#94. La Orca (1976)


La Orca

La Orca è un film del 1976 di Eriprando Visconti, nipote del ben più celebre Luchino. Protagonisti sono Rena Niehaus, che avrà il ruolo principale anche nel seguito del film e in “Nero Veneziano” (1977) di Ugo Liberatore e un giovane Michele Placido, che diventerà un’autentica icona del cinema italiano. In ruoli di supporto troviamo Flavio Bucci, reduce da “L’Ultimo Treno della Notte” (1975) di Aldo Lado, che avrà una parte anche in “Suspiria” (1977) di Dario Argento e Bruno Corazzari, già interprete de “Lo Strano Vizio della Signora Wardh” (1971) di Sergio Martino e “Sette di Orchidee Macchiate di Rosso” (1972) di Umberto Lenzi. Il film avrà un seguito l’anno successivo, “Oedipus Orca”.

Anno: ITA 1976

Regia: Eriprando Visconti

Sceneggiatura: Eriprando Visconti, Roberto Gandus

Soggetto: Eriprando Visconti, Roberto Gandus

Cast: Rena Niehaus, Michele Placido, Flavio Bucci, Bruno Corazzari, Vittorio Mezzogiorno

Durata: 90 minuti

101 Parole di trama (no spoiler)

Alice, studentessa di ricca famiglia, viene rapita  da una banda di sequestratori: Paolo, un giocatore di biliardo che è la mente, Gino, un riparatore di flipper e contrabbandiere di sigarette che si occupa solamente di eseguire gli ordini e Michele, ultimo anello della catena, un immigrato calabrese in ristrettezze economiche con un passato da pescatore. Alice viene detenuta in uno spoglio casolare e Michele ha il compito di tenerla sott’occhio notte e giorno. Se dapprima il loro rapporto è conflittuale, a poco a poco i due iniziano a socializzare. Ma la polizia, informata del rapimento si mette sulle tracce dei sequestratori.

Commento (appassionato)

“La Orca” è un film molto asciutto, figlio degli anni di piombo, di difficile categorizzazione (spazia dal thriller, al poliziesco, all’erotico) e narra del rapimento di una ricca ragazza borghese, da parte di tre rapitori quasi “improvvisati” figli di un proletariato povero. Dei tre il ruolo principale, nonostante la sua posizione di inferiorità rispetto agli altri due, è quello di Michele, il classico immigrato calabrese in cerca di fortuna nel ricco Veneto: proprio la sua posizione sociale è in netta antitesi con quella della ricca Alice, Il suo superiore rango la rende forte e indipendente e del tutto immune alle paure e ai dubbi che invece affliggono il suo carceriere, abbassatosi presto a fare da “galoppino” della malavita per racimolare qualche soldo.

In una situazione di prigionia e costretti a stare a contatto giorno e notte, tra Michele e Alice sviluppa un rapporto figlio di quella che è nota come Sindrome di Stoccolma anche se si intuisce che dei due l’unico sincero è Michele, veramente invaghito di Alice e a ben vedere per nulla contento di interpretare il ruolo di rapitore senza scrupoli. La ragazza invece appare freddamente consapevole dei propri mezzi e, pur di risparmiarsi un trattamento da bestia, seduce il suo rapitore e si concede a lui più di una volta, senza mostrare un minimo di pudore. Michele è inoltre l’unico che, nonostante il suo ruolo di semplice esecutore di ordini, si dimostra capace di una seppur minima critica: è lui l’unico che si chiede per chi stia lavorando e il perché del rapimento. Paolo, anche lui calato suo malgrado nel ruolo di rapitore, pensa più alla propria famiglia e a compiacere i capi, anche se una vera famiglia non ce l’ha, dal momento che la sua relazione è frutto di una passione extraconiugale. Gino si comporta invece da capo anche se capo non è, poiché lavora per una non meglio precisata “cupola” che sembra organizzare i rapimenti e spartire i “bottini”: per questo la sua presenza è esclusivamente funzionale alla riuscita del piano e nulla vieta ai “capi” di sostituirlo.

Quasi a dire che non importa chi sia a comandare, l’importante è che tutto rimanga com’è e che tutti continuino ad eseguire, senza la possibilità di nessuna critica.

Oltre ad una sorta di critica sociale tra nord e sud, tra ricchi e poveri, tra capi ed esecutori, “La Orca” è anche un confronto tra ingenuità e freddezza nei personaggi di Michele e Alice: quando vistosi ormai braccato, Michele implora Alice di stare dalla sua parte, in grazia dell’”amicizia” che è maturata, Alice prima lo fredda rimettendolo al proprio posto, cioè quello di un immigrato senza un soldo, ignorante e criminale e poi lo fredda con la pistola incautamente nascosta sotto il materasso.

La differenza tra i due è anche culturale: mentre Michele ascolta alla radio la partita della Juventus della quale è tifoso, trova nello zaino di Alice il libro Horcynus Orca di Stefano d’Arrigo (uscito solo un anno prima della realizzazione del film) che dà il titolo alla pellicola, segno di un dislivello culturale incolmabile tra i due.

Emblematico anche il comportamento delle forze dell’ordine, pronte a mettersi senza se e senza ma completamente dalla parte della ricca ragazza, un po’ per dovere, un po’ per calcolo politico, senza degnare Michele, che ai loro occhi non è altro che un bastardo, di un minimo di compassione: lo lasceranno morire, senza neanche provare a capire il perché del sequestro.

L’ambientazione spoglia e arida del desolato casolare, teatro della vicenda, si sposa alla perfezione con la trama molto scarna e con una sceneggiatura fatta di dialoghi sterili e poco profondi. Le scene erotiche, quasi al limite dell’hard (si veda la scena nella quale Michele masturba Alice, le varie scene di nudo e i rapporti tra i due) non possono che rendere onore all’interpretazione di Michele Placido e soprattutto di Rena Niehaus, a proprio agio anche nelle scene più spinte.

La Orca

Scena imperdibile

Per l’efferatezza con la quale è rappresentata, la scena della morte del “capo” non vedente della banda di sequestratori, lasciato solo dalla sua accompagnatrice, presumibilmente d’accordo con la polizia, che viene investito a tutta velocità e il cui corpo viene ulteriormente straziato e lasciato in mezzo ad una piazza deserta.

La Orca 2

Citazioni

Io non t’ho mai visto né conosciuto, non so neanche chi sei, hai capito? E toglimi questa catena dai piedi! Vigliacco, vigliacco, stronzo, idiota, bastardo e toglimi queste catene ho detto! Obbedisci avanti, morto di fame!

In definitiva

Un film che nonostante alcuni acuti degni di nota e le buone prove dei protagonisti resta un po’ asciutto. Forse da un regista dal cognome così pesante ci si poteva aspettare qualcosa di più ma tutto sommato contiene spunti interessanti.

Valutazione

Regia 6
Trama 5
Recitazione 5
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 4
Voto complessivo 4.8
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One thought on “#94. La Orca (1976)

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