#56. Non si Sevizia un Paperino (1972)


Non si Sevizia un Paperino

Non si Sevizia un Paperino è un film del 1972 di Lucio Fulci. Terzo suo giallo in ordine di realizzazione, dopo “Una Sull’Altra” del 1969, “Una Lucertola con la Pelle di Donna” del 1971 e prima di “Sette Note in Nero” del 1977, è da molti considerato il suo film più riuscito (ed è anche uno dei film che il regista amerà di più). Il titolo originale doveva essere “Non si Sevizia Paperino” ma la Disney protestò e Fulci dovette aggiungere l’articolo “un”. Protagonisti sono Tomas Milian che diverrà celeberrimo negli anni a seguire con i poliziotteschi e con i trash in coppia con Bombolo, Barbara Bouchet (per la quale il 1972 sarà l’anno più intenso con ben 11 film interpretati), Florinda Bolkan (“Indagine su un Cittadino al di Sopra di Ogni Sospetto” di Elio Petri del 1970 e il già citato “Una Lucertola con la Pelle di Donna”) e Marc Porel (che lavorerà di nuovo con Fulci in “Sette Note in Nero”). Il film ebbe un buon riscontro al botteghino ma critica inizialmente lo stroncò. Verrà rivalutato solo in tempi recenti.

Anno: ITA 1972

Regia: Lucio Fulci

Cast: Tomas Milian, Barbara Bouchet, Florinda Bolkan, Marc Porel, Irene Papas, George Wilson

Durata: 102 minuti

Trama

Nell’immaginario paese di Accendura, una donna scava una fossa, estrae il corpo di un bambino e scappa.

I tre ragazzi Tonino, Michele e Bruno spiano due prostitute con i loro clienti e deridono il pazzo del paese, Giuseppe Barra che li minaccia di morte. La stessa sera Michele porta da bere a casa di Patrizia, ricca donna del paese che gli si presenta di fronte completamente nuda.

Poco dopo Bruno viene ucciso. I carabinieri iniziano le ricerche, allertati da una telefonata di un uomo che chiede un riscatto. Viene arrestato proprio Barra, colto mentre stava incassando il denaro. L’uomo si difende dicendo che il bambino era già morto e che lui si è limitato a chiedere soldi.

Il mattino seguente viene trovato il corpo senza vita di Tonino, annegato in una vasca. Il giornalista Andrea Martelli parla con il parroco del paese, don Alberto che denuncia le tentazioni cui sono sottoposti i bambini; in quel momento arriva Patrizia che con malizia provoca i due uomini.

La sera il piccolo Michele riceve una telefonata che lo invita a recarsi ad un appuntamento. Esce di casa ma non farà più ritorno. I carabinieri indagano su Patrizia che si difende asserendo di esser stata tutta la notte per le strade in macchina.

Quando viene trovato il cadavere di un bambino disseppellito, i carabinieri, su imbeccata della madre di don Alberto, raggiungono la maciara e la arrestano ritenendola responsabile. La donna confessa e in caserma ha una crisi epilettica. Il giorno seguente gli abitanti del paese la raggiungono al cimitero e la pestano a morte.

Un altro bambino, Mario, si addentra nel bosco; i suoi amici lo confessano a don Alberto che lo va a cercare la lo trova morto. Poco prima il ragazzo aveva incontrato Patrizia, rimasta con la gomma bucata. I sospetti sulla donna si fanno quindi sempre più forti.

Sul giornale appare una foto del luogo del ritrovamento di Mario e si vede la testa di un pupazzo di Paperino, regalato da Patrizia alla piccola sorellina di don Alberto, Malvina. La donna e Andrea si mettono alla ricerca di ciò che resta del pupazzo e lo trovano in una discarica di fronte alla casa della madre del parroco; quando interrogano la signora ma lei si mostra reticente, alimentando i sospetti su di lei.

Quando i due tornano a casa don Alberto li chiama informandoli che la madre e la sorella sono scomparsi. La donna viene raggiunta prima da don Alberto che le porta via la bambina, poi da Andrea e Patrizia che vedono il parroco allontanarsi con la piccola e avvicinarsi ad una rupe. In un flashback si capisce che il parroco ha ucciso tutti i bambini per evitare loro di cadere nel peccato. Andrea affronta l’uomo e dopo una colluttazione lo fa cadere dalla rupe uccidendolo.

Commento (appassionato)

Prima di diventare un regista di horror e splatter, per i quali è maggiormente ricordato, Fulci per quasi un decennio si dedicò ai gialli apportando un contributo notevole al genere.

“Non si Sevizia un Paperino”, ad esempio contiene alcune intuizioni che passarono alla storia e in seguito fecero scuola.

Per iniziare, l’ambientazione: Fulci mette in scena la storia al sud, nel meridione poverissimo, ignorante e superstizioso, decisamente in contrasto con il giallo classico, ambientato nel nord e nelle grandi città come Roma e Milano e con protagonisti appartenenti ai ceti sociali agiati.

In secondo luogo, una grande intuizione fu quella di mettere come sottofondo alla scena forse più cruda del film, quella del linciaggio della maciara, una canzone dalla melodia decisamente rilassante. Il contrasto che ne viene fuori ha un esito davvero eccellente e, pur non essendo una novità assoluta, è di sicuro uno dei più riusciti nel cinema.

Da ultimo, il ruolo dell’assassino in questo caso è riservato al parroco, una scelta della sceneggiatura destinata ad avere molti eponimi nel cinema successivo.

