#76. Baba Yaga (1973)


Baba Yaga

Baba Yaga è un film del 1973 di Corrado Farina. Trae liberamente spunto dal fumetto “Valentina” di Guido Crepax e dal personaggio del folklore slavo della strega Baba Jaga. Protagonisti della pellicola sono Carroll Baker che a cavallo degli anni ’70 collaborò molto con Umberto Lenzi (“Orgasmo” e “Così Dolce, Così Perversa” del 1969, “Parnaoia” del 1970 e “Il Coltello di Ghiaccio” del 1972), Isabelle de Funes, George Eastman (“Cani Arrabbiati” del 1974 di Mario Bava, “Antropophagus”, “Le Notti Erotiche dei Morti Viventi”, e “Porno Holocaust”, tutti del 1980 di Joe D’Amato) e Edy Galleani (“5 Bambole per la Luna d’Agosto” del 1970 di Mario Bava, “Una Lucertola con la Pelle di Donna” del 1971 di Lucio Fulci, “Emanuelle Nera – Orient Reportage” del 1976 di Joe D’Amato).

Anno: ITA 1973

Regia: Corrado Farina

Sceneggiatura: Corrado Farina

Cast: Carroll Baker, George Eastman, Isabelle de Funes, Ely Galleani, Angela Covello, Michele Mirabella, Franco Battiato

Durata: 91 minuti

Trama

Valentina Rosselli è una fotografa d’arte e attualità che vive e frequenta la Milano dei primi anni Settanta.

Una sera mentre fa ritorno a casa, viene quasi investita da una lussuosa auto guidata da una signora distinta e particolare di nome Baba Yaga che sembra conoscere tutto di lei e che le offre un passaggio. Prima di lasciarla le prende un gancio del reggicalze promettendole di restituirlo il giorno dopo.

Valentina, invitata dalla donna a fotografie le anticaglie della sua casa diroccata, scopre che nel pavimento della sala c’è un buco che sembra non aver fondo. Baba Yaga le dice di non preoccuparsene e le regala una strana bambola di nome Annette che ha il potere di lanciare dardi appuntiti ogni volta che Valentina scatta una foto, sotto forma di una sensuale donna in abbigliamento succinto.

Valentina è preoccupata dalle strane coincidenze e non capisce immediatamente il legame tra gli scatti e gli improvvisi malori delle persone che fotografa; ne parla con l’amico e amante Arno Treves, fotografo dilettante che arrotonda girando spot pubblicitari.

Un giorno dopo una momentaneo black-out, una delle ragazze fotografate da Valentina si sente male. Alla fotografa viene l’intuizione di sviluppare i negativi e vede l’immagine di una ragazza, vestita come la bambola che  pugnala con un dardo la malcapitata vittima.

Valentina va allora a casa di Baba Yaga e pretende spiegazioni e la strega le rivela che è ormai in suo potere e che se segue i suoi ordini avrà denaro e potere. Valentina rifiuta ma è comunque ammaliata e sotto una sorta di incantesimo, quindi acconsente senza fiatare a farsi incatenare da Annette e farsi frustare in un crescendo sadomasochistico di fronte agli occhi di Baba Yaga.

Arno, non trovando Valentina a casa, va all’indirizzo che legge su un appunto lasciato sul tavolo e raggiunge la casa di Baba Yaga. Si addentra nei sinistri e bui corridoi in cerca della ragazza ma viene aggredito da Annette; riesce però a dileguarsi e colpendola con un bastone. Istantaneamente annette ritorna ad essere una bambola e perde la testa. Baba Yaga è disperata e cade nella buca della sala, una sorta di inferno.

Nello stesso momento la polizia fa irruzione in casa e, non credendo alle storie di Arno e Valentina, spiega ai ragazzi che la casa è disabitata da anni. Nessuno sembra conoscere Baba Yaga.

Commento (appassionato)

Di solito mi considero un tipo che cerca di trovare un po’ in ogni film una sua particolarità, un suo punto favorevole e qualcosa di interessante che lo distingua dagli altri. Sono anche molto affascinato dai film che di primo impatto sembrano incomprensibile, criptici o troppo cervellotici perché mi piace poter dare una mia definizione del senso della trama.

Ma sinceramente trovare qualcosa di stuzzicante in “Baba Yaga” è praticamente impossibile, nonostante sia un film abbastanza unico nel suo genere nel panorama italiano del decennio e non solo. Il personaggio principale trae spunto (o meglio dovrebbe trarre spunto) da una strega del folklore slavo, a volte benevola, a volte malevola, con una serie di caratteristiche che nel film non si vedono neppure di striscio.

