#120. Delirio Caldo (1972)


Delirio Caldo

“Delirio Caldo”, ovvero “come il mondo scopri l’esistenza della meteopsichiatria”. Non ci sono altre parole.

Delirio Caldo, conosciuto all’estero come Delirium, è un film del 1972 di Renato Polselli, sotto lo pseudonimo di Ralph Brown. Nel cast sono presenti Mickey Hargitay, Rita Calderoni, già presente in “La Monaca di Monza” (1968) di Eriprando Visconti, tra i protagonisti in “Nuda per Satana” (1974) di Luigi Batzella e che lavorerà ancora con Polselli in “Torino Centrale del Vizio” (1979) e “Riti, Magie Nere e Segrete Orge nel Trecento” (1972) assieme alle altre protagoniste di “Delirio Caldo” Carmen Young, Christa Barrymore, Katia Cardinali e Cristina Perrier. Una parte di rilievo anche per il caratterista Tano Cimarosa.

Titoli alternativi: Delirium

Anno: ITA 1972

Regia: Renato Polselli (accreditato come Ralph Brown)

Sceneggiatura: Renato Polselli

Cast: Mickey Hargitay, Rita Calderoni, Raul Lovecchio (accreditato come Raoul), Carmen Young, Christa Barrymore, Tano Cimarosa, Katia Cardinali, Cristina Perrier

Durata: 102 minuti

101 Parole di trama (no spoiler)

Il Dottor Herbert Lyutak è un rinomato psicologo che collabora con la polizia per risolvere i casi più complicati, ma è anche un folle impotente che abborda giovani ragazze per poi strangolarle. Dopo aver ucciso una ragazza conosciuta in un bar, sfruttando la sua posizione, riesce a far convergere le accuse su un delinquentello, il Crocchetta. La moglie di Herbert, Marzia, sembra dubitare del marito ma, accecata dall’amore, tenta di difendere la sua posizione e di sorvolare sul suo strano comportamento e sulla sua freddezza. La polizia inizia a pedinare il presunto assassino ma tutte le piste sembrano condurre a nulla…

Recensione & Commento (appassionato)

Per la serie nomen omen “Delirio Caldo” fa immediatamente capire cosa dobbiamo aspettarci. Il “caldo” del titolo può benissimo intendersi come il tasso erotico presente in alcuni momenti della pellicola, ma anche come la temperatura corporea del regista al momento della scrittura della sceneggiatura della ripresa delle scene. Temperatura che peraltro avrebbe causato il “Delirio”, altra illuminante parola del titolo, visto che di nient’altro si può parlare se non di stato alterato della coscienza per Polselli. Non si spiegherebbe altrimenti l’immane montagna di casualità che permea questa opera che definire film sarebbe azzardata, visto che gli attori non recitano e il senso della trama qualcuno l’ha dimenticato in cantina.

Capitolo attori. Mickey Hargitay, belloccio fisicato, buono per i fotoromanzi, ha una recitazione che definire monoespressiva vorrebbe dire attribuirgli pregi che in realtà non ha; per tutti i 100 e rotti minuti di film ha una sola smorfia e le uniche variazioni al tema sono rappresentate di tanto in tanto dallo sgranare gli occhi e digrignare i denti. Rita Calderoni veramente vorrebbe provarci a recitare bene ma, come sopra, al massimo ogni tanto sgrana un po’ gli occhi e per il resto si limita a mettere nella “recitazione” un’enfasi che più che dare pathos rende il tutto patetico, da recita dell’asilo. Inoltre non si capisce per quale oscuro motivo nutra un amore così ossessivo nei confronti di uno che non se la fa, che ha es’espressione da tombino e che quando le parla sembra che lo faccia perchè costretto. Stesso discorso per le altre non-protagoniste, che non tradiscono MAI nessuna emozione: stessa espressione mentre parlano al telefono e mentre sono uccise.

Delirio Caldo 12

A proposito delle morti: sono di un pacchiano e di un irreale che la sceneggiatura sarebbe da denuncia. La prima vittima è quella che subisce la morte più “credibile”, mentre già dalla seconda inizia il delirio: basta essere a malapena schiacciati dalla porta di una cabina telefonica e sfiorati dal filo della cornetta per morire orribilmente (nel senso che la recitazione nel momento del decesso è teatralissima e orribile); anche la vittima nella vasca da bagno muore dopo essere stata accarezzata con una cosa che dovrebbe essere una frusta e dopo essere stata sott’acqua per 2-3 secondi.

