#116. Emanuelle – Perchè Violenza alle Donne? (1977)


Emanuelle - Perchè Violenza alle Donne

D’Amato ancora, e con questo fanno tripletta, prova ad affrontare a modo suo, molto suo, il problema della violenza sulle donne. Indovinate un po’ come?

Emanuelle – Perché Violenza alle Donne? È un film del 1977 di Joe D’Amato. E’ il quarto capitolo della serie “italiana” di Emanuelle, dopo “Emanuelle Nera” (1975) di Albert Thomas, “Emanuelle Nera – Orient Reportage” e “Emanuelle in America”, tutti di Joe D’Amato. Protagonista è ancora Laura Gemser e torna ad essere coprotagonista Karin Schubert, apparsa già nel primo capitolo della saga. Nel cast anche Ivan Rassimov, apparso nel secondo film e celebre interprete di molti film di genere negli anni Settanta, come “Lo Strano Vizio della Signora Wardh” e “Tutti i Colori del Buio” entrambi del 1972 di Sergio Martino, “Spasmo” di Umberto Lenzi (1974) e dei cannibalici “Ultimo Mondo Cannibale” (1977) di Ruggero Deodato e “Mangiati Vivi!” (1980) di Umberto Lenzi e George Eastman, più volte collaboratore di D’Amato, come nei tre film del 1980 “Antropophagus”, “Porno Holocaust” e “Le Notti Erotiche dei Morti Viventi”.

Anno: ITA 1977

Regia: Joe D’Amato

Soggetto: Maria Pia Fusco

Sceneggiatura: Maria Pia Fusco

Cast: Laura Gemser, Ivan Rassimov, Karin Schubert, Don Powell, George Eastman, Brigitte Petronio, Marino Masè, Al Thomas, Aristide Massaccesi (alias Joe D’Amato), Marina Frajese, Rick Martino

Durata: 97 minuti (versione soft), 102 minuti (versione hard)

101 Parole di Trama (no spoiler)

Emanuelle è ormai una fotoreporter di successo e si lancia in indagini sempre più rischiose. Questa volta incontra l’amica giornalista Cora che la informa sulla sua inchiesta su una organizzazione criminale per lo sfruttamento delle donne. In hotel incontra anche Malcolm Robertson, con il quale intratterrà un rapporto platonico. Emanuelle, assieme a Cora iniziano ad indagare spingendosi in America, Europa e Asia, per cercare di trovare i responsabili di un’organizzazione criminale dedita al commercio di donne. Si recherà anche in India inviata dal suo giornale per intervistare  un guru che predica particolari tecniche erotiche, che potrebbero fare la fortuna della rivista.

Commento (appassionato)

Joe D’Amato nella sua lunga e prolifica carriera che lo ha portato a dirigere circa 200 film, ha via via “affinato” il suo stile; le sue opere, che erano dapprima limitate a film più canonici con qualche concessione all’erotismo, diventarono mano a mano sempre più esplicite, fino a sfociare nella pornografia vera e propria.

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La storia della saga di Emanuelle, riflette con buona approssimazione il momento della transizione dal cinema erotico al cinema pornografico: se infatti il primo capitolo damatiano della serie, “Emanuelle Nera – Orient Reportage” (1975) è ancora di stampo classico con qualche concessione all’erotismo, proseguendo film dopo film le scene, oltre a contenere gli immancabili crossover di generi, diventano sempre più spinte. In questo quarto capitolo, il regista romano ha l’intuizione di parlare, molto a modo suo del problema della violenza sulle donne, ma invece di fare un film che affronti la tematica a livello sociale, sforna un bel semiporno dove vengono inserite molto di frequente scene girate a parte di rapporti sessuali espliciti. Hai capito il marpione, in questo modo ogni eventuale accusa di pornografia decade: “Mica si può fare un film che parla di violenze sessuali senza mostrare il sesso!” avrà pensato Joe.

Quindi ci propina la classica storia, anche se chiamarla così è un insulto alle trame dei film, che questa volta ha luogo in ogni angolo del mondo, ma senza mostrare, come abitudine dei Mondo movie, le differenti culture e i loro aspetti peculiari. Le locations infatti spaziano da Roma a New York e da Hong Kong all’India.

Come avrete ben capito e come non dovrei dovervi ripetere (ma lo faccio lo stesso) ogni scena è incentrata sulle nudità di Laura Gemser e dell’amico/a di turno: eh si perché la bella protagonista ha il potere di fa capottare tutte le persone che incontra e far nascere in loro l’irrefrenabile voglia di farsela. Sempre. Ovunque. E chissenefrega delle malattie veneree.

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In questo capitolo D’Amato ricorre a due pilastri del cinema di genere italiano: Ivan Rassimov, già comparso nel secondo film, che interpreta la parte di un alto funzionario delle Nazioni Unite o roba simile, il personaggio più normale dell’intera filmografia di Emanuelle e soprattutto il mitologico Luigi Montefiori, alias George Eastman, storico collaboratore del regista, che qui interpreta la parte eccentrica per le sue corde di un santone indiano (ma con la faccia europea) che predica balle sulle tecniche per ritardare l’orgasmo il più possibile, a base di astinenza e sfregamenti vari: pane per i denti della volpe Emanuelle che fiutata l’occasione, come al solito gli si concede e in virtù delle sue di tecniche, molto più grezze ma molto più efficaci, lo fiacca in men che non si dica, prendendolo pure per il culo per la sua eiaculazione precoce: roba che se lui non fosse stato troppo sconfortato per aver sparato prima del via, grande e grosso com’era la faceva stramazzare a terra con un pugno.

Nel film ricompare anche Karin Schubert, futura triste diva del porno (triste ovviamente per le motivazioni che la costrinsero ad intraprendere la carriera a luci rosse) nei panni di una giornalista che inizia assieme ad Emanuelle ad indagare sulla tratta delle donne cercando di risalire la piramide per arrivare i vertici dell’organizzazione che la gestisce.

Ovviamente alla nostra Emanuelle andrà sempre tutto bene: lei sfidando tutto e tutti si fa consapevolmente adescare, le va di culo con il tizio sfregiato che decide di non farsela ripiegando sulla sua amica a cui va di culo, ma in un altro senso, raggiunge un cinese/honkonghese qualunque in una palestra dove vengono addestrate le donne a sopportare ogni dolore per poi rivendere sul mercato della prostituzione e via dicendo. Va un po’ meno meglio alla sua collega Cora che di fatto viene picchiata e violentata da alcuni gentili emissari dell’organizzazione.

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Come detto unica parte normale è quella interpretata da Rassimov che compare di tanto in tanto assieme al suo fido autista/guardia del corpo Jeff interpretato da Don Powell, anch’egli presente in “Emanuelle Nera” e, nonostante la sua posizione influente che lo potrebbe rendere bersaglio facile per la criminalità, non esita appena conosciuta Emanuelle a condividere con lei tutta la scaletta degli appuntamenti dell’anno, manco fosse la sua amichetta del cuore. Lui sarà l’unico che non si tromberà Emanuelle; d’altronde Rassimov è un signore, non fa ‘ste cose.

Grande assente per la prima volta il marito di Laura Gemser, Gabriele Tinti, che aveva partecipato finora a tutti i film ma che in questo caso ha lasciato la moglie nelle mani di Joe D’Amato (dimostrando, peraltro, una fiducia smisurata) che invece compare in un cameo.

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Scena imperdibile

Anche in questo film, come negli altri della serie, di imperdibile c’è tutto e niente: tutto perché quando Laura Gemser si spoglia bisognerebbe che tutti si fermassero e si tirassero giù il cappello (ma a pensarci bene visti i suoi lineamenti, forse non servirebbe neanche che si spogliasse, basterebbe lo sguardo); niente perché grosse cose da ricordare non ce ne sono.

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A dirla tutta ci sono alcuni momenti che però meritano una menzione, specie per il cinefilo più agguerrito, ad esempio l’apparizione di George Eastman nell’inconsueto ruolo di santone/filosofo, o la incredibile gratuità di alcune scene, vedi quella nella barca dell’amichetto incontrato da Emanuelle alla Fontana di Trevi, durante la quale la di lui madre, entrata sotto coperta con un pelliccione da puttanone d’altri tempi, millantando un dolore alla gamba dovuto al reggicalze si fa spogliare, toccare e leccare dalla domestica il tutto mentre Emanuelle cerca di togliere le ragnatele dalle mutande del ragazzo chiusa all’interno di uno stipetto di centimetri 50×50 che in alcune inquadrature diventa di metri 3×3 (peraltro parlando tantissimo senza essere incredibilmente udita dalle lesbicone fuori).

Potremmo anche citare la scuola indiana del guru dove le ragazze vengono istruite al sesso insegnando loro il kamasutra facendo uso di enormi falli di legno o la miopia di D’Amato nel sostituire Laura Gemser nelle scene hard con una controfigura dalla pelle più bianca del bianco, ma questi sono discorsi da palati sopraffini…

Citazioni

I poveri restano poveri perché non sono abbastanza intelligenti per diventare ricchi

Tu hai sempre fotografato culi e tette. Continua così che sei forte, no?

In definitiva

Cosa dire, è il classico D’Amato nel classico “Emanuelle”, niente di più niente di meno e nessuna particolare invenzione, se non talvolta quelche inquadratura “artistica”. Ma sempre tette e culi sono.

Valutazione

Regia 5
Trama 4
Recitazione 4
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 5
Voto complessivo 4.6
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2 thoughts on “#116. Emanuelle – Perchè Violenza alle Donne? (1977)

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