Per la rubrica Sunday Bloody Sunday, questa domenica è il caso di sviscerare uno dei miliardi di scimmiottamenti de “L’Esorcista” in salsa tricolore, ovvero l’infame “L’Ossessa”
L’Ossessa è un film del 1974 di Mario Gariazzo. Protagonisti della pellicola sono Stella Carnacina, Lucrezia, Love e Chris Avram, apparso in “Reazione a Catena” (1971) di Mario Bava e “Emanuelle Nera – Orient Reportage” (1976) di Joe D’Amato. In ruoli secondari Ivan Rassimov, autentica icona dei gialli degli anni ’70, come “Lo Strano Vizio della Signora Wardh” (1971) di Sergio Martino e Luigi Pistilli, già presente in “il Dolce Corpo di Deborah” (1968) di Romolo Guerrieri, “La Coda dello Scorpione” (1971) di Sergio Martino e “Il Tuo Vizio è una Stanza Chiusa e solo Io ne ho la Chiave” (1972) di Sergio Martino.
Titoli internazionali: Enter the Devil, The Eerie Midnight Horror Show, La Sexorcista
Anno: ITA 1974
Regia: Mario Gariazzo
Soggetto: Mario Gariazzo
Sceneggiatura: Ambrogio Molteni
Cast: Stella Carnacina, Chris Avram, Lucrezia Love, Ivan Rassimov, Gabriele Tinti, Gianrico Tondelli, Luigi Pistilli, Umberto Raho, Piero Guerlini, Giuseppe Addobbati
Durata: 88 minuti
101 Parole di Trama (no spoiler)
Danila è una studentessa d’arte e restauratrice che, dopo aver trovato nascosto in una chiesa un grandissimo cristo crocifisso in legno nascosto una chiesa sconsacrata, decide di portarlo nel suo laboratorio. Una sera, dopo aver visto durante una festa la madre fare sesso violentemente con l’amante, si rifugia nel suo studio e improvvisamente il Cristo sul crocifisso si anima, la denuda e abusa di lei. Da quel momento Danila inizia ad avere strani comportamenti, convulsioni e urlare alla vista di icone religiose. Un dottore, dopo aver fallito con le cure mediche scegli di affidare la ragazza alle mani di un esorcista.
Recensione & Commento (appassionato)
Nel cinema degli anni Settanta, “L’Esorcista” (1973) di William Friedkin piombò come un fulmine, provocando un terremoto nel genere horror: tutto ciò che fino ad allora era stato prodotto pareva ormai vecchio e fuori moda e una pletora di registi, anche non dichiaratamente horror, si misero all’opera per produrre la loro versione di quel capolavoro. Gran parte del cinema horror post-1973 fino alla fine del decennio si dovette confrontare con questa ingombrante pietra miliare, con il risultato di un appiattimento del genere che finì per adagiarsi, spesso con risultai pessimi, sulla trama del demoniaco.
Tra i film prodotti per sfruttare il successo di Friedkin trova posto anche questo “L’Ossessa” di Gariazzo che fino ad allora si era cimentato come moltissimi colleghi, nello spaghetti Western per approdare in seguito a titoli vagamente erotici come “Play Motel” (1979) o cannibalici (peraltro fuori tempo massimo) come “Schiave Bianche – Violenza in Amazzonia” (1985).
Se il poster originale del film poteva dare una qualche sembianza di autorialità e di film comunque di buon livello, la vagonata di titoli alternativi ci dà un’idea della confusione che regna sovrana e di come in ogni paese, si sia cercato di puntare su unm partoclare aspetto per attirare i gonzi nei cinema; così nei paesi anglofoni abbiamo “Enter the Devil” e “The Eerie Midnight Horror Show”, che puntano su un’atmosfera misteriosa e demoniaca (che non abbiamo) e addirittura “La Sexorcista”, dove pare che a fare l’esorcismo sia una sensuale “preta”: nulla di più falso.
