Se anche voi siete figli degli anni Settanta e Ottanta vi ricorderete di questo film come la cosa più eccitante nella quale ci si potesse imbattere in TV, magari nelle profonde nottate estive di Rete4. Il nome di Emanuelle significa per molti il paradigma dell’erotismo italiano degli anni Settanta.
Emanuelle Nera è un film del 1975 di Albert Thomas, al secolo Adalberto Albertini. È ispirato al francese “Emmanuelle” (1974) di Just Jaeckin ed è il primo di una lunga serie di film. Protagonista è Laura Gemser, reduce dall’esordio dell’anno precedente in “Amore Libero – Free Love” di Pier Ludovico Pavoni e che sarà la figura centrale di quasi tutti i film della serie. Gli altri interpreti sono Angelo Infanti, celebre per alcune interpretazioni in commedie come “Bianco, Rosso e Verdone” (1981) e “Borotalco” (1982) di Carlo Verdone Karin Schubert, in seguito diventata icone del nascente genere pornografico italiano e Gabriele Tinti, futuro marito proprio di Laura Gemser e che reciterà con lei in molti dei successivi film della serie.
Anno: Italia 1975
Regia: Albert Thomas (pseudonimo di Adalberto Albertini)
Soggetto: Adalberto Albertini, Ambrogio Molteni
Sceneggiatura: Adalberto Albertini, Ambrogio Molteni
Cast: Laura Gemser, Karin Schubert, Gabriele Tinti, Angelo Infanti, Isabelle Marchall, Don Powell, Venantino Venantini
Durata: 91 minuti (versione italiana), 96 minuti (versione hard)
101 Parole di trama (no spoiler)
Mae Jordan, detta Emanuelle è una fotoreporter di colore che si reca in Kenya per un servizio e qui viene ospitata da Ann, una donna facoltosa che sta tentando senza successo la carriera di scrittrice e da suo marito Gianni. I due hanno un rapporto estremamente aperto e passano le giornate immersi in un mondo profondamente diverso da quello dell’Africa nera, fatto di feste con alcool e donne disinibite. Emanuelle si innamora, ricambiata, di Gianni ma il loro rapporto è travagliato dai continui tradimenti. Tra fantastici scorci naturali e scene colme di erotismo i due cercano di trovare la loro dimensione.
Commento (appassionato)
Emanuelle Nera è il capitolo iniziale di una steriminata serie di titoli più o meno fedeli all’originale che condividono, nella maggior parte dei casi, la figura delle protagonista, Emanuelle per l’appunto, interpretata nella stragrande maggioranza dei casi dalla divina Laura Gemser. Questo stesso film ad ogni modo, è già di per sé un sequel apocrifo dell’originale “Emmanuelle” anche se nel tempo la serie “italiana” ha iniziato ad essere considerata quella ufficiale rispetto a quella “francese”, soprattutto dopo l’enorme successo che riscuoteranno i film diretti da Joe D’Amato che regaleranno a Laura Gemser una strepitosa notorietà.
Vorrei a questo punto spendere due parole sulla protagonista, decisamente una delle regine del cinema italiano degli anni d’oro, forse a livelli raggiunti solo da Edwige Fenech, nonché uno dei volti (e corpi) più conturbati mai impressi su una pellicola, dotata di un’enorme carica erotica e di quello sguardo tipico del sudest asiatico intriso di fragilità e di caparbietà allo stesso momento.
Nonostante il film sia prettamente di genere erotico, manca completamente di un minimo di trama e di quel mordente che sarà l’ingrediente base dei successivi capitoli, caratterizzati da una continua commistione di generi, dal thriller, all’horror, al porno, fino a sfociare negli ultimi epigoni in film che virano verso il WIP.
“Emaunelle Nera” mostra gli albori di quella rivoluzione sessuale, che avrebbe dovuto compiersi e che in realtà si compì a meta, mostrando però in modo esclusivo gli aspetti relativi alla liberazione sessuale fornendo un messaggio (anche se fornire un messaggio non penso fosse tra le intenzioni principali del regista) che si rivela essere zoppo: quello che vediamo qui è solo un continuo tradirsi e ubriacarsi, con una selva di relazioni extraconiugali e sbagasciamenti a destra e a manca.
La versione italiana del film è più corta di quella integrale che contiene scene pornografiche aggiunte a posteriori ed interpretate da controfigure, una pratica che sarà portata alla ribalta da Joe D’Amato negli anni a venire, ma presente comunque scene ad alto contenuto erotico interpretate sia dalla Gemser sia da Karin Schubert. Nota a margine: per il mio modestissimo parere, la sfida delle bionde tra la Schubert e Isabelle Marchall viene vinta con distacco dalla seconda, nonostante il blasone della prima.
