#70. Rabid – Sete di Sangue (1977)


Rabid - Sete di Sangue

Rabid – Sete di Sangue, conosciuto anche con il titolo originale di Rabid, è una film del 1977 di David Cronenberg. E’ il suo secondo lungometraggio tra quelli che godettero di un’ampia distribuzione dopo “Il Demone Sotto la Pelle” del 1975. Contiene alcuni delle tematiche care al regista come la mutazione del corpo, approfondite anche nella filmografia successiva. Protagonista della pellicola è Marylin Chambers, famosa per il suo ruolo in uno dei primi film pornografici ad avere un una distribuzione ufficiale, “Dietro la Porta Verde” del 1972 dei fratelli Mitchell.

Titolo Originale: Rabid

Anno: CDN 1972

Regia: David Cronenberg

Sceneggiatura: David Cronenberg

Cast: Marylin Chambers, Frank Moore, Joe Silver, Howard Rhysphan, Patricia Gage, Susan Roman, Ronald Mlodzik

Durata: 91 minuti

Trama

Rose ha un grave incidente in moto con il suo ragazzo Hart e viene ricorverata in una clinica nella quale il dottor Keloid può finalmente sperimentare la nuova tecnologia del trapianto di pelle.

La donna si risveglia mesi dopo in preda a incubi e viene tranquillizzata da un infermiere; all’improvviso però lo assale in un abbraccio mortale che lo lascia quasi dissanguato; i medici lo controllano e notano due fori nel fianco che non sembrano riuscire a rimarginarsi.

Rose nottetempo scappa dalla clinica e si rifugia in una stalla dove prima addenta una mucca, quindi assale un contadino succhiando anche a lui il sangue. La donna sembra in seguito rinsavire e telefona ad Hart, implorando il suo aiuto.

Rose torna alla clinica ma è di nuovo preda del suo istinto e assale il dottor Keloid succhiandogli il sangue con un’escrescenza che ha sotto l’ascella. La ragazza assale anche una delle infermiere, quindi scappa di nuovo e dopo aver fatto l’autostop (e aver fatto ulteriori vittime) si rifugia a casa della sorella alla quale non racconda nulla; ogni volta che sente la necessità di sangue trova una scusa ed esce di casa per assalire nuove vittime, tra le quali un uomo conosciuto in un cinema.

Hart prova a raggiungere la clinica ma trova un impressionante cordone di polizia allertata dalle morti in città e costretta a dichiarare lo stato d’emergenza per una presunta epidemia di rabbia.

Una sera Rose, assetata di sangue, arriva ad assalire la sorella proprio mentre sopraggiunge Hart che capisce che tutta l’epidemia è partita da lei. Sconvolta scappa e decide di verificare le affermazioni di Hart: si rifugia in casa di uno sconosciuto e lo morde aspettando per vedere se compaiono i sintomi, quindi telefono a Hart e lo informa della sua decisione; mentre è al telefono l’uomo, ormai infettato si rivolta contro Rose uccidendola.

Nel finale apocalittico del film vediamo i sopravvissuti che accatastano i morti nei camion della spazzatura e tra questi vediamo anche il corpo senza vita di Rose.

Commento (appassionato)

“Rabid”, come il suo predecessore “Il Demone Sotto la Pelle” e come le pellicole che seguiranno come “The Brood – La Covata Malefica” (1979), “Videodrome” (1983) e “La Mosca” (1986) contiene già le tematica che farà di Cronenberg iniziatore e maestro del body horror: la morbosa passione per la carne e le sue modificazioni e il lato terribile della scienza e del progresso.

Il film è una sorta di rivisitazione e reinterpretazione del vampirismo, uno dei classici della cinematografia horror, ma in salsa Cronenberg. Il vampirismo di “Rabid” ha delle conseguenze che sono richiamani il comportamento degli zombi di Romero e la diffusione del conseguente morbo richiama i contagi di massa tipici di quelli che saranno i film post-apocalittici a sfondo biohazard del terzo millennio tra i quali cito come esempio “28 Giorni Dopo” (2002) di Danny Boyle e in qualche modo anche “Io Sono Leggenda” (2007) di Francis Lawrence, remake di “1975: Occhi Bianchi sul Pianeta Terra” (1971) di Boris Sagal.

Questa volta però il vampirismo viene estrapolato dal suo classico ambito religioso e decontestualizzato, dalla sua tradizionale atmosfera gotico-aristocratica ed è inserito in un contesto moderno nella quale la patologia non discende dalla lotta tra bene e male, tra satanico e divino ma è frutto della sperimentazione scientifica. Del progresso è quindi mostrato, come in larghissima parte dell’opera di Cronenberg, l’aspetto negativo: la sperimentazione, la voglia di sfidare la natura si dimostra sempre foriero di conseguenze nefaste che non riescono a bilanciare gli effetti positivi.

La carne viene ancora una volta dipinta come qualcosa di immondo, in grado di plasmarsi e adattarsi ad una nuova condizione e diventa mezzo di diffusione del morbo.

La morbosità infatti permea tutta la narrazione e ha un sordido connotato sessuale, in questo favorita dalla sensualità della protagonista (di sicuro “aiutata” in questo suo ruolo dalla pregressa esperienza nel cinema hard): l’atto di succhiare il sangue si unisce ad un piacere erotico e vediamo Rose quasi provare una sorta di piacere orgasmico dopo aver vampirizzato la propria vittima, peraltro con una posa molto simile all’atto sessuale, diversamente da quanto si era visto nel cinema vampiresco degli anni precedenti.

La sessualità nel film è rappresentata, oltre che nelle scene nelle quali la protagonista appare seminuda o con un vedo-non vedo un po’ spinto, anche dalla nuova capacità del suo corpo: la sorta di tentacolo appuntito che la donna usa per succhiare il sangue esce da un orifizio che ricorda vagamente una vagina.

La trama è godibile e il film è interessante e coinvolgente fino al finale che, nonostante mostri la protagonista morta e gettata in un camion dei rifiuti come fosse un appestato manzoniano portato via dai monatti, rimane comunque aperto e non ci dice nulla del destino della città, ormai in preda ad un esteso contagio.

Il film venne girato con un budget di meno di 300mila $ e all’uscita la critica si divise (come da tradizione per i film di Cronenberg), nonostante in molti apprezzarono l’impegno profuso dalla protagonista Marylin Chambers che proveniva da un genere decisamente differente, che impressionò lo stesso regista che non la conosceva per le sue precedenti e disinibite interpretazioni.

Scena imperdibile

Oltre alla scena finale, che rivela la diffusione dell’epidemia alla città ed oltre, con l’inquadratura che si sofferma sul corpo esanime di Rose, mi sento di citare la scena della prima vittima della “rabbia”, quando in ospedale Rose (in una scena che rivela le sue interessanti forme) assale l’infermiere e mostra la sua nuova abilità, con il disgustoso “tentacolo” appuntito che utilizza per mietere vittime.

Citazioni

Mi serve qualcosa con cui tagliare, Roxanne. Sì, sì mi servono le forbici ora!

Quello che intendo dire è molto semplice. Anche se non sarà gradito dai suoi ascoltatori, sparare a vista sui contagiati.

In definitiva

Un film estremamente godibile e coinvolgente, consigliato anche ai non amanti di Cronenberg e imprescindibile per coloro che invece desiderano avere una visione d’insieme della sua opera.

Valutazione

Regia 7
 Trama 7
Recitazione 7
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 8
Voto complessivo 7.4

Valutazione

Regia 7
 Trama 8
Recitazione 7
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 8
Voto complessivo 7.8
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