#57. Avere Vent’anni (1978)


Avere Vent'anni

Avere Vent’anni è un film del 1978 di Fernando Di Leo. Punta di diamante della sua produzione, nonchè uno dei suoi ultimi lavori, rappresenta una delle migliori e più impegnate opere delle protagoniste Lilli Carati e Gloria Guida, due icone della commedia sexy. Tra gli interpreti, troviamo molti nomi noti, come Vincenzo Croctti (“Distretto di Polizia”), Leopoldo Mastelloni, Ray Lovelock, Franco Bracardi e Vittorio Caprioli.

Anno: ITA 1978

Regia: Fernando Di Leo

Cast: Lilli Carati, Gloria Guida, Franco Bracardi, Vittorio Caprioli, Ray Lovelock, Leopoldo Mastelloni, Vincenzo Crocitti

Sceneggiatura: Nando Cicero, Fernando Di Leo

Durata: 81 minuti (versione censurata), 91 minuti (versione integrale)

Trama

Lia e Tina sono due ragazze ventenni sull’onda della contestazione di fine anni Settanta.

Si incontrano su una spiaggia dove si trovano insieme ad un gruppo di ragazzi e ragazze e decidono di fare l’autostop e raggiungono Roma, dove trovano una Comune gestita dal Nazariota. Qui conoscono ragazzi e ragazze che come loro vivono lì e ricevono avances e richieste, neppure troppo velate da parte proprio del Nazariota che vorrebbe utilizzare come “svago sessuale” per i ragazzi della Comune.

Tra le due si instaura una profonda amicizia e addirittura e, Lia propone addirittura a Tina di fare sesso con lei.

Finalmente il Nazariota convince le due ragazze a contribuire al mantenimento della Comune e fa loro vendere enciclopedie porta a porta. Tina durante il lavoro coglie ogni occasione per mostrarsi libidinosa e disinibita, mentre a Lia viene offerto denaro da una donna per avere un rapporto con lei ma rifiuta, memore delle molestie subite in gioventù da una donna per la quale lavorava.

Un giorno i carabinieri fanno una retata e portano in caserma tutti i ragazzi della Comune e anche il Nazariota. Il commissario Zamboni, credendo che quello sia un covo dove si spaccia droga cerca in ogni modo di far confessare chi ha di fronte, senza riuscirci e per questo (ma anche per aver scambiato una bustina di borotalco per droga) verrà criticato dai superiori.

A Tina e Lia viene fatto firmare il foglio di via ed entro il giorno successivo devono tornare al loro paese.

Fanno ancora l’autostop e vengono scaricate da un ragazzo vicino ad una trattoria dove potranno mangiar e trovare ubn altro passaggio. All’interno le due fanno partire un juke-box e si mettono a ballare, stuzzicando gli uomini presenti; ma quando questi si fanno insistenti nei confronti delle ragazze, loro scappano.

Verranno raggiunte nel boschetto e dopo esser state stuprate, verranno uccise.

Commento (appassionato)

Guardando il titolo e vedendo il cast, ci si potrebbe immaginare “Avere Vent’anni” come il classico filmetto all’italiana con le ben note protagoniste delle commediole osé che andavano tanto di moda tra gli anni Settanta e Ottanta. Ci si immagina già Lilli Carati denudata per il maresciallo di turno o Gloria Guida fare l’occhiolino al professore.

Scordatevelo. “Avere Vent’anni” non è una commedia sexy all’italiana.

Di sicuro, e su questo non ci piove, sono molte, moltissime le scene di nudo, di sesso (mai mostrato esplicitamente) e di rapporti saffici tra le due bellissime protagoniste e i ragazzi che incontreranno sul loro cammino, ma il punto di forza del film di Di Leo è il fatto di avere una trama, di raccontare una storia e di raccontarla bene, fino all’estremo finale.

Il film fu molto criticato e soprattutto molto censurato: oltre alle scene di nudo, è infarcito di un linguaggio volgare e culmina con un finale tra i più violenti visti nel cinema tricolore.

Ma andiamo per gradi. La storia mostra in modo molto chiaro tutta quella serie di contraddizioni emerse nella tardiva ondata di contestazione che era ormai agli sgoccioli in Italia, soppiantata dall’era dei durissimi anni di piombo.

