#129. La Tigre del Sesso (1977)


La Tigre del Sesso

Nuovo appuntamento con la rubrica Gr!ndhou$e che dopo aver preso in esame la settimana scorsa “Ilsa, la Belva del Deserto”, oggi raddoppia con l’ultimo capitolo della trilogia della giunonica e sadica Ilsa, “La Tigre del Sesso”.

La Tigre del Sesso è un film del 1977 di Jean LaFleur. Appartenente al filone dedicato ad Ilsa, vede ovviamente come protagonista Dyanne Thorne, reduce da “Ilsa, la Belva delle SS” (1975) e “Ilsa, la Belva del Deserto” (1976), entrambi di Don Edmonds, mentre nei ruoli da coprotagonisti sono presenti attori che in seguito avranno una brevissima carriera cinematografica.

Anno: CDN 1977

Regia: Jean LaFleur

Soggetto: Marven McGara

Sceneggiatura: Marven McGara

Cast: Dyanne Thorne, Jean-Guy Latour, Michel-René Labelle, Gilbert Beaumont

Durata: 90 minuti

101 Parole di trama (no spoiler)

Siamo in Siberia, nel 1953, gli ultimi giorni prima della morte di Stalin. Il Gulag 14 è diretto in modo autoritario da una donna-colonnello sadica e affascinante che piega ogni resistenza dei prigionieri con purghe durissime. Riesce a resistere solamente il prigioniero Chicurin, dissidente politico che nonostante le torture sopravvive, riuscendo a fuggire il giorno in cui, dopo l’annuncio della morte di Stalin, i comunisti fuggono. Ci ritroviamo nel 1976 a Montreal, dove Chicurin è dirigente della nazionale sovietica di Hockey. I suoi ragazzi per festeggiare vanno in un bordello ma scopriamo che a dirigerlo è la stessa direttrice del Gulag che medita vendetta…

Recensione & Commento (appassionato)

Nel cinema è abbastanza raro riuscire a trovare una saga i cui capitoli finali siamo migliori di quelli iniziali. È capitato, ad esempio per Die Hard, il cui terzo capitolo, “With a Vengeance” (1995) di John McTiernan è probabilmente migliore o quanto meno allo stesso livello rispetto al primo film “Trappola di Cristallo” (1988) sempre di McTiernan. Ovviamente la saga di Die Hard non fa testo perché ogni film di azione con Bruce Willis del periodo d’oro è un film della madonna.

“La Tigre del Sesso” è stata una piacevole sorpresa in questo senso, dal momento che può permettersi di giocarsela ad armi pari con il primo capitolo della serie, “Ilsa, la Belva delle SS” e di dare del lesso a “Ilsa, la Belva del Deserto”. La regia di Jean LaFleur riporta al centro della narrazione ciò che decretò il successo del primo Ilsa: il sesso e la violenza. Tuttavia il regista non si limita ad un ligio copia-incolla di situazioni già viste e riviste ma innova la saga con il suo tocco personale.

Innanzitutto l’ambientazione. Già nel secondo capitolo, Ilsa aveva lasciato la Germania per approdare nel caldo deserto arabo, ridotta al ruolo di governante dell’harem-prigione di un ricco sceicco, rendendo pertanto il suo personaggio nazi estremamente fuori luogo. In questo terzo epigono LaFleur varia ancora l’ambientazione spostandosi nel luogo più impensabile per una gerarca nazista: la freddissima e remota steppa russa. Intelligentemente però (ma non so quanto coscientemente) il personaggio di Dyanne Thorne, nonostante il forte accento teutonico, non viene mai chiamato per nome, mettendo quindi in evidenza il bluff del regista che dà alla luce un film spacciato per sequel di Ilsa dove il personaggio principale ricorda in tutto e per tutto la protagonista delle prime due pellicole…ma non ha lo stesso nome!

Ne consegue che il titolo, sia nella versione originale che in quella italiana, sia un’enorme fregatura: distribuito in terra natale come “Ilsa, Tigress of Siberia”, venne reimpastato in Italia come “La Tigre del Sesso”, nulla più che un titolo acchiappa-farlocchi allupati.

Con questo espediente è più comprensibile il fatto che Ilsa abbia messo a tacere le sue credenziali naziste per votarsi alla causa del comunismo, diventando un’inflessibile funzionaria del regime stalinista. Risulta ancora estremamente posticcio il suo accento in un paese dove tutti parlano con una cadenza da orso, ma siamo in un film d’exploitation, non stiamo a sottilizzare su queste cose.

Film d’exploitation ho detto, ma la nomea di film da grindhouse andrebbe un po’ rivista per quest’opera che non ha molto a che spartire con le dozzinali produzioni di sfruttamento che avevano invaso i cinema negli anni ’60 e soprattutto ’70: la trama è di sicuro più articolata, più seguibile e anche più “normale” rispetto ai predecessori, così come sono molto più curate la fotografia, gli (in realtà pochi) effetti speciali e le scene gore.

A dirla tutta, in rottura con il passato, si può dire che “La Tigre del Sesso” non sia neppure una nazisploitation come gli altri capitoli dedicati ad Ilsa: in molti sono portati a pensarlo per la presenza della protagonista, autentica icona del cinema nazi, ma se potessimo isolare solamente questa pellicola, senza contestualizzarla nella trilogia, potremmo benissimo dire che ci troviamo di fronte ad un film finto-WIP, con ampie dosi di splatter ed erotismo.

