#125. Riti, Magie Nere e Segrete Orge nel Trecento… (1973)


Riti, Magie Nerer e Segrete Orge nel Trecento...

Raccolgo l’assist lanciatomi qualche giorno fa dal blog The Obsidian Mirror per parlare di uno dei più grossi deliri di non-sense cinematografici di sempre che definire trash è fargli un complimento a firma, ovviamente, di un sempre più intrippato Renato Polselli.

Riti, Magie Nere e Segrete Orge nel Trecento è un film del 1973 di Renato Polselli. Il cast ricalca in gran parte quello del precedente film “Delirio Caldo” (1972) con il quale condivide la presenza di Mickey Hargitay, Rita Calderoni, Raoul, Christa Barrymore e Cristina Perrier e Marcello Bonini Olas.

Titolo alternativo: La Reincarnazione

Anno: ITA 1973

Regia: Renato Polselli (accreditato come Ralph Brown)

Sceneggiatura: Renato Polselli

Cast: Mickey Hargitay, Rita Calderoni, Raul Lovecchio, Christa Barrymore, Consolata Moschera, William Darni, Max Dorian, Marcello Bonini Olas, Cristina Perrier, Stefania Fassio, Tano Cimarosa (scene cancellate)

Durata: 100 minuti

101 Parole di trama (no spoiler)

Una setta segreta dedita a riti occulti sta cercando la donna giusta da sacrificare in modo da far resuscitare Isabella, una donna accusata ne Trecento di stregoneria e bruciata viva per lo sconforto del marito.

Riti,magie Nere e Segrete Orge nel Trecento...

Per questo rapiscono e torturano una giovane ragazza, la uccidono e le strappano il cuore, nella vana speranza di riuscire nel loro intento. In una costante sospensione tra sogno e realtà, ai giorni nostri, gli abitanti di un castello, discendenti di coloro i quali accusarono e giustiziarono Isabella, vengono uno per uno trascinati nei sotterranei venendo coinvolti loro malgrado nei riti magici necessari ai loro scopi.

Recensione & Commento (appassionato)

In teoria dei numeri algebrica, il teorema di Kronecker–Weber afferma che ogni estensione abeliana finita del campo dei numeri razionali, cioè ogni campo di numeri razionali il cui gruppo di Galois sul campo è abeliano, è un sottocampo di un campo ciclotomico, cioè di un campo ottenuto aggiungendo delle radici dell’unità ai numeri razionali.

Avete capito qualcosa di quello che ho scritto? No? Allora siete nella mia stessa situazione dopo la visione di Riti.

Ma forse quella che ho fatto è un’affermazione fin troppo semplicistica che non può rendere appieno il mio stato d’animo dopo 100 minuti di polselliana opera. A vedere questo film ci si sente marci dentro, si perde ogni fiducia nel mondo, si viene pervasi dalla impellente necessità di considerare il dono della vita come qualcosa di superfluo e dal desiderio di lasciare per sempre la Terra viaggiando nello spazio come una capsula di Bowman di kubrickiana memoria.

Dopo le tonnellate e tonnellate di ore di visione di film brutti, trash e senza senso credevo di essermi ormai abituato a qualunque genere di cosa, ma una roba come Riti è francamente inarrivabile. In alcune sequenze, come la scena iniziale (e finale) del rito pseudo-satanico o giù di lì, per l’intenso colore rosso potrebbe voler ricordare Mario Bava, ma ricorda molto di più un altro capolavoro dello sterco come “Manos – The Hands fo Fate” (1966) di Harold P. Warren. Il che è tutto dire.

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Hai voglia a considerare Ed Wood come il peggior regista della storia: era americano e si sa gli americani sanno pubblicizzarsi meglio di chiunque altro, quindi pretendono di avere i registi migliori e pure i peggiori. Ma nessuno si è mai soffermato un attimo su Renato Polselli. Costui fu in grado a metà degli anni Settanta di alzare a livelli mai visti l’asticella del non-sense e dell’abominio cinematografico.

