#107. Demonia (1990)


Demonia

Demonia è un film di Lucio Fulci del 1990. È uno degli ultimi lavori del regista, uscito nello stesso anno di “Un Gatto nel Cervello”, che è una sorta di testamento e solo un anno prima degli ultimi due film, “Voci dal Profondo” e “Le Porte del Silenzio”. Protagonisti sono Brett Halsey, che collaborò con Fulci in “Il Miele del Diavolo” (1986) e “Quando Alice Ruppe lo Specchio (1988), Lino Salemme, già visto in “La Dolce Casa degli Orrori” del 1990 sempre di Lucio Fulci e Al Cliver, storico feticcio diel regista romano e interprete di “Zombi 2” (1979), “…E Tu Vivrai nel Terrore – L’Aldilà” (1981) e “La Casa nel Tempo” (1990).

Titoli alternativi: Liza

Anno: ITA 1990

Regia: Lucio Fulci

Soggetto: Lucio Fulci, Antonio Tentori (non accreditato)

Sceneggiatura: Pietro Regnoli, Lucio Fulci

Cast: Brett Halsey, Meg Register, Lino Salemme, Christina Engelhardt, Pascal Druant, Grady Thomas Clarkson, Ettore Comi, Carla Cassola, Michael Aronin, Al Cliver, Francesco Cusimano, Lucio Fulci (non accreditato)

Durata: 86 minuti

101 Parole di trama (no spoiler)

Liza è un’archeologa canadese che si reca in Sicilia per studiare l’antichità classica. Giunta sul luogo dello scavo viene però affascinata da in monastero medievale, dove secoli prima furono condannate a morte per crocifissione tre streghe accusate di satanismo. La visione turba Liza che inizia a fare strani sogni nei quali rivive la vita di una delle suore. La maledizione che aleggia attorno al monastero inizia a mietere vittime e i paesani, sospettosi e superstiziosi iniziano a non vedere di buon occhio la spedizione archeologica, mentre la polizia cerca di scoprire il responsabile delle morti sempre più efferate che si susseguono.

Commento (appassionato)

Girato nell’Anno Domini 1990, Demonia può essere considerato senza ombra di dubbio uno dei punti più bassi di tutto il cinema di Fulci. Salvano il regista romano dalla dannazione eterna per aver sfornato una cioccolata del genere le circostanze nelle quali venne realizzata la pellicola. Partiamo dal presupposto che all’inizio degli anni Novanta Fulci era ormai poco più del fantasma di se stesso; la fine del cinema di genere, l’avvento delle TV commerciali e la provincializzazione della nostra cultura cinematografica, concausa e conseguenza del pauroso restringimento dei budget, avevano inoltre lasciato il cinema italiano e i loro interpreti a lavorare con le briciole.

Si aggiunga che la lavorazione ebbe momenti drammatici: si dice che il produttore Ettore Spagnuolo se la diede a gambe nel bel mezzo dei lavori con tutto il malloppo destinato alla realizzazione e lo stesso Fulci, non giunse neanche ad ultimare il montaggio. L’opera è quindi già di per sè monca e una sceneggiatura estremamente banale abbinata ad una tensione che rasenta lo zero danno vita un mix letale, responsabile di questa ciofeca (e lo dico con profondo dispiacere per Fulci) che ricorda, solo per ciò che riguarda l’ambientazione e l’omertà della popolazione “Non si Sevizia un Paperino” (1972).

Il film è una noia mortale e non succede assolutamente nulla per tutta la prima ora: non si capisce se ci sono dei demoni, come il titolo suggerirebbe, una maledizione o cos’altro. Non si capisce neppure cosa debba succedere, se il film è un horror o un poliziesco. Ogni dialogo proferito dai protagonisti è infarcito di un inutile velo di mistero che rimanda a qualcosa che non verrà mai svelato neanche alla fine del film. Ad esempio perché nel paese nessuno vuol parlare con gli stranieri? Cosa c’entra questo col fatto che cinquecento anni prima avevano fatto fuori un po’ di suore-streghe? Perché Fulci indossa i panni del detective dandosi un contegno grattandosi la barba?

Comunque, le uniche due-tre scene decenti, vale a dire le uniche che destano per un momento dal sonno profondo causato dalla trama sono concentrate negli ultimi venti minuti e comprendono splatterami vari, ma realizzati con una sufficienza e con una distrazione che farebbe venire voglia di far volare degli schiaffi.

Stesso dicasi dell’”effetto speciale” della lingua (di lunghezza da Guinness) inchiodata ad un ceppo di legno che, notoriamente, è la cosa principale che si può trovare nella cella frigo di una macelleria. Associato a questa inutile scena c’è anche il “pauroso” assalto a Turi da parte di uno stuolo di porcelli squartati appesi e sanguinanti.

Assolutamente inutile anche la scena del pescatore-archeologo-chissacchì che viene fiocinato da una tipa trasparente e con le tette al vento e soprattutto la terribile canzonaccia da osteria/bordello intonata da gente di cui non si capisce il ruolo e che occupa venti minuti di pellicola.

Tra gli interpreti, che brillano tutti per la recitazione da oratorio, una menzione a parte va alla madre del piccolo Robbie che passa la vita a lamentarsi che il figlio è sempre sporco, che è sempre in giro a cacciarsi nei guai e che sia costretta continuamente a lavarlo quando in realtà il bambino è un angelo che non si muove e non profferisce verbo alcuno. Il piccolo stronzetto però si rifarà alla grande quando arriverà alla roulotte della madre completamente cosparso di sangue, dandole finalmente un buon motivo per lavarlo.

Scena imperdibile

Non può mancare, come al solito, il marchio di fabbrica del Lucio nazionale, nella scena dell’assalto dei gatti. La monoespressiva gattara-fattucchiera del paese viene improvvisamente aggredita dai suoi gatti, che si muovono attorno alla sua faccia come fossero dei pupazzi tenuti su con uno stecco a mo’ di ghiacciolo e con chirurgica precisione prima le strappano un occhio, poi non contenti le cavano anche l’altro, questa volta con qualche difficoltà,  lasciandola cieca come Shu di Kenshiro e morta sul pavimento.

Demonia

Da ricordare anche per l’orripilante realizzazione la scena dello squartamento di una persona a caso che un secondo prima correva spensierato nel bosco e un secondo dopo si ritrova appeso a stesa in giù a due alberi pronto ad essere aperto in due come un’acciuga. Purtroppo il malcapitato ha un figlio assolutamente stupido al quale non appena viene detto di rimanere fermo, inizia a correre inciampando nella trappola che sbriciola il padre.

Demonia 2

Qui vediamo la scena dell’apertura di una ipotetica pancia di gomma piena di frattaglie che è appiccicata in modo penoso all’addome dell’attore che nella scena successiva si tramuta in un manichino 100% gommapiuma.

Citazioni

Ascolti le parole di Turi De Simone, il macellaio di Santa Rosalia!

In definitiva

No no no non ci siamo proprio. Un film che potrei consigliare al mio peggior nemico. Non solo non è all’altezza di Fulci, ma non è neanche all’altezza di un horror di serie B.

Valutazione

Regia 2
 Trama 1
Recitazione 1
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 1
Voto complessivo 1.4
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5 thoughts on “#107. Demonia (1990)

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