#138. La Notte dei Resuscitati Ciechi (1975)


La Notte dei Resuscitati Ciechi

Amando De Ossorio mette la quarta e ci sbatte in faccia per l’ennesima, ultima volta le non-avventure dei Templari mezzi morti in un mirabolante non-film dei suoi.

La Notte dei Resuscitati Ciechi è un film del 1975 di Amando de Ossorio, l’ultimo facente parte del ciclo di quattro film sui Templari non-morti. Protagonisti sono Victor Petit e Maria Costy.

Anno: ESP 1975

Regia: Amando de Ossorio

Sceneggiatura: Amando de Ossorio

Cast: Victor Petit, Maria Costy, Sandra Mozarowsky, Josè Antonio Calvo, Julia Saly, Javier de Rivera

Durata: 89 minuti

101 Parole di trama (no spoiler)

Il dottor Henry Stein si trasferisce con la moglie Joan in un piccolo villaggio della Spagna in sostituzione del vecchio dottore a fine servizio. Gli abitanti del paese sono però estremamente ostili e ignorano completamente la coppia che non riesce a stabilire un rapporto, fatta eccezione per la giovane Tilda che in un primo momento sembra amichevole. Inoltre la notte si sentono strani rumori, grida e litanie che spaventano Joan. Gli omertosi abitanti di notte stanno ben chiusi in casa per le scorribande di un gruppo di templari non morti che terrorizza il paese in cerca di giovani vergini da sacrificare.

Recensione & Commento (appassionato)

Quando De Ossorio diede alla luce nel 1971 “Le Tombe dei Resuscitati Ciechi”, micidiale mappazzone di oltre 100 minuti dei quali 3 di ”azione” e il resto di schermo nero, il mondo si era illuso che le storie sui templari ritornati alla “vita”, ma senza occhi, fossero giunte alla fine. Voglio dire, già non se ne sentiva la mancanza, se in più in oltre un’ora e mezza di film non si riesce a tirare fuori un’idea che sia una, un po’ di azione e soprattutto un minimo di tensione, visto che di film horror staremmo parlando, il filone dovrebbe esaurirsi qui.

Invece no. Non contento De Ossorio, due anni dopo, siamo nel 1973, decide di punire l’umanità con il sequel, “La Cavalcata dei Resuscitati Ciechi”. Beh, uno era sufficiente, anzi era di troppo, adesso ok, ha voluto fare il seguito però mobbasta.

Invece no. Passa un anno, siamo nel 1974. Due capitoli sono da sfigati, e visto che la storia del pensiero Occidentale che passa per Aristotele si basa su una visione tripartita del mondo, De Ossorio sposa la filosofia del “tre” creando una trilogia e sfornando un’ulteriore rivisitazione di ‘sti cavolo di Templari privi di bulbi oculari. Poi cosa c’entra che siano ciechi non lo so, la cosa è inutile ai fini della storia. Va bene Amando, fai pure uscire “La Nave Maledetta”. Adesso mobbastaveramenteperò.

Invece no. Visto che sono buoni tutti a fare le trilogie, il nostro amato regista aspetta un altro anno e nel 1975 cala il pokerone e funesta il genere umano con l’ennesima riproposizione degli stessi non-topoi dei titoli precedenti e ci propina “La Notte dei Resuscitati Ciechi” fortunatamente ultimo capitolo della saga più inutile e deleterea per l’umana mente mai concepita da essere umano. Al momento, A.D. 2016, non credo che ci saranno altri film legati al franchise dei Templari ipovedenti, salvo improvvisa resurrezione di De Ossorio, magari proprio in veste di Templare.

Cosa dire di questo film che non sia stato già detto,o meglio non-detto, relativamente ai film precedenti? Nulla. Ecco, “nulla” è la parola ideale per definire La Notte di De Ossorio.

La trama trita e ritrita del dottore capitato nel villaggio di pescatori più in culo ai lupi dell’universo è diventata ormai maleodorante come i prodotti ittici pescati dagli abitanti del villaggio. Un paesino di 40 anime di età media oscillante tra gli 80 e 120 anni (considerando anche la protagonista che ha 20 anni che abbassa un po’ la media) che a confronto la Eboli dove si è fermato Cristo sembra Milano Marittima. Questi giocondi paesani fanno montare nello spettatore il desiderio di assistere ad un film di Steven Seagal, sia perché Seagal reciterebbe meglio, sia perché si viene pervasi dalla volontà di ucciderli con violenza, specie la vecchia titolare del “negozio” del paese che si diverte a fare il gioco del “non esisti” con la nostra protagonista femminile.

La recitazione degli attori è, per l’appunto, ripugnante e dello stesso livello sono i dialoghi scritti probabilmente da una classe di bambini di scuola elementare. Anche