Sono seriamente in difficoltà nello scrivere questa recensione e vittima di emozioni contrastanti che vanno dallo sconforto generale all’isteria. E’ difficile capire da dove iniziare a raccontare qualcosa che è obiettivamente irraccontabile. Vedere questo film ha occupato un’intera giornata perché ogni minuto circa sentivo la necessità di mettere pausa, cercare di osservare bene alcuni fermo immagine, capire cosa stesse succedendo, respirare, farmi forza e ricominciare.

Ci provo comunque con tutto me stesso ma vi avverto che questa recensione potrebbe essere complicata e particolarmente illeggibile perché dopo la visione del film il mio esofago ha abbracciato i polmoni e il fegato ha fagocitato il cuore non dandomi pertanto la possibilità di essere sufficientemente lucido. Ovviamente il registro alla base di questa recensione sarà basso, triviale e sconcio ma non è umanamente possibile parlare di questa roba usando un linguaggio forbito o quanto meno neutro.

Questo ciò che (credo) succeda nel film: ATTENZIONE! da qui in avanti potrebbero esserci spoiler, anche se non ne sono molto sicuro perchè non so cosa ho capito del film e non so se lo stesso possa realmente essere spoilerato, visto che non ha una vera trama.

Quindi: c’è una setta di tipi con delle aberranti tutine rosse che sono satanisti o giù di lì che prendono una tipa e la sacrificano perché alla venticinquesima luna (non ci è dato sapere da quale luna inizino a contare) devono prenderne suore e occhi per far resuscitare un tipa legata al muro che dicono sia morta. La tipa in realtà è viva e vegeta, anche se dal colorito un po’ funereo. E ha un grosso buco nel petto. Per farla resuscitare servirebbero gli organi di una vergine ma non metterei la mano sul fuoco sull’illibatezza della signorina.

A rigor di logica, dato il titolo, potremmo trovarci nel Trecento, ma non ci è dato saperlo. Poi all’improvviso siamo ai giorni nostri (o di Polselli), quindi verso gli anni Sessanta-Settanta dove ci sono dei tipi in un castello. Tra di loro c’è il proprietario, un pittoresco figuro con dei grandi baffi che sembra essere un occultista che ha venduto un ala ad un uomo di cui non sappiamo nulla e dela quale, sinceramente, non ci frega nulla. Vediamo delle confuse scene di una donna accusata di stregoneria che viene bruciata viva di fronte ai suoi compaesani tra i quali spiccano alcuni vecchi con un numero di occhi inferiore a due e con altrettanti denti e dal Q.I. decisamente basso.

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Questa donna, tale Isabella è la stessa che i tipi ad inizio film vogliono fare resuscitare. La vediamo dimenarsi e urlare (o godere? non saprei) per 10 minuti 10, mentre quello che penso sia il marito continua disperato a ripetere il nome dell’amata nella vana speranza di mettere fine al suo supplizio. Poi non più trattenuto da alcuno la raggiunge insieme ad uno qualunque, la slega senza che nessuno batta ciglio e all’improvviso sparisce. Lui, l’amico e la pettoruta donna.

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Poco prima la stessa era stata lapidata, ma per penuria di sassi i paesani si scagliano contro il di lei corpo lanciandole delle palline di merda. Tutte queste persone sono esattamente le stesse che sono nel castello ai giorni nostri, solo con i vestiti lievemente diversi, ma non molto. Si ritorna negli anni Settanta, o forse in un altro periodo storico, sempre nel castello credo e succedono una serie di cose per allungare il brodo tra le quali scene di tette al vento e una quasi orgia tra due tipe e uno con molti tic nervosi che nella vita reale non riuscirebbe ad avere un rapporto neanche con la propria mano, figuriamoci con due sgnacchere. Più avanti uno dei personaggi, quello che tempi prima slegò Isabella mentre arrostiva, si scopre essere Satana (forse) ma anche un vampiro e il suoi sfregiato aiutante pure. Mai visto satana con la faccia coperta di guano e con al collo un Pendant of Total Recall che, chi ha passato giorni di vita su Heroes of Might and Magic III, sicuramente ricorderà. Quello che capiamo è però che questo satana ha delle mani giganti.

