#104. La Casa 4 – Witchcraft (1989)


La Casa 4

La Casa 4, noto anche con il sottotitolo Witchcraft, è un film del 1989 di Martin Newlin (al secolo Fabrizio Laurenti. I protagonisti sono David Hasselhoff, famoso per la serie TV “Supercar” e Linda Blair, immortale interprete de “L’Esorcista” (1973) di william Friedkin.

Titoli alternativi: Witchery

Anno: ITA/USA 1989

Regia: Fabrizio Laurenti (accreditato come Martin Newlin)

Soggetto: Harry Spalding, Daniele Stroppa

Sceneggiatura: Harry Spalding, Daniele Stroppa

Cast: David Hasselhoff, Linda Blair, Catherine Hickland, Annie Ross, Hildegard Knef, Leslie Cumming, Robert Champagne

Durata: 95 minuti

101 Parole di trama (no spoiler)

Una donna incinta viene rincorsa da un gruppo di uomini che la vuole uccidere e si rifugia in uno spettrale edificio; vistasi braccata si getta da una finestra, morendo. Anni dopo Rose e Freddie Brooks, decidono di comprare quella struttura, un ex-hotel, per ristrutturarla. Con loro si recano in visita la figlia incinta Jane e il piccolo Tommy e lì trovano la casa occupata da una coppia, Gary e Leslie, giunti per studiare la leggenda di una strega che si dice dimori in quei luoghi. Costretto a restare bloccato nell’edificio, il gruppo dovrà fare molto presto i conti con un’antica maledizione.

Commento (appassionato)

Dopo la disastrosa esperienza de “La Casa 3 – Ghosthouse” del 1988 a firma di un ormai spento Umberto Lenzi, la Filmirage, casa di produzione fondata nientepopodimeno che da Joe D’Amato e destinata a produrre oltre a tutti i suoi ultimi film, anche altre opere dalla riuscita discutibile, ci riprovò un anno dopo, sempre in Agosto (a quanto pare quindi con un gran desiderio di farsi male), sfornando questa colossale secchiata di cioccolata e facendola dirigere al debuttante Martin Newlin, al secolo Fabrizio Laurenti. Non contenta, appioppò al film anche il sottotitolo Witchcaft, per dargli maggiore spessore internazionale, come se non fosse stato già abbastanza copiare e infangare il buon nome di Raimi che diresse otto anni prima “La Casa” originale. Questo secondo sequel apocrifo, fa parte di una pseudo trilogia che sarà completata nel 1990 con “La Casa 5” per la regia di Claudio Fragasso, terrificante regista degli ultimi sussulti dell’ormai agonizzante cinema italiano, da lui preso definitivamente a badilate assieme all’amico Bruno Mattei.

Definire “La Casa 4” un film è una grandissima mancanza di rispetto a tutti quei mestieranti che si sbattono, a volte con risultati eccellenti, a volte meno, nella realizzazione di un’opera cinematografica.

Laurenti, che è qui alla sua opera più celebre (e questo la dice lunga sulla sua carriera) realizza un film di una noia mortale e che non si sblocca mai, di una prevedibilità disarmante e che suscita nello spettatore la voglia di farla finita proprio come la strega della storia.

A proposito di “storia”, possiamo affermare che la narrazione non ha un senso logico e chiunque con un minimo di cervello può benissimo capire da solo come si svolgerà e come finirà la storia dalla prima scena, vale a dire dopo due minuti, non solo per la presenza di un prologo chiaro come il sole ma per la presenza come protagonista di Linda Blair, sempre pronta a farsi possedere da chiunque; i restanti novanta sono un inutile e malriuscito tentativo di riempire la celluloide per arrivare ad una durata decente.

La stessa storia della strega che vuole vendicarsi non ha un senso visto che nessuno dei personaggi rimasti prigionieri nell’ex-albergo, ha qualcosa di così inconfessabile di cui pentirsi: sì, ok, la vecchia (probabilmente parente di Mara Maionchi) è un gran rompipalle (e fortunatamente schiatterà) e la fantomatica architetta è un po’ zoccola, ma oltre questo nulla di che.

Anche la modalità con la quale le vittime vengono intrappolate o trasferite in quella che sembra una non meglio precisata quarta dimensione è oscura e viene realizzata con una pochezza e con una bruttezza che sarebbe da mettere in galera chi ha pensato (e realizzato) quei cacchio di vortici colorati che permettono ai protagonisti di raggiungere l’ipotetica dimensione dove la strega vive. Da tenere presente che ciò rappresenta anche una delle vette più alte della sezione “effetti speciali”.

La Casa 4 3

E dire che almeno a nomi, Laurenti aveva un minimo di materiale sul quale lavorare: Linda Blair, nonostante si fosse impantanata in orribili sequel e film non proprio memorabili in un periodo della sua vita dove arrivò anche alla tossicodipendenza, era sempre e comunque la star dell’immortale “L’Esorcista” (1973) di William Friedkin e David Hasselhoff, prima di intraprendere anch’egli la via della dipendenza (da alcool stavolta), era il celeberrimo protagonista di “Supercar” e si stava avviando a diventare protagonista della iconica serie “Baywatch”. Eppure il regista è riuscito a sciupare anche quel poco che aveva, anche Catherine Hickland (in passato proprio moglie di Hasselhoff), che, lungi dall’essere un’attrice di fama mondiale, era comunque un bel pezzo di figliola che poteva dare una mano a tirare un po’ su il film.

