#109. Quella Villa Accanto al Cimitero (1981)


Quella Villa Accanto al Cimitero

Un titolo che non lascia spazio all’immaginazione. Imvece dei pomodori pianti nel giardino delle tombe. nvece di un tappeto metti in sala un’altra tomba. E ci vai pure a vivere senza battere ciglio? Allora te la vai a cercare…

Quella Villa Accanto al Cimitero è un film del 1981 di Lucio Fulci. È il terzo e ultimo capitolo della “Trilogia della Morte” e segue “Paura nella Città dei Morti Viventi” (1980) e “…E Tu Vivrai nel Terrore! L’Aldilà” (1981). I protagonisti sono l’immancabile Catriona MacColl, già presente nei primi due capitoli e Paolo Malco, che collaborò con il regista romano anche in “Lo Squartatore di New York” (1982) e ebbe parti in “Lucrezia Giovane” di Luiciano Ercoli, “Noa Noa” di Ugo Liberatore, entrambi del 1974 e in “Assassinio al Cimitero Etrusco” (1982) di Sergio Martino. Nel cast anche Ania Pieroni, già protagonista di “Inferno” (1980) e “Tenebre” (1982) di Dario Argento, l’ex enfant prodige Giovanni Frezza, interprete di “Demoni” (1985) di Lamberto Bava e “Manhattan Baby” (1982) di Lucio Fulci e Dagmar Lassander, presente in molti gialli nei primi anni Settanta come “il Rosso Segno della Follia” (1970) di Mario Bava, “Le Foto Proibite di una Signora Per Bene” (1970) di Luciano Ercoli e “L’Iguana dalla Lingua di Fuoco” (1971) di Riccardo Freda.

Anno: ITA 1981

Regia: Lucio Fulci

Soggetto: Elisa Livia Briganti

Sceneggiatura: Lucio Fulci, Giorgio Mariuzzo, Dardano Sacchetti

Cast: Catriona MacColl, Paolo Malco, Ania Pieroni, Giovanni Frezza, Silvia Collatina, Dagmar Lassander, Giovanni De Nava, Daniela Doria

Durata: 87 minuti

101 Parole di trama (no spoiler)

A New Whitby, una donna viene uccisa da uno zombi all’interno di una casa abbandonata. A New York il piccolo Bob Boyle osserva in casa un quadro raffigurante una casa e nota ad una finestra una bambina spaventata che sembra poter comunicare con lui, avvertendolo di non partire. La sua famiglia invece sta proprio preparando il trasloco a New Whitby, in una casa incredibilmente simile a quella del quadro, la stessa dove viveva il defunto collega di Norman Boyle, il Dott. Peterson, che stava indagando sulla famiglia Freudstein. La villa dove anche i Freudstein vivevano sembra però infestata da strane presenze…

Commento (appassionato)

In questo ultimo capitolo della “Trilogia della Morte”, Fulci sfrutta il già ampiamente sfruttato topos della casa sfigata per la vicinanza ad un cimitero. Questa volta però sono i vecchi proprietari della villa che hanno deciso per una non meglio specificata ragione di seppellire tutti i cadaveri nel giardino antistante…giusto per far sentire a proprio agio eventuali conoscenti in visita.

Il film parte alla grande con una bella figliola che si sta rivestendo (unico caso di tette al vento nella Trilogia), reduce da un focoso amplesso con il suo ragazzo che, da romanticone inguaribile decide, invece di portarla in camporella, di darci dentro in una vecchia e pulciosa villa dove, si dice, siano morte delle persone, o roba simile. La morte della ragazza è in pieno stile fulciano e un coltello affilatissimo le perfora il cranio per uscire con chirurgica precisione dalla bocca lasciandola esanime al suolo. Andando avanti ci sono altre due-tre scene gore poi improvvisamente in film si arena lasciando spazio ai soliti 40-50 minuti di noia e cliché fino a risollevarsi (come al solito) negli ultimi venti minuti che (di nuovo come al solito) non ci fanno capire nulla della trama e del perché degli avvenimenti accaduti.

Quella Villa Accanto al Cimitero

Un attimo, però. Questa volta un minimo di parvenza di senso (o meglio di coerenza) c’è. Pare quasi (o diciamo che così l’ho voluta capire io) che coloro i quali “sentono” le anime della famiglia Freudstein possano in qualche modo essere risparmiati da una zombesca morte atroce ma siano fatti “trapassare” in modo indolore e accogliente per andare a far parte della famiglia. Famiglia di fantasmi ovviamente, che continuerà in eterno a provare ad avvisare (invano) chiunque si trovi nelle vicinanze della villa.

