#58. Videodrome (1983)


Videodrome

Videodrome è un film del 1983 di David Cronenberg. Come in altre sue opere, la storia truota attorno al tema della mutazione e delll’interazione uomo-tecnologia, analizzandone gli aspetti più terribili. Videodrome è l’ottavo film del regista, guru del body horror, il sesto ad ampia distribuzione partendo da “Il Demone Sotto la Pelle” del 1975. Protagonista del film è James Woods la cui carriera decollò dopo questo ruolo fino ad arrivare all’apice in “C’era una Volta in America” (1984) di Sergio Leone.

Anno: CDN 1983

Regia: David Cronenberg

Sceneggiatura: David Cronenberg

Cast: James Woods, Sonja Smits, Deborah Harry, Leslie Carlson, Jack Creley, Peter Dvorsky, Lynne Gorman

Durata: 1987

Trama

Max Renn è proprietario della Civic TV, che trasmette su Canale 83 perlopiù contenuti per adulti.

Un giorno il suo amico Harlan lo informa di aver intercettato una trasmissione pirata molto realistica dove si vedono violenze e torture. Inizialmente Harlan pensa che il segnale venga dalla Malesia, ma poi scopre che viene dagli Stati Uniti, di preciso da Pittsburgh.

Ad un talk show, Max conosce Nicky e inizia una relazione con lei, pur rimanendo turbato dalle tendenze masochistiche della donna, scoperte mentre sono alla visione di una delle trasmissioni pirata chiamata Videodrome, tanto intense da convincerla a recarsi a Pittsburgh per poter entrarne a far parte.

Max è ossessionato da Videodrome e ritiene che dietro ci sia la mano del professor O’Blivion, uno strano individuio che non appare mai in pubblico e affida tutti i suoi interventi a registrazioni video. La figlia di O’Blivion gestisce la “Chiesa Catodica” e, recatovisi, Max viene a sapere che in realtà il professore è morto da più di un anno e tutti i suoi interventi sono stati registrati nell’ultimo periodo di vita. Egli è stato vittima proprio del segnale di Videodrome che causa un tumore al cervello negli spettatori e fortissime allucinazioni. Max riflette e si accorge di averle avute dal primo giorno nel quale ha guardato il video.

Le allucinazioni si fanno sempre più intense: in una addirittura vede il suo corpo aprirsi e inghiottire la sua pistola. Max viene quindi contattato da Barry Convex, proprietario di una ditta di ottica che vuole registrare le sue allucinazioni per tentare di trovare una cura agli effetti di Videodrome.

Max però scopre ciò che sta dietro al video: Convex ne è l’ideatore e Harlan, suo complice, ha mostrato a Max il video di proposito per attirarlo nella trappola. Videodrome è stato concepito per “acchiappare” tutte le persone deviate e ucciderle con il suo segnale per purificare il mondo dalle persone indesiderate. Convex decide quindi di impiantare a Max una videocassetta nel torace che contiene ordini precisi: uccidere i soci e consegnargli Canale 83 per poter diffondere Videodrome. Max quindi si reca nel suo ufficio, tira fuori la pistola che si fonde con la sua mano e inizia ad uccidere. E’ quindi il turno di Bianca O’Blivion che si aspettava un epilogo del genere e non si fa cogliere impreparata, mostrando a Max il video dell’uccisione di Nicky; quindi lo “riprogramma” ordinandogli di uccidere Harlan, che fredda nel suo ufficio, e Convex, che uccide con proiettili che gli causano estesi tumori mentre si trova ad una presentazione di nuovi prodotti. Terminato il lavoro, Max si nasconde in una stanza dove il televisore acceso proietta l’immagine di Nicky che gli dà l’ordine finale. Per liberarsi dalla vecchia carne e distruggere Videodrome deve fare ciò che appare sullo schermo, cioè suicidarsi. Appena il video termina, provocando l’esplosione della TV, Max si alza e, puntato il grilletto alla tempia, spara, uccidendosi.

Commento (appassionato)

Il film è densissimo di significati sebbene in alcune parti sia surreale e complicato. Come da prassi nel cinema di Cronenberg la sua narrazione segue un preciso filo conduttore film dopo film, tanto che per apprezzare appieno il suo lavoro occorrerebbe guardare in ordine cronologico tutta la sua filmografia.