Ve lo dirò una volta solamente: questo film è penoso.
Non pensate di spaventarvi e di subire il fascino morboso delle ambientazioni friedkiniane, “L’Ossessa” è una noia mortale e non spaventerebbe neanche un bambino di tre anni.
Per cercare di attirare un po’ di pubblico in sala, il buon Gariazzo , consapevole del fatto di non essere neanche lontanamente parente del regista americano, decide di piazzare qua e là un po’ di tette, ma le mette in modo così approssimativo e insensato che l’operazione si rivela un completo fallimento. E dire che la protagonista femminile, la diciannovenne Stella Carnacina, non sarebbe neanche male, mail suo personaggio si limita ad urlare per tutto il film e a tenere un’espressione idiota perennemente a bocca aperta.
Nonostante sia passato solo un anno dall’uscita de “L’Esorcista” è già tutto vecchio e stravisto e fatto talmente male che a confronto “L’Anticristo” di Alberto De Martino che uscirà qualche settimana dopo, a confronto sembrerà un capolavoro.
Nel film troviamo anche il buon Ivan Rassimov, come al solito nella parte dello stronzo di turno, che non si capisce se sia un assassino, Cristo o Satana, sta di fatto che così, senza motivo, si risveglia dal crocifisso dove era legato, e si accorge di avere un grifo pauroso, motivo per il quale decide di possedere la giovane protagonista che, dopo aver fatto finta di essere spaventata, non si sottrae per nulla alla passione del resuscitato e, anzi, sembra che ne goda parecchio.
Come in molti titoli degni anni Settanta, vediamo una situazione familiare iper-classica: genitori ricconi che si cornificano a vicenda con la moglie più vacca delle vacche che, animata da quel desiderio di emancipazione femminile declinato qui solamente come emancipazione sessuale (leggi: viglio poter trombare con chi voglio ma fare comunque la bella vita alle spalle di mio marito che sgancia la grana), si concede al focoso amante dal quale si fa strombazzare e frustare alla grande (peraltro davanti agli occhi della figlia…) in una scena peraltro completamente scollegata da resto della trama. La figura di Gabriele Tinti infatti è messa lì solo per riempire un po’ il minutaggio e se non ci fosse stata sarebbe stata lo stesso.
Il film si trascina molto stancamente fino agli ultimi dieci minuti nei quali viene contattato un esorcista eremita interpretato da Luigi Pistilli, peraltro sosia di Chris Avram, che riuscirà ad esorcizzare la giovane ragazza. Ogni scena è però recitata senza anima e il momento della guarigione ha zero pathos: se nell’esorcista avevamo visto una serie di infruttuosi tentativi, la sofferenza del prete, il suo eterno dubitare sulla propria fede, qui vediamo un pretucolo che dice quattro cazzate in latino e una posseduta che dopo aver sbavato un po’ improvvisamente torna normale.
Gli effetti speciali sono assolutamente zero e si limitano a lenti a contatto rosse e citrosodina nella bocca, quindi dimenticatevi corpi contorti o levitazioni.
Scena impedibile
Praticamente nessuna ma, pistola alla tempia, direi il catartico finale di fronte al pozzo di San Patrizio, quando la nostra protagonista, dopo aver preso a cinghiate il prete (che tanto ci è abituato visto che ama auto-flagellarsi), sbava un po’ e senza motivo fa una svomitazzata di digestivo Brioschi e gorgonzola e ritorna bella come prima.
Citazioni
Penetrami, penetra la mia anima!
In definitiva
Molto indicato per le persone che soffrono di insonnia: cinque minuti e il sonno è servito. Decisamente un film evitabile
Valutazione
| Regia | 2 | |
| Trama | 2 | |
| Recitazione | 1 | |
| Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) | 2 | |
| Voto complessivo | 1.8 |







3 risposte a "#134. L’Ossessa (1974)"