#106. 99 Donne (1969)


99 Donne

99 Donne è un film del 1969 di Jesus Franco. E’ uno degli ultimi film internazionali del regista prima dell’approdo al cinema erotico e vede come protagoniste Maria Schell, Mercedes McCambdridge, presente anche nel successivo film di Franco “Justine, Ovvero le Disavventure della Virtù” (1969), Maria Rohm che oltre nel film appena citato apparirà ancora con Franco in “Paroxismus” (1968) e “Philosophy in the Bouduoir” (1969) e Rosalba Neri, interprete di “Top Sensation”(1968) di Ottavio Alessi e “La Bestia Uccide a Sangue Freddo” (1971) di Fernando Di Leo. Nell’unico ruolo maschile di rilievo troviamo Herbert Lom, celebre per essere apparso nei vari capitoli della serie de “La Pantera Rosa” e che parteciperà a fine carriera a “La Setta” (1991) di Michele Soavi.

Titoli alternativi: 99 Women, Der Heiße Tod, Island of Despair, 99 Mujeres, 99 Femmes

Anno: LIE/ESP/ITA/RFT/GBR 1968

Regia: Jesus Franco

Soggetto: Harry Alan Towers

Sceneggiatura: Harry Alan Towers

Cast: Maria Schell, Mercedes McCambridge, Herbert Lom, Maria Rohm, Rosalba Neri, Elisa Montes, Valentina Godoy, Luciana Paluzzi, Jesus Franco

Durata: 108 minuti

101 Parole di trama (no spoiler)

Nella “Cittadella della Morte”, un carcere femminile posto su un’isola, arrivano nuove detenute. Qui vengono umiliate e degradate a semplici numeri di matricola, e viene loro tolta ogni personalità da parte della carceriera Thelma. Tra di esse si trova Maria, sulla quale ha messo gli occhi il Governatore. Le ragazze vengono subiscono costantemente punizioni corporali e, nonostante le loro differenti storie, iniziano a concepire insieme l’idea di evadere. Dopo tre morti sospette, arriva la nuova direttrice Leonie che cerca di sovvertire i metodi autoritari in uso. Rese meno timorose dai nuovi metodi, le ragazze si apprestano a pianificare la fuga dall’isola.

Commento (appassionato)

E’ impresa non da poco riuscire a commentare questo film di Franco realizzato nel periodo della sua collaborazione con Harry Alan Towers, non tanto perché siamo in presenza di contenuti difficili o messaggi criptici, quanto per la pletora di edizioni esistenti nei vari mercati mondiali, tutte peraltro distanti dall’edizione originale che, probabilmente, non vide mai neppure la luce.

Come spesso accade nei film della prolificissima carriera del regista spagnolo, la versione che oggi chiameremo “Director’s Cut” è irreperibile e anche quella che dovrebbe essere  la versione “madre”, quella per il mercato spagnolo, presenta tagli e rimontaggi in misura molto maggiore delle edizioni per i mercati esteri, a causa della fortissima censura del regime franchista. Ad oggi, ad esempio esistono una versione “Director’s Cut”, lontana comunque dall’originale, uscita negli USA come “99 Women”; sempre negli USA esiste una versione televisiva chiamata “Island of Despair” con tagli e inserimento di scene non girate da Franco, quindi esiste una versione inglese e una versione tedesca, “Der Heiße Tod” tagliata rispetto all’inglese, due versioni  francesi, “99 Femmes” e ”Les Brulantes”, contenente scene pornografiche girate a parte senza l’assenso di Franco e messe nel mezzo della pellicola senza un senso (neanche Joe D’amato avrebbe potuto fare una roba del genere), la versione italiana, “99 Donne”, una delle più lunghe e la versione spagnola, “99 Mujeres”, rimontata e con un clamoroso cambio nel finale.  Di recente è stata ritrovata in Germania una copia senza sonoro di 105 minuti che si ritiene essere la più fedele al disegno originario di Franco.

Detto questo, si può passare a considerare la struttura del film: è uno dei più importanti Women in Prison del cinema, quel filone nato dall’explotation che narra le vicende di donne incarcerate e spesso schiavizzate e torturate da sadiche carceriere (si possono notare in tal senso molte analogie con la Nazisploitation). Se si esclude il precoce anticipatore del genere, “La Rivolta delle Recluse” (1955) di Lewis Seiler, “99 Donne” rappresenta assieme al coevo “Camp 7: Lager Femminile” di Lee Frost (che contiene molti elementi della Nazisploitation) il caposaldo del genere e anche il più celebre relativamente al cinema europeo. Vengono qui introdotti alcuni dei topos chiave, come le torture delle prigioniere, la (presunta) loro innocenza, un tocco di sensualità, tipicamente lesbo, e le zuffe tra donne. Queste situazioni saranno portate all’estremo in film successivi, dove l’ambiente carcerario sarà solo un pretesto per mostrare effusioni saffiche tra le protagoniste e sfoceranno tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta nella pornografia.

Grande importanza riveste la musica durante le scene più drammatiche se non segnatamente erotiche, a firma di Bruno Nicolai, che fa largo uso del sassofono, altro topos ormai diventato un cliché.