La Tigre del Sesso 10

La bravura di LaFleur è stata quella di riuscire ad amalgamare tutte quest spinte differenti in modo molto armonico, senza che una prevalesse sulle altre, facendo scadere il film verso lo WIP vero e proprio, verso l’horror o verso l’erotico puro: l’erotismo è presente, molto marcato ed estremamente sensuale, ma nonostante ciò non prende mai il sopravvento; le tematiche WIP, declinate in questo film più che altro come MIP (Men in Prison) sono presenti nella prima parte del film ma si sfumano andando verso il finale, mentre le scene splatter non sono mai così fini a se stesse e neppure così truci da disgustare troppo lo spettatore.

La Tigre del Sesso 2

Ciò che lega questo film maggiormente agli altri due è quindi il personaggio di Ilsa, o meglio la sua interprete, Dyanne Thorne, dato che il nome Ilsa non compare in questo terzo capitolo. Rimane immutato il feroce sadismo della protagonista, la sua freddezza e la sua prorompente sensualità. Il corpo nudo della Thorne nelle scene hot si imprime a fuoco nella mente dello spettatore e non c’è film nudie-cutieteen-comedy americana piena di studentesse ninfomani e disinibite con tette rifatte o film porno che tenga: Dyanne una volta che la vedi non te la scordi più. E in “La Tigre del sesso” ci regala anche una shower scene da far resuscitare i morti durante la quale le espressioni degli attori che la circondano sono convinto essere di naturale sbigottimento (e non solo di copione) di fronte a cotanta carne.

La Tigre del Sesso 9

Da questo punto di vista, seppur a distanza siderale dalle forme della protagonista, abbiamo anche ottimi corredi di natiche, soprattutto relativamente alle donnine del bordello dell’olimpica Montreal, gestito, manco a dirlo, dopo 23 anni dalla sua rocambolesca fuga dalla Russia, proprio dalla finta-Ilsa.

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Il personaggio della Thorne nonostante la caratterizzazione nazi del primo episodio non è legata ad un colore politico, ma passa con disinvoltura dal nazismo al comunismo (neanche i politici italiani sarebbero capaci di tanto…) sicchè La Tigre potrebbe essere una sovietsploitation: quello che a lei veramente interessa è torturare e soprattutto farsi sbattere alla grande. Ma anche qui troviamo un punto di svolta rispetto al passato: mentre Ilsa nei primi due capitoli finiva la sua avventura in tragedia, qui il finale è aperto e non sappiamo a cosa andrà incontro la protagonista, anche se possiamo farcene un’idea. Inoltre, se nei primi due capitoli il motivo delle sue sventure erano gli uomini dei quali si infatuava, o meglio dei loro arnesi da riproduzione, in questo ultimo film, nonostante il suo desiderio, finirà scornata per motivi non sessuali, ma solo per la caparbietà del suo antagonista.

I 90 minuti di film scorrono molto velocemente e senza intoppi, anzi, al termine della prima parte, quando vediamo il Gulag 14 dato alle fiamme e consci che ci saranno altri 50 minuti di film, siamo curiosi di sapere cosa accadrà, se il film evolverà verso una sorta di rape and revenge senza rape, se la protagonista riuscirà ad avere la sua vendetta o cos’altro.

Le torture che vediamo nel film passano da quelle più animalesche e dozzinali della prima parte a quelle più raffinate in stile “Arancia Meccanica” del bordello di Montreal e, se le seconde hanno a che fare più con l’aspetto psicologico, quelle che vediamo nel Gulag 14 sono abbastanza crude e il livello di splatter sale alla grande: vediamo teste spiaccicate con un pesante martello, spaventapasseri umani, matches di braccio di ferro dove chi perde, perde un braccio, persone immerse nell’acqua gelata, sedia elettrica e tortura della goccia cinese: un campionario non da poco.

La Tigre del Sesso Ultima scena d’effetto dopo la sparatoria finale il confronto tra Chicurin e il suo ex aguzzino sul quale avrà la meglio con una tecnica che a molti avrà sicuramente ricordato “Braveheart” (1995) di Mel Gibson.

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Scena imperdibile

Ho detto che La Tigre è un film che mixa molto bene WIP (anzi MIP), splatter ed erotismo, quindi nelle scene imperdibili mi piacerebbe ricordarne una per “genere”.

Per ciò che riguarda il topos della carcerazione citerei la scena della lotta tra Chicurin e la tigre Sasha che si ritrova incredibilmente fuori combattimento dopo un colpetto di pala sul collo (altamente inverosimile per una tigre a digiuno abituata a bere sangue e mangiare carne umana).

Lato splatter invece citerei due scene: la testa di un rivoluzionario spaccata a martellate, “per essere sicuri che sia morto” (alla faccia…) e la morte di uno dei personaggi finito paralizzato nella neve e tritato dalle lame di una ruspa.

Infine, fin troppo facile la scena da citare con il più alto contenuto di erotismo. Non c’è bisogno di parole, solo guardare…

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Chiuderei con l’immagine finale del film, per un plauso all’ottima fotografia.

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Citazioni

Fa così freddo che congelerebbe anche la pipi del diavolo!

In definitiva

Nonostante le premesse (neanche io a priori gli avrei dato una lira) “La Tigre del Sesso” è un buon film, godibile e ben fatto. Non è un capolavoro ma LaFleur si destreggia bene tra le varie scene senza nè cadere nel cliché nè nel ridicolo e tirando fuori il massimo dal materiale a disposizione. Del quale fortunatamente fa parte anche Dyanne Thorne.

Valutazione

Regia 6
Trama 5
Recitazione 6
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 7
Voto complessivo 6.2
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