#71. Naboer (2005)


Naboer

Naboer, conosciuto anche con il titolo internazionale di Next Door è un film del 2005 di Pål Sletaune. E’ un thriller psicologico con scene forti e per questo ricevette un “vietato ai minori” in Norvegia (fino ad allora riservato solo a 4 film). Considerando il ristretto mercato norvegese e le limitazioni imposte dalla censura il film ottenne un discreto riscontro tra il pubblico e fu acclamato dalla critica come uno dei migliori film degli ultimi anni.

Anno: NOR 2005

Regia: Pål Sletaune

Sceneggiatura: Pål Sletaune

Cast: Kristoffer Joner, Cecilie Mosli, Julia Schacht, Anna Bache-Wiig

Durata: 75 minuti

Trama

John è un ragazzo come tanti che è appena stato lasciato dalla ragazza Ingrid. Un giorno mentre rincasa viene intercettato dalla vicina di casa Anne che gli chiede aiuto per svolgere alcuni lavori pesanti in casa. Nell’appartamento conosce anche la sensuale sorella di lei, Kim. Le due iniziano a fare domande personali a John e dimostrano di sapere molto sulla relazione tra John e Ingrid. Le due ragazze riescono a trattenere John nell’appartamento che poco a poco si trasforma in un labirinto di porte e corridoi. Kim prova a sedurre John che non cede alle avances, fin quando la ragazza non racconta una storia spinta di sesso. I due fanno sesso ma il comportamento bizzarro di Kim li porta a schiaffeggiarsi pesantemente.

Il giorno dopo John torna in casa delle ragazze per verificare la situazione: Kim è ancora piena di lividi, mentre Anne sta seducendo un uomo con la stessa storia che il giorno prima Kim ha raccontato a John. L’uomo è in realtà Åke, nuovo fidanzato di Ingrid che accusa John di aver picchiato e ustionato volontariamente Ingrid, portandola di fatto a troncare la relazione con lui.

John si accorge di essere finito in un mondo strano e spaventoso, del quale non riesce a controllare gli eventi e dal quale non trova via d’uscita. Finalmente Anne e Åke rivelano a John una porta che lo risporta nel suo appartamento e quindi alla realtà.

Un amico di John, Peter, bussa alla sua porta; John apre ma è in evidente stato confusionale e dal suo appartamento si intravede un incredibile disordine e si sente uno strano odore. John chiede all’amico se vede di fianco al suo appartamento quello delle vicine la Peter gli dice che non c’è nulla perché a quel piano vive da solo. John, spaventato si barrica in casa e va in camera da letto, dove prima di addormentarsi parla con Ingrid; ma la donna è in realtà morta e John si addormenta abbracciato al suo cadavere.

Commento (appassionato)

E’ un vero peccato che “Naboer” non sia stato distribuito in Italia perché è uno degli esempi migliori di thriller psicologico degli ultimi anni (…e noi siamo sempre a sfornare commediole fatte con lo stampino e cinepanettoni, mah…).

La vicenda e il modo in cui è raccontata strizza l’occhio in maniera fin troppo evidente al cinema di Polanski (in particolare “L’Inquilino del Terzo Piano” del 1976 e “Repulsione” del 1965) pur senza togliere pathos al film. Favorito da un minutaggio estremamente abbordabile, non ci sono mai momenti morti e il fatto che il racconto sia volutamente spezzettato e dato in pasto allo spettatore boccone dopo boccone costringe a concentrarsi per ricostruire la storia nella sua interezza.

L’appartamento delle vicine di John, che siamo indotti a credere siano davvero le ragazze della porta accanto, si rivela essere un labirinto colmo di situazioni allucinanti e a conti fatti una chiara metafora della sua psiche. Il trauma che ha subito dopo la rottura con Ingrid che sulle prime sembra tutto sommato sia stato assorbito abbastanza bene, ha in realtà lasciato in John una ferita profondissima dalla quale non riesce a guarire.

Nel suo viaggio delirante all’interno del labirinto nel quale si trasforma l’appartamento di Anne e Kim, John affronta una sorta di percorso interiore, una specie di purgatorio dantesco che lo porta, alla fine della vicenda, di nuovo sulla terra ma in attesa di un inferno non più psicologico ma decisamente fisico.

