#98. Shutter Island (2010)


Shutter Island

Shutter Island è un thriller psicologico del 2010 di Martin Scorsese basato sul romanzo “L’isola della paura” di Dennis Lehan. Protagonisti sono Mark Ruffalo e Leonardo di Caprio, autentico attore-feticcio del regista newyorkese che lo ha diretto anche in “Gangs of New York” (2002), “The Aviator” (2004), “The Departed” (2006)  e “The Wolf of Wall Street” (2013). Tra i non protagonisti spicca il nome del britannico di origini indiane Ben Kingsley, premio Oscar 1983 con “Gandhi” di Richard Attenborough che lavorerà ancora con Scorsese in “Hugo Cabret” (2011) e di Max Von Sydow, indimenticabile protagonista de “L’Esorcista” (1973) di William Friedkin.

Titolo originale: Shutter Island

Anno: USA 2010

Regia: Martin Scorsese

Sceneggiatura: Laeta Kalogridis

Soggetto: Dennis Lehane

Cast: Leonardo Di Caprio, Mark Ruffalo, Ben Kingsley, Max Von Sydow, Michelle Williams, Emily Mortimer,  Patricia Clarkson

Durata: 137 minuti

101 Parole di trama (no spoiler)

Gli agenti Teddy Daniels e Chuck Aule vengono inviati all’Ashecliff Hospital per indagare sulla scomparsa della paziente Rachel Solando, accusata di aver ucciso i suoi figli. Arrivati sull’isola devono affrontare le resistenze del direttore dell’istituto, John Cawley che tenta di dissuaderli. Una notte Teddy fa uno strano sogno dove rievoca la moglie Dolores Chanal, morta anni prima in un incendio che gli dice che Rachel è viva ed è sull’isola assieme ad Andrew Laeddis, il piromane che aveva appiccato il fuoco. Il soggiorno degli agenti si trasforma in un’allucinazione e Teddy inizierà a fare i conti con il suo oscuro passato.

Commento (appassionato)

Al pari di Inception, altro film che vede Leonardo di Caprio protagonista e che si concludeva con un grande punto interrogativo, anche Shutter Island lascia aperti alcuni dubbi, ingigantiti dall’ultima frase pronunciata dal protagonista: ”Cosa sarebbe peggio? Vivere da mostro o morire da uomo per bene?”.

Esistono alcuni filoni di pensiero differenti sul significato di questa affermazione di Edward Daniels (o Andrew Laeddis?) e questi hanno girato per un bel po’ nei miei pensieri, in un continuo conflitto senza vincitori: ancora oggi, ogni volta che rivedo Shutter Island finisco con un parere differente  e non riesco a trovare una tesi abbastanza solida da non essere smontata dai punti deboli di cui soffre. Quello che segue è un breve excursus di due tesi, di cui una, lo ammetto forse un po’ fantasiosa; ma siamo d’altronde in presenza di un film che basa il suo impianto narrativo sul sottile confine tra sanità mentale e follia, quindi penso sia lecito calcare un po’ la mano.

La prima teoria, quella che potrebbe sembrare la più ovvia è efficacemente riassunta dal Dott. Cawley che spiega ad un Edward Daniels furibondo e spaesato che il suo vero nome è in realtà Andrew Laeddis e che lui ha in realtà ucciso la moglie dopo che questa, in preda ad un terribile depressione, aveva ucciso i loro tre figli. Daniels non è mai stato quindi un agente dell’FBI, ma solo un padre di famiglia con profonde cicatrici derivate dagli orrori visti e sperimentati nella Grande Guerra, al seguito delle truppe americane entrate in una Germania ormai sconfitta che aveva lasciato dietro di sé tutte le prove del genocidio perpetrato. La mente dell’uomo, mai ripresosi dalla devastante vicenda familiare, aveva creato un complesso mondo di fantasia, dove rifugiarsi per non essere costretto ad affrontare la tremenda realtà, il tutto all’interno delle mura dell’Ashecliff Hospital. Questa interpretazione è suffragata, come detto, dalle prove addotte dal dott. Cawley che dimostra in modo molto semplice sia la regola del 4, che sta alla base degli anagrammi dei nomi Andrew Laeddis/Edward Daniels e Rachel Solando/Dolores Chanal sia il mistero del 67° paziente che si scopre essere proprio Daniels/Laeddis. La Rachel Solando che Daniels incontra vive in un mondo che sembra proprio quello che Daniels ha ritagliato su se stesso per sfuggire alla morte di moglie e figli e, quando parla con lui, sembra riuscire a fare breccia rapidamente nella psiche dell’uomo, raccontandogli particolari privati che lo lasciano allibito e contemporaneamente gli fanno riaffiorare alla mente i suoi dolorosissimi ricordi.

Questa interpretazione che è quella di gran lunga più coerente e quella “ufficiale” non spiega però alcuni dettagli, come l’apparizione e il colloquio che il protagonista tiene con la dott.ssa Rachel Solando (la dottoressa, non la paziente fuggita) che dà il suo punto di vista sull’enorme impatto che ha la scelta di dichiarare una persona malata di mente.

