#100. Lisa e il Diavolo (1972)


Lisa e il Diavolo

Lisa e il Diavolo è un film del 1972 di Mario Bava. Mescola temi horror e atmosfere thriller ed è uno degli ultimi film diretti dal Maestro sanremese prima di “Cani Arrabbiati” (1974) e “Schock” (1977) con il quale concluse la sua lunga carriera. Protagonisti sono Telly Savalas, indimenticabile protagonista di Kojak ed Elke Sommer, già con Bava in “Gli Orrori del Castello di Norimberga” (1972). Completano il cast Alida Valli, immortale attrice protagonista di Senso (1954) di Luchino Visconti e di Novecento (1976) di Bernardo Bertolucci e che avrà altre parti in film horror come “L’Anticristo” (1974) di Alberto De Martino, Sylva Koscina e Alessio Orano.

Titoli alternativi: Lisa and the Devil

Anno: ITA/USA/RFT/ESP 1972

Regia: Mario Bava

Soggetto: Mario Bava

Sceneggiatura: Mario Bava,  Alfredo Leone

Cast:  Telly Savalas, Elke Sommer, Alessio Orano, Alida Valli, Sylva Koscina, Eduardo Fajardo, Gabriele Tinti, Kathy Leone

Durata: 95 minuti

101 Parole di trama (no spoiler)

Durante un viaggio a Toledo, Lisa conosce in un negozio di antiquariato un uomo, Leandro, incredibilmente somigliante alla rappresentazione di un diavolo che campeggia in città. Lo stesso Leandro rimane sorpreso dalla somiglianza di Lisa con Elena, morta decenni prima e la attira nella villa dove lavora come maggiordomo. Qui Lisa, assieme a una coppia e al loro autista che le hanno offerto un passaggio, conoscono la Contessa cieca e il figlio che vi abitano, che non sembrano per nulla intenzionata a farli andare via. Tra apparizioni misteriose, morti sospette e l’onnipresente accostamento ad Elena, inizia per Lisa un viaggio infernale.

Commento (appassionato)

La distribuzione di questo film, come il successivo “Cani Arrabbiati” non fu per nulla semplice. Mario Bava, ricevuta carta bianca da Alfredo Leone, potè finalmente esprimersi senza vincoli; tuttavia a lavoro ultimato, proprio Leone gli voltò le spalle ritenendo la pellicola inadatta alla commercializzazione sui mercati stranieri. Mise quindi mano pesantemente al lavoro di Bava, lo rimontò inserendo sequenze ex-novo di possessioni demoniache e lo redistribuì nel 1974 con il titolo “La Casa dell’Esorcismo” per cavalcare il successo de “L’Esorcista” di William Friedkin, uscito solo l’anno prima. La versione originale ritenuta perduta fu ritrovata solo recentemente e, una volta restaurata fu trasmessa in TV solo nel 2004.

Lisa e il Diavolo è un film in grado di spaccare l’opinione della critica a metà: chi lo ama e chi lo odia, senza possibili vie di mezzo dato che la trama è fumosa e la narrazione oscura.

Da amante del cinema di Bava a 360 gradi (o poco meno), questa volta purtroppo mi associo alla schiera dei detrattori. Se è innegabile riconoscere al Maestro molti meriti nella realizzazione, dalla cura riservata all’ambientazione spettrale, al sempre sapiente uso del colore, senza questa volta ricorrere agli eccessi di saturazione di film come “Reazione a Catena” (1971) e dall’ottima fotografia, la lacunosità della trama a tratto surreale non aiuta rende la visione del film estremamente ardua.

