#86. The Alley Tramp (1966)


The Alley Tramp

The Alley Tramp è un film del 1966 di Herschell Gordon Lewis, qui accreditato come Armand Parys, autentica icona dell’exploitation classica. I protagonisti della vicenda sono attori amatoriali, dei quali Julia Ames prenderà parte ad altri due film, sempre di Lewis, “Blast-Off Girls” del 1967 e “Just for the Hell of it” del 1968, stessi film ai quali parteciperà anche Steve White. Solo nella prima pellicola invece ritroveremo Ann Heath.

Anno: USA 1966

Regia: Herschell Gordon Lewis (accreditato come Armand Parys)

Sceneggiatura: Paul Gordone

Soggetto: Jean Michel

Cast: Julia Ames, Jean Lamee, Lisa Bourdon, Merie Delmonde, Steve White, Ann Heath, Jacque Sette

Durata: 69 minuti

101 Parole di Trama (no spoiler)

L’adolescente Marie Barker una sera scopre i propri genitori Fred e Lily mentre, ubriachi, fanno sesso e ciò scatena in lei il desiderio di trasgressione. Inizia con il marinare la scuola, diventa insofferente, si veste in modo sempre più provocante, poi seduce il cugino Phil, quindi inizia una serie di scappatelle con estranei che, in un intricata serie di delusioni, rivalità, sospetti e ricatti, si intrecceranno con la burrascosa vita sentimentale della madre, casalinga frustrata e rifiutata e del padre, assiduo lavoratore che non perde occasione di tradire e alzare la voce. Ma il gioco di Marie si spinge troppo oltre…

Commento (appassionato)

Siamo in presenza di un guru dell’exploitation classica, in particolare della sexploitation come Herschell Gordon Lewis, quindi dimenticatevi le trame contorte, i dialoghi profondi e le sceneggiature ridondanti. “The Alley Tramp” è un film dannatamente essenziale che vive sulle corna che i protagonisti si fanno reciprocamente con altrettanti amanti di passaggio.

Va da se che la storia, come i personaggi, non hanno spessore, ma questo in effetti è una delle caratteristiche chiave del genere: lo sfruttamento di una particolare tematica, senza fronzolo alcuno, con l’unica intenzione di tirare il pubblico nelle sale (come da stessa candida ammissione di Lewis) attirandolo con qualche nudità e quale scena piccante.

La pochezza di mezzi è assolutamente evidente dal casting di attori dilettanti che non perdono occasione di rimarcare la propria amatorialità davanti alla cinepresa con una recitazione da oratorio, nonché dalla scelta delle inquadrature (camera fissa in un punto, pochissimi stacchi e al massimo qualche zoom, peraltro molto tremolante), pellicola in bianco e nero girata in tre giorni e durata di poco superiore ai 60 minuti, come da classico B-movie (ma i primi B-movie, quelli veri).

Se le protagoniste non sono in forma a livello recitativo, quanto meno non sono da buttare quando si spogliano, anche perché immagino siano state scritturate proprio per quello. Le scene di nudità sono ricorrenti, anche se si ha l’impressione che le nudità frontali complete siano più una sorta di “errore” nell’inquadratura più che una scelta vera e propria, come se l’idea fosse quella di non mostrare troppo, ma per varie esigenze (leggi telecamera fissa), non fosse possibile oscurare lati A e lati B mentre le protagoniste escono dalla vasca o si rigirano nel letto.

All’interno della “storia” si sente alla grande l’atmosfera che si respirava in quegli anni: siamo nel 1966, tempi di contestazioni giovanili, di nuove mode, di libertà sessuale di alcool e di droghe (le quali tuttavia non appaiono esplicitamente). La protagonista Marie, dopo aver beccato i genitori ubriachi a darci dentro, viene come liberata dalle ultime catene che ancora la legano alla sua condizione di ragazzina per diventare una lussuriosa stronzetta che approfitta di ogni situazione per gettarsi tra le braccia di qualcuno (che puntualmente se la fa). È lei la alley tramp del titolo, che può essere approssimativamente tradotto “la vagabonda del vicolo” o con l’espressione un po’ forte “puttana del vicolo” e rielaborato come “donna da marciapiede”: insomma, ad ogni modo lo si rigiri sempre tr**a rimane.

Nel film nessuno si salva se non forse il povero cugino Phil, che sembra sinceramente innamorato della cugina (che poi è terza cugina, quindi praticamente manco sua parente) ma si vede rifiutato e cornificato alla luce del giorno. Cornuto e pure mazziato, tanto che la sua disinibita cuginetta finisce per chiamarlo una volta accortasi di essere incinta per svuotare il conto in banca sul quale il povero ragazzo stava accumulando i risparmi per comprarsi un’auto.

Pessima la figura della madre, sessualmente insignificante per il marito, capace di fare sesso con lei solo da ubriaco, repressa e perennemente zittita appena apre bocca, che trova soddisfazione nelle avventure extraconiugali con loschi individui (“al bancone del bar, pieni di whisky e margaritas” come direbbe il buon Max Pezzali, che sembra fotografare alla perfezione il tipo scola-birre che ama pulirsi la bocca sulla manica della camicia, che schifo), salvo poi venire ricattata dalla figlia, desiderosa di rivaleggiare con lei in quanto a baldraccaggine. Pessima pure la figura del padre, che per farsi la moglie deve scolarsi tre martini e che sopprime la voglia di schiaffeggiare la consorte sbattendosi in allegria la segretaria.

Emblematica a proposito dei ripetuti tradimenti che si perpetrano la scena nelle quali vengono mostrate in rapida sequenza, tutte le scappatelle tra i protagonisti.

“The Alley Tramp”, non capolavoro, ma degno membro della sexploitation anni ’60, ovviamente non è mai uscito in Italia e lo si può trovare solo in inglese (non mi risulta l’esistenza di sottotitoli) all’interno dell’epica collana “Something Weird”, geniale calderone di filmati, piccoli film e brevi video di exploitation, peep-show, burlesque, tanto diffusi e “proibiti” nei drive-in americani degli anni ’50 e ’60.

Scena imperdibile

In una pellicola del genere non esistono scene imperdibili; al limite, trattandosi di tematiche a sfondo sessuale, si potrebbe solo notare le frequenti scene di nudo, comunque caste, che ci mostrano le protagoniste ma nulla più.

Citazioni

I want to do as I please! I’m not a baby! I’m a woman!

That’s the way you like it, baby!

In definitiva

Per gli amanti delle prime exploitation, quelle che erano B-movie da drive-in nel senso originale del termine e per gli estimatori della storia del cinema a tutto tondo, “The Alley Tramp” non può mancare, anche se la sua reperibilità non è grande. Se invece volete vedere un film con un po’ di recitazione e un po’ di piccante ripiegate su altro.

Valutazione

Regia 4
 Trama 3
Recitazione 3
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 4
Voto complessivo 3.6
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3 thoughts on “#86. The Alley Tramp (1966)

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