Franco nel film ci mostra essenzialmente tre protagoniste, ognuna con caratteristiche peculiari che sembrano rappresentare un’ipotetica summa di tutte le differenti tipologie di donne:  vediamo Maria, la n°99, bionda, sensibile e fragile, dall’espressività innocente e da vittima designata, Rosalie, la n°81, rossa e con i capelli cortissimi, innamorata di Juan ma con una concezione dell’amore tutta particolare e Zoe, la n°76, mediterranea e scura di occhi e di capelli, la donna forte e decisa interpretata da una Rosalba Neri da mozzare il fiato. Un netto contrasto è presente anche nelle figure delle carceriere: Thelma Diaz, fin troppo zelante, più preoccupata di compiacere il Governatore e decisa a sfogare le proprie frustrazioni sulle prigioniere e Leonie Caroll, il cui spirito umanitario a nulla serve tra le mura della prigione, dove vigono ormai dei meccanismi immutabili frutto della (intuibile) collusione con il governo da parte proprio del Governatore. Vedremo infatti Leonie abbandonare mestamente il carcere: non può essere lei la persona incaricata di mantenere l’ordine.

Il finale del film rafforza proprio questa convinzione dell’impossibilità di sfidare le istituzioni e di sovvertire l’ordine costituito e l’impossibilità di redenzione dei condannati: Maria sarà riportata in cella e sottoposta a tortura, sotto lo sguardo sconfitto di Leonie, mentre gli altri evasi inizieranno a lottare tra di loro, arrivando ad uccidersi per l’animalesco desiderio di possedere una donna, mettendosi, in tal modo, allo stesso livello delle sadiche guardie carcerarie.

Prima di visionare la versione italiana, un po’ più decente di molte altre, confesso di essermi sorbito la versione francese che è un qualcosa a dir poco atroce: nel bel mezzo di molte scene sono infilati inserti pornografici dove nel 99% dei casi si vede a tutto schermo il culo di una donna che viene trapanata a dovere. La cosa ancor più allucinante è che le scene sono messe lì senza un minimo di somiglianza degli attori, senza un minimo di contesto e senza un minimo di senso: ad esempio in uno dei primi innesti porno vediamo il Governatore avvicinarsi a Zoe, quindi parte una trombata insensata, poi si rivede lo sguardo del Governatore, poi un’altra trombata (ricordiamo che in quella stanza non ci sono altri uomini in teoria). Anche durante la fuga nella giungla si vedono Maria e Helga (che dovrebbero essere in intimo o comunque vestite di stracci) appartarsi vestite con un comodo accappatoio blu in una radura (ricordiamo che siamo nella giungla), o meglio, due attrici alle quali sono stati messi dei vistosi parrucconi fintissimi che iniziano a lesbicare senza un motivo.

Inserti assolutamente inutili e stupidi che riescono a deprimere un film che è già di per se di exploitation quindi non così focalizzato sulla profondità della trama. Un film che tuttavia, facendo le opportune valutazioni e proporzioni, non saprebbe da buttare. Ripeto, non stimo parlando di un capolavoro della cinematografia, ma di certo uno dei film più “normali” di Franco, che ha avuto il merito di spianare la strada ad un genere prolifico nel decennio 1970.

Le scene erotiche (quelle originali) sono tutto sommato abbastanza caste e risultano estremamente riuscite quando la protagonista è Rosalba Neri, la cui sensualità, fosse anche solo quella del suo sguardo, mette assolutamente in ombra i nudi delle altre attrici.

Scena imperdibile

Per la sensualità che trasuda la scena del flashback di Zoe, mentre delizia un avventore con il suo spogliarello.

99 Donne

Citazioni

A partire da ora non avete più personalità. Non siete nulla. Non siete che dei numeri di matricola. Dimenticatevi di esistere.

In definitiva

Un film nel quale manca un po’ di piglio e iniziativa, dove non c’è mai un cambio di passo. Peccato, perché se fosse stato sviluppato meglio sarebbe potuto essere un grande esordio per un nuovo genere.

Valutazione

Regia 5
 Trama 5
Recitazione 5
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 5
Voto complessivo 5.0
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5 thoughts on “#106. 99 Donne (1969)

  1. Perfettamente d’accordo con Rosalba: regge da sola l’intero film! Nel mio ciclo di visioni finora è uno dei WIP che però mi è piaciuto meno, perché ha ottime potenzialità che non sfrutta. Lo considero un anello evolutivo tra i WIP anni Quaranta-Cinquanta – messaggio fortemente sociale – e quelli Settanta creati sul canone inaugurato dalla casa di Roger Corman – velato messaggio, molta attenzione agli elementi di genere. Jonathan Demme cercherà di riportare il genere sui suoi binari iniziali (forte denuncia sociale) ma non ci riuscirà.
    Comunque continuo il mio viaggio, ogni martedì, nel WIP internazionale: saluto in te un nuovo compagno di viaggio 😉

    Mi piace

    1. Beh in effetti ne ho visti anch’io di migliori. Questo è un WIP un pò sui generis e oltretutto non è neppure il prodotto che Franco voleva sfornare quindi è complicato da giudicare. Mi buttero presto su Caged Heat…

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