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Proprio il servo sfregiato sopra citato viene forzato dal baffuto occultista proprietario del castello ad andare nei sotterranei nel “cunicolo delle serpi” che consiste in una comoda scala con un pianerottolo dove riposano delle bestie di gomma dalle quali egli è incredibilmente spaventato. All’improvviso quest’uomo cade e muore.

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Ci sono di nuovo alcuni tipi vestiti con le tutine rosse che come dei perfetti camerieri offrono calici fumanti alle donne seminude legate a dei pali. In un altro posto e in un altro tempo, il luciferino occultista dice a quella che un tempo era Isabella che deve uccidere qualcuno, ma non si capisce chi, quindi lei prende il coltello e inizia a il terreno nel luogo ove si trova una sagoma umana fatta con la farina doppio zero, causando la morte del tipo sfregiato.

Due tipe dal nulla vengono accusate di stregoneria e improvvisamente le vediamo in un posto non precisato con delle tuniche nere che a malapena coprono le loro poppe scappare da una folla inferocita che in qualche modo riesce a linciarle. Nel frattempo un uomo si finge medico e si mette ad auscultare il torace di una pettoruta donna dalla pettinatura opinabile comparsa nel film senza preavviso che rimane interdetta dai palpeggiamenti ricevuti.

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Poi qualcuno fa qualcosa di non ben definito, si rompono due bocce di vetro contenenti acqua tra lo stupore e la disperazione generale,  una puttana ubriaca cade in terra, dice una cosa senza senso vagamente allusiva e il film finisce.

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Ci dovrebbero essere dei personaggi, ma il loro ruolo e nome non sono chiari. E non è neppure utile saperlo. C’è anche un luogo e un tempo, ma spesso non coincidono o sono mescolati orribilmente all’interno della stessa scena. Qualcuno dovrebbe fare qualcosa affinchè succeda qualcos’altro ma nella realtà non succede nulla. Nessuno sa di cosa parla il film. Non esiste una trama. Il cielo non è blu. Io non esisto. Non ci sono più le mezze stagioni. I dialoghi potrebbero stare tranquillamente su un post-it avanzando anche dello spazio. Si sentono molti gemiti e ci sono molte donne nude, molte tette e anche delle ascelle pelose.

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A volte qualcuno parla ma non capiamo di cosa, con chi, riferendosi a chi e soprattutto a quando. C’è un tipo con dei tic che fa un’orgia e ad un certo punto tirano in ballo Dracula, poi non ne sentiremo più parlare. Il principe transilvano probabilmente venne in mente al regista in un momento di delirio tanto che decise di parlarne. La sua attinenza con la storia è inesistente.

Ecco, avete appena letto un riassunto ordinato e logico del film.

No, seriamente, questo era il film.

Cerchiamo di analizzare il tutto più in dettaglio partendo dal titolo. Per esso capiamo che ci si trova nel Trecento. Tuttavia non ci sono particolari riferimenti che ce lo facciano capire, dal momento che gli interpreti hanno pressoché gli stessi vestiti sia ai giorni nostri che nel medioevo. Si scoprirà che il titolo era solo un gigantesco specchietto per le allodole per sfruttare il successo del filone decamerotico in voga in quegli anni. Il film avrebbe dovuto chiamarsi “La Reincarnazione” o “La Reincarnazione di Isabel”.

