#93. Spasmo (1974)


Spasmo

Spasmo è un film di Umberto Lenzi del 1974. I protagonisti sono Robert Hoffmann, in una delle sue esperienze italiane, tra le quali “Femmine Insaziabili” (1969) di Alberto de Martino e “Ragazza Tutta Nuda Assassinata nel Parco” (1972) di Alfonso Brescia, Suzi Kendall già apparsa in “L’Uccello dalle Piume di Cristallo” (1970) di Dario Argento e “I Corpi Presentano Tracce di Violenza Carnale” (1973) di Sergio Martino e il navigato Ivan Rassimov, autentica icona del giallo all’italiana, apparso in pellicole cult dei migliori registi italiani degli anni Settanta come “Lo Strano Vizio della Signora Wardh” (1971), “Tutti i Colori del Buio” (1972) e “Il Tuo Vizio è una stanza Chiusa e Solo Io ne ho la Chiave” (1972) tutti di Sergio Martino, “Schock” (1977) di Mario Bava fino al cannibalico “Mangiati Vivi!” (1980) di Umberto Lenzi.

Anno: ITA 1974

Regia: Umberto Lenzi

Soggetto: Pino Boller

Sceneggiatura: Umberto Lenzi, Massimo Franciosa

Cast: Robert Hoffmann, Suzi Kendall, Ivan Rassimov, Adolfo Lastretti, Monica Monet, Guido Alberti

Durata: 95 minuti

101 Parole di trama (no spoiler)

Christian, azionista della società del fratello Fritz, rimasto orfano per la morte del padre, trova sulla spiaggia il corpo svenuto di Barbara, della quale si innamora. Quando i due si appartano in un motel, un assassino, che Christian ritiene inviato dal compagno di Barbara, Alex, fa irruzione tentando di ucciderlo che, dopo la colluttazione, spara due colpi. Inizia così la fuga dei due amanti, fino alla torre di un’amica di Barbara dove incontrano gli affittuari Clorinda e Malcom. Che sembrano a a Christian stranamente familiari. Dopo essere scampato al suo killer, ancora vivo, scoprirà che dovrà lottare contro un insospettabile rivale.

Commento (appassionato)

Umberto Lenzi è famoso per aver diretto a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, una serie di gialli, che potremmo dividere in due tranches: i primi tre, “Orgasmo” (1969), “Così Dolce…Così Perversa” (1969) e “Paranoia” (1970) più fedeli al giallo all’italiana classico, fatto di omicidi, intrighi e velato erotismo, e una sequela di altri cinque titoli che vanno da “Un Posto Ideale per Uccidere” (1971), passando per “Sette Orchidee Macchiate di Rosso” (1972), “Il Coltello di Ghiaccio” (1971) e “Spasmo” (1974) fino ad arrivare a “Gatti Rossi in un Labirinto di Vetro” (1974), dove il regista volta per volta abbandona alcuni temi classici, reinterpretando il genere sulla scia dell’enorme successo dei thrilling di Dario argento dei primissimi anni Settanta.

Di tutta la serie diretta da Umberto Lenzi, probabilmente Spasmo è l’opera più farraginosa e lenta allo stesso tempo, da una parte perché tutte le storie sembrano non intrecciarsi mai, rimanendo slegate fino alla parte finale e lenta perché la tensione stenta sempre a decollare, anche per la trama spesso inceppata.

Solamente nelle battute finali tutti i fili si riannodano e proprio il geniale finale con il suo inaspettato colpo di scena salva il film la un andamento piuttosto piatto.

E’ un giallo strano, si potrebbe dire quasi un giallo senza cadavere, dal momento che l’omicidio non si consuma nelle prime battute del film, come accade di solito, ma dopo quasi un’ora: la definizione dei personaggi, seppur fumosa, avviene prima degli omicidi stessi che si rivelano, a conti fatti, superflui almeno per ciò che riguarda il fulcro della narrazione, visto che il motore degli eventi ruota attorno alla malattia di cui soffre Christian.

A differenza del giallo classico, incentrato solitamente su tematiche più borghesi, come ricche eredità da spartire, tradimenti e invidie dalle quali muove la storia, innescata da una morte sospetta, il giallo-thriller “Spasmo” ha più punti di contatto con il thriller psicologico, per il suo impianto che privilegia la psiche all’azione, anche se il film è ben lontano dalla profondità di registi come Polanski, mostro sacro del genere.

Spasmo 2

Sebbene sarebbe sbagliato etichettare il film di Lenzi come psicologico anche se questo aspetto è, alla fine, fondamentale nel dipanarsi della storia: è così che si spiega l’incertezza che si respira in alcune battute, dove lo spettatore è quasi invitato a credere che il protagonista soffra di allucinazioni, è per via della malattia mentale di Christian che si capisce l’enigmatica presenza dei manichini che si vedono a tratti nel film ed infine è tutta una questione psichiatrica se lo stesso Christian si rivela essere un femminicida seriale.

Non c’è nessun motivo davvero scatenante nella storia e il comportamento dei due fratelli protagonisti è governato solamente dalle loro turbe mentali, non da un preciso disegno criminale o da un desiderio di vendetta.

Anche la decisione di Fritz di uccidere il fratello si scopre essere solamente una sorta di “difesa estrema”. La follia di Christian è già esplosa fuori dai confini della psiche e non c’è altro modo di fermarlo se non quello di ucciderlo: questa è la decisione finale del fratello Fritz, il cui desiderio di vendetta nei confronti delle donne è ancora tutto sommato latente e viene sfogato solamente su degli inermi manichini.

Nel film sono presenti in grande quantità primissimi piani sui protagonisti, quasi a voler indagare nella loro mente passando attraverso gli occhi: vediamo quelli profondi e grandi, quasi spaventati di Suzi Kendall, quelli glaciali di Monica Monet , ma soprattutto l’immagine quasi scioccante degli irreali occhi azzurri di Christian-bambino che tradiscono una ferocia e una crudeltà che quasi stentiamo a ritrovare nel Christian-adulto.

Spasmo 4

Scena imperdibile

Sotto ogni punto di vista la scena finale, che rivela i punti rimasti in sospeso del film, riannoda i fili e dà spiegazione dei comportamenti di Christian. Particolarmente ad effetto dopo aver compiuto il suo omicidio “virtuale” su una bambola, la disperazione di Fritz, quasi toccante. Anche lui è costretto, riluttante, a confrontarsi con i segni di una malattia che lo costringe a comportamenti deviati

Spasmo 5

Bellissima anche la trovata del filmino che Fritz guarda nel suo ufficio, quasi a constatare amaramente come la triste condizione del fratello sia, a ben vedere, esattamente come la sua.

Citazioni

Avevo visto giusto, sei una dolce puttana

La malattia di suo fratello Christian è ereditaria

In definitiva

Un film troppo statico e senza brio. Sarebbe sotto la sufficienza se non fosse riabilitato dal bellissimo finale che vale da solo la visione di un film altrimenti sotto la media.

Valutazione

Regia 6
Trama 6
Recitazione 5
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 4
Voto complessivo 5.0
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6 thoughts on “#93. Spasmo (1974)

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