#85. Hostel (2005)


Hostel

Hostel è un film di Eli Roth del 2005. E’ il primo capitolo della trilogia completata da “Hostel: Part II” sempre di Eli Roth del 2007 e “Hostel: Part III” di Scott Spiegel del 2011 ed è il secondo film del regista dopo il successo di “Cabin Fever” del 2002. Nonostante sia stato prodotto l’anno successivo rispetto a “Saw – L’Enigmista” di James Wan con il quale condivide il genere, Hostel è il primo film ad essere stato etichettato come Torture Porn.

Anno: USA 2005

Regia: Eli Roth

Sceneggiatura: Eli Roth

Soggetto: Eli Roth

Cast: Jay Hernandez, Derek Richardson, Eythor Gudjonsson, Barbara Nedeljakova, Jana Kaderabkova

Durata: 90 minuti

101 Parole di Trama (no spoiler)

Josh e Paxton girano l’Europa assieme all’islandese Oli, conosciuto in viaggio e approdano in Slovacchia, eccitati dall’idea del turismo sessuale. Qui trovano alloggio in un ostello e una sera vengono adescati da due provocanti e disinibite ragazze del posto, Natalya e Svetlana che fanno loro compagnia durante la notte. Al loro risveglio Oli è sparito e le ragazze sembrano comportarsi in modo strano e sospettoso. I due ragazzi rimanenti si mettono sulle trace dell’amico ma la sera successiva, dopo essere stato drogati in discoteca, il loro soggiorno che doveva essere all’insegna del divertimento li metterà a rischio della loro stessa sopravvivenza.

Commento (appassionato)

Da buon iniziatore di un nuovo filone dell’horror o meglio re iniziatore, dal momento che di elementi di torture ne è pieno il cinema horror, specie negli anni ’70, Hostel in qualche modo dovrebbe “codificare” il genere. Se si interpreta alla lettera la dicitura “torture porn” potremmo dire che questo film ha tutte le carte in regola per essere la pietra miliare del genere, dal momento che abbina scene di torture a scene di nudità, almeno per la prima parte del film; tuttavia sono più a mio agio nel definire Hostel una sorta di embrione che ha portato a stilare i dettami veri e propri del genere che vedranno nella saga iniziata con “Saw – L’Enigmista” (2004) di James Wan e nell’horror francese del terzo millennio (con il quartetto di film “A l’Interieur” del 2007 di Alexandre Bustillo e Julien Maury, “Alta Tensione” del 2004 di Alexandre Aja, “Martyrs” del 2008 di Pascal Laugier e “Frontieres” del 2008 di Xavier Gens) gli esempi più celebri e riusciti.

In Hostel infatti, pur vedendosi moltissime scene raccapriccianti, forse Roth non ha saputo o non ha voluto osare troppo; tutta la seconda parte del film, che si apre appunto con le scene gore è occupata dalla fuga di Paxton e da una tensione derivante dalle scene prettamente horror, si passa ad una tensione più thriller, determinata dalla paura dello spettatore che lo stesso Paxton venga catturato e rinchiuso in cella. Da questo punto di vista va certamente spezzata una lancia in favore di Roth.

La scelta di ambientare la vicenda nell’est europeo ha dato non pochi grattacapi alla produzione: le autorità slovacche infatti protestarono vivacemente per il modo in cui era stato dipinto il paese come un arretratissimo paese del quarto mondo in mano alla criminalità, anche minorile e con la sicurezza civica pari a zero. Roth si difese asserendo che quella era una rappresentazione di quanto ignorante fosse l’americano medio (ma io aggiungerei anche molti europei e italiani medi) nel considerare una parte di mondo conosciuta più per il turismo sessuale e per la guerra fredda più che per altro. Tolto questo resta eccezionale la scelta del paese di Český Krumlov e la pittoresca fotografia che lo mostra in tutta la sua bellezza.

Se devo davvero rimproverare Roth lo farei per il semplice fatto che ha condannato a morte per primo il mitico Oli, l’unico personaggio del film; la scelta ad esempio di rendere Paxton l’unico superstite la trovo discutibile, visto che è un personaggio che, a mio parere, non è azzeccato nel suo ruolo.

Scena imperdibile

Tra la turpitudine (si potrà dire turpitudine?) delle mille scene splatter quella che impressiona di più e quella della tortura di Kana la quale viene sfigurata con la fiamma ossidrica (con un disgustoso omaggio a Lucio Fulci di “Luca il Contrabbandiere”).

E poi ovvio, non è che le due tipe nude all’inizio del film non siano un belvedere…

Citazioni

Io ho guadagnato parecchio con te, perciò sei tu la mia puttana!

In definitiva

A livello di splatter non c’è che dire, Hostel mantiene le promesse. E’ però semplice impressionare lo spettatore con scene gore, meno facile è costruirci attorno una trama un po’ più spessa. Ad ogni modo, nonostante la semplicità della storia il film va visto in quanto uno dei pezzi più importanti della produzione horror dei primi anni del nuovo millennio.

Valutazione

Regia 8
 Trama 7
Recitazione 7
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 8
Voto complessivo 7.6
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One thought on “#85. Hostel (2005)

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