Il film, prendendo spunto dall’ambientazione, muove una critica nei confronti della società ignorante che non va mai oltre le apparenze e che prende per vero tutto ciò che le viene dato in pasto, sempre vittima di un populismo in grado di guidarla verso una verità o verso un’altra e che si ritrova alla fine sempre spaventata, incapace di recepire alcun insegnamento.

Una nota negativa sono gli effetti speciali, curati di Carlo Rambaldi: il manichino del parroco che cade dalla rupe è fintissimo e addirittura a contatto con le rocce fa scintille. Ci si poteva limitare a mostrare il manichino in caduta da lontano e il corpo senza vita una volta atterrato.

Come in molte opere di Fulci i contrasti sono estremamente marcati: religione e sessualità, verità e superstizione, bontà e crudeltà, ricchezza e povertà.

La sessualità, spesso presente nei gialli, è presente anche qui, anche se più stemperata rispetto ai due precedenti lavori di Fulci; meno dirompente e più velata e morbosa. Le due protagoniste femminili, Barbara Bouchet e Florinda Bolkan, sono lo specchio di due sessualità differenti: più manifesta e peccaminosa ma frivola la prima, più sensuale ma mai in mostra la seconda. Di fatto l’unica scena un po’ spinta della pellicola vede protagonista proprio l’attrice tedesca in un nudo integrale che trasuda erotismo e un pizzico di perversione. La Bolkan invece, come da sua espressa richiesta, non verrà mai truccata da poveraccia di paese ma manterrà sempre una sensualità molto signorile.

L’aspetto sessuale fa da contraltare alla castità del parroco che, lungi dall’essere il vecchio e bacchettone prete di paese, è giovane e (per quanto i tempi e il suo ruolo potessero permettere) aperto; lo vedremo addirittura fumare una sigaretta, anche se dopo mille tentennamenti, offertagli da Patrizia, in un periodo (e in un ambiente) nel quale un comportamento del genere era considerato poco meno che un’oscenità.

Il piccolo paese del meridione è anche il pretesto per mostrare le due “fedi” degli ignoranti paesani: quella cieca e bigotta nella Chiesa e quella più radicata e popolare nella Magia. L’ignoranza contribuisce anche ad offuscare ogni pretesa di ricerca della verità: vedremo gli abitati del paese scagliarsi prima contro lo psicopatico Barra, poi contro la maciara, senza mai davvero cercare di comprendere dove stia la verità, ma solo in preda alla passione del momento, per poi finire irrimediabilmente pentiti e ancor più spaventati.

Mettere la “pistola” nella mano del parroco crea l’ulteriore ossimoro tra la figura di un ragazzo apparentemente benvoluto e devoto e il suo terrificante segreto: anche in lui si cova una fede irrazionale che trascende la semplice devozione e arriva agli estremi: il suo desiderio di mantenere puri i ragazzi uccidendoli prima che siano prede delle passioni è il segno di una follia determinata da un’estremizzazione dell’interpretazione della dottrina cristiana. Inoltre il suo rapporto con i bambini del paese (si noti che lo si vede sempre circondato da maschi e mai da femmine) oscilla sempre tra la benevolenza cristiana e una subdola passione carnale.

Non si Sevizia un Paperino 2

Il ruolo di Patrizia, nome scelto probabilmente non a caso, dal momento che lei rappresenta il ceto imprenditoriale milanese trapiantato nel meridione, completa un’ulteriore forte contrasto fra ricchezza e povertà. Lei è l’oggetto della diffidenza dei paesani che la vedono come il “diverso” che deve essere allontanato dalla comunità; sarà Patrizia stessa infatti ad affermare che non riesce assolutamente ad entrare in confidenza con gli abitanti di Accendura.

Nell’opera di Fulci si intrecciano quindi sospetto, diffidenza, sessualità e fede che potrebbero benissimo essere traslati dal piccolo paese all’Italia tutta, sempre desiderosa di cambiare e sempre legata alle sue tradizioni e alle sue credenze.

Scena imperdibile

La scena rimasta più impressa nella mente di tutti gli appassionati è quella del linciaggio della maciara. I padri dei ragazzi uccisi, ritenendo la donna responsabile degli omicidi la raggiungono al cimitero e iniziano a pestarla e a prenderla a sprangate. Ciò che non ci si aspetta è il sottofondo musicale di “Quei giorni insieme a te” di Ornella Vanoni. Questo è uno degli esempi più famosi e riusciti del contrasto tra una scena di sangue e una canzone dalla melodia delicata e contribuisce a rafforzare le tante contraddizioni presenti nella pellicola.

Non si Sevizia un Paperino 1

Citazioni

Crescono, sentono lo stimolo della carne, cadono in braccio al peccato. Bisogna impedirglielo

“Se ti stavi zitto, se non dicevi di averla vista al forte borbonico quella sera… “ “Ma scusi era la verità!” “La verità? Mi’ che casino, eccola qua la verità!”

Non è il senso di colpa quello che Lei vede sulle loro facce. L’unica cosa certa è che loro adesso hanno di  nuovo paura.

In definitiva

Obiettivamente n buon giallo che lascia un alone di sospetto su tutti i personaggi fino al finale rivelatore, ma gli amanti del secondo Fulci, quello degli horror-splatter, troveranno il film un po’ noioso e fuori dai loro “canoni”.

Valutazione

Regia 7
 Trama 7
Recitazione 7
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 7
Voto complessivo 7.0
Annunci

5 thoughts on “#56. Non si Sevizia un Paperino (1972)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...