#132. Pink Flamingos (1972)


Pink Flamingos

Seconda puntata della rubrica mensile The Real Trash, che esamina filmacci prodotti in ogni tempo e luogo. Se il trash ha un emblema e un inno, questo non può essere altro che l’infame Pink Flamingos.

Pink Flamingos, conosciuto in Italia come Fenicotteri Rosa è un film del 1972 di John Waters. Autentico manifesto del cinema trash e opera più famosa del regista, vede come protagonista Divine, che, in sodalizio con Waters apparve anche in “Mondo Trasho” (1969) e “Polyester” (1981) assieme agli altri attori presenti in Pink Flamingos, Mink Stole e Edith Massey (che tuttavia non partecipò a “Mondo Trasho”).

Anno: USA 1972

Regia: John Waters

Soggetto: John Waters

Sceneggiatura: John Waters

Cast: Divine, David Lochary, Mary Vivian Pearce, Mink Stole, Danny Mills, Edith Massey

Durata: 93 minuti

101 Parole di Trama (no spoiler)

Divine è una drag queen, insignita del titolo di persona più ripugnante esistente che, respinta dalla società, vive assieme alla madre pazza Edie, al figlio Crackers e alla compagna di viaggio Cotton in una roulotte sperduta. La quiete della famiglia viene turbata quando una coppia, Raymond e Connie Marble, invidiosi dello status di Divine, decidono di mettere in atto una rappresaglia nei suoi confronti e scipparle così il titolo assegnatole. Infiltrano quindi Cookie che si concede a Crackers e gli estorce alcune informazioni con le quali la vendetta dei Marble può iniziare. Da lì in poi sarà una lotta senza quartiere.

Recensione & Commento (appassionato)

Attenzione, se state per vedere “Pink Flamingos” svuotatevi le budella, non guardate o non toccate né cibo o acqua e tenetevi per sicurezza un secchio per il vomito vicino alla poltrona. Sappiate inoltre che il linguaggio utilizzato in questa recensione, per uniformarsi al livello della pellicola, sarà di una bassezza che potrebbe disgustare i palati fini.

Con questa precauzione mi rendo conto di avere descritto una buona metà del film. “Pink Flamingos” è un’opera circense, un teatro degli orrori, una cagata senza capo né coda. E non lo dico in modo offensivo come potrebbe sembrare. Lo stesso Waters era ed è ben conscio che il suo film è un prodotto di merda, quindi dare dello sterco a questi 90 e rotti minuti di non-so-cosa non significa necessariamente offendere il regista, anzi, significa fargli un complimento non da poco.

Non era facile alzare l’asticella dello schifo ad un livello così alto, non era facile sfondare con tanta nonchalance il labile confine tra cacca e cagata pazzesca, era quasi impossibile riuscire a decuplicare il record di schifo presente in un unico lungometraggio, ma Waters signori e signore ce l’ha fatta.

E ci è riuscito con un’accozzaglia di situazioni al limite del delirio. Anzi ben oltre il limite del delirio. Nominate una parafilia, tra le più zozze esistenti e sicuramente la potrete trovare in “Pink Flamingos” tanto che si potrebbe definire la più completa enciclopedia del trash, dello sterco e della nausea.

Solitamente il termine trash è utilizzato per quei film con trame ridicole, budget irrisori e realizzazione poco più che amatoriale: insomma delle schifezze, o per imperizia del regista o degli attori, o perché obiettivamente far di meglio con così poco era francamente impossibile. Ebbene la parola trash non può minimamente rendere al meglio l’opera di Waters che dà un nuovo significato a questo genere. Se “Pink Flamingos” è annoverabile come trash, “La Croce dalle Sette Pietre – L’Uomo Lupo contro la Camorra” può considerarsi un film di livello e di lucida critica sociale. Se invece, come siamo abituati a pensare, La Croce è un trash, allora Flamingos è il big bang della merda, un’improvvisa e mostruosa inflazione di schifo che permea l’universo di ripugnante liquame. Waters è il Sergei Bubka della vomitevolezza, l’uomo che per primo e più di tutti è stato in grado di spostare “più in là” i limiti umani e che ancora non ha un erede di forma umana.

Dopo queste doverose osservazioni in realtà non rimane molto da raccontare su questo lurido sacco di muffa che è Flamingos: in realtà quasi stupisce osservare che ha una trama, pur se andarla a trovare rumando nel bottimo fumante a mani nude è arduo e controproducente. In pratica c’è questa Divine, una Platinette ante litteram, al cui confronto proprio Platinette sembra una suora di clausura, che è stata indicata non si sa da chi, come persona più disgustosa che ci sia. Questa cosa non va giù a una coppia, pettinata dal cast di Kiss Me Licia sotto cura ormonale in preda a ritorni d’acido, che chissà perché, vuole avvocare a sé questo titolo. Da qui l’inizio della guerra, che raggiunge livelli così bassi che pure Dante sarebbe perplesso su dove sbattere nell’inferno questa accozzaglia di gente e che lo stesso Lucifero sarebbe indotto a riflettere sulla sua posizione nel culo della natural burella.