Andiamo avanti con il cast: squadra che vince non si cambia e Renato Polselli decide di riconfermare praticamente in toto il cast del suo precedente abominio, “Delirio Caldo”, in realtà girato dopo Riti. Ma uscito prima. Vai a capire perché. Comunque, dicevamo, abbiamo Mickey Hargitay che dopo la sua scialba, piatta e monocolore interpretazione di fine inespressività di Delirio pareva brutto non riconfermare si riprende i galloni da protagonista (o forse no; dimenticavo, non ci sono attori protagonisti in questo film, solo un agglomerato di persone che talvolta parla e fa azioni inconsulte); accanto a lui la sgrana-occhi preferita dal Renatone nazionale, Rita Calderoni, al cui cognome il regista si è ispirato per la puzzolente pletora di cagate buttate nel film, che, accuratamente rimestate, costituiscono la “trama”.

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Riconfermati anche Raul Lovecchio, qui presente con lo pseudonimo di Raoul, manco fosse un calciatore brasiliano, un playboy o il fratello maggiore di Kenshiro, questa volta calato nei panni di un mefistofelico occultista proprietario di un bel castello (marcondirondirondello) il cui ruolo non è meglio specificato.

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Nuovamente in pista anche Christa Barrymore nei panni di una che non si capisce se sia morta o viva, visto che quando è viva ha i riflessi di uno zombi e quando è morta in realtà è viva e Marcello Bonini Olas, nei triplici panni di un idiota storpio, di un idiota meno storpio e di un tipo con mantello nero. Credo che morirà in tutti e tre i suoi personaggi ma non ne sono sicuro.

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La parte più bella di tutto il film tocca però a Stefania Fassio che si cala nei panni di una troia dalla voce cantilenante e decisamente simile al robot edonista di Futurama: saranno sue alcune delle maggiori perle del film e la battuta finale, decisamente in linea con il resto della narrazione. Grande assente è Tano Cimarosa, le cui scene furono tagliate in fase di montaggio, forse perchè la sua recitazione avrebbe fatto sfiguarare gli altri. Di lui ci rimane solamente (credo) la schiena pelosa dell’uomo che il narratore esterno ci dice essere Dracula. Sarebbe il primo Dracula siciliano, anni prima di quello interpretato da Aldo Baglio in “Tre Uomini e una Gamba”.

Capitolo sceneggiatura. Una sceneggiatura non esiste: Polselli si fa trascinare dagli eventi e gira scene casuali in posti casuali, ognuna con una sua microtrama, ovviamente del tutto slegata dalle altre.

Sono convinto che una persona comune costretta all’improvviso a girare un film senza mezzi né idee non sarebbe capace di sommare così tanto letame di così bassa qualità; anche impegnandosi per fare il film peggiore del mondo, raggiungere una tale vetta di abominio è fisicamente impossibile. Qui ciò che abbonda, oltre al non-sense ovviamente, è la quantità di tette. Se ne vedono un po’ di tutti i tipi, da quelle oneste e graziose della Calderoni, a quelle più piccole della Fassio a quelle debordanti e soffici di Carmen Young.

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Si vedono anche scene di finto sesso saffico e addirittura quella che dovrebbe essere l’orgia segreta del titolo, che vede protagoniste la Fassio, un non precisato idiota colmo di tic e una tipa bionda con i denti da castoro. Non vi dico i nomi perché capirli è impossibile  ancora più arduo è associare l’attore con il personaggio interpretato.

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Riti tocca in sequenza i seguenti temi: vampirismo, occultismo, satanismo e stregoneria, ma non ci è dato sapere chi è vittima di cosa. La Calderoni ad esempio sembra che sia una strega, ma forse anche una vampira, dal momento che si è fatta sbattere da Dracula (che cazzo c’entrava Dracula?!?!?!): questo spiegherebbe perché sia stata bruciata viva (in quanto strega) e impalata nel petto (in quanto vampira). In realtà però non c’è niente da spiegare, la scena è messa lì solo per mettere in bella mostra le poppe dell’attrice.