Le protagoniste Tia e Lina sono l’emblema del desiderio, spesso fin troppo forzato, dell’emancipazione. Soprattutto Tina, con il suo carattere chiassoso, non perde occasione di definirsi giovane, bella e incazzata, ma si capisce benissimo che la sua voglia di indipendenza è solo una ribellione giovanile, senza un vero scopo se non quello di infrangere ad ogni costo le regole e di libertà di costumi. Più riservata e meno appariscente Lia, che sembra quasi gettata in un mondo al quale pian piano si abitua ma che in realtà non è il suo.

Questa loro ribellione così frivola si scontra subito con lo spirito di un movimento (quello del Sessantotto) oramai sulla via del tramonto e i cui ultimi strascichi sono solo un’estremizzazione e un riproposizione patetica di slogan ormai passati. Il movimento è ormai svuotato della sua essenza e ciò che è rimasto è solo un velo di apparenze e di retorica.

Ne è un ottimo esempio la Comune nella quale finiscono le due ragazze. Quello non è più il luogo dove si discute di un cambiamento della società, dove si crea una nuova dialettica politica e dove si sperimenta la libertà sessuale e la l’uso di nuove sostanze: ormai è diventato un covo di drogati senza un perché, “governato” dal Nazariota, poco più che una macchietta che cerca in ogni modo di raccimolare soldi, chiedendo addirittura una “retta”, segno che il movimento ormai ha esaurito il suo slancio e che per tirare avanti deve scendere a patti con quel sistema borghese che rappresentava uno dei suoi nemici. I personaggi che si ritrovano nella comune sono ragazzi anonimi, perennemente in coma, e i pochi che interagiscono con le due ragazze sono un ottimo esempio di come i tempi siano cambiati: Riccetto si comporta come un infiltrato, sempre pronto a criticare tutto e, in fin dei conti, è semplicemente uno spiantato, in cerca di un posto dove dormire; Rico, dopo aver passato giorni in catalessi, non prova mai ad esprimere una sensazione o un pensiero; l’unica che sembra avere una parvenza di civiltà è Patrizia, ragazza madre che ha scelto la comune solo per avere un luogo in cui stare; la sua affiliazione ai presunti ideali della compagnia è di fatti poco più che formale e anche lei si dimostra essere solo il fantasma di un movimento che ormai ha cessato di esistere.

Lo stesso Nazariota, a colloquio con la polizia noterà con un po’ di nostalgia, che i tempi sono cambiati, che la Comune non è più il luogo che era anni prima ma è diventato solo un ritrovo per vagabondi che arrivano, si fermano un po’ e se ne vanno senza più lasciare traccia. Il suo stesso nome, Nazariota, pare la fusione tra Nazareno (cioè Gesù) e Iscariota (cioè Giuda) come ad indicare che il profeta che forse un tempo era stato, ha ormai lasciato il posto ad un uomo che deve per necessità confrontarsi con i tempi e scendere a compromessi, tradendo i suoi ideali.

Il fatto che si capisca dal suo dialogo con le autorità che egli è in qualche modo d’accordo con loro (gli lasciano mano libera per le sue attività a patto che non entri in gioco la politica e la droga) la dice lunga su come gli ideali siano stati oramai sacrificati e su come la contestazione sia ormai scesa a patti con la società che criticava, fallendo, nei fatti, nei suoi propositi.

Tina tra le due protagoniste è quella probabilmente meno “ideologica”: ciò che le interessa è vivere a modo suo, noncurante di ciò che le sta intorno; si dà ai piccoli furti e la sua unica priorità è il sesso; è sempre pronta a fare la spaccona e a stuzzicare pesantemente ma in fondo in fondo è semplicemente una ragazza sola e spaventata con una maschera di determinazione. Vedremo nel finale come rimarrà spaventata da una semplice camminata in un boschetto. Questo perché ha ben chiaro come il sistema “funziona”. Non ha paura dei ragazzi e non ha paura dell’autorità perché sa bene che in un modo o nell’altro non rischia e ci sarà sempre il modo di farla franca. E’ invece terrorizzata da ciò che non conosce, da quelle persone che non sono suoi coetanei e che non sono tutori della giustizia, è spaventata dagli uomini che incontra alla trattoria e la sua paura sarà più che giustificata.

Alla fine pagherà carissimo il suo continuo desiderio di provocare e di stuzzicare; in un terribile ed esagerato contrappasso verrà punita: come dirà l’uomo in giacca e cravatta, capo della banda di stupratori, voleva solo attizzare, ma non voleva uomini, e adesso la pagherà.