John è portato a rivivere ed affrontare tutti i momenti chiave che hanno fatto naufragare il rapporto con la ex fidanzata: dopo il tradimento di Ingrid (o prima, non ci è dato sapere quale sia la corretta sequenza temporale) lui reagisce versandole del caffè bollente sul braccio provocandole un ustione seria; quanto l’atto sia involontario (come la coppia si auto convince che sia) o provocato, sta allo spettatore deciderlo; poi dopo un lungo periodo di incomprensione sessuale, John e Ingrid hanno un violento rapporto sessuale, scatenato dalla confessione della donna (anche questa vera o falsa?) di una trasgressiva relazione con tre uomini contemporaneamente che lei afferma sia avvenuta in Grecia o simile (vediamo in casa di John una foto della fidanzata scattata al mare, probabilmente proprio durante quella vacanza).

Ma dopo questi eventi la relazione sembra essere tornata ad un punto morto e Ingrid decide di lasciare John per Åke, dando così la scintilla che innesca la violenta reazione del ragazzo che arriverà ad ucciderla.

Ma la sua follia non termina qui; conscio probabilmente della gravità della situazione, John si sente perduto e riesce per un po’ a nascondere la cosa agli altri, portando la vicenda alle estreme conseguenze: nell’ultima scena lo vediamo infatti, completamente impazzito, dormire accanto al cadavere di Ingrid, della quale sente ancora risuonare il suono della voce.

Delle due vicine, Kim rappresenta, nella dimensione parallela nella quale finisce John, l’ex fidanzata Ingrid, le sue provocazioni sono le provocazioni di Ingrid nei confronti dello spento John, così come il racconto dell’incontro trasgressivo avuto in passato ricalca per filo e per segno il racconto che scatena la sessualità violenta e repressa di John. Ma Kim non è solo trasgressione, è paura, la paura che Ingrid ha provato dopo essere stata picchiata, resa dalla sua ossessione verso la chiusura ermetica della porta di casa. Anne invece è una figura ambigua, sorta di personificazione della coscienza di John che inizia a farsi strada e a comprendere la drammaticità delle azioni commesse.

Åke oltre a rappresentare (ovviamente) se stesso è una sorta di vox populi, che mette in guardia John: gli confessa che non è lì per giudicare ma lo assale ricordandogli che pagherà per ciò che ha fatto ad Ingrid.

Solo nel finale del film, dopo un lunghissimo delirio allucinato, dopo aver completamente ripercorso tutti gli avvenimenti che lo hanno portato ad essere ciò che è ora, John si ritrova nel suo appartamento e riceve la visita dell’amico Peter che lo riallaccia alla realtà: Anne e Kim non sono mai esistite, ma è tutto vero ciò che è accaduto in loro compagnia, ovviamente traslato nel mondo reale: John si barrica in casa ma capiamo benissimo che non passerà molto finchè tutti scopriranno l’orrenda verità che cela nella propria camera da letto.

In fondo “Naboer” è un film sull’espiazione, sull’analisi del senso di colpa, fatto di immagini a volte forti che devono provocare shock nel protagonista, devono essere uno schiaffo per la sua coscienza: solo così potrà realmente comprendere ciò che ha fatto e finalmente prepararsi ad affrontare un mondo che lo condannerà.

Scena imperdibile

La scena finale che svela il punto di arrivo della follia di John, anche se devo dire che il momento durante il quale un’eccitatissima (ed eccitante) Kim racconta la storia della mini orgia a John non mi ha lasciato del tutto infìdifferente.

Citazioni

You know that I would never hurt you in any way, right? I would neverdo anything to hurt you. Not deliberately.

In definitiva

Film davvero molto bello e ben riuscito. Un thriller psicologico interessante che analizza la psiche e i segreti di un uomo che affronta la separazione dalla fidanzata. Peccato che, come tutti i film interessati, non sia stato distribuito in Italia.

Valutazione

Regia 7
 Trama 8
Recitazione 7
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 7
Voto complessivo 7.2
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