#105. La Casa 5 – Beyond Darkness (1990)


La Casa 5

La Casa 5, noto anche con il sottotitolo Beyond Darkness è un film del 1990 di Clyde Anderson, pseudonimo di Claudio Fragasso. I protagonisti sono David Brandon già visto in Deliria (1987) di Michele Soavi, Gene Lebrock, Barbara Bingham, apparsa in “Venerdì 13 Parte VIII” (1989) di Rob Hedden e il piccolo Michael Stephenson, protagonista del film cult di Claudio Fragasso “Troll 2” (1990) e produttore del documentario sulla sua realizzazione “Best Worst Movie” (2009).

Titoli alternativi: Evil Dead 5

Anno: ITA/USA 1990

Regia: Claudio Fragasso (accreditato come Clyde Anderson)

Soggetto: Claudio Fragasso (accreditato come Clyde Anderson), Rossella Drudi (accreditata come Sarah Asproon)

Sceneggiatura: Claudio Fragasso (accreditato come Clyde Anderson), Rossella Drudi (accreditata come Sarah Asproon)

Cast: David Brandon, Barbara Bingham, Gene LeBrock, Michael Stephenson, Theresa Walker, Stephen Brown, Mary Coulson

Durata: 95 minuti

101 Parole di trama (no spoiler)

Padre George è chiamato in un carcere per confessare una donna condannata a morte per l’omicidio di diversi bambini. La donna non sembra pentita ma pare posseduta da un demone e promette al prete che si reincontreranno presto. L’uomo perde la fede e il suo posto in parrocchia è preso da Peter, al quale viene donata una casa in campagna dove si trasferisce con la famiglia. Qui iniziano ad accadere strani avvenimenti e un demone si impossessa del figlio di Peter, Martin. Solo un ormai senza fede George può aiutare la famiglia a riavere il bambino e finalmente esorcizzare la casa.

Commento (appassionato)

Non c’è due senza tre avrà pensato Joe D’Amato nel 1990 quando decise di produrre anche il terzo capitolo della trilogia apocrifa de “La Casa” (1981) di Sam Raimi. Infatti dopo averci messo la grana per girare “La Casa 3 – Ghosthouse” (1988), affidandone la regia all’ormai bollito Umberto Lenzi e averci riprovato l’anno successivo con “La Casa 4 – Witchcraft” facendolo dirigere al debuttante Fabrizio Laurenti (con un riscontro di pubblico incredibilmente dignitoso), la sua Filmirage decide di darci ancora dentro con le scopiazzature e, invece di chiamare il film con il suo titolo di lavorazione “Beyond the Darkness – Oltre il Buio”, appioppa alla pellicola il richiamo ai precedenti capitoli. Anche in questo caso, ovviamente, il legame con il capitolo originale è puramente di nome e non di sostanza. A proposito di copia e incolla, l’idea originale era quello di far interpretare la parte della protagonista ancora una volta a Linda Blair, come nel capitolo precedente. Di cose inspiegabili al mondo ce ne sono tante ma non il buon (in termini relativi) incasso del film (si parla di circa 1 miliardo e mezzo delle vecchie lire), distribuito, come di tradizione, in Agosto, quando la gente non va al cinema manco a spinta. Fa da contraltare l’accoglienza della critica, italiana e straniera, che ha in stragrandissima maggioranza affossato il film.

Per ciò che riguarda la realizzazione di questa fatica fu chiamato dietro la macchina da presa Claudio Fragasso, come al solito sotto pseudonimo, celebre per la direzione di alcuni pseudo-horror trashosissimi, come “After Death – Oltre la Morte” (1988), il nostro “La Casa 5”, “Non Aprite quella Porta 3” (1990) e il trash del cult del trash “Troll 2” (1990). L’apoteosi del cinema di Fragasso, il debutto nell’horror di Michele Soavi e gli ultimi colpi di Bruno Mattei, sanciscono nella seconda metà degli anni ’80 l’ingloriosa fine del cinema di genere italiano.

Si narra che la lavorazione del film fu meticolosa e non semplice (pensate un po’…) e la Drudi si lesse un libro di esorcismi per riuscire a rendere al meglio la sceneggiatura: ebbene di questa profonda esegesi dell’opera, nella pellicola non rimane nulla, se non la storia delle 5 fasi della possessione, dal momento che la scena dell’esorcismo è banale e già vista centinaia di volte.

