#89. Labbra di Lurido Blu (1975)


Labbra di Lurido Blu

Labbra di Lurido Blu è un film del 1975 di Giulio Petroni. Protagonisti della storia sono Lisa Gaston (in una delle sue ultime interpretazioni prima del lungo ritiro dalle scene), già interprete di ruoli ambigui e talvolta pruriginosi in “Grazie Zia” (1968) di Salvatore Samperi e “La Seduzione” (1973) si Fernando Di Leo, e Corrado Pani, famoso per il suo ruoli nello sceneggiato RAI “I Fratelli Karamàzov” (1969) di Sandro Bolchi. Il film rappresenta una delle ultime interpretazioni di Lisa Gastoni, prima del suo quasi trentennale ritiro dalle scene.

Anno: ITA 1975

Regia: Giulio Petroni

Sceneggiatura: Franco Bottari, Giulio Petroni

Soggetto: Giulio Petroni

Cast: Lisa Gastoni, Corrado Pani, Jeremy Kemp, Pino Caruso, Hélène Chanel, Silvano Tranquilli, Daniela Halbritter, Gino Santercole, Margareta Veroni

Durata: 120 minuti

101 Parole di Trama (no spoiler)

Le vite emotive di Elli e Marco Alessi sono entrambe segnate da traumi di gioventù: lei, innocente testimone della dissoluta vita amorosa dei genitori è diventata ninfomane, lui, traumatizzato da una forzata “iniziazione” sessuale, è introverso e omosessuale. Entrambi credono che il matrimonio possa dar loro la forza di superare questa condizione di “emarginati”, ma, dopo solo un anno, l’infelice convivenza si rivela una prigione. Quando, quasi contemporaneamente, appaiono l’”amico” di Marco, George Stevens, lo scrittore Davide Levi, e la giovane Laura, segretamente innamorata proprio di Marco, la fragile coppia sarà sconvolta e gli eventi prenderanno una piega del tutto inaspettata.

Commento (appassionato)

I traumi psicologici che attanagliano i protagonisti, rendendoli degli emarginati, sono lo stimolo per entrambi a cercare di cambiare in meglio la propria condizione: Marco vede nel matrimonio una sorta di “legittimazione sociale” e vi si aggrappa oltre ogni ragionevolezza, anche per l’”aiuto” che spera di trovare nella figura della moglie; Elli nel matrimonio cerca di celare la sua ninfomania ma deve costantemente arrendersi al desiderio e sfogare le sue pulsioni sessuali.

Sia a Marco che ad Elli viene gettata un’importante ancora di salvezza: George, il cui rapporto con il protagonista è (stato) molto più che platonico, cerca in ogni modo di allontanarlo dalla dissoluta moglie che non può che arrecargli sofferenze, costringendolo all’infelicità e alla costante gogna del tradimento; Davide prova un amore ricambiato da Elli che con lui per la prima volta riesce ad essere felice e a provare un sentimento sincero che la farà sorridere per la prima volta e provare una passione non più malsana quando farà con lui l’amore e non solo del sesso.

Entrambi però mancano questa occasione: Davide lascia il paese nel quale è considerato un reietto e vola dall’altra parte del mondo, Marco, avvinghiato inutilmente ad un matrimonio di copertura non ha il coraggio di rivivere il suo amore con George, né ha il minimo desiderio per Laura che, da sempre innamorata di lui, tenta di coronare il suo desiderio, anche sessualmente, finendo però uccisa, perché colpevole di aver cercato di “cambiarlo”; un compito che, nelle intenzioni dell’uomo, poteva essere svolto solamente da Elli e all’interno della convenzione sociale del matrimonio.

E’ emblematico che sia la morte che la vita possano essere viste come una liberazione e una condanna insieme per i protagonisti: Elli, rimasta sola, è costretta a vivere un’esistenza nella quale sarà per sempre etichettata come una donnaccia (più di una volta George la apostroferà come “cagna” e “vacca”), Marco, nella tragicità della morte, trova un sollievo estremo e l’unica via d’uscita alla sua condizione.

Si capisce che i temi trattati sono abbastanza scabrosi delicati. L’omosessualità di Marco, per come è impostata la storia, è fin tropo evidente, ma non viene mai menzionata esplicitamente, se non, una sola volta, da Elli, durate una discussione. E’ evidente in Marco una volontà di “redenzione” dalla sua condizione che, passabile in un film di oltre quarant’anni fa, sarebbe oggi inaccettabile. I tempi dell’affermazione dei diritti degli omosessuali erano ancora lontani a venire e forse non era ancora tempo di affrontare di petto temi del genere: forse anche per questo il film finì quasi nell’oblio fino alla riscoperta nel nuovo millennio.

L’erotismo che pervade la narrazione è sempre sussurrato, anche nelle scene nelle quali dovrebbe essere più esplicito e volgare e non viene mai mostrato nulla di troppo, tanto che definirlo un film (anche) erotico può essere un’esagerazione.

Lisa Gastoni, come al solito, è impeccabile e le sue doti recitative in personaggi complicati e dalla sessualità tormentata e talvolta deviata è assolutamente intatta; nei suoi occhi è evidente tutto il tormento di Elli, stretta tra la voglia di dar sfogo al suo desiderio e la vergogna che si porta dietro per i continui tradimenti. Stesso discorso anche per Corrado Pani, la cui recitazione volutamente moscia e svogliata si adatta alla perfezione al personaggio dello sconfitto Marco.

In una narrazione fluida una nota stonata (o quanto meno superflua) è la sottotrama del rapporto tra Alberto e Nora che sa molto di Andrea Roncato in cerca di donne disinibite. Più sottile invece la delirante scena iniziale dello stupro in quella che sembra una chiesa sconsacrata ad opera di strambi personaggi, orchestrati da George. La cornice infatti ad un primo sguardo sembra la stessa nella quale si celebrerà il matrimonio tra Marco ed Elli, quasi a suggerire allo spettatore che il matrimonio, nato sotto una cattiva stella, è solo una copertura.

Scena imperdibile

Il “confronto” finale tra Elli e George, che con il suicidio di Marco perdono una l’appiglio per una legittimazione sociale e l’altro l’amore di una vita. Emblematico il temporale, fulmineo e intensissimo che mette fine alla festa e parallelamente alla vita di Marco; una volta sfogatosi, lascia Elli e George soli e in solitudine.

Citazioni

Una donna che non sia stupida, presto o tardi incontra un rottame umano e prova a salvarlo; qualche volta vi riesce. Ma una donna che non sia una stupida presto o tardi trova un uomo sano e lo riduce a un rottame. Ci riesce sempre.

In definitiva

Un film che svolge il suo compito senza sfigurare. Non che sia un capolavoro della storia del cinema ma non è assolutamente da buttare.

Valutazione

Regia 7
 Trama 7
Recitazione 7
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 6
Voto complessivo 6.6
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One thought on “#89. Labbra di Lurido Blu (1975)

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