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Capitolo colonna sonora: come nei talk-show più tridi, ogni personaggio sembra avere il suo motivetto di ingresso in scena; per questo, ad esempio, quando entra in scena la Fassio sentiamo un sottofondo di clavicembalo allegro, che ricorda molto quello di “La Bestia” (1975) delirante film di Walerian Borowczyk e quando vediamo William Darni sentiamo invece un rock psichedelico anni Settanta. Ovviamente se i due personaggi vengono introdotti a breve distanza l’uno dall’altra, l’effetto di straniamento è letale. Tra i vari sottofondi musicali, estremamente fuori luogo è quello che sentiamo fin troppo spesso, composto dalle musichette imbarazzanti da commedia porno stile Russ Meyer sovrapposte a quelle stile Charlie Chaplin e all’immancabile clavicembalo. La vera colonna sonora è rappresentata dalle serie di risate ad minchiam e dai gemiti goduriosi delle protagoniste che, se sulle prime sembrano spaventate dalle incursioni dei vampiri-satanisti, dopo pochi secondi con aria orgasmica iniziano a mugolare dal desiderio di farsi possedere.

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Capitolo montaggio: qui Polselli dà il meglio di sé. Egli dopo aver girato decine di minuti di cagate senza senso va nella sua bella saletta di montaggio, si spara una bottiglia di J&B, si cala dell’LSD e inizia a smanettare. Come potrete ben immaginare il risultato è altamente lesivo dell’umana corteccia cerebrale; in una scena infatti può accadere che nel giro di dieci secondi vediamo una ventina di stacchi di montaggio che si alternano senza alcuna logicità: vediamo una scena ambientata nel presente interpretata da un personaggio in un certo luogo e poi una fugace inquadratura di qualcun altro in un altro posto e in un altro tempo, non meglio precisato. Tutto ciò ovviamente non aiuta per nulla a comprendere di cosa si stia parlando né il perché. Ma facciamo un passo indietro, ancor prima del montaggio. Il buon Polselli, che supponiamo avere grossi problemi di vista, gioca a non centrare mai l’inquadratura sul personaggio che quindi risulta essere sempre a lato dello schermo. Ne consegue che i frequentissimi e rapidi zoom finiscano per inquadrare lo sfondo, con la necessità di dover nuovamente centrare l’inquadratura. Nell’intero film Polselli credo abbia cannato in pieno almeno il 90% degli zoom. Da aggiungere che tutte le scene nelle quali appaiono Raoul o Bonini Olas vengono illuminate da un faro con filtri policromatici, neanche si fosse in discoteca.

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Come da buon film di merda che si rispetti, l’alternanza giorno-notte è un concetto relativo. Praticamente in ogni scena, in funzione del personaggio inquadrato, abbiamo una differente illuminazione. Ad esempio in una delle ultime scene quando due donne all’improvviso risultano essere accusate di stregoneria (ma non si capisce perché, dal momento che fino a poco prima se ne stavano nel castello senza dar noia a nessuno), vediamo il limpido cielo di montagna alternarsi con la cupa notte paesana, durante la quale frotte di bifolchi inneggiano alla morte delle due belle fanciulle.

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Questa scena…
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…è contemporanea a questa!

Capitolo effetti speciali: Polselli non bada a spese pertanto tira fuori di tasca sua 300 lire e compra cinque pipistrelli di gomma, due serpenti di gomma, una tarantola di gomma e qualche metro di filo di nylon per appendere tutto al soffitto. E questo per ciò che riguarda le scene più terrorizzanti. Poi quando deve girare la scena nella quale Isabella viene bruciata viva ha la brillante idea di inquadrare in primissimo piano un fornello del gas e in secondo piano la dimenantesi Rita Calderoni che pare quindi sopraffatta dalle fiamme.

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Capitolo costumi: ho già citato l’imbarazzante tutina dei satanisti o che cacchio sono non lo so, una mise che farebbe rabbrividire persino al gay pride. Assolutamente fuori luogo anche le vesti dei paesani nel Trecento, uguali a quelle degli anni Settanta. Orribile anche l’uniforme di Christa Barrymore che è vestita come Terence Hill in “Un Passo dal Cielo” con tanto di cravatta.

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Insomma l’unica cosa che si salva qui dentro è la location del Castello di Balsorano, già sfondo del film “Esotika, Erotika, Psicotika” (1970) di Radley Metzger. Oltre a questo le già citate tette delle protagoniste.

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Scena imperdibile

Mi dispiace ma questa sezione è vuota dal momento che non esiste un singolo istante del film che non meriti di essere visto perché spiegare una cosa del genere non è per nulla semplice. E’ da vedere per credere. Segue una rassegna di facce intelligenti presenti nel film.

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Una che forse sta per starnutire dopo la vista delle sue sopracciglia
Riti,magie Nere e Segrete Orge nel Trecento...26
Lo sfigato che ha più tic di un orologio a cucù
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La testa della Calderoni tra le mani di Gianni Morandi, o del suo chirososia Mickey Hargitay
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Uno che una volta era un prete o roba simile
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Un personaggio quasiasi
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La nonna di Tony Manero

Citazioni

Ieri come oggi, oggi come domani, sempre.

Io non credo nei demoni, ma a un piacere pazzo che uccide in una follia d’amore che dà l’ebbrezza del sangue!

Scusate, non sono abituato alla luce elettrica, vado a respirare un po’ di luna

(fuori è pieno giorno)

Correte, correte, Christa è defuntissima!

Sai Stefi, hanno ucciso (non ho capito il nome). Ma non mi dire! Che bello, andiamo a vedere!!!

Pazzo di dolore il suo amante, Conte Dracula, giurò vendetta e invocate le potenze delle tenebre inizio il culto del vampirismo poiché egli stesso per il suo giuramento aveva ricevuto il dono dell’etrnità del sangue

T’ sei spusata co’ ddiavolo

Io sono certo che tu conosci la chiave per ritrovarle, te la faro sputare con i denti!!!

Il vampirotto è mio,  il castello me l’ha dato e guai a chi me lo tocca

Incontro sempre qualcosa di duro nella mia vita

Non cercare di capire!

Se deve cercare nel regno dei morti nel regno dei morti deve cercare!

In definitiva

Un film di cui non capiamo la storia, che non possiamo ascrivere a nessun genere e che non ha trama, realizzato da uno che probabilmente voleva fare altro. Una fumante vagonata di concime di una bellezza morbosamente inquietante. Dovete obbligatoriamente vederlo, vi scongiuro.

Valutazione

Regia 1
Trama 0
Recitazione 1
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 1
Voto complessivo 0.8
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14 thoughts on “#125. Riti, Magie Nere e Segrete Orge nel Trecento… (1973)

  1. Al tuo elenco di frasi cult aggiungere quella che dice: “I vampiri hanno bisogno di sangue non contaminato da seme umano”…. Ahaha! Bellissima recensione! Mi hai fatto davvero spanciare dal ridere. Il film naturalmente lo trovo imperdibile proprio per la sua bruttezza che si palesa in ogni singolo fotogramma e per il montaggio, diciamo così, originale (davvero maestosa quella situazione nella quale si passa di continuo, e completamente a cazzo, dal giorno alla notte). Vogliamo poi parlare di Isabel che viene impalata per ore ma continua a gemere senza mai morire?
    P.S. Per la cronaca, mi ricordo questo film così bene solo perché lo ho recensito abbastanza di recente su Obsploitation.

    Liked by 2 people

    1. Beh, verrò a dare un’occhiata al blog allora! Sì beh, se i vampiri avessero davvero avuto bisogno di sangue non contaminato da sangue umano sarebbero morti di fame. Io più che ridere continuavo ad oscillare tra lo sbigottimento e la morte cerebrale…

      Mi piace

      1. Obsploitation è (anzi era) un blog piccolino che è durato il tempi di un battito di ciglia e una ventina di post in totale. Avrebbe potuto offrire di più ma era terribilmente pigro (anche perché il suo autore aveva un altro blog di cui occuparsi).
        P.S.: il blog wordpress che hai linkato nel post (ultimo per ordine di importanza) è anche lui praticamente un contenitore vuoto (ed è per quello che l’ho settato come “privato”)…

        Liked by 1 persona

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