#121. Zombi Holocaust (1980)


Zombi Holocaust

Puntata #3 della rubrica Sunday Bloody Sunday, questa volta dedicate ad uno dei milioni di epigoni dell’originale “Zombi” di George Romero, cioè Zombi Holocaust, filmato da Marino Girolami, dove gli zombi ci sono, ma ci sono anche i cannibali. Così, per non farsi mancare niente.

Zombi Holocaust è un film del 1980 di Frank Martin, al secolo Marino Girolami. Fusione tra un cannibal e uno zombie movie, vede come interpreti Ian McCulloch, già in “Zombi 2” (1979) di Lucio Fulci, Alexandra Delli Colli, che lavorerà con Fulci in “Lo Squartatore di New York” (1982), Sherry Buchanan, già vista in “Tentacoli” (1977) di Ovidio G. Assonitis e che sarà anche nel cast di “Giochi Erotici nella Terza Galassia” (1981) di Bitto Albertini e Donald O’Brien, già in “Emanuelle e gli Ultimi Cannibali” (1977) di Joe D’Amato e che comparirà anche in “Anno 2020 – I Gladiatori del Futuro” (1982) di Joe D’Amato e George Eastman, “I Guerrieri dell’anno 2072” (1984) di Lucio Fulci e “La Casa 3 – Ghosthouse” (1988) di Umberto Lenzi.

Anno: ITA 1980

Regia: Marino Girolami (accreditato come Frank Martin)

Soggetto: Fabrizio de Angelis

Sceneggiatura: Romano Scandariato

Cast: Ian McCulloch, Alexandra Delli Colli, Shetty Buchanan, Peter O’Neal, Donald O’Brien, Dakar, Walter Patriarca, Linda Fumis, Roberto Resta

Durata: 87 minuti

101 Parole di trama (no spoiler)

In una clinica di New York avvengono strani episodi di furti di organi dai cadaveri. Senza avvertire la polizia, i dottori indagano e scoprono che il responsabile è un inserviente indonesiano che si uccide pur di non finire in galera. Sul suo petto viene rinvenuto il simbolo di una tribù delle Molucche dedita da sempre al cannibalismo. Viene quindi organizzata una spedizione alla quale partecipano il Dr. Chandler e l’antropologa Lori Ridgeway, ospitati dal chirurgo Dr. O’Brien, trasferitosi da anni sull’isola. I cannibali del luogo sembrano però celare un segreto e O’Brien cerca stranamente di dissuadere il gruppo dall’indagare sui fatti…

Recensione & Commento (appassionato)

Non c’è nulla da dire, noi italiani, negli anni d’oro del cinema di genere eravamo geniali. Non ci accontentavamo di cavalcare l’onda di un film di successo per rifarlo alla nostra maniera, un po’ arruffata e artigianale, ma addirittura riuscivamo a cavalcare l’onda di qualcuno che aveva già cavalcato un’altra onda.

Questa è la genesi di “Zombi Holocaust”, prodotto da Fabrizio De Angelis sull’onda del successo di “Zombi 2” di Lucio Fulci, a sua volta uscito per sfruttare il successo di “Zombi” (1978) di George Romero.

Se Platone condannava l’arte, perché a suo dire era mimesis mimeseos, ovvero copia della copia, visto che si limitava a ricalcare la natura che era a sua volta immagine terrena di un’idea celeste, suppongo che il filosofo greco non potrà fare a meno che detestare l’opera di Marino Girolami. Io però non sono Platone e, con tutto il rispetto, credo non siate Platone neanche voi che leggete, quindi dovreste poter apprezzare questa opera crossover del regista romano.

Crossover perché, come anticipato, il film è una sorta di cerniera tra il genere cannibal, che stava ormai esaurendo il suo slancio iniziale (l’ultimo film di successo del genere fu “Cannibal Ferox” del 1981 di Umberto Lenzi, se si esclude “Nudo e Selvaggio” del 1985 di Michele Massimo Tarantini, decisamente fuori tempo massimo) e gli zombie movie che dopo il successo di Romero iniziarono ad invadere i cinema.

Zombi Holocaust 9

In realtà i due generi vengono tenuti insieme un po’ con lo sputo, dato che il cannibalismo della tribù delle Molucche non è né un pretesto né una causa della trasformazione in zombi delle persone: come dirà nel film anche il Dott. O’Brien, il cannibalismo era solo una tradizione degli isolani che lui ha contribuito a ripristinare.

Adesso sto per dire una cosa per la quale alcuni di voi potrebbero uccidermi: nonostante alcuni errori palesi e la stupidità di molte situazioni e considerando comunque che non stiamo parlando di un film d’autore, “Zombi Holocaust” non è poi così male.

