#84. Margin Call (2011)


Margin Call

Margin Call è un film del 2011 di J.C. Chandor. Il titolo trae spunto dalla pratica finanziaria molto in voga negli anni Venti che fu una delle concause al crollo di Wall Street del 1929. Ambientato durante la recente crisi economica, vede come protagonisti nomi di spicco come Kevin Spacey (“I Soliti Sospetti” del 1995 di Bryan Singer e “American Beauty” del 1999 di Sam Mendes), Jeremy Irons (“Il Mistero Von Bulow” del 1990 di Barbet Schroeder e “Die Hard – Duri a Morire” del 1995 di John McTiernan), Paul Bettany (“Il Codice da Vinci” del 2006 di Ron Howard), Zachary Quinto (“Star Trek” del 2009 di J.J. Abrams) e Simon Baker (“The Mentalist”).

Anno: USA 2011

Regia: J.C. Chandor

Sceneggiatura: J.C. Chandor

Cast: Kevin Spacey, Jeremy Irons, Paul Bettany, Zachary Quinto, Simo Baker, Demi Moore, Stanley Tucci

Durata: 107 minuti

101 Parole di Trama (no spoiler)

Il film è ambientato in una banca d’investimento durante la crisi a cavallo del 2010, durante la notte. Peter Sullivan imbeccato dal suo mentore Eric Dale, appena licenziato, scopre che la compagnia risulta incredibilmente esposta  e possiede titoli, legati ai mutui subprime che, se non smaltiti, potrebbero farla fallire e con lei tutto il delicatissimo sistema finanziario. Tra la ricerca dello scomparso Eric Dale, l’intervento del dirigente Jared Cohen e del Presidente della banca in persona, John Tuld, si scontrano mondi diversi e diversi modi di affrontare quella che sai presenta come la crisi che potrebbe mettere fine al capitalismo moderno.

Commento (appassionato)

Dopo “Wall Street” di Oliver Stone del 1987, autentica pietra miliare del genere, pochi altri film sono stati in grado di dipingere al meglio il mondo della finanza. Margin Call è uno di questi.

Pur non entrando nel dettaglio dell’accuratezza o meno di tutti i termini tecnici utilizzati nella narrazione (che , ad ogni modo, per quanto ho potuto controllare risultano esatti) il film tratteggia, prendendola come paradigma della situazione nella quale hanno versato altre imprese in questi anni, una giornata in una grande società  finanziaria alle prese con la crisi dei mutui subprime del 2008.

La narrazione si svolge nell’arco di 24 ore e gli eventi clou avvengono in 12 ore soltanto e vengono esposti dal punti di vista interno della compagnia, tralasciando il “dopo”, ovvero le conseguenze che le decisioni prese avranno sulla gente.

Pur se non in modo estremamente dettagliato (e questo è un pregio, visto che il mondo della finanza è tutt’altro che semplice) Chandor ci mostra come un tracollo venga percepito in modo differente dai protagonisti, ognuno con un suo background e ognuno con le proprie priorità.

Vediamo Peter, colui che ha reso noto alla società il dissesto imminente, spaventato ma quasi compiaciuto dell’ottimo lavoro svolto; ligio al dovere ma ancora con così poca esperienza da non comprendere forse ciò che sta per accadere; vediamo Jared dei piani alti, un “killer” come è stato definito che pur in fibrillazione è l’unico a dare una possibile soluzione al problema, con la risolutezza di chi lo ha compreso davvero; vediamo John, il direttore che rappresenta la parte “politica” della compagnia il quale non si fa scrupoli ad agire solo in funzione di un preciso tornaconto sacrificando senza pentimento l’etica professionale.

L’unico personaggio dalla navigata esperienza che emerge come positivo, seppur con tutte le riserve del caso, è Sam: egli sa che non può abbandonare tutto, sa di essere in un mondo che nel tempo è diventato sempre più competitivo e spregiudicato, sa anche che dovrà mandare giù dei bocconi avvelenati, ma è l’unico che prova a porsi qualche problema etico. Ha paura delle sue azioni, sa che ciò che sta per succedere diffonderà un cancro incurabile su tutti i mercati ma, come spesso ripete, è al 100% al servizio della società e suo malgrado dovrà sottostare a tutte le direttive. E’ vero, è probabilmente un personaggio senza carattere e troppo servile, ma è l’unico che riesce ad avere un punto di vista “umano” e non finanziario della vicenda. D’altronde l’alta finanza non è un luogo dove poter prendere decisioni avventate o dettate dalla compassione ma un ambiente dove spesso occorre fare buon viso a cattivo gioco e compiere scelte complicate, anche contro gli interessi della comunità.

Quello che emerge da questa storia (e che forse rappresenta anche realisticamente ciò che accade nel mondo reale) è che molte compagnie oggi sono arrivante ad un livello così avanzato nel maneggiare strumenti finanziari complessi, che forse neanche sanno cosa davvero hanno per le mani con il risultato di entrare nel panico se si prova a fermarsi un attimo e ragionare su ciò che si sta facendo. In più punti vediamo alcuni dirigenti rimanere perplessi di fronte alle scoperte di Peter perché semplicemente non capiscono un’acca dei programmi utilizzati per tracciare un solco da seguire per la società. E in moti punti possiamo anche arrivare ad intuire da dove derivino i corposi emolumenti che ricevono in dote  alcune figure nell’ambito della finanza. Come dire, a volte il peso di alcune decisioni è davvero grande e può essere “alleviato” solo con i dollari.

Il film nel complesso riscosse in buon successo con 19,5 milioni di incasso a fronte dei 3,5 milioni di costi di produzione; ottima la scelta del cast: ognuno dei protagonisti sembra ritagliato appositamente sull’attore che lo interpreta: Kevin Spacey nei panni di “caporeparto” afflitto dai dubbi, Simon Baker nei panni del superiore risoluto e soprattutto Jeremy Irons, strepitoso nella parte dello spregiudicato capo dei capi con la sua superba mimica facciale.

Scena imperdibile

Il dialogo finale tra Kevin Spacey e Jeremy Irons, dove si scontrano la totale fedeltà al “sistema”dell’uno  e il desiderio di normalità dell’altro. Come afferma il personaggio di Irons, tutto è solo un illusione, è un sistema nel quale la crisi e il tonfo sono ineliminabili e occorre mettersi in testa che sempre ci saranno persone che finiranno in disgrazia e sempre il mondo continuerà a girare come se niente fosse.

Citazioni

Ricordatevi di questo giorno, ragazzi: sarà un bagno di sangue

Ci sono tre modi per andare avanti in questo campo: essere i primi, essere i più in gamba o imbrogliare

In definitiva

Un film decisamente piacevole, soprattutto per quei (pochi) che trovano intrigante il mondo dell’alta finanza. Non possiamo certo affermare che sia un documentario sul come si sia arrivati alla crisi economica che ci sta investendo ma offre spunti interessanti per comprendere alcune dinamiche. Consigliatissimo

Valutazione

Regia 7
 Trama 7
Recitazione 7
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 8
Voto complessivo 7.4

 

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One thought on “#84. Margin Call (2011)

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