#55. Antichrist (2009)


Antichrist

Antichrtist è un film del 2009 di Lars Von Trier. Il film all’uscita fu molto criticato, come da tradizione per le opere del regista danese. Scritto durante un lungo periodo di depressione fa parte di un’ideale trilogia comprendente “Melancholia” del 2011 e “Nymphomaniac” del 2013. A livello di incassi il film registrò una perdita pazzesca (791mila $ guadagnati a fronte degli 11 milioni di $ investiti) ma ebbe anche una diffusione molto limitata, sia per scelta, sia per le pesanti restrizioni cui ineluttabilmente vanno incontro i film di Trier. Protagonisti della pellicola Willem Dafoe e Charlotte Gainsbourg che ritroveremo ancora insieme già citato “Nymphomaniac”

Anno: DEN/GER/ITA/SUI/POL 2009

Regia: Lars Von Trier

Cast: Charlotte Gainsbourg, Willem Dafoe

Durata: 104 minuti (versione censurata “cattolica”), 109 minuti (versione non censurata “protestante”)

Trama

Durante un rapporto sessuale tra Lui e Lei (i due personaggi non hanno nome), il loro figlio riesce a scendere dal lettino e per giocare finisce per cadere fuori dalla finestra di casa, morendo.

La scena passa quindi al funerale del piccolo dove vediamo la coppia affranta, soprattutto la madre che durante la processione collassa. Viene ricoverata per un lungo periodo in ospedale finchè il marito, stufo dei mancati miglioramenti, la riporta a casa. Lui è uno psicoterapeuta e, sebbene ciò sia contrario alle regole, inizia un percorso di cura con la moglie che non riesce ad elaborare il lutto e superare la perdita del figlio.

Lei per cercare di tirare avanti fa uso di psicofarmaci e quando le viene imposto di smettere ha frequenti crisi respiratorie e di ansia che il marito tenta di placare. Dopo alcune sedute si intuisce che per qualche motivo la donna ha una gran paura del bosco di Eden, dove si era ritirata con il figlio e lontano dal marito per scrivere una tesi che non completerà mai sulla persecuzione delle donne e sulle streghe.

I due quindi si recano nel bosco per cercare di esorcizzare le paure della donna. Già dall’inizio il percorso si fa arduo perché Lei ha una fobia per il ponte che conduce ad una piccola casa all’interno del bosco.

Arrivati là, i due iniziano una serie di esercizi per cercare di curare la donna, ma la situazione si fa sempre più complicata perché Lei inizia ad avere strani comportamenti: passa dallo sfrenato desiderio sessuale, alla depressione, alle manie autolesioniste alla follia omicida.

Lui una sera si mette a leggere il referto dell’autopsia del figlio e nota che viene specificato che ha delle strane piccole malformazioni ai piedi; trova anche le foto della madre col figlio nelle quali il bambino ha sempre le scarpe indossate al contrario; capisce quindi che la moglie ha dei seri problemi, specie quando Lei afferma di ritenere la natura un essere maligno, come Satana.

Improvvisamente Lei aggredisce Lui temendo che la voglia abbandonare e lo tramortisce sbattendogli un tronco sull’addome; prende quindi un trapano a mano, gli buca una gamba e gli aggancia un pesante attrezzo per non farlo muovere, quindi lo masturba mentre è svenuto.

In seguito l’uomo si sveglia e tenta di fuggire mentre la moglie lo cerca per ucciderlo e si rifugia in una grotta. La donna lo trova e quasi lo uccide, per poi pentirsi e riportarlo a casa.

Durante un’ultima colluttazione, Lui riesce a togliersi il peso dalla gamba, quindi colpisce Lei e la uccide soffocandola per poi dar fuoco al cadavere.

Commento (appassionato)

Sarebbe molto superficiale definire “Antichrist” come il solito film irriverente pieno di oscenità, sesso e violenza tipico di Lars Von Trier.

Il film rappresenta una lunga introspezione sul dolore e sulla malattia, scritto, non a caso, durante un periodo difficile per il regista. La storia rappresenta due opposte visioni della sofferenza psicologica, in questo caso causata dalla morte di un figlio, e mette a confronto il delirio della madre e il suo morbo latente, esploso in occasione della tragedia e la reazione più compassata di Lui.

Il fatto che i due protagonisti non abbiano nome contribuisce a rendere la storia come una sorta di paradigma universale, applicabile a tutti i Lui e tutte le Lei.

Lei infatti, già prima che la morte del figlio la devastasse covava una sorta di disagio e di malattia che le faceva compiere azioni contro natura: un campanello d’allarme poteva essere la sua mania di mettere di proposito le scarpe al contrario al figlio provocandogli anche dolore fisico, scoperta troppo tardi dal marito. Un’altra immagine rivelatrice è rappresentata dalla foto scattata al bambino con Lei in primo piano con un’espressione quasi scocciata.