Zombi Holocaust 2

Intendiamoci, come in tutti i film sugli zombi che, ricordo, non esistono, la fedeltà ai dettami della fisica e del buon senso vanno bellamente a farsi friggere; si vedono palesi errori non eliminati in fase di montaggio, come ad esempio un uomo ad inizio film che, nonostante sia morto, sbatte le palpebre; inoltre la vis recitativa di alcuni personaggi è prossima allo zero, come nel caso del personaggio interpretato da Sherry Buchanan. Detto questo e considerando il film non come una prova di cinema d’essai ma come un pezzo di cinema di genere, peraltro scopiazzato da illustri predecessori, il risultato non è da buttare.

Zombi Holocaust 5

Alcune scene sono al limite tra splatter e trash, due concetti che in quegli anni nei film italiani, condividevano un confine molto labile e molte di esse vivono di incongruenze non da poco. Vale la pena ricordare in proposito le molteplici scene nella giungla dove i due autoctoni da un insopportabile accento italo-indonesiano vengono costretti a seppellire quintali di cadaveri sbudellati, l’incomprensibile comportamento degli zombi che passano dall’essere dei decerebrati a fedeli aiutanti del Dott. O’Brien, da lentissimi ammassi di carne in putrefazione a rapidi e ingegnosi guardie del corpo, pronti a rincorrere e bloccare a forza il Dr. Peter Chandler e soprattutto l’incomprensibile presenza di elettricità in una capanna in mezzo al nulla. Neppure si capisce perché i cannibali isolani decidano di trattare Lori come una dea, anche se pare in effetti una grande idea spogliarla completamente.

Cannibali, mica scemi.

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Sempre a livello di incongruenze, una in particolare mi ha fatto pensare (purtroppo la mia mente matematica non riesce a rassegnarsi e deve sempre fare dei conti): quando dopo l’assalto dei cannibali Peter chiama O’Brien, gli dice che il gruppo di trova due miglia a sud ovest dal punto di sbarco; per mettere tutti al sicuro O’Brien risponde di dirigersi in un casale che si trova 3 miglia a nord-est: se la matematica non è un opinione  tale punto dovrebbe trovarsi in mezzo al mare, a un miglio di distanza dalla costa, come esposto qui sotto

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Come detto la trama è tenuta insieme un po’ a forza e, il film, che parte come un cannibal movie, vede l’ingresso in scena degli zombi solo dopo 43 minuti di visione e solo dopo 54 e dico 54 minuti il protagonista con grande perspicacia si accorge che “c’è qualcosa che non va”. Ma dai.

Un punto favorevole del film è rappresentato dal buon uso degli effetti speciali: la gomma ovviamente abbonda sempre, ma è usata in modo molto meno pacchiano che in altri film; idem può dirsi per il trucco, ben riuscito e della colonna sonora della garanzia Nico Fidenco, cupa al punto giusto e tutto sommato azzeccata, non fosse per lo straripetuto effetto sonoro ogniqualvolta si presenti in scena un momento clou o un oggetto importante ai fini della storia.

Zombi Holocaust

Per ciò che riguarda gli attori, non mi sento di promuovere, se non con un grosso calcio nel culo, il protagonista Ian McCulloch, impalato e monoespressivo, mentre raggiunge vette altissime, ma non esclusivamente per doti recitative (anzi, direi non proprio per quelle) la protagonista femminile Alexandra Delli Colli, scosciata e nuda quanto basta che mette in mostra un fisico mozzafiato da perderci qualche diottria di vista. La rivedremo ancora, seducentissima come non mai, due anni dopo ne “Lo Squrtatore di New York” di Fulci.

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Scena imperdibile

Qui ce ne sono un po’, alcune piccole chicche, a volte perle di stupidità.

Tra le prime annoveriamo il momento in cui Peter Chandler utilizza il motore di riserva del gommone come arma impropria per far fuori uno zombi, la cui testa di gomma piena si schifezze viene frullata manco fosse un frappè.

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Altra chicca, ma a dir poco comica, la scena nella quale un cannibale infilza le dita negli occhi di George e le gira come se stesse cercando di recuperare una monetina dentro una macchinetta. Il volto gommoso e a bocca aperta del morto passa alla storia come perla di comicità.

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Tra le idiozie possiamo annoverare il modo imbarazzante con il quale Peter tiene in mano una pistola (motivo per il quale forse per lui sarà meglio utilizzare in seguito il sopracitato motore da gommone)

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Ma soprattutto il modo idiota con il quale urla questo tizio qui sotto

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Citazioni

Qualcosa non va

(frase detta al minuto 54 dopo uccisioni di ogni genere)

In definitiva

Interessante incursione nello zombi-cannibal di Marino Girolami che, nonostante alcuni errori e incongruenze, sforna un prodotto non da buttare. Ci può stare una visione.

Valutazione

Regia 6
Trama 5
Recitazione 5
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 6
Voto complessivo 5.6
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8 thoughts on “#121. Zombi Holocaust (1980)

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