. Ha la stessa tonalità sia quando parla amorevolmente sia quando gli girano; pure la sua espressività è pari allo zero assoluto e probabilmente ha studiato alla stessa scuola di recitazione di Steven Seagal (che peraltro è un idolo indiscusso). Il rotondo assistente di laboratorio mentre recita guarda in un punto lontano imprecisato: non in camera, non negli occhi dell’interlocutore e il suo “capo” (che si può distinguere dalla barba filosofica e per il tono di voce pacato di chi non sa nulla di ciò che sta dicendo) non è meno inespressivo. Logorroica come la morte Angel, perennemente intenta a declamare la Bibbia e a predicarne i precetti; per un po’ riesce anche a stordire di discorsi anche Herschell finchè questi, appurato che la sorella è più buona, decide di farla finita e darsi al fumo.

L’unica che si salva (ma non per meriti recitativi) è Ann (Dana Cullivan) che ha il buon senso di farci vedere i suoi migliori attributi. Aldilà delle fugaci scene di nudo (sempre abbastanza caste) devo dire che raramente in film di così bassa qualità di quel periodo, ho avuto modo di vedere una ragazza così…gnocca (passatemi il termine). Peraltro con una enorme voglia di farsi sbattere da qualunque drogato sia presente ai festini ai quali partecipa e assolutamente incurante di provarci il ragazzo accalappiato da sua sorella di fronte a lei. In realtà si salvano anche i suoi amici tossici che probabilmente per rendere al meglio nella loro parte, erano realmente strafatti di chissà cosa.

Parliamo invece delle scelte del regista. Il film, che già non dura molto, sarebbe potuto durare almeno 20 minuti in meno: si assiste infatti a scene del tipo: peloso protagonista che divora un tacchino arrosto per 3 minuti; scene di gente che fuma anche il cemento per un quarto d’ora, scene di tacchini che goglottano (o qualunque verso facciano questi simpatici polli giganti) per cinque minuti mentre il nostro finto Wolverine li guarda fuori dal recinto ecc…

Altri colpi di genio dell’allegra coppia della cinepresa sono i frequenti e repentini stacchi di inquadratura, specie quando Herschell-tacchino si presenta ad Angel nella notte e mentre lei parla la camera stacca per mezzo secondo sul faccione di cartapesta del protagonista distraendo il già poco attento spettaore. Molto intelligente anche l’idea di fare le riprese notturne in pieno giorno, con il risultato di inquadrature talmente sottoesposte che non si riesce a capire nulla (se mai ci fosse qualcosa da capire) oltretutto perchè i protagonisti parlano ad un tono di voce minimo.

Ma secondo gli ideatori di questo capolavoro, il film doveva avere anche una messaggio da veicolare, pertanto da metà film in poi vediamo l’uomo-taccino diventare il vendicatore della città e prendere a torturare e uccidere i tossici che si aggirano loschi nella notte, per poi ritrovarsi ogni cinque minuti a vagare in un giardino infestato di orribili piante ciondolando in prenda all’astinenza.

Esilaranti e in linea con l’atmosfera del film e con lo stato psicofisico del regista, i dialoghi. Qui si raggiungono orizzonti mai toccati.

Dulcis in fundo, ultimo ma non meno importante il favoloso costume del protagonista; questi dopo aver provato una fantomatica sostanza destina ai tacchini si trasforma in un semitacchino (ma perché???). La maschera di cartapesta pur essendo orribile ha il suo fascino per gli occhioni tipo palle dal golf e, ci scommetterei, sarà stata impossibile da indossare per l’”attore”; non a caso il suo passo sembra sempre quello di un uomo sconfortato, come a dire “ma chi c***o me l’ha fatto fare ‘sto film???” (e la risposta purtroppo è “io stesso”, visto che Hawkes è regista, sceneggiatore e attore). Fantastici anche i versi  che il trasformato protagonista emette, che comprendono una vasta gamma di suoni, dal verso del tacchino a quello di un chihuahua in calore. Inoltre si nota anche un altro piccolo particolare: IL BECCO HA I DENTI!!! (ogni ulteriore dettaglio è superfluo).

La morale della storia è: non mangiate animali drogati o vi trasformerete per contrappasso in creature ibride e dementi.

