#122. Emanuelle e gli Ultimi Cannibali (1977)


Emanuelle e gli Ultimi Cannibali

Joe D’Amato non si smentisce mai e fedele al detto “Non c’è due senza tre e il quattro vien da sè” cala il poker con un altro delirante episodio sulla bella Emanuelle.

Emanuelle e gli Ultimi Cannibali è un film del 1977 di Joe D’Amato. Quinto film della serie inaugurata da “Emanuelle Nera” (1974) di Adalberto Albertini e quarto di D’Amato, vede come protagonista sempre Laura Gemser, presente in tutti i precedenti capitoli della saga e Gabriele Tinti, dopo l’assenza nel precedente “Emanuelle – Perché Violenza alle Donne?” (1977). Tra gli altri anche Nieves Navarro, accreditata come Susan Scott, già protagonista di “Le Foto Proibite di una Signora per Bene” (1970) di Luciano Ercoli e “Tutti i Colori del Buio” (1972) di Sergio Maritno, Donald O’Brien che vedremo in“Zombi Holocaust” (1980) di Marino Girolami e “La Casa 3 – Ghosthouse” (1988) di Umberto Lenzi, Monica Zanchi, che sarà presente anche nel film dello stesso anno “Suor Emanuelle” di Giuseppe Vari e Dirce Funari che lavorerà ancora con D’Amato, tra gli altri, in “Porno Holocaust” (1981).

Anno: ITA 1977

Regia: Joe D’Amato (al secolo Aristide Massaccesi)

Sogetto: Aristide Massaccesi

Sceneggiatura: Romano Scandariato, Aristide Massaccesi

Cast: Laura Gemser, Gabriele Tinti, Nieves Navarro (come Susan Scott), Donald O’Brien, Percy Hogan, Monica Zanchi, Annamaria Clementi, Dirce Funari, Geoffrey Coplestone

Durata: 87 minuti

101 Parole di trama (no spoiler)

Emanuelle è ancora alla ricerca di un grosso scoop per la sua rivista e, dopo essere stata sotto copertura in un ospedale psichiatrico, assiste ad una scena di cannibalismo. Interessatasi all’argomento, decide di approfondirlo e scopre che la donna ha uno strano tatuaggio di una tribù di cannibali che si riteneva estinta. Emanuelle conosce quindi l’antropologo Mark Lester con lui decide di partire per l’Amazzonia in missione. Qui incontra una famiglia trasferitasi sul posto, la cui permanenza in quei luoghi così inospitali sembra quanto meno sospetta. Nel tentativo di indagare, Emanuelle e Mark si metteranno in grave pericolo e verranno attaccati.

Recensione & Commento (appassionato)

Si sa, D’Amato è uno prolifico, e, come se la sua psiche fosse dettata dal sacro dettame dell’exploitation “prendi una cosa che funziona e fanne un miliardo di film finchè la gente non ne può più”, fa uscire il quarto capitolo della serie di Emanuelle nel triennio 1975-1977. Dopo “Emanuelle Nera – Orient Reportage” (1975), “Emanuelle in America” (1976) e “Emanuelle – Perché Violenza alle Donne?” (1977) e dopo aver incrociato il genere erotico con ogni cosa possibile, mondo movie, snuff, porno, azione, avventura e quant’altro, D’Amato sforna un prodotto contaminato con l’ultimo genere rimasto a disposizione, l’horror declinato nel suo sottogenere cannibal, erede di una tradizione iniziata nel 1972 con “Il Paese del Sesso Selvaggio” di Umberto Lenzi e proseguita essenzialmente grazie a due registi: lo stesso Lenzi che diresse “Mangiati Vivi!” (1980) e “Cannibal Ferox” (1981) e Monsier Cannibal Ruggero Deodato che si mise dietro la cinepresa per  “Ultimo Mondo Cannibale” (1977) e per il film apoteosi del genere “Cannibal Holocaust” (1980), il più estremo mai realizzato.

Tuttavia, giunto al quarto capitolo, D’Amato sembra perdere lo smalto delle prime regie: il prodotto è infatti mediocre e in esso non si vede la forte impronta del regista così come nelle prove precedenti. Come da tradizione d’amatiana, ci sono nudi, scene di sesso e rapporti lesbo, belle donne e ambientazioni esotiche.

Emanuelle e gli Ultimi Cannibali 2

Se rapportato ad un film “normale” la quantità di nudi si potrebbe definire eccessiva, ma se consideriamo le altre produzioni di D’Amato, il film è certamente più “casto” e vediamo solo alcune scene nella prima metà del film, tutte scene che abbiamo ormai imparato ad aspettarci e senza nulla di nuovo, senza una scintilla e senza verve. Dalla noia addirittura vediamo una scimmia fumarsi una sigaretta!

Emanuelle e gli Ultimi Cannibali 3

La seconda parte del film è invece occupata dalla componente horror-cannibalica che tuttavia non brilla particolarmente e non è mai così estrema. I cannibali li vediamo, ma solo dopo tre quarti d’ora di film. Altra grande assente, e sembra quasi incredibile dirlo, è la protagonista.

Un film di Emanuelle senza Emanuelle.

Infatti se la nostra affezionata Laura Gemser si prende la ribalta nella prima metà della pellicola, mostrandoci come al solito le sue grazie, dandoci dentro con l’appena conosciuto direttore di un museo interpretato dal compagno di vita Gabriele Tinti e non disdegnando il classico rapporto lesbo con la prima biondina che le si para davanti, il suo astro viene improvvisamente offuscato non appena la trama vira verso l’horror: per la seconda metà del film la vedremo pochissimo, con la naturale conseguenza del diradarsi delle scene più strettamente erotiche, eccezion fatta per il momento di focosa cornutaggine del personaggio interpretato da una bellissima Nieves Navarro.

Emanuelle e gli Ultimi Cannibali 4

Emanuelle semplicemente non è più funzionale alla trama, dal momento che la necessità adesso è quella di mostrare la coppia di presunti cacciatori, di mettere in bocca ai personaggi la classica storia di come i locali siano diventati cannibali, la spiegazione delle loro pratiche estreme e soprattutto mostrare esplicitamente le scene truci delle uccisioni di poveri malcapitati e dei banchetti che ne conseguono. La Gemser tornerà praticamente negli ultimi cinque minuti per salvare la situazione.

Emanuelle e gli Ultimi Cannibali 9

Ad un certo punto, dopo un inizio pur sempre alla D’Amato ma un po’ piatto e già visto, ci si poteva aspettare qualcosa dalla figura della suora. Al suo ingresso in scena ho sinceramente pensato “Ecco, è fatta, adesso Joe la converte in ninfomane” con un bel grazie all’inventore della Nunsploitation. Invece nulla. Vedremo sì la Clementi nuda, ma solo come preludio al suo sbudellamento.

Si potrebbe considerare questo come una sorta di testamento ante-litteram di Joe D’Amato che dirigerà la Gemser ancora in un ultimo capitolo nel 1978, “La Via della Prostituzione” che segnerà la fine della sua collaborazione con l’attrice italo-indonesiana. Probabilmente la noia prese il sopravvento o semplicemente quello sfruttamento estremo di un personaggio era ormai arrivato agli sgoccioli.

Ci sono solo pochissime intuizioni che D’Amato utilizza per il film; una di queste è l’utilizzo di una sorta di steady cam applicata ad uno dei cannibali per ottenere una ripresa in prima persona che da un maggior alone di mistero alla “presenza” nella giungla. Una tecnica che sarà utilizzata anche da Sam Raimi ne “La Casa” (1981) quando il regista vuole rendere sullo schermo la presenza maligna nel bosco.

La sezione “cannibalica” del film è invece di impianto abbastanza classico: le uccisioni degli sventurati personaggi sono molto simili a quelle che si vedono nei film di quegli anni e che faranno da base per gli epigoni successivi: ad esempio la scena di tortura che vede protagonista la suora interpretata da Annamaria Clementi contempla il classico taglio del capezzolo che verrà riproposto in “Zombi Holocaust” (1980) che condivide con questo film il produttore, Fabrizio del Angelis, e uno dei protagonisti, Donald O’Brien. D’altronde doveva ancora arrivare l’anno di Deodato con il suo “Cannibal Holocaust” che, come un Sergei Bubka dell’horror spostò l’asticella del disgusto molto più in alto, ad un livello che nessuno seppe più toccare.

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A D’Amato si deve anche imputare un’incredibile sufficienza in fase di montaggio, dal momento che assistiamo tra una scena e l’altra a evidentissimi incongruenze temporali: il caro snervante alternarsi tra il giorno e la notte è roba da b-movie, non certo da un esperto direttore della fotografia come Massaccesi. Forse in questo caso ha prevalso la fretta di far uscire il film a breve distanza da “Ultimo Mondo Cannibale” di Deodato per cavalcare l’onda del successo.

Nel finale del film, dopo il tiro mancino assestato ai cannibali da Emanuelle, la protagonista riflette con il compagno di avventure sugli incredibili eventi accaduti e tira fuori una morale buttata lì quasi per dare un minimo di tono al film: troppo poco e troppo tardi; l’analisi di come il mondo si sia evoluto partendo da tribù dedite a pratiche ormai considerate atroci per approdare ad esiti non meno atroci (la protagonista sui stupirà di come abbia potuto uccidere a sangue freddo un altro essere umano) non è né utile né richiesta e di certo non salva una pellicola mediocre.

Insomma, questa volta un po’ pochino per D’Amato che riesce a rosicchiare la sufficienza per meriti non suoi: giocare sulla bellezza della Gemser in primis, su quella delle comprimarie Nieves Navarro e Monica Zanchi e sull’onda del successo altrui è fin troppo facile e il regista ci aveva abituato ad esiti diversi e di certo più personali.

Scena impedibile

Dal momento che il film non brilla per innovazione, non me la sentirei di promuovere come imperdibili né le scene di sesso o pseudo-tali, troppo fedeli alla precedente produzione d’amatiana, né le scene cannibali che, troppo “scariche” e senza quel “fuoco” che servirebbe loro.

Insomma, rimango in attesa di un qualcosa di veramente imperdibile

Citazioni

– Dove sei stata?

– A prendere una boccata d’aria.

– Cos’è un nuovo modo d esprimerti? Tu sei una puttana!

Non è colpa nostra, è il prezzo della civiltà

In definitiva

Un po’ poco per D’Amato che forse sente la stanchezza a forza di lavorare su uno stesso personaggio e lavora con la fretta di far uscire “qualcosa” per sfruttare un filone di successo come il cannibalico, facendo uscire due episodi della saga di Emanuelle a stretto giro uno dall’altro. Così così.

Valutazione

Regia 5
Trama 4
Recitazione 4
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 5
Voto complessivo 4.6
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5 thoughts on “#122. Emanuelle e gli Ultimi Cannibali (1977)

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