#91. Paranoia (1970)


Paranoia

Paranoia è un film del 1970 di Umberto Lenzi. È giallo che chiude la trilogia composta anche da “Orgasmo” (1969) e “Così Dolce, così Perversa” (1969) e anticipa di un anno una serie di cinque gialli, orientati più verso il thriller dopo la lezione argentiana, cioè “Un posto ideale per uccidere” (1971), “Sette Orchidee Macchiate di Rosso” (1972), “Il Coltello di Ghiaccio” (1972), “Spasmo” (1974) e “Gatti Rossi in un Labirinto di Vetro” (1975). Protagonisti del film sono Carroll Baker, feticcio di Lenzi nei già citati gialli “Orgasmo”, “Così Dolce, Così Perversa” e “Il Coltello di Ghiaccio” e interprete de “Il Dolce Corpo di Deborah” (1968) di Romolo Guerrieri, dove divide la scena con l’altro protagonista di “Paranoia”, Jean Sorel, apparso in moti film del periodo, tra i quali, “Una sull’Altra” (1969) di Lucio Fulci, “Una Lucertola con la Pelle di Donna” (1971) sempre di Lucio Fulci e “La Corta Notte delle Bambole di Vetro” (1972) di Aldo Lado.

Anno: ITA 1970

Regia: Umberto Lenzi

Sceneggiatura: Marcello Coscia, Rafael Romero Marchent, Marie Claire Solleville

Soggetto: Marcello Coscia, Rafael Romero Marchent

Cast: Carroll Baker, Jean Sorel, Luis Davila, Alberto Dalbes, Marina Coffa, Anna Proclemer

Durata: 94 minuti

101 Parole di trama (no spoiler)

Helene è una pilota di automobili e un giorno riceve un invito dal suo ex, Maurice, con il quale ha avuto un burrascoso passato. Arrivata in villa scopre che la lettera è stata scritta dalla moglie di lui, Constance, una donna più matura e molto ricca la quale confida ad Helene i suoi sospetti sulla fedeltà del marito. Le due passano da rivali ad essere complici quando Constance propone proprio ad Helene un piano per sbarazzarsi di Maurice, ma i fatti non vanno esattamente come previsto anche per l’arrivo della figliastra di Maurice, Susan, che porta con sé un grande segreto…

Commento (appassionato)

Dall’ultimo capitolo della trilogia gialla degli anni Sessanta, francamente ci si aspettava qual cosina di più. Lenzi non esce molto dal seminato e ricalca fedelmente gli schemi classici del giallo all’italiana, discostandosene, in parte, solo per un uso meno marcato della componente sensuale-erotica.

La storia vive sul triangolo Helene-Maurice-Constance in tutta la prima parte del film fino alla morte di Constance, alla quale subentra, come vertice del triangolo, la giovane Susan. Proprio la prima parte è la più lenta e si trascina in una caratterizzazione fin troppo pesante dei personaggi. L’uccisione di Constance è l’evento che scatena le diverse “alleanze” e i doppi giochi e fa veramente decollare la storia.

Helene si rivela il fulcro dei due triangoli dal momento che nella prima parte del film rappresenta l’amore passato, giovane e affascinante in contrasto con Constance che è solo un finto amore, anzi solamente un’opportunità economica, mentre nella seconda parte del film Helene si ritrova ad essere la più matura nella competizione con l’indipendente e più giovane Susan. In tutta la narrazione, quindi, lei è l’elemento “fuori tempo”, prima perché, nonostante esternamente si mostri combattuta e, anzi, indifferenze alle avances, in realtà desidererebbe riallacciare il rapporto con Maurice che ormai è sposato con Constance, poi perché si ritrova ad essere “di troppo” alla luce della relazione (o forse più scappatella) di Maurice con la figliastra Susan.

È Maurice quindi che, in ogni momento si trova in una posizione di forza, per il fatto che riesce comunque ad ottenere ciò che vuole con il suo fascino, mentre le sue “prede” sono sempre costrette a rincorrerlo.

Tutta la catena di eventi che conduce verso un finale lasciato volutamente aperto si dimostra troppo farraginosa e alcuni sembra proprio che necessitino troppe coincidenze favorevoli per accadere: un esempio su tutti quello che conduce alla morte di Helene: la sua folle corsa si ferma nell’unico punto della strada dove non è presente alcun guard-rail e Maurice arriva proprio nel momento giusto, come se sapesse alla perfezione il tempo impiegato dalla donna a percorrere tutta la strada.

A proposito del finale, allo spettatore viene lasciato il compito di decidere come proseguirà la storia: riuscira Maurice ancora una volta a farla franca o le prove schiaccianti sul cadavere di Constance metteranno fine alla sua bella vita e alla sua relazione con Susan?

Paranoia risente in parte del predecessore “Il Dolce Corpo di Deborah” che pure vede protagonisti Sorel e la Baker, dal momento che anche nel film di Lenzi i protagonisti sono rincorsi in qualche modo dai fantasmi di una relazione passata. In questo film, tra Sorel e la Baker vince la palma della miglior interpretazione la seconda alla quale sono riservati molte inquadrature che danno carica emotiva ai passaggi più importanti. E poi, diciamocelo, Sorel sarà pure un belloccio ma in quanto a espressività siamo un po’ sul monotematico.

L’ambientazione rivierasca, la fotografia fatta di molti primi piani e il volto da piacione di Sorel in molti passaggi rendono la narrazione una sorta di fotoromanzo a tinte pop e borghesi, facendo perdere di vista il cuore della storia; si aggiunga che (e questa è una cosa fastidiosa) la musica non cammina quais mai di pari passo con la storia, anzi, nei momenti clou, nei quali ci si dovrebbe aspettare un climax sonoro, la tensione viene completamente azzerata, contribuendo a distrarre lo spettatore da una trama già di per sé non così accattivante.

Piccola nota relativa al titolo del film: “Paranoia” fu tradotto in inglese con “A Quiet Placet o Kill”, che rimanda alla pellicola che Lenzi girerà l’anno successivo, “Un Posto Ideale per Uccidere”; se aggiungiamo il fatto che il titolo inglese del film precedente, “Orgasmo” fu reso nei paesi anglofoni come “Paranoia” si comprende il casino nell’attribuzione della trama al titolo corrispondente tra un ipotetico dialogo tra un parlante in italiano e uno in inglese.

Scena imperdibile

L’unica scena che presenti un po’ di vera tensione è quella nella quale i protagonisti si apprestano alla visione del filmato che potrebbe o meno smascherare l’uccisione di Constance. La tensione, in un gioco di sguardi incrociati tra Sorel e la Baker e una sapiente regia che stacca di frequente sulle espressioni dei diversi interpreti, sale rapidamente e si rompe, al culmine del climax, con l’urlo della Baker che “anticipa” il picco emotivo dello spettatore, ansioso e allo stesso tempo preoccupato per la proiezione del filmato.

Citazioni

I grandi amori sono protetti dal caso

In definitiva

Un giallo che, a differenza della potente auto di Helene-Carroll Baker, non riesce ad ingranare la marcia giusta e rimane sempre sotto la soglia della tensione. I protagonisti ci sarebbero ma la narrazione non coinvolge appieno. Dispiace dargli solo una piccola sufficienza.

Valutazione

Regia 6
 Trama 6
Recitazione 6
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 5
Voto complessivo 5.6
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4 thoughts on “#91. Paranoia (1970)

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