Delirio Caldo

Ne consegue che il migliore della banda è il mitologico Tano Cimarosa che con la sua dialettalità infarcita di americanismi (memorabile il suo “It’s strange, eh!” che profferisce in commissariato, tradendo evidenti origini sicule) e il suo fare sanguigno scuote un po’ il film dal piattume generale.

Delirio Caldo 11

Il personaggio di John Lacey, che si autodefinisce “il Crocchetta” (che idolo…) spara qualche cazzata qua e là e si dimostra peraltro estremamente più competente e intelligente dei poliziotti (ammesso che quei due pirla vestiti da discoteca siano effettivamente poliziotti). Magistrale il suo esordio, dove confessa candidamente di essere stato beccato in mezzo ai boschi perchè aveva appena fatto quella grossa (e pensiamo anche puzzolente), anche se in realtà, diciamolo, era lì per fare un po’ il guardone.

Capitolo trama. Non diciamo balle, la trama non esiste. O quanto meno, forse esiste nella testa di Polselli, ma mancando quel passaggio fondamentale della trasformazione di un’idea in narrazione cinematografica, non possiamo che non capire una cippa di quello che il buon ciociaro voleva dirci. Onestamente c’è da dire che in mezzo a tanti gialli post-argentiani, Polselli decide di mostrarci subito l’assassino, lasciando quindi allo spettatore l’unico compito di giudicare l’abilità della polizia. Su questo dobbiamo dagli credito.

Delirio Caldo 7

Tuttavia la polizia in questione è composta da tre pirla che sembrano usciti da un concerto dei Cugini di Campagna, che impigriscono in centrale nei loro bei vestiti sgargianti (a proposito, sembra questo il modo di stare vestiti sul posto di lavoro???) e quando elaborano le loro congetture iniziano a sparare una tale carriolata di boiate che si potrebbero tranquillamente riempire tre Fiat Scudo. Se nella prima parte, con le dovute proporzioni, il film è anche seguibile, da metà in poi e soprattutto nel finale, Polselli regredisce in una spirale di follia e autolesionismo cerebrale, si accorge di non essere capace a ideare il finale e quindi non riuscioamo più a capire chi fa cosa e perché. Non male per un giallo-thriller.

I dialoghi nel film sono l’esempio della banalità estrema e della ripetitività. Sono talmente telefonati che si potrebbe scrivere il copione con dieci minuti di anticipo sulle scene (tanto la creatività non abita a casa Polselli). Un esempio su tutti: se la cara Rita Calderoni si limitasse a dire al marito una volta sola “Ti amo, fai di me quel che vuoi”, invece delle 54 volte in cui lo dice, il film potrebbe durare almeno 15 minuti di meno; se togliamo anche le interminabili scene nelle quali non succede nulla, arriveremmo a circa 60 minuti. Evitabilissimi peraltro.

Non oso parlare delle cose messe in bocca allo “scienziato” Herbert Lyutak.

Delirio Caldo 10

No dai non posso non parlarne, ma porca vacca che cacchio è un’indagine di carattere metereopsichico??? E come è possibile che gli agenti di polizia (dei quali uno peraltro è sicuramente parente di Lando Buzzanca) gli credano e che siano pure convinti che la sua previsione fosse azzeccata sulla base di uno studio scientifico!!! Ma questa è una prova schiacciante di colpevolezza! Mah.

Attori assenti, trama inutile, interpretazione da cani. Cosa rimane? Le scene di nudo, messe qua e la giusto per non farci mancare niente. Sono essenzialmente tre più una le donnine che hanno un senso (passatemi il termine, in realtà qui nulla ha senso) nel film.

La prima è Rita Calderoni: bella per carità, ma non è un’attrice; la ammireremo mezza nuda ripetere costantemente al marito quanto lo ama, tradendo peraltro una follia mentale forse superiore alla sua, dal momento che a quanto pare ama essere strozzata, sfregiata e presa a spintoni (non che in questo le grandi manone di Hargitay mostrino un minimo di veemenza, intendiamoci).

La seconda è Christa Barrymore, Joaquine, che all’improvviso capiamo essere follemente innamorata di Marcia/Marzia; la sua espressività non solo è inesistente, ma il suo volto è quanto meno irritante. Meno male che si accopperà assieme alla Calderoni (ops, ho spoilerato, cavolo vi avrò di sicuro rovinato il film…).