Ma voglio partire dalle cose positive, conscio di potermela cavare con poco. La parte indubbiamente più interessante è l’atmosfera abbinata alla fotografia firmata da Aiace Parolin. La narrazione è liberamente ispirata alla serie “Valentina” di Guido Crepax e lo sfondo è la Milano post-sessantottina, ancora impregnata di attivismo di sinistra, con marcatissime venature pop e lampi di fotografia onirica in bianco e nero. Altro aspetto positivo è una certa artisticità da fotoromanzo di alcuni dei tantissimi nudi presenti nel film. Sono molti i richiami alla controcultura di quegli anni: in alcune scene si vedono gli scritti di Marx, i romanzi di Kafka e vediamo Valentina ed Arno assistere ad una retrospettiva sul cinema espressionista tedesco dove viene proiettato “Il Golem” (1915) di Wegener e Galeen.

Per il resto si rasenta il nulla assoluto: la sceneggiatura, firmata dello stesso Farina è confusa, senza senso e mischia, senza amalgamarle, tematiche thriller, horror, erotiche e fantasy tanto che è praticamente impossibile ascrivere il film ad un singolo genere; la storia non si regge minimamente in piedi, non c’è una trama e la narrazione sembra procedere ondivaga verso una critica sociale, una storia di streghe, un film erotico e un minimo accenno sadomasochistico nella scena della “tortura” a Valentina.

Tutto ciò che Farina mette sul fuoco rimane crudo: ci sono molte scene di nudo ma non si sente una forte carica erotica; c’è una strega, Baba Yaga, ma la sua presenza, oltre a turbare il sonno di Valentina, non contribuisce in modo decisivo alla storia e la sua scomparsa nel nulla finale lascia lo spettatore con un grandissimo punto interrogativo; praticamente assenti le scene spaventose, sebbene alcuni categorizzino la pellicola come horror.

A ben vedere non si capisce neppure l’utilità del ruolo della strega, che non muove in modo decisivo gli eventi, ma è una sorta di accessorio alla storia. Se è poco chiaro il ruolo di una delle protagoniste figuriamoci se si capisce quello del mitologico George Eastman, qui alle prese con un opinabile cadenza veneta.

Un merito che però va dato a Farina è quello di non stancare particolarmente lo spettatore nonostante l’assenza si un senso a tutta la narrazione. Le atmosfere glamour e qualche nudo qua e là fanno sì che lo spettatore si interessi della vicenda anche e soprattutto perché minuto dopo minuto spera che accada qualcosa; quando poi è chiaro che non succederà nulla il film giunge praticamente alla fine, quindi non si fa a tempo ad annoiarsi troppo.

A margine del commento, una piccola dissertazione sulle travagliate vicende legate all’uscita del film. La Censura, intervenendo direttamente sul negativo, tagliò quasi dieci minuti di pellicola, contenenti alcune scene di nudo integrale della Baker e di Isabelle de Funes, un onirico match di boxe e la scena iniziale rappresentate una messinscena di uno “scontro” tra esercito americano e alcuni indiani. E’ un peccato perché la giovane indiana che appare nella primissima scena sarebbe stata una delle protagoniste più sensuali dell’intera pellicola (diciamolo Isabelle de Funes nei panni di Valentina sembra un manico di scopa).

Scene imperdibile

La scena del sogno erotico di Valentina, sdraiata in casa di Baba Yaga che, mentre si masturba, vede immagini erotiche e molto “pop“ di fotografie in bianco e nero, venendo interrotta sul più bello da Baba Yaga stessa.

Per il suo politically incorrect (d’altronde siamo nel 1973) da notare anche la scena dello spot che vede protagonista Michele Mirabella e lo slogan: “Il nuovo detersivo ad azione istantanea che in pochi secondi rimuove ogni traccia di nero”.

Citazioni

Ma paura di cosa, porco mondo! Incontri una vecchia lesbica, a una tua amica le viene mal di testa e tu subito credi al sortilegio!

In definitiva

Poteva essere un piccolo gioiello se solo fosse stato più criptico o comunque un buon film se fosse stato più chiaro e con una trama più definita. Farina però questa volta ha sbagliato il tiro. Non ci siamo.

Valutazione

Regia 5
 Trama 4
Recitazione 4
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 3
Voto complessivo 3.8
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2 thoughts on “#76. Baba Yaga (1973)

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