Da una breve scena verso il finale del film inoltre capiamo che probabilmente Lei non tiene particolarmente al bambino e che, nel suo momento di follia, la sua morte non la coinvolge neppure così tanto: infatti nella rievocazione del momento di sesso, si vede Lei che guarda il bambino pericolosamente vicino alla finestra ma preferisce non intervenire continuando invece a godere del piacere sessuale, chiaro segnale della sua instabilità.

Lei crede che la Natura, così come la natura femminile, sia malvagia e che sia una sorta di personificazione di Satana; Lei, in quanto figlia di questa natura è perciò l’Anticristo e agisce come tale.

Nega la propria natura femminile tagliandosi la clitoride, rinunciando quindi non tanto alla possibilità di procreare, quando invece ad uno dei piaceri dell’atto sessuale, equiparando in tal modo la femminilità a pura esperienza di piacere, non tanto alla fenomenale capacità di generare vita. Non a caso nei momenti nei quali la sua instabilità si manifesta, giunge ad assalire sessualmente il marito come fosse una ninfomane, desiderando solo ed esclusivamente sesso, arriva a tramortire lui con un tronco, approfittando del suo corpo inerme per masturbarlo, arriva a lasciare il letto durante un rapporto sessuale per sdraiarsi nel bosco per masturbarsi e godere da sola.

Nega il proprio istinto materno, arrivando a lasciare che il figlio da lei generato si togliesse la vita, guardandolo in modo impassibile lanciarsi dalla finestra; nega la propria vocazione di moglie e compagna, essendo preda di istinti omicidi nei confronti del marito.

Tuttavia emergono alcuni momenti di lucidità che fanno capire che combatte tra le due nature: quella malata e maligna (diremo satanica) e quella buona: è sinceramente affranta e sconvolta per la morte del figlio, sente il bisogno del proprio partner e lo ama, è sconvolta quando capisce che ha cercato di ucciderlo.

Alla fine però è il male a prevalere, ciò che Lei aveva definito la vera Natura, malvagia e satanica. Una natura che però non riesce ad averla vinta perché Lei viene strangolata e uccisa da Lui .

Da un punto di vista molto estremo la morte finale della donna è quasi un lieto fine: rappresenta la vittoria delle forze del bene che sono state in grado di creare l’amore, la passione, un figlio e la sconfitta delle forze del male in grado di distruggere tutto quel “buono”, nonostante in realtà il male si manifestasse a sprazzi e fosse solo latente nella donna, (confermando, di fatto, la sua tesi nella quale Lei arriva a confermare la malvagità della Natura e delle streghe). Ne consegue anche che , se così stessero le cose, il messaggio che passa è molto maschilista: la natura femminile è cattiva e resa ancor più malvagia dal fatto che sacrifica le cose buone che contribuisce a creare.

Unico punto veramente basso del film è il momento della volpe parlante, pesante scivolone in una’opera altrimenti validissima.

La pellicola si presta quindi a diverse chiavi di lettura dei diversi piani che la compongono, tutti costituiti da forti contrapposizioni (uomo contro donna, amore contro morte, bene contro male ecc…) e ognuno infine ne dà un’interpretazione che può essere coerente o meno con il messaggio che voleva essere espresso da Trier. In fondo l’importanza di ogni opera sta nella facoltà che ha di generare opinioni e suscitare un dibattito e “Antichrist” ha tutti gli elementi per far discutere.

Scena imperdibile

Per quanto riguarda la scena più disturbante metterei di sicuro al primo posto il momento nel quale Lei si taglia la clitoride con una forbice; penso che tutti quelli che l’hanno vista abbiano fatto il classico “ssssssh” inspirando a denti stretti con gli occhi fessurati per il disgusto.

Estremamente importante la scena nella quale Lui scopre le foto di Lei con il bambino, le foto del bambino con le scarpe al contrario e i suoi appunti che, con la loro grafia sempre più incomprensibile tradiscono un disordine mentale vicino al punto di esplosione. Non a caso proprio poco dopo Lei assalirà Lui tramortendolo. L’idea della madre che provoca volontariamente dolore nel figlio storcendogli i piedi è decisamente un pugno nello stomaco.

Citazioni

Quando una donna piange è perchè trama

Ora riuscivo a sentire quello che prima non riuscivo a sentire: il pianto di tutte le cose che sono destinate a morire

In definitiva

Essendo un sostenitore del cinema di Lars Von Trier non posso che esprimere un parere positivo sul film. Tuttavia per un neofita o per chi tentasse di avvicinarsi a questa pellicola consiglio di partire preparati: il film non è semplice da digerire, in molti passaggi è un po’ criptico e un po’ troppo filosofico e in alcuni punti può risultare estremamente lento. In definitiva è comunque un film che supera decisamente la sufficienza.

Valutazione

Regia 8
 Trama 6
Recitazione 7
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 6
Voto complessivo 6.6
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