Come detto, l’agonia la fa da padrona per quasi 90 minuti, tra le morti per contrappasso causate dalla strega (la vecchia babbiona morta bruciata nel camino e con le labbra cucite, il marito per l’esplosione della carotide, l’architetta gnocca per un semplice soffocamento e il suo trombamico bruciato e crocefisso a testa in giù, chissà perché) che non ho voglia di descrivere nel dettaglio perché sarei solo tedioso (ma comunque meno tedioso del film) fino ad arrivare al momento più bello: il finale.

Più bello ovviamente solo perché sancisce la fine della pellicola. In un susseguirsi di fuggi fuggi e inseguimenti, finalmente Gary e Leslie riescono ad uscire dall’edificio-prigione: Leslie un po’ ammaccata dopo aver sognato un pallido ometto con l’herpes intento a trapanarla come se non ci fosse un domani (così impara a fare la santarellina e a non darla al buon Hasselhoff), Gary con la classica camicia sporca senza motivo. Si torna inspiegabilmente dentro per andare a recuperare l’inutile Tommy e qui i nostri eroi ritrovano Jane, trasformata in strega che tenta di uccidere proprio il bambino: ma un provvidenziale registratore diffonde la voce di Jane prima della trasformazione e lei senza se e senza ma si ravvede e per evitare problemi si butta giù dalla finestra, non prima di aver causato la morte di Gary.

La Casa 4

Tutti salvi? Certo! Anzi no, perché Leslie non ha solo sognato di essere posseduta da quello che dovrebbe essere uno spirito maligno, ma, visto che di contraccettivi o salto della quaglia non se ne parla, è rimasta incita e destinata quindi a diventare la nuova strega. Il suo faccione quando apprende la notizia è da cineteca e chiude indegnamente un film indegno.

La Casa 4 2

Scena imperdibile

Ma neanche una, neanche a cercarla con la torcia!

Citazioni

Tre sono le porte dell’inferno: la lussuria, l‘avidità e l’ira

In definitiva

Fare peggio di un sequel apocrifo in mano ad un regista svogliato se senza fondi era un compito arduo, ma Laurenti ci è riuscito in pieno. Non è neanche un trash. E’ semplicemente inguardabile.

Valutazione

Regia 3
 Trama 3
Recitazione 2
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 3
Voto complessivo 2.8

6 risposte a "#104. La Casa 4 – Witchcraft (1989)"

  1. Recensione molto divertente e graffiante, ma a mio dire poco generosa. Il film, considerato il budget e i meccanismi produttivi del cinema b italiano dell’epoca, penso abbia in realtà degli spunti e qui e li degli sprazzi creativi che lo distinguono dalla media. Lo dico in quanto regista del film, quindi parte in causa. Un dato però mi conforta, che forse poco ha a che fare con la recensione peraltro godibile: il film fu il maggior incasso italiano alla sua uscita. Non che la cosa mi avvantaggiò personalmente, ma fu uno degli ultimi fuochi del B movie italiano a tener fronte allo strapotere del cinema USA. Certo poteva essere fatto meglio, ma tutto sommato, come slasher, aveva una sua efficacia. La storia non stava in piedi e molti passaggi sono scontati, concordo pienamente, restano però certe atmosfere e effetti (o effettacci) ideati ed eseguiti da Maurizio Trani, che, con i pochissimi soldi e giorni di ripresa, hanno una loro efficacia.

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    1. Molto probabilmente sono stato troppo duro a parole e di questo mi scuso. Pur non cambiando sostanzialmente la mia opinione in relazione al film (i gusti sono pur sempre gusti, ma agganciandomi alla tematica dei b-movie italiani del periodo io preferisco di gran lunga Contamination .7) ammetto che non sono entrato nel merito delle oggettive difficoltà economiche (e di conseguenza anche tecniche) che ha affrontato il cinema italiano di genere tra fine anni ottanta e primi anni novanta. Non penso possa essere neppure questo un gran vanto ma ritengo comunque questo film superiore a tutta la sfilza di cinepanettoni che si sono susseguiti negli anni dopo i primissimi Vacanze di Natale (che a riguardarli strappano ancora delle risate) e ad una buona fetta del cinema italiano dei nostri giorni. Colgo anche l’occasione di “rilanciare”, partendo dal suo commento, chiedendole alcuni pareri (o un’intervista, anche se non sono un giornalista e più che una vera e propria intervista sarebbe una chiacchierata) proprio su quel periodo e su cosa significasse dirigere un film in Italia in quegli anni. Il punto dolente rappresentato da questo lockdown potrebbe essere, almeno per me, espandere i miei orizzonti in fatto di cinema nostrano. Sempre a disposizione!

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