Analizzando il film come un’opera indipendente dagli altri è facile comprendere che tutto si riduce ad una feroce critica non solo dei media ma anche delle persone che ne sono coinvolte.

Max Renn dirige una TV spazzatura con pochi spettatori, che trasmette di notte contenuti scadenti: da questo punto di vista lui è già il vero cancro della società, disposto a svendere pornografia per gli esili guadagni che gli derivano. Per questo è la vittima ideale di Videodrome, rivolto soprattutto a coloro che non apprezzano la TV intelligente e cambiano canale in cerca di spettacoli sordidi.

Videodrome rappresenta quindi lo scadimento del costume televisivo, un format di bassissimo livello dato in pasto ad un pubblico ottuso ormai schiavo della televisione e stanco dei contenuti classici, con la voglia di trasgredire. Il tumore provocato dalla visione è la perfetta allegoria del rimbecillimento causato nelle menti degli spettatori di oggi (la metafora era applicabile alla perfezione del 1983, figuriamoci nel 2015…). L’idea di Convex è quella di un’eliminazione fisica causata dalla trasmissione e traslata nella realtà identifica un’eliminazione su base culturale: tutti coloro che amano la TV spazzatura continuino pure a guardarla, il loro cervello si friggerà al punto tale da farli diventare della marionette senza nessuna capacità cognitiva e prede di chiunque li voglia “programmare”.

Mentre in teoria dovrebbero essere salvaguardati coloro che cercano di estirpare la stupidità dalla televisione (come Convex) e condannati tutti coloro cha la inondano di spazzatura (come Renn), nella pratica, nel film si assiste ad un completo ribaltamento di ruoli, con Max Renn che ricopre la parte (più o meno) del buono contro il cattivo Convex.

Stando così i fatti, l’unica figura che può ritenersi “pura” è quella di Bianca O’Blivion che lotta per la difesa della televisione contro l’invasione di programmi scadenti, dei quali Videodrome è l’emblema.

Suo padre, il professor O’Blivion, in alcune delle sue registrazione vaticina ciò che sarebbe diventata la TV nel futuro e le sue previsioni sono purtroppo confermate.

Secondo lui la televisione è ormai diventata la realtà e la realtà è la televisione: tutto esiste solo in quanto esiste in TV e la realtà che ci circonda non è nulla se non una percezione della realtà. In queste sue affermazioni si svela il messaggio più profondo del film e quello più squisitamente filosofico. In un messaggio attuali trent’anni fa come oggi, viene candidamente affermato che la realtà è ormai qualcosa neppure lontanamente comparabile alla VERA realtà. Ciò che vediamo alla TV è l’unica cosa che conta e siamo portati quasi a credere di più a ciò che ci viene detto che a ciò che vediamo. Quante volte, specialmente negli ultimi anni, siamo stati indotti a credere in una storia perché così ci è stata proposta dalla TV, quante guerre, quanti eventi sono stati possibili in virtù del supporto di un’opinione pubblica indottrinata a dovere dalla televisione.

Anni fa, durante la visione di un documentario (del quale purtroppo c’erano solo alcuni spunti interessanti da salvare) ebbi l’occasione di ascoltare le confessioni di un cosiddetto “killer economico”, uno di quei personaggi che stanno dietro ai tanti scossoni politico-economici che hanno luogo in paesi del secondo o terzo mondo; ebbene una cosa mi rimase impressa che si sposa alla perfezione con una delle chiavi di lettura di Videodrome. Si parlava delle rivoluzioni e di come queste siano presentate all’opinione pubblica e si diceva grosso modo che non è importante chi fa la rivoluzione o se l’ideologia che vuole diffondere sia giusta o sbagliata, il successo dipende tutto dal “marketing”, dalla pubblicità che viene fatta. Si diceva che se vuoi influenzare l’opinione pubblica, puoi comprare qualche migliaio di manifestanti, metterli in una piazza con slogan ad effetto, riprendereli e trasmetterli in TV facendoli passare come l’intera nazione. Questo arriva allo spettatore finale, una finta verità filtrata tra le tante maglie di coloro che su quella verità vigliono ricamare.

