#123. L’Invasione degli Ultracorpi (1956)


L'Invasione degli Ultracorpi

Prima puntata della rubrica mensile Sci-Fi Saturday che prende in esame capolavori (e non) della fantascienza, questa volta dedicata al capolavoro della sci-fi classica “L’Invasione degli Ultracorpi” che ha guadagnato negli anni uno stato di culto.

L’Invasione degli Ultracorpi o in lingua originale The Invasion of the Body Snatchers è un film del 1956 di Don Siegel, regista noto in seguito per film come “Ispettore Callaghan: il Caso Scorpio è tuo!” (1971) e “Fuga da Alcatraz” (1979). Protagonisti della pellicola sono Kevin McCarthy, che vedremo in “I Quattro dell’Ave Maria” (1968) di Giuseppe Colizzi e “Salto nel Buio” (1987) di Joe Dante e Dana Wynter, che rivedremo in “Airport” (1970) di George Seaton e Henry Hathaway.

Titolo originale: The Invasion of the Body Snatchers

Anno: USA 1956

Regia: Don Siegel

Soggetto: Jack Finney (romanzo)

Sceneggiatura: Daniel Mainwaring, Richard Collins, Sam Peckinpah

Cast: Kevin McCarthy, Dana Wynter, Larry Gates, King Donovan, Carolyn Jones, Jean Wiles, Ralph Dumke, Virginia Christine

Durata: 80 minuti

101 Parole di trama (no spoiler)

Il dottor Miles Bennel, con il volto stanco e allucinato racconta al dottor Hill le vicende delle quali è stato protagonista nelle ultime ore. Nella cittadina di Santa Mira si sono verificati eventi alquanto insoliti: pazienti malati che guariscono improvvisamente, persone che non riconoscono i loro parenti come tali e che si comportano in modo strano, senza tradire alcun apparente sentimento. Una sera Miles riceve una chiamata da un amico che ha trovato sul biliardo di casa un corpo in tutto e per tutto simile a quello di un essere umano ma con alcuni dettagli mancanti e che gli somiglia incredibilmente…

Recensione & Commento (appassionato)

Negli anni Cinquanta gli Stati Uniti cinematografici erano divisi tra grandi kolossal, come “I Dieci Comandamenti” e film che oggi definiremo “di genere”. Questo cinema popolare sfruttava l’eccitazione del pubblico per la nascente esplorazione dello spazio che schiudeva nelle menti dello spettatore medio le idee più disparate. Proprio questa contrapposizione tra desiderio di conoscenza, consapevolezza di superiorità e timore verso mondi sconosciuti fu terreno fertile per la fantascienza classica che infatti vide il suo acmè proprio negli anni Cinquanta. Tuttavia il cinema sci-fi non era altro che cinema popolare, spesso snobbato dalle grandi case e spesso costretto a fare i conti con fondi molto limitati per non dire irrisori.

In questo solco si inserisce l’opera di Don Siegel che ebbe a disposizione un budget poco superiore ai 400mila dollari e un romanzo al quale attingere, l’omonimo “L’Invasione degli Ultracorpi” scritto da Jack Finney l’anno precedente, nel 1955. Nonostante al botteghino il film ebbe scarso successo, con il passare del tempo fu ampiamente rivalutato, si guadagnò un enorme seguito di estimatori e può essere oggi annoverato, a ragione, tra le opere cardine della fantascienza classica. Il film fu distribuito in italia come “L’Invasione degli Ultracorpi”, anche se sarebbe stato più corretto, ma meno accattivante, “L’Invasione degli Acchiappacorpi”, traduzione più fedele dell’inglese body snatchers.

L'Invasione degli Ultracorpi 2

Guardando questo film si può solamente provare un grande dispiacere per le condizioni nelle quali fu prodotto e rimpiangere il fatto che nessuno abbia creduto un po’ di più nell’opera. Sono convinto che se solo ci fossero stati un po’ più di tempo, di soldi ma soprattutto di fiducia, L’Invasione avrebbe potuto sbancare il botteghino.

L’idea di fondo infatti è molto buona ma sfortunatamente non è stata sviluppata a dovere; ci sono molti accenni alle possibili implicazioni scientifiche e filosofiche della vicenda narrata, ma non si trova tempo e modo di analizzarli a fondo per far fare al film quello salto in più. Ma forse non era questo ciò che il pubblico desiderava, forse voleva solo che gli si raccontasse una storia di mostri e alieni dove alla fine i terrestri avessero la meglio. Proprio l’assenza di effetti speciali e creature mostruose probabilmente furono le cause dell’insuccesso del film, che solo un pubblico più consapevole o forse solamente diverso, sarebbe stato in grado di apprezzare negli anni a venire.