La personalità della fotoreporter Emanuelle è ancora grezza, diversa da quella cui saremo abituati successivamente, ovvero quella di una donna forte e determinata, a volte quasi sfrontata; qui la vediamo, seppur sessualmente disinibita, ancora un parte fiduciosa nell’amore, anche se visto sempre in una visione molto libertina, indipendente dal sesso, come trasparirà dalla confessione che proprie Emanuelle farà a Gianni.
Prorpio il sesso è la componente essenziale della narrazione che vede Emanuelle conoscere , soprattutto in senso biblico, una moltitudine di personaggi dallo spessore e caratterizzazione pari a zero. Le scene che si susseguono sono tutte un copia-incolla che si riducono a due momenti fondamentali: la presentazione del personaggio con il quale Emanuelle entra in contatto e una scena di sesso, spesso e volentieri lesbo che, se rappresenta una delizia per i palati maschili, risulta assolutamente inguardabile per un pubblico femminile o, in generale, ad un’audience che cerchi in un film anche un minimo di trama.
Memorabile a tal proposito la scena che coinvolge Karin Schubert con il benzinaio con uno stacco di montaggio sul collega che sta inserendo la pompa nel serbatoio giusto per far indovinare cosa stiano combinando i due nel bagno (non che ci volesse un genio per capirlo anche perché nella versione hard è presente un inserto con una scena di penetrazione), della serie “lui fa il pieno di benza e lei fa il pieno di c….”; tuttavia degno di nota è anche il rapporto saffico della Gemser con la Marchall e il finale con la gangbang interracial che vede protagonista ancora la Gemser con un’eterogenea squadra di hockey (che chissà perché era in Africa…).
Scena imperdibile
Beh siamo in un film erotico con Laura Gemser, quindi le scene madri non possono essere altro se non quelle dove la nostra amata protagonista si mostra come mamma l’ha fatta durante i suoi rapporti con uomini, donne e con se stessa.
Citerei quindi la scena nella quale Emanuelle delizia se stessa nel letto, sognando di avere un rapporto con Gianni e quella nella quale si struscia ammiccante con Gloria, a mio parere la scena migliore del film.
Citazioni
Le donne sono come i debiti: più ne fai più ti inguai
Io ti amo veramente Gianni. In questo momento tu riempi tutta la mia vita, ma fra un mese o forse domani sarò tra le braccia di un altro. Non è colpa mia se sono fatta così, per questo amo soltanto il mio lavoro che mi rende libera. Vivrò esperienze diverse o forse simili a questa, incontrerà un altro Richard, un’altra Ann. Lo riconosci? Sei tu, un altro Gianni. E anche a loro se mi va darò di me tutto e subito, ma solo il mio corpo, come sempre, solo con te è stato diverso. ho provato qualcosa che non mi era mai successa prima, per questo è meglio che tutto finisca qui.
Mi avevi persa già prima di trovarmi
In definitiva
Capitolo iniziale della serie cult che ha fatto perdere diottrie a molti ragazzi nei begli anni andati, ma mettendo tutti i film a confronto forse questo non è proprio il migliore nonostante la bellissima ambientazione esotica che risulta comunque completamento soffocata dal marcato erotismo.
Valutazione
| Regia | 6 | |
| Trama | 5 | |
| Recitazione | 4 | |
| Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) | 5 | |
| Voto complessivo | 5.0 |






Sono totalmente digiuno del filone Emanuelle, quindi ti leggo con grande interesse 😉
Non posso fare a meno di notare la foto che hai messo, con tizi in tuta gialla alla Game of Death proprio l’anno in cui arriva in Italia la prima versione (apocrifa) dell’opera inedita di Bruce Lee: che sia un cripto-omaggio?
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Se sei a digiuno della serie penso che ti interesseranno gli articoli in cantiere 😉 riguardo ai tizi in tuta gialla in realtà non era un omaggio a Bruce…ma sono contento che possa sembrarlo. In realtà quei tizi hanno addosso una roba che mi ricorda più Kill Bill!
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Che appunto citava il Game of Death di Bruce, quindi il cerchio si chiude 😀
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Perfetto! Purtroppo su Bruce Lee sono a digiuno…
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Attendo i prossimi post su Emanuelle: a parte qualche visione fugace e galeotta, negli anni Ottanta, non mi è mai capitato di vedere il suo ciclo in ordine.
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