Ciò che la TV dice, per noi, è un distillato della verità pertanto siamo portati a credervi ciecamente e, infine, ci riduciamo a fare tutto ciò che la TV ci dice: questa è in effetti l’anima della pubblicità, pubblicità che sta alla base della diffusione della TV. Ci vestiamo come ci dice la TV, ci comportiamo come ci dice la TV e alla fine agiamo come ci dice la TV. Nel film vediamo infatti Max che viene “programmato” con una videocassetta: è ormai diventato un videoregistratore umano, un antenna in grado di ricevere il segnale e ritrasmetterlo, di interpretarlo e portarlo a compimento.

La TV si trasforma così nella più potente arma in mano a chi detiene il potere, per guidare le azioni e i comportamenti delle masse, per far passare il loro messaggio e la loro versione della verità.

Il messaggio televisivo, ad ogni modo, viene sempre visto come un qualcosa di “distante”, proprio perché non si può toccare con mano e perché appare semplicemente su di un freddo schermo; questo spiega la proliferazione di Videodrome e dei suoi contenuti. Lo spettatore di basso libello è stanco dei soliti programmi, è annoiato e l’unica cosa che lo può destare è qualcosa che gli provochi forti emozioni: sesso e violenza, le due emozioni più forti che si possano provare e proprio sesso e violenza stanno alla base di emittenti come Civic TV e di Videodrome.

Le tematiche care a Cronenberg della fusione uomo-tecnologia, con tutti i lati oscuri che ne possono derivare e della modificazione del corpo sono qui fusi insieme: l’uomo diventa solo un contenitore di informazioni deviate, rappresentate dai tumori che Videodrome provoca. Il corpo di Max abbandona le leggi della fisica, si squarcia, inghiottisce e rigurgita oggetti, si fonde con gli oggetti stessi; tutto il mondo smette di obbedire alla fisica, le videocassette sembrano pulsare come un cuore, la televisione, in una delle immagini più note del film diventa un’arma carica, lo schermo si flette fino ad assumere la forma di una mano armata, pronta a sparare i suoi proiettili carichi di spazzatura per menti di basso livello.

Il finale del film è surreale e fantastico. Max è stato riprogrammato da Bianca O’Blivion per uccidersi, perché questo è l’unico modo possibile per fermare le allucinazioni e per bloccare Videodrome. Se così non fosse Max continuerebbe ad essere schiavo della trasmissione e a diffonderne il messaggio. Egli in un’ultima allucinazione rivede Nicky che gli ordina a mezzo video ciò che deve fare. Ancora una volta, Max è costretto a fare ciò che la televisione gli dice, ma questa volta è l’ultima. Da lì in avanti la realtà (e non la sua interpretazione) cesserà davvero di esistere e con lei morirà anche il tumore-Videodrome. Sarà un ricominciare dall’anno zero, una nuova realtà, una “nuova carne” prenderà avvio; come nell’immagine biblica del Verbo che si è fatto Carne, sarà una nuova divinità a governare, ma non ci è dato sapere se sarà migliore o peggiore di quella vecchia.

Ma dopo tutto ciò che è stato detto la domanda è: doveva Max dar retta al messaggio televisivo e uccidersi? Poteva risparmiarsi la vita ora che era stato riprogrammato? Poteva lasciarsi morire per il tumore provocato da Videodrome? E soprattutto, Videodrome crea davvero tumori o solo allucinazioni e tutta la storia è solo un delirio lisergico del protagonista?

Scena imperdibile

Assolutamente la scena finale, surreale ma fantastica, nella quale Max “legge” il proprio futuro in TV, con la TV che per l’ultima volta si rivela essere l’esempio da seguire. Infatti appena finisce la trasmissione, il protagonista farà esattamente ciò che ha visto fare, dandosi la morte con un colpo alla tempia, comportamento estremo di una persona ridotta ormai a mera interprete degli ordini del tubo catodico.

Citazioni

La televisione è la realtà e che la realtà è meno della televisione

Lei ora è un assassino per Videodrome, la possono programmare, la usano come un videoregistratore, possono farle fare quello che vogliono!

Morte a Videodrome. Gloria e vita alla nuova carne!

In definitiva

Un film che non deve assolutamente mancare nella videoteca personale di tutti. E’ un film fantascientifico ma fonde scene horror e critica sociale. James Woods è in stato di grazie e la trama a tratti surreale trascina lo spettatore fino allo spettacolare finale. Assolutamente da non perdere.

Valutazione

Regia 8
 Trama 9
Recitazione 8
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 9
Voto complessivo 8.6
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5 thoughts on “#58. Videodrome (1983)

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