La figura di Lia è molto diversa da quella di Tina. Lei in realtà, come l’amica, non ha particolari interessi politici o ideologici, ma non ha neanche voglia di mostrare il contrario o farsi vedere indipendente ed emancipata. Si intuisce giù dal suo primo dialogo con Tina: anche lei si definisce giovane e bella, ma solo un po’ incazzata, e lo dice pure con poca convinzione, come se si sentisse costretta a dirlo solo per emulare l’amica.

Lei non mostra mai particolari desideri sessuali o voglia di strafare e sottrarsi alle regole; anche lei in fondo è spaventata e ciò che cerca è un’amica sincera che la possa difendere e con la quale vivere una vita tranquilla. Non a caso l’unica scena nella quale la vediamo lasciarsi andare è quando propone un rapporto lesbo a Tina e si capisce come lo faccia non tanto per desiderio sessuale, quanto per amare e sentirsi amata e protetta.

Un altro ruolo importante è quello del commissario Zamboni: in lui c’è tutta quella voglia matta e disperata di trovare un colpevole, di farsi bello nei confronti dei superiori e di sgominare qualche ipotetica banda di spacciatori. Il suo personaggio però fa quasi compassione: si fa forte e strepitante di fronte a dei ragazzi la cui unica colpa era quella di fumare, nessuna politica, nessuno spaccio di droga, per poi diventare piccolo piccolo di fronte ai suoi superiori davanti ai quali tiene pose ed espressioni di un bambino sgridato dalla mamma. La sua è una caccia alle streghe e come tale si basa su presupposti senza grosse fondamenta: rimarrà addirittura sopraffatto dalla tranquillità del mimo Arguinas, reputandolo un adepto di una setta finanziata dalla CIA per lo spionaggio e quindi incolpevole del suo comportamento.

Profetico anche lo scambio di battute tra lui e Rico: il giovane, di sicuro di buona famiglia e di buona istruzione si fa beffe del commissario in modo signorile, apostrofandolo come “mafioso” e svela ciò che era già apparso chiaro dal colloquio tra Zamboni e il Nazariota: ormai il “potere” è marcio e agisce solo nei confronti di poveri ragazzi senza minimamente toccare coloro che davvero fomentano i disordini perché colluso con loro. Il commissario accusa il ragazzo di parlare con un linguaggio che ormai ha fatto il suo tempo, di essere “in ritardo ideologico”, e di tutta risposta Rico gli dice che lui è in “anticipo” preannunciando profeticamente il tragico corso della società italiana negli anni di piombo, vissuti tra i sospetti, spesso fondati, della stretta interdipendenza tra potere e sovversione.

“Avere Vent’anni” seppure sia innegabile che a farla da padrona sia l’alto tasso erotico è quindi più un’opera di denuncia sociale e di sicuro uno dei più riusciti pur senza appartenere a quel genere poliziottesco che negli anni Settanta dipingerà alcune di quelle situazioni che caratterizzeranno la società italiana del decennio.

Scena imperdibile

La scena finale, decisamente un calcio nello stomaco. Il passaggio in cui vediamo Tina, tra le urla strazianti sue e di Lia, messa a testa in giù e stuprata con un ramo, pur non mostrando sangue, è una delle più forti del panorama cinematografico italiano, degna di un rape and revenge. I fotogrammi finali, nei quali vediamo i corpi nudi ed esanimi delle due ragazze con il sottofondo musicale “Avere Vent’anni” interpretata proprio da Gloria Guida, fa venire un nodo allo stomaco: la canzone che aveva accompagnato le scorribande delle due è quella che fa da sfondo alla loro morte; l’ossimoro che si crea è fortissimo.

Citazioni

Io sono giovane, bella e incazzata.

‘Ste puttane, hanno fatto tutta quella moina lì nella trattoria, e ora si possono soddisfare come vogliono. Ma tutta quella moina sapete che voleva dire? Che non volevano maschi, che ci disprezzavano! E ora ce la facciamo vedere noi.

In definitiva

E’ un film decisamente da vedere. Fortunatamente il cinema di Di Leo è stato rivalutato e il regista riabilitato. Non lasciatevi trarre in inganno dalle protagoniste; sotto la loro pelle nuda la storia è intensa.

Valutazione

Regia 8
 Trama 6
Recitazione 5
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 7
Voto complessivo 6.6
Annunci

3 thoughts on “#57. Avere Vent’anni (1978)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...