Il bambino protagonista della vicenda è chiaramente ispirato al Danny di “Shining” di Stanley Kubrick, uscito appena l’anno prima: lo stesso caschetto biondo, le stesse capacità paranormali e lo stesso lieto fine per entrambi , nonostante possa risultare opinabile un finale che trasforma un bambino in un fantasma (e opinabile pure il fatto che Danny in Shining sopravviva ma con il padre morto assiderato). Inoltre il fatto che il Dott. Peterson sia morto nella villa dopo aver ucciso la famiglia è un altro riferimento alla vicenda di Jack Torrance. Ma visto che Fulci non è Kubrick, la trama va a puttane e i fantasmi dei vecchi inquilini, o quantomeno le loro “presenze” incorporee si materializzano in uno zombi, probabilmente il Dott. Freudstein stesso che, vai a capire perché, ha avuto un destino diverso da quello degli altri suoi familiari.

Prova a svelarci il segreto di questa particolarità il prode Norman, padre di famiglia che dopo aver lottato come un leone contro un pipistrello highlander, che smette di mordere e squittire (ma i pipistrelli squittiscono???) non dopo le 84 coltellate ricevute, non dopo i 35 litri di sangue perso ma solo dopo aver toccato il suolo, decide di indagare su questo Freudstein (sul quale indagava il collega Peterson) scoprendo che era un chirurgo e che era mezzo pazzo, tanto da impiccarsi in biblioteca. Da queste scarne informazioni, sulla base del nulla capisce che in cantina c’è lo stesso Freudstein che necessita di sangue sempre più giovane per mantenersi in vita (???). Egli, ex chirurgo, pare si dilettasse ad effettuare strani esperimenti, quindi per un motivo non precisato si è trasformato in zombi. Il suo nome d’altronde doveva essere già un indizio dacchè Freudstein potrebbe essere il figlio di Freud e Frankenstein: dal primo avrebbe preso il titolo di Dottore, dal secondo il desiderio chirurgico di lavorarsi i corpi della gente.

Parliamo un po’ dei personaggi. Abbiamo già citato il finto Danny che se la intende mentalmente con Mae e il padre Norman che ha l’abitudine di arrivare di soppiatto spaventando tutti, scrutare con faccia demenzial-libidonosa ogni situazione e poi intervenire in modo casuale (per non tacere della sua abilità di usare l’ascia, degna di uno scimpanzé). Una menzione va riservata alla babysitter Ann, che si presenta in casa contattata assolutamente da nessuno e che inizia a fare dei lavori senza che nessuno batta ciglio sfruttando la sesquipedale stupidità dei Boyle che le lasciano gestire il figlio come fosse un pesce rosso qualsiasi. Solo Lucy “core de mamma” Boyle avanzerà qualche dubbio su di lei e sul suo sguardo vagamente satanico, venendo immediatamente stoppata dall’ottuso marito. Il bello è che l’utilità di Ann ai fini della storia è pari a quella di un paio di occhiali da vista in regalo a Ray Charles.

I comportamenti sono, come al solito, al limite dell’assurdo. Abbiamo già detto degli ingressi di soppiatto di Norman Boyle, ma potremmo citare la nonchalance con la quale Ann ripulisce damigiane di sangue con lo straccio senza che Lucy dica bau (altro comportamento quantomeno sospetto). Interrogativo anche il momento durante il quale Lucy, Norman e Ann si guardano a vicenda come se qualcuno si aspettasse qualcosa dall’altro, qualcosa che non si sa cosa sia e che comunque non accade.

Gli effetti speciali del film seguono la falsariga di quelli dei precedenti capitoli, quindi sono molto buoni se si considera la loro artigianalità e la volontà di rappresentare soprattutto sangue e schifezze e non la pura realtà anatomica.

Grande assente in questo film è il classico sventramento oculare che Fulci solitamente ci propone come sua personale firma. Ho sperato fino alla fine di vedere un bell’occhio strappato via dalle orbite ma niente, questa volta ci dobbiamo accontentare di altri tipi di splatterosità.

Scena imperdibile

Decisamente lo pseudo sbudellamento dello zombi vestito come Nemesis di Resident Evil 3 che, colpito da un fendente di Norman, inizia a sanguinare (non esiste un termine migliore quindi passatemi questo) un mix di trippa e crema di fagioli, per poi lasciare spazio ad una bella manciata di vermi che ci riconciliano con l’atmosfera splatter e disgustosa delle opere di Fulci.

Citazioni

Nessuno saprà mai se i bambini sono mostri, o se i mostri sono bambini

In definitiva

Altro classico film “alla Fulci” ovverò fantastico per chi lo ama e insensatamente idiota per chi lo odia. Diciamo che dei tre capitoli della Trilogia della Morte è forse quello che riserva meno perle.

Valutazione

Regia 5
 Trama 5
Recitazione 5
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 5
Voto complessivo 5.0
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10 thoughts on “#109. Quella Villa Accanto al Cimitero (1981)

  1. Devo averlo visto sicuramente, ma non mi hai convinto a rivederlo! 😀 Scherzi a parte, ti ho letto con piacere ma come ti dicevo ho uno scompenso ormonale che mi ha sempre impedito di trovare piacevoli i prodotti del mio omonimo 😉

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