La trama del film è un calderone di situazioni già viste ma possiamo considerarla come una sorta di figlia deforme di “Poltergeist” (1982) di Tobe Hooper e “L’Esorcista” (1973) di William Friedkin condita con una spruzzata di “Zombi 2” (1979) di Lucio Fulci. Dal film di Hooper, Fragasso prende l’idea di una fantomatica quarta dimensione nella quale verrebbero risucchiati i protagonisti, da Friedkin saccheggia l’idea dell’esorcismo del bambino posseduto e da Fulci raccoglie qualche idea relativa all’invasione di streghe-cadaveri-non morte che penetrano nella casa infestata. In una trama a matrioska stile “Inception”, vediamo infatti i nostri protagonisti sparati dentro la dimensione del poltergeist e al suo interno condurre un esorcismo.

Attenzione a quello che sto per dire perché lo farò una volta sola, ma “La Casa 5” è il miglior prodotto della nuova trilogia di fine anni Novanta prodotta dalla Filmirage. Questo ovviamente non per particolari meriti di Fragasso, che si limita a svolgere il compitino, ma per atroci demeriti dei suoi predecessori. La storia infatti, lungi dall’essere originale o particolarmente coinvolgente, è comunque passabile e si arriva al finale senza troppi sbadigli.

La recitazione è più o meno salvabile (non quella della protagonista Barbara Dingham), specie quella del piccolo Michael Stephenson. Fragasso ha pensato bene di non fare utilizzo di effetti speciali, quindi tutto ciò che si vede è solo merito del trucco (sufficiente).

Per ciò che riguarda la storia, ci sono ovviamente momenti di assoluto delirio. Innanzitutto perché quello stronzo del reverendo Jonathan appioppa al povero Peter una casa dove già sa che accadrà qualcosa di mica tanto normale? Cioè sai che la casa è stata costruita su una specie di porta di accesso delle streghe o roba simile e tu ci fai andare a vivere il prete sostitutivo? Stronzo è il minimo. E a nulla vale il suo sacrificio finale per proteggere la famiglia dal demonio, anche perché non ci si spiega come una banale preghiera recitata a millemila chilometri di distanza possa fare effetto su un demone che non può essere sconfitto in alcuno dei modi “classici” (e infatti continuerà a vivere).

Se non fosse per l’ultimissimo fotogramma del film, che quanto meno rende un po’ di giustizia alla cazzutaggine del demone Amet, sembrerebbe che lo stesso demone possa essere ogni volta sconfitto ed esorcizzato solo pronunciando parole a caso da chicchessia: ricordiamo infatti che George è un prete spretato e senza fede, quindi i suoi esorcismi dovrebbero essere utili come un ombrellino in un uragano. Lo stesso George si rende conto della situazione e dopo aver fatto il figo sperando di poter risolvere la cosa, fa un attimo 2+2 e capisce che tutto è inutile; non Peter che con l’autorità conferitagli da nessuno prova a riconsacrare George, in un gesto assolutamente inutile.

Due parole spendiamole per il demone Amet che a quanto pare ha un esercito di streghe incappucciate al suo servizio. Ebbene egli non sembra essere una creatura così malvagia dal momento che: concede l’immortalità, concede la conoscenza della vita della morte e di tutto l’universo a chi lo venera e ha come unica controindicazione la comparsa degli occhi vitrei nei soggetti posseduti e una voce tipo Phil Collins nel video di “In The Air Tonight”. Anche per queste sue caratteristiche vediamo che i protagonisti, prima di esorcizzarlo, ci pensano su non poco, allettati da una vita tutto sommato dedicata alla conoscenza e all’immortalità. Se poi al mondo esiste una tipa che ne approfitta e che ammazza i bambini è un altro discorso, ok, esorcizziamola pure!

Giungo quasi a dire peccato che non sia stato fatto un sequel di questo sequel, giacchè vediamo nell’ultima immagine che la storia di possessione del piccolo Martin è tutt’altro che terminata, nonostante lo sfacciato ottimismo della madre che pronuncia la fatidica frase attira sfiga (vedi “Citazioni”) in merito. Anche se penso che il demone si sia affezionato alla famiglia vedendo la targa del cassone del buon Peter, che termina per 666.

La Casa 5

Scena imperdibile

Stiamo scherzando, vero…

Citazioni

È’ finito…l’incubo è finito

In definitiva

Se lo dovessi considerare come un prodotto a se stante non arriverebbe alla sufficienza neanche con la rincorsa, ma se confrontato con gli altri due capitoli della serie, meriterebbe la sufficienza.

Valutazione

Regia 5
 Trama 4
Recitazione 4
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 4
Voto complessivo 4.2

 

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2 thoughts on “#105. La Casa 5 – Beyond Darkness (1990)

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