Pink Flamingos 4

Forse per dare un senso di ciclicità alla vita e ricordare che la merda gira che ti rigira è sempre merda, la è sempre stata, la sarà sempre  e prima o dopo ti ritorna addosso, questa lotta tra i due pretendenti al titolo di rutto più fetido dell’umanità, inizia con uno stronzo regalo recapitato alla roulotte di Divine e si chiude con lei che mangia la cacca di un barboncino. E quando dico “mangia la cacca” non significa “ah, beh capirai, anche Luttazzi qualche anno fa ha mangiato un piatto di merda”, ma significa ingurgitare della VERA cacca appena fatta, NO effetti speciali, NO bullshit, solo shit, senza bull. Questo, per intenderci, è il livello di Flamingos.

In mezzo a questi estremi vediamo uno che stupra una donna con un pollo VERO, martoriandolo finchè la povera bestia non muore, presumibilmente con il collo rotto, vediamo un uomo il cui buco di culo sembra un pesce che boccheggia fuor d’acqua, vediamo un allegro festino dove i regali sono teste di maiale e fazzoletti pieni di vomito, vediamo gente che si mette a leccare una casa e il/la nostro/a protagonista Divine fare un pompino VERO, senza stacchi di montaggio al figlio trombapolli. Forse è per tutte queste amenità che la scena della coppia che si eccita leccandosi a vicenda i piedi sembra la più normale del film. Ancora più normale della vecchia lardosa matta per le uova e del suo marito, l’Uomo delle Uova.

Pink Flamingos 2

In Pink Flamingos tutto è esagerato, fuori dagli schemi, rivoltante, schifoso, macabro e vomitevole. Non ci si raccapezza di come si possa guardare un film del genere ma lo si guarda, fino alla fine, finchè lo stomaco non alza bandiera bianca.

Pink Flamingos è indescrivibile, quasi come i baffetti di John Waters, è una scorreggia girata con la miseria di 10000$ che a fine visione vi farà venire la voglia di restaurare l’assolutismo monarchico e iscrivervi ad un corso di bon ton, di trasferirvi nella Parigi del Settecento e fare il cicisbeo.

Sinceramente non so cosa dire.

Scena imperdibile

Pfui! Devo dirne una e via? Premesso che ogni scena andrebbe esposta al pubblico ludibrio, quindi inserita in una capsula al piombo e spedita a velocità tachionica dritta nel cuore del quasar più lontano dalla terra, la scena passata alla storia è quella della coprofagia di Divine che mette in secondo piano anche il suo trucco da clown.

Ce ne sarebbero altre ma se io ho sofferto per vederle il film fino alla fine non vedo perché non dovreste farlo anche voi. Niente più scene imperdibili raccontate, guardatele voi stessi.

Citazioni

Oh my God Almighty! Someone has sent me a bowel movement!

Oh, I love you Raymond. I love you more than anything in this whole world. I love you more than my own filthiness, more than my own hair color. Oh God, I love you more than the sound of bones breaking, the sound of death rattle – even more than the sound of my own shit do I love you, Raymond.

We’ll see who’s the filthiest person alive! We’ll just see!

I guess there’s just two kinds of people, Miss Sandstone: MY kind of people, and assholes. It’s rather obvious which category you fit into. Have a nice day.

In definitiva

Direi che ho espresso a sufficienza nei paragrafi precedenti.

Valutazione

Regia 2
Trama 1
Recitazione 1
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 1
Voto complessivo 1.2
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13 thoughts on “#132. Pink Flamingos (1972)

  1. Lo adoro, è un capolavoro. Waters è il più grande analista della società contemporanea (la Baltimora in cui è cresciuto racchiude ogni possibile follia umana ed americana), e lo fa senza ipocrisie, senza compromessi, senza risparmiarvi nulla. Da vedere. E ricordiamoci che fu realizzato in un periodo in cui il cinema estremo aveva una sua valenza anarchica: niente nel cinema di Waters è gratuito (come accade invece ora). Sono una sua grande fan da sempre 🙂

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    1. Flamingos è così estremo che o si ama o si odia alla morte. Io stranamente devo ancora decidere. A mio parere Waters voleva creare un prodotto che scioccasse una certa America bigotta e in questo ci è riuscito al 1000%, però rimane impresso nel pubblico solamente il disgusto che il film provoca e se c’è una vena critica rimane molto nascosta tra il vomito e la strabordante figura di Divine.

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      1. Esatto, lo descrivi bene. Ma il disgusto era la sua arma, usata con grande consapevolezza. Waters in realtà era un grande cinefilo, e con gli anni si è amorbidito. Il suo capolavoro resta Polyester, melodramma puro. Ma Pink Flamingoes è il prodotto della giovinezza che ha vissuto, ed uno sguardo oltre la crosta perbenista americana.

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  2. Direi che hai scelto il film giusto per parlare di trash, visto un era geologica fa ancora me lo ricordo come un film mattissimo, nel tuo pezzo hai reso alla grande l’idea su che razza di film è 😉 Cheers

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