Scena imperdibile

Sono praticamente tutte le scene post-trasformazione:

  • Sgozzamento della tossica. Il nostro semitacchino decide che è il momento che i drogati muoiano, quindi appende una fattona a testa in giù e le buca la gola con un ago (e lei muore immediatamente). Neanche a dirlo il sangue che esce ha un colore che nulla ha a che fare col vero sangue, ma ancora più assurda è la reazione della testimone alla scena che urla a intervalli regolari come se stesse gridando in codice morse mentre Herschell, come fosse alla fontana dell’oratorio, con le mani a conchetta si beve il sangue della sua vittima. Ottimi anche in questo caso i continui e repentini stacchi dell’inquadratura che va per pochi attimi sulla sanguinante donna morta.
  • Stesso discorso per la seconda vittima che, forse merito della dose appena presa, ha un sangue che vira più verso un Tavernello chiaro con succo di fragole. Da notare che quanto il nostro eroe prova a bere il sangue si trova abbastanza in difficoltà per l’enorme becco.
  • Il volto del vecchio strangolato! Il nostro rubicondo pensionato entra in scena e il navigato regista gli riserva subito uno zoom (con messa a fuoco un po’ incerta) mostrando la sua espressione da cavolfiore acerbo. Un secondo dopo viene strangolato ma soffoca in modo orribile con la lingua fuori! E la sua facciona da morto è ancora più esilarante!

Blood Freak 1

  • Non meno pessimo l’amico del vecchio, leggermente in sovrappeso e con i capelli sponsorizzati dall’Olio Cuore tanto sono unti; con un balzo degno del più macchinoso dei felini (memore anche della celebre scena proprio dello spot dell’Olio Cuore) balsa sul nostro protagonista e lo stende; questi urla perché (lo capiremo solo dopo) gli viene trafitta la maschera dalla quale sgorga “copioso” il “sangue”. Ma nessun problema per il nostro giustiziere della notte: prende il cacciavite, lo alza al cielo e il burroso avversario…sviene!
  • Scena con annessa recitazione da asilo tra Guy (interpretato da Mr. Satan di Dragon Ball) e il suo pusher che ha una strumentazione a dir poco all’avanguardia: vecchie lattine di caramelle dove travasa senza senso alcuno strane polverine a base di zucchero a velo. P.S. il pusher recita con la stessa passione di un condannato a morte e dall’attrezzatura che ha davanti sembra reduce dalla visione di una puntata di Art Attack.
  • Abolizione degli scambi monetari: quando i soldi sono pochi, peri pagamenti ci si ingengna. Il nostro Guy, trovandosi a corto di grana per pagarsi le dosi pensa, giustamente, di vendere la bella Anne allo sfigatissimo spaccino che fa pure il prezioso (“Voglio prima vedere la ragazza”…ma ti sei visto?). Bello notare quanto poco valuti la donna che a suo dire è solo per “gli interessi” (quindi vale poco più di un paio di dollari). Ma il nostro tacchino è in agguato e con il suo sguardo intelligente vede (forse) la scena e mette in fuga il pusher che scappa (con tranquillità) verso la sua abitazione: un garage che si rivela un immenso fondo dove, manco a dirlo, viene riacciuffato dal nostro eroe che gli spunta alle spalle (chissà come avrà fatto ad arrivare lì) casualmente in prossimità di una sega e gli trancia una gamba.

Blood Freak 2

  • Taglio della gamba: esilarante lo stacco di montaggio realizzato per dare il tempo al regista di spargere un po’ si sangue sotto la gamba finta tagliata (dopo monti tentennamenti per la scelta del tasto ON da parte del nostro uomo-pollo). Bellissimo il moncherino che praticamente è una di quelle gambe da manichini cave all’interno che spruzza sangue dal centro.
  • Decapitazione del protagonista: qui si assiste ad una scena sinceramente forte: la decapitazione di un povero tacchino che si dimena anche dopo la morte; il tutto per coprire la scena dell’uccisione del nostro Herschell.
  • Banchetto a base di tacchino: cosa si mangia oggi? Tacchino! E accanto ad un succulento tacchino arrosto troviamo la testa orrenda di Herschell decapitato (anche qui veloci stacchi di montaggio che si intersecano con la scena precedente: il problema è che in una scena c’è la musica e nell’altra no, quindi il mix è pessimo come, del resto, tutto il resto del film).

Blood Freak 4

Citazioni

I just don’t go with a girl that acts like a tramp!

My sister thinks the whole world it’s a church…

In definitiva

Un film terribilmente da vedere! Talmente fuori da ogni logica che non si può descrivere a parole. Se lo vedete in stato alterato rimarrà nella vostra testa come una cicatrice indelebile. Un grazie di cuore ad Archive.org che mi permette di condividere l’intera pellicola al link Blood Freak che potete anche vedere qui sotto. Enjoy!

Valutazione

Regia 0
 Trama 0
Recitazione 1
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 1
Voto complessivo 0.6
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