Complice anche il minutaggio da b-movie, la narrazione deve necessariamente essere rapida e l’errore in questo caso è quello di aver dilatato troppo la parte iniziale, il “primo atto” che occupa quasi 40 minuti di film, lasciando poco più di mezz’ora di tempo per il climax della narrazione e per un brevissimo epilogo. Proprio per questi motivi la seconda parte di film, dove si concentra l’azione vera e propria, dove i protagonisti scoprono dell’invasione e tentano in ogni modo di contenerla, è molto rapida e non viene quindi dato allo spettatore il tempo di elaborare una teoria e farsi un’idea della situazione: saranno le parole dei protagonisti a guidarlo. Tuttavia proprio queste intuizioni si rivelano troppo “immediate”: succede qualcosa, il protagonista lancia un’ipotesi e si scopre subito che è esatta; manca quella serie di deduzioni che portano a scoprire la verità, manca quel necessario “scegliere la pista sbagliata” che fa ravvedere ilo personaggio facendolo arrivare alla conclusione corretta.

Manca quindi, come già anticipato, una seria riflessione sugli eventi narrati.

Gli spunti a tal proposito sono molteplici: una società composta di replicanti senza alcuna emozione, in grado di vivere senza preoccupazione e senza guerre ma incapaci di amare, la paura del progresso o meglio dei suoi effetti collaterali e l’ineluttabilità del destino cui sarebbe destinata l’umanità proprio per le conseguenze di questo continuo desiderio di esplorare nuovi mondi.

Quegli alieni che molta letteratura e molto cinema di quegli anni tratteggiava come mostruosi o come molto simili a noi ma con poteri straordinari, erano ben distinguibili dai terrestri e contro di loro si poteva combattere, anche se spesso la lotta era impari; questa volta invece l’alieno è subdolo, è esattamente come il terrestre e nessun terrestre può essere considerato con estrema sicurezza umano o non-umano. L’alieno questa volta è ancora più spaventoso perché vive in mezzo a noi e, per come è stato tratteggiato, non può essere sconfitto. I baccelloni che contengono il “seme” di un nuovo essere umano, di un replicante, hanno il potere di assumere la forma di chiunque e di carpirne la mente durante il sonno: non si intravede in una situazione del genere alcuna via d’uscita, nessun modo di sconfiggere questa “entità”.

L'Invasione degli Ultracorpi

Il progresso scientifico viene inoltre preso di mira dal protagonista che bolla come frutto di radiazioni o di invasione aliena la situazione della cittadina di Santa Mira, tradendo quindi una sorta di timore delle possibili avversità derivanti da un suo sconsiderato uso e dalla (talvolta) irrazionale fiducia dell’uomo verso di esso.

Viene inoltre rigettata l’idea di una società completamente paritaria, senza guerre, ma anche senza emozioni e senza passioni. Un’idea aberrante più dell’idea di una società malata e travagliata dai conflitti. In questo una certa parte di critica “politicizzata” vide una condanna del comunismo, idea peraltro completamente estranea alla volontà della produzione. D’altronde l’America era in quegli anni in pieno maccartismo e il clima di caccia alle streghe pesava molto nel cinema come nella vita reale.

Sfortunatamente tutte queste riflessioni (posto che non siano solamente MIE riflessioni) non videro mai la luce negli 80 minuti di pellicola. Anche il finale, che non doveva lasciare scampo, con il protagonista che ormai solo e sconfitto rivolgeva l’indice verso la cinepresa per gridare allo spettatore che sarebbe stato il prossimo a diventare uno di “loro”, fu lavato via con un colpo di spugna: troppo pessimistico per un filmetto di genere di quegli anni e per un pubblico che tra la paura del comunismo e gli albori della Guerra Fredda voleva uscire dal cinema rassicurato dopo la grande paura. Nel finale canonico vediamo infatti le autorità finalmente convinte dell’invasione imminente organizzare le contromisure per evitare il disastro.

Il successo postumo del film è testimoniato dalla realizzazione di due sequel, “Terrore dallo Spazio Profondo” (1978) di Philip Kaufman, “Ultracorpi – L’Invasione continua” (1993) di Abel Ferrara e un’ulteriore rivisitazione del romanzo originale, “Invasion” (2007) di Oliver Hirshbiegel con Nicole Kidman.

Scena imperdibile

Il dialogo, che è a conti fatti il vero significato del film, al quale le vicende ruotano attorno, tra Miles con il dottor Kauffman, ormai trasformatosi in un replicante senza emozioni. I due incarnano i differenti ed opposti punti di vista: un mondo perfetto e pacificato ma senza sentimenti e un mondo pieno di problemi ma dove possa ancora trovare posto l’amore.

Citazioni

Con le ultime conquiste della scienza tutto è possibile. Saranno il risultato della radiazione atomica sulla vita vegetale o su quella animale. Oppure di qualche strana forma di vita di altri pianeti

In definitiva

Peccato per il mancato approfondimento delle tematiche presenti nella narrazione, ma ad ogni modo un film immancabile per tutti gli amanti del cinema e imprescindibile per gli appassionati di fantascienza.

Valutazione

Regia 7
Trama 7
Recitazione 7
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 8
Voto complessivo 7.4
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9 thoughts on “#123. L’Invasione degli Ultracorpi (1956)

    1. Eh beh, agli americani piace sempre far vedere che sono i più bravi e che ci sono sempre nemici (creati da loro) da sconfiggere, però stavolta non so quanto fosse voluta la cosa…

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