Terza è Cristina Perrier, ninfomane aiutante di casa Lyutak, quella con il più abbondante corredo mammario che un bel giorno decide senza motivo di sgrillettarsi spiando i padroni di casa che si parlano. Verrà tramortita con il gas, non prima di essere stata un po’ seviziata (forse) con un coltello (mi pare) infilato nella vagina (quello invece sì, si vede).

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La quarta donnina è invece una inutile studentessa interpretata da non ho ancora capito chi, che Herbert fortunatamente allontana prima di stuprarla. Di lei ci ricorderemo dei sandali a schiava e dell’inquadratura fissa sul suo volto aspettando che faccia una smorfia che non farà mai (come peraltro tutti gli altri attori).

Insomma, cosa ci lascia “Delirio Caldo”, oltre ad un mal di testa e un po’ di giramento di palle? Non molto direi, anzi praticamente nulla. Se non alcune perle che potete leggere sotto “Citazioni”.

Scena imperdibile

Nell’inutilità generale, ci sono alcune scene, non meno inutili di altre, che però si fanno ricordare perchè altamente lisergiche. Una di queste è il delirio onirico nel quale un Herbert Lyutak in versione infoiato-assatanata (ovvero con la stessa faccia di sempre ma con la combo occhi apertissimi-denti digrigrati) cerca di liberarsi (o forse no) da non meglio precisate catene mentre le tre grazie che gli popolano la casa (Marcia, Jaqueline e Laurel) decidono di darci dentro lesbicando come se non ci fosse un domani: prima è il turno di Jaqueline e Laurel alle quali non piace nè il numero 68 nè il 70, ma quello che ci sta in mezzo decisamente sì; poi visto che le cose fatte in due sono belle, ma in tre ancora meglio, le due tirano dentro anche Marzia.

Di questa scena vi lascio in omaggio alcuni fotogrammi.

Delirio Caldo 2

Delirio Caldo 4

Delirio Caldo 5

Delirio Caldo 3

Il fatto che la scena memorabile del film che si suppone giallo-thriller sia una scena quasi porno la dice tutta sulla riuscita del film…

Sarebbero da citare anche le varie scene delle morti, solamente per spiegare a chi fosse estraneo al mondo de cinema con NON girare una scena di omicidio: scene molli, senza senso, senza pathos, senza colonna sonora, senza emozioni e senza sangue. Praticamente delle ciofeche.

 

Citazioni

Io sono tua, puoi fare di me quello che vuoi!

Non voglio farti del male, tu puoi ricostruirti una vita, io come uomo non servo. Sarò anche uno scienziato ma come uomo ho una moglie ancora vergine. Con la morte nel cuore ti dico: separiamoci . Io non voglio farti del male, ti amo.

(lettera consegnata da Herbert alla moglie in occasione dell’anniversario di matrimonio!!!)

Sei mia moglie. Ti amo, mi ami ma io sono un folle impotente, separiamoci Marzia, io non voglio la tua infelicità

Ho svolto un’indagine di carattere metereopsichico

Sei in tcchappola…Shit face!

(detta dal Crocchetta a se stesso schiaffeggiandosi…)

La paura le ha sciolto negli occhi un desiderio curioso

In definitiva

Film molto apprezzabile e fantastico. No dai, scherzo, secondo voi??? Un film che potreste apprezzare solamente se in preda a delirio da funghi allucinogeni. Una trama incocludente (realmente, non approda a nulla nel finale) e attori non-attori. Girare al largo.

Valutazione

Regia 1
Trama 2
Recitazione 1
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 2
Voto complessivo 1.6

 

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9 thoughts on “#120. Delirio Caldo (1972)

  1. Sono quasi certo di averlo visto, così come ho visto un po’ tutti i “deliri” di Polselli (un vero mito del trash). Stano però che non mi ricordo assolutamente quella scena imperdibile che tu indichi… forse mi era capitata una versione tagliata? Boh… Comunque, a mio parere, i suoi vertici espressivi (se così possiamo dire) Polselli li ha raggiunti con “Riti, magie nere…”

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    1. Ti ringrazio del commento! Non a caso “Riti, Magie Nere e Segrete Orge nel Trecento…” è uno dei titoli che ho messo nel mirino per una delle prossime recensioni, anche se prima devo farmi un po’ coraggio e rivederlo…;)

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