A larghi tratti la narrazione procede estremamente lenta e, nonostante il film sia di durata contenuta, arrivare al finale è un’impresa non semplice. È difficile comprendere quale sia il cuore della trama e addirittura se ci sia una trama ben definita. La storia sembrerebbe essere una cupa allegoria della morte e dell’ineluttabilità del fato. A tal proposito il personaggio di Massimiliano è l’unico che sembra voler tentare una sorta di “rivalsa”. Alla vista di Lisa, uguale in tutto e per tutto all’amata Elena, è di nuovo preda del desiderio e, nell’emblematica scena nella quale si confronta con la madre, percepiamo in lui il desiderio fortissimo di poter cambiare le cose, di non riservare a Lisa il trattamento riservato ad Elena e la volontà di fuggire da quella incessante atmosfera lugubre.

Secondo questa (ipotetica) visione, la villa spettrale rappresenterebbe l’inferno dove giungono le anime per la dannazione eterna. Ognuno dei protagonisti, in un parallelo, forse azzardato e comunque da prendere con le pinze, con l’Inferno dantesco, ha un ruolo ben definito:l’autista è una sorta di Caronte, traghettatore di anime, la morbosa Contessa pecca di invidia, Massimiliano è il violento omicida, Sofia è la traditrice e Francis un ignavo che non si cura della doppia vita della moglie, fino ad arrivare allo scontato ruolo di Leandro, il Diavolo. La loro punizione è quella di rivivere costantemente la loro morte, senza possibilità di modificare neppure minimamente la loro condizione: da qui la follia di Massimiliano che vorrebbe più di ogni altro uscire dall’inferno.

Ma se, continuando con questa accidentata e cedevole metafora, Dante infine usciva a riveder le stelle, Lisa, ha solo l’illusione della salvezza: dopo essersi risvegliata in quella che sembrerebbe una selva oscura, in costume adamitico, quasi fosse stata abbandonata in un paradiso terrestre, si alza e tra le fronde vede una luce, sinonimo di salvezza. Ma ad aspettarla c’è solo la derisione prima di un gruppo di bambine e poi la beffa del destino che la fa imbarcare su di un aereo che nient’altro è se non un’allegoria del viaggio definitivo verso l’aldilà.

Ciò che non si comprende è il peccato commesso dalla ragazza che ha solamente la sfortuna di essere la sosia della ragazza uccisa da Massimiliano per colpa della sua relazione con il padre. L’unica spiegazione possibile è che Lisa sia solo una reincarnazione di Elisa, costretta, ancora una volta, ad espiare la sua colpa.

Nonostante questa possibile ma ad ogni modo azzardata ipotesi, si conferma la difficoltà di attribuire un’univoca chiave di lettura al film che non ha a mio parere il giusto impianto narrativo per potersi essere considerato il classico film surreale aperto alla soggettiva interpretazione dello spettatore.

Assolutamente da salvare l’interpretazione sia degli attori, a partire da Telly Savalas, assolutamente a proprio agio nel ruolo di Leandro, elke Sommer, splendida protagonista dagli occhi di ghiaccio (che anche nella redistribuzione come “La Casa dell’Esorcismo” è più che mai azzeccata nel ruolo dell’indemoniata protagonista) e, ovviamente Alida Valli. Forse un po’ troppo da belloccio la parte di Alessio Orano che riesce comunque a fornire una buona prova.

Lisa e il Diavolo

Nota a margine: gli amanti della serie Kojak avranno notato che Telly Savalas nel film utilizza un lecca-lecca come palliativo per il fumo; questa caratteristica piacque così tanto all’attore che la utilizzò anche nella serie che lo rese celebre al pubblico.

Scena imperdibile

La lunga scena centrale nel film, durante la quale Leandro prepara i manichini dei cadaveri per il “funerale”, in ossequio ai desideri della Contessa.

Lisa e il Diavolo 2

Citazioni

Quasi sempre nella vita esiste una semplice spiegazione per ciò che succede

In definitiva

Il genio di Bava questa volta sembra fare cilecca. O si tratta di un passo falso, comunque accettabile dopo una carriera di tutto rispetto o si tratta di un capolavoro incomprensibile a molti. Troppo enigmatico.

Valutazione

Regia 7
Trama 5
Recitazione 6
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 5
Voto complessivo 5.6
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