Streghe? Atmosfera gotica? Disinibite protagoniste? Magari! Nonostante sembra esserci tutto ciò in questo filmone di Ratti non c’è proprio nulla!
La Notte dei Dannati è un film del 1971 di Peter Rush, al secolo Filippo Walter Ratti. Protagonisti sono Pierre Brice, celebre per i suoi moltissimi ruoli western, Patrizia Viotti, che ritroveremo nei decamerotici “Beffe, Licenzie et Amori del Decamerone Segreto” di Giuseppe Vari e “Canterbury Proibito” di Italo Alfaro, entrambi del 1971 e Angela De Leo.
Anno: ITA 1971
Regia: Peter Rush (pseudonimo di Filippo Walter Ratti)
Soggetto: Aldo Marcovecchio
Sceneggiatura: Aldo Marcovecchio
Cast: Pierre Brice, Patrizia Viotti, Angela De Leo, Antonio Pavan, Alessandro Tedeschi, Mario Carra
Durata: 90 minuti
101 Parole di trama (no spoiler)
La coppia Jean e Danielle Duprey ricevono un giorno una lettere da un principe vecchio amico di lui contenente una serie di enigmi e giochi di parole che ruotano attorno a I Fiori del Male di Baudelaire. I coniugi arrivano al suo castello e trovano la moglie Rita Lernod che li informa che l’uomo è molto malato e sta impazzendo per una specie di malattia ereditaria che colpisce gli uomini della famiglia da 300 anni. Quando Jean trova un trattato di magia nera che parla della lotta contro le streghe, capisce che nel castello gli inquilini non sono chi sembrano essere.
Recensione & Commento (appassionato)
Il filone horror definito gotico, nel cinema ha radici piuttosto lontane: basti ricordare che una delle più celebri pellicole, “Nosferatu” di Frederik Wilhelm Murnau è datata 1922. Il sottogenere ebbe una buona fortuna anche nei decenni successivi: si pensi ad esempio ai film del 1931 “Dracula” di Tod Browning e “Frankenstein” di James Whale che diedero il la alla rivalità artistica tra Bela Lugosi e Boris Karloff fino ad arrivare nel 1960 allo splendido “La Maschera del Demonio” di Mario Bava; tuttavia sul finire degli anni Sessanta e al debuttare degli anni Settanta, il modo di fare horror cambiò e in generale il gotico iniziò un lento declino in favore di nuovi sottogeneri, come il demoniaco. La casa inglese Hammer, avvinghiata al proprio credo, alla tradizione e ai propri attori di punta, su tutti Peter Cushing e Christoper Lee, rimase la più celebre a continuare a sfornare prodotti che, da un certo momento in poi iniziarono a diventare obsoleti e ripetitivi.
Non stupisce quindi che “La Notte dei Dannati” di Filippo Walter Ratti, nascosto sotto l’anglicizzante pseudonimo di Peter Rush, malceli tutti i limiti di un prodotto arrivato un po’ fuori tempo massimo.
Di sicuro le location scelte, le ampie e polverose stanze, la luce allo stesso tempo fredda e morbosamente calda dei candelabri, le storie di maledizioni e streghe, i colori che virano dal cupo al bagliore di un giallo intenso del focolare e la perenne ambientazione notturna hanno fatto la fortuna del genere e anche in questa pellicola fanno la loro figura, ma la recitazione dei pochi interpreti è talmente piatta e monocolore da farla scadere nella noia più totale.
Il primo atto del film aveva generosamente mostrato quello che poteva essere un topos interessante ai fini della narrazione, con l’indovinello posto ai protagonisti fitto di doppi sensi e messaggi nascosti. Tutto però scade nel nulla, viene tagliato via di netto e i continui rimandi ad un non meglio precisato “non detto” da parte del Principe dopo un po’ iniziano a diventare snervanti e invece che appassionare lo spettatore, lo allontanano e lo distraggono.
Riprendendo il discorso della recitazione, raramente in un gotico si è vista tanta approssimazione: Pierre Brice sembra stia facendo un picnic all’aperto e il suo personaggio non tradisce un minimo di passione o di timore, alla moglie (filmicamente parlando) Patrizia Viotti è relegato il ruolo di urlatrice: la vedremo costantemente preda di incubi e di terrore e le grida lanciate sono più telefonate delle battute dei cinepanettoni firmati Boldi & De Sica. Viene inserita di tanto in tanto qualche effusione lesbo tra le protagoniste ma la Viotti è talmente impalata da non riuscire ad eccitare neanche un ergastolano. In alcune versioni, specie quella francese (i transalpini sono celebri per possedere solitamente le versioni uncut piene di scene hard, spesso montate orribilmente in modo posticcio) sono presenti degli inserti più spinti, utili soprattutto a ridestare lo spettatore e con il risultato da straniarlo ancora di più dal filo conduttore della narrazione.
Si salvano in parte il montaggio e la buona fotografia curata da Girolamo La Rosa che dà il giusto grado di “sinistro” all’ambientazione del film.
Per il resto Ratti si barcamena in una nebbia all’interno della quale non si distingue un minimo di anima o un minimo di autorialità.
Scena imperdibile
Nel patetismo generale la scena meno patetica o anzi, la scena più patetica è quella che ritrae l’invecchiamento “istantaneo” della strega: una roba simil stop-motion che ricorda l’altrettanto orripilante scena della trasformazione in lupo mannaro in “La Croce dalle Sette Pietre” (1987) di Marco Antonio Andolfi.
Nulla da segnalare invece sulle scene di nudo che avrebbero potuto risollevare la situazione, visto che nella versione in mio possesso l’una roba appena accennata è il rapporto lesbo tra le due protagoniste, una delle quali drammaticamente impalata.
Citazioni
Non è il vento, è come un respiro di bronzo!
In definitiva
Un film perdibile, che non lascia niente nello spettatore se non una certa voglia di aver rimpianto il momento nel quale si è deciso di iniziare a vederlo.
Valutazione
| Regia | 4 | |
| Trama | 3 | |
| Recitazione | 4 | |
| Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) | 4 | |
| Voto complessivo | 3.8 |





Più che un “respiro di bronzo” il regista ha una faccia di bronzo a presentare ‘sta roba 😀 credo che gli attori di questi film siano tutti inespressivi perché per convincerli a stare sul set li drogavano pesantemente 😛
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O forse la loro inespressività è una semplice trasposizione dell’assoluta inesistenza di trama…
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