#118. Blood Feast (1963)


Blood Feast

Puntata #2 della rubrica Sunday Bloody Sunday dopo l’interruzione pasquale, questa volta dedicata al pilastro della storia del cinema sanguinolento “Blood Feast”. Non proprio il massimo dopo l’abbuffata di cioccolata pasquale ma tant’è…

Blood Feast è un film del 1963 di Herschell Gordon Lewis. Il film è frutto del sodalizio con David E. Friedman, con il quale aveva lavorato nella sexploitation “Living Venus”, prima della rottura a seguito della quale diresse “Something Weird” (1967), “The Alley Tramp” (1968), “She-Devils on Wheels” (1968) e “The Wizard of Gore” (1970). I protagonisti sono  Thomas Wood, Mal Arnold e Connie Mason, Playmate del Giugno ’63, che lavorerà ancora con Lewis in “Two Thousand Maniacs!” l’anno successivo.

Anno: USA 1963

Regia: Herschell Gordon Lewis

Soggetto: A. Louise Downe

Sceneggiatura: David E. Friedman, Herschell Gordon Lewis (non accreditati)

Cast: Thomas Wood, Mal Arnold, Connie Mason, Lyn Bolton, Scott H. Hall, Toni Calvert, Ashlyn Martin, Astrid Olson, Sandra Sinclair, Gene Courtier, Louise Kamp, Hal Rich, Al Golden

Durata: 67 minuti

101 Parole di Trama (no spoiler)

Il negoziante Fuad Ramses uccide una donna in casa due e, una volta morta le sega via una gamba. Non è il primo omicidio del genere in città e la polizia sta cercando disperatamente di trovare il colpevole, con le giovani ragazze del paese spaventate che la stessa sorte possa toccare a loro. Sembra che Fuad possa passarla liscia e anzi una signora chiede i suoi servigi per preparare la cena del diploma per la figlia, Suzette. L’uomo, seguace della dea Egizia Ishtar, promette un banchetto a base di specialità egiziane e intanto continua a mietere vittime su vittime in città…

Recensione & Commento (appassionato)

Quando nel 1963 Lewis e Friedman decisero di mettere mano a “Blood Feast”, l’horror nel cinema era ancora abbastanza ancorato al genere gotico: atmosphere lugubri, castelli sinistri, scrticchiolii e scheletri la facevano da padrona, tanto che il genere poteva definirsi dell’orrore puro, nel senso più “leggero” del termine da declinarsi quindi come paura e timore. Mancava ancora una cosa: il sangue. Quel cinema infatti cercava di limitarlo il più possibile, focalizzandosi più sull’aspetto emotivo, che su quello visivo. Si pensi a titolo di esempio ad un capolavoro del genere gotico come “La Maschera del Demonio” (1960) di Mario Bava dove il sangue c’è ma non è il fulcro attorno al quale gira la storia.

L’uscita di “Blood Feast” può quindi considerarsi la nascita dell’horror visivo o, come potrebbe chiamarsi oggi, dello splatter. Non si erano ancora viste al cinema scene di omicidi, smembramenti e laghi di sangue, quali si vedranno nel film di Lewis. Non siamo ancora ovviamente  al punto di vedere senza stacchi di montaggio le scene degli omicidi, ma vediamo solo il killer impugnare il coltello e in seguito in corpo senza vita e sanguinante (anche se a volte, vai a capire perché, si vedono delle morte che si muovono e respirano…). Comunque sia un passo in avanti. È stato ad ogni modo il primo film ad essere annoverato tra i video nasty nel Regno Unito e, a fronte di un budget di 24mila $, ne incasso 4 milioni.