Proprio questo colloquio sta alla base di un’altra ipotesi, un po’ più contorta e un po’ più complottistica che però potrebbe avere un senso. Per essa, Edward Daniels è veramente un agente dell’FBI che dopo la Guerra ha passato gli anni a cercare disperatamente il piromane che ha dato fuoco alla sua casa uccidendo la moglie fin quando gli si presenta l’occasione della vita, dovendosi recare nell’isola-carcere dove l’uomo è rinchiuso. In questo senso Daniels sarebbe uno di quegli uomini che “fanno troppe domande”, proprio come la dott.ssa Solando che, avendo fiutato che l’ospedale dell’isola fosse solo una copertura per esperimenti sul controllo mentale, si è ritrovata ad essere pericolo per i dirigenti della struttura: per questo è stata ricoverata e giudicata ingiustamente pazza. Come infatti lei ha avuto modo di dire, quando una persona è definita pazza, tutto ciò che dice, anche giusto che sia, perde ogni autorevolezza e alla fine si cede alla follia solo perché stanchi di provare la propria integrità. Questa spiegazione, che ha molte lacune, come le evidenti relazioni Daniels/Laeddis e Solando/Chanal, sarebbe però corroborata da alcuni particolari che, guarda caso sono i particolari che fanno dubitare della versione “ufficiale”: ricordiamo che siamo nel 1954 e in quegli anni i servizi segreti avevano da poco iniziato a lavorare (molto probabilmente oltre il limite della legalità) sul controllo mentale e stavano testando alcune sostanze psicotrope sull’uomo (come l’LSD che si diffonderà nel mondo di lì a pochi anni) all’interno del progetto MKULTRA. Il fatto che il dott. Cawley si discosti da questi metodi farmacologici, è in stridente contrasto con la sensazione più che fondata che durante la permanenza all’Ashecliff Hospital, Daniels venga drogato (come suggeritogli dalla dott.ssa Solando) con aspirine, bevande e sigarette, come intuibile dalle visioni allucinate di cui l’uomo soffre la notte nella quale si ritrova a dormire con gli inservienti. Si noti anche che, proprio quella notte, a Laeddis vengono forniti dei vestiti che ricordano molto quelli dei pazienti degli ospedali psichiatrici (forse per condizionarlo in modo più intenso?). Da ultimo, l’isola potrebbe essere una sorta di centro “rieducativo” per dissidenti politici: quelli erano gli anni del maccartismo e delle crociate anticomuniste e associare il temperamento troppo impiccione di Daniels e il suo odio verso i nazisti ad una presunta sua affiliazione al comunismo poteva non essere un evento così remoto e assurdo. Resta però a margine di la vicenda della moglie e dei figli di Daniels, che mal si adatta a questa particolare interpretazione della storia.

La frase finale del film ci lascia un altro dubbio: Daniels potrebbe ormai essere consapevole di essere Laeddis e potrebbe davvero aver fatto pace con se stesso, ma quale senso avrebbe la vita? Sarebbe davvero vita continuare a vivere ed essere etichettato come un mostro? O meglio l’oblio della lobotomia per un futuro senza passato? Ma la frase potrebbe riferirsi anche alla consapevolezza del protagonista di non poter lottare contro qualcosa così tanto più grande di lui: cercare di dimostrare al mondo che Shutter Island è solo un centro dove le persone vengono torturate e usate come cavie con l’etichetta di pazzo che gli è stata affibbiata è una sfida immensa e decidendo di affrontarla, Daniels ha già tagliato tutti i ponti alle sue spalle: l’unica alternativa che gli rimane è andarsene da uomo per bene e farsi lobotomizzare, senza subire l’onta di essere reputato un mostro.

Scena imperdibile

La scena centrale del film, quella del colloquio tra Edward Daniels e la dottoressa Rachel Solando che, a seconda dell’interpretazione fornisce una delle possibili letture del film.

Citazioni

I pazzi sono dei soggetti perfetti. Parlano e nessuno li ascolta.

Cosa sarebbe peggio? Vivere da mostro o morire da uomo per bene?

In definitiva

Un film assolutamente da non perdere, coinvolgente e mai lento che non fa pesare le oltre due ore di durata. Il finale lascia comunque aperti molti interrogativi che continueranno a girarvi in testa per un po’.

Valutazione

Regia 10
Trama 9
Recitazione 10
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 9
Voto complessivo 9.4
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9 thoughts on “#98. Shutter Island (2010)

      1. benez256 posso dire la stessima cosa, ho avuto un parere molto negativo di Di Caprio propio perchè influenzato dalla mania che si venne a creare quando uscì Titanic. Con gli anni mi sono scrollato di dosso questa stupida convinzione e ho incominciato avedere i film con Di Caprio e posso affaremare che è un attorone, peccato che non abbia vinto l’Oscar con The Wolf Of Wall Street…non si poteva mica levare alla rete uno degli sport preferiti, creare gifs e immagini consolotarie e sarcastiche sull’ennesimo oscar non vinto da Leonardo.

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