Blood Feast

Per giustificare le sequenze forti del film, negli anni Sessanta serviva ancora una sorta di “giustificazione”: non è che si potevano fare splatterate con ettolitri di sangue così per il gusto di farlo, come accade oggi in alcuni film, pertanto nella sceneggiatura venne inserita la sottotrama relativa alla preparazione del banchetto per la divinità egiziana Ishtar. Come conseguenza la figura del macellaio/proprietario del negozio si tinge (o per lo meno avrebbe dovuto tingersi) di una misteriosa patina orientale che traspare esclusivamente dal nome Fuad Ramses, non certo dall’aspetto fisico, che sembra quello di un uomo comune e pure abbastanza brutto, al quale furono tinti i capelli di un grigio-finto a giustificazione della sua anzianità (che pure non traspare per nulla). L’espediente della sua origine orientale è un pretesto fin troppo facile anche per giustificare la sua terribile recitazione, malattia che peraltro affligge tutto il cast, nessuno escluso, che sembra appena uscito da una recita di scuola elementare. Si noti anche che mentre Fuad parla in negozio con la Signora Freemont, è più che evidente che sta leggendo il gobbo. Voglio dire, sì che sei in un film del cavolo però almeno impararti 4 parole non ti avrebbe fatto male.

Recitazione da cani a parte e gusto squisitamente da b-movie dei lunghi piani sequenza (per risparmiare inquadrature e lavoro in fase di montaggio) e dell’incomprensibile confusione del giorno e della notte (quando  Pete e Suzette ci stanno “dando dentro” in macchina), il film è giustamente passato alla storia ed è diventato oggetto di culto per gran quantità di sangue e interiora che si vedono sullo schermo.

Blood Feast 2

Il claudicante Fuad, infatti, per ottemperare alla “ricetta” per la resurrezione di Ishtar, si diletta a strappare dalle sue vittime volta per volta parti anatomiche differenti: lo vediamo tagliare una parte dell’occhio e una gamba alla prima vittima, poi un cuore e via via altre membra fino a gestire una collezione sterminata di parti umane da arrostire e immolare alla dea; oddio, c’è da dire che alcune morti sono un po’ tirate via, come quella della ragazza alla quale viene strappata la lingua che muore, senza un perché, solo perché Fuad le ha messo due dita in bocca.

Parlando dei personaggi, ho già detto della recitazione oltremodo imbarazzante, ma posso anche sottolineare lo snervante pathos con il quale pronunciano ogni singola frase e compiono ogni singola azione. Nessuno si salva dal momento che il casting è stato fatto penso con i punti del supermercato, eccezion fatta, e assolutamente NON per doti recitative, la protagonista femminile che almeno mostra il suo fisichino niente male che le varrà il titolo di Playmate. Il suo improvvisato fidanzato, il detective Pete, in compenso pare un incrocio tra Alec Baldwin e David Bowie, entrambi nei momenti peggiori.

Blood Feast 4

Il film tra un po’ di sangue qua e un po’ di sangue là, si trascina fino alla fine in modo abbastanza fluido, complice anche il basso minutaggio appena sopra all’ora, dove assistiamo alla morte di Fuad e alla gran goduria della polizia che gioca pure il carico dicendo che gli stava bene morire così, almeno non ci saranno più assassini in città. Un modo un po’ miope di risolvere i casi.

Scena imperdibile

La scena del quasi omicidio di Suzette, con la ragazza che senza se e senza ma, prende per il culo Fuad che le chiede di pronunciare la preghiera per benedire il pranzo appena preparato. Ma soprattutto la pomposa enfasi con la quale egli maneggia il coltellaccio per infilzare la sua vittima: al super rallentatore, quasi stesse aspettando che qualcuno lo scopra

Citazioni

A feast such as this has not been performed in 5,000 years

Ramses was the killer we’ve been looking for. Mrs. Fremont, I’m afraid this feast is evidence of murder!

Oh dear! The guests will have to eat hamburgers for dinner tonight

In definitiva

Per essere un film non è nulla di così stratosferico, ma se pensiamo che è il capostipite di una sterminata famiglia di sottogeneri dell’horror sanguinolento non si può che fare un plauso al coraggio di Lewis di aver introdotto un nuovo modo di fare cinema e, soprattutto, con un budget davvero al limite.

Valutazione

Regia 6
Trama 6
Recitazione 3
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 6
Voto complessivo 5.4
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8 thoughts on “#118. Blood Feast (1963)

  1. Sai che non riesco a ricordare se ho visto questo o il sequel? (C’è un sequel?) Comunque quello che scrivi mi è molto familiare, e ricordo che è stato uno dei primi filmacci con cui cominciai a covare l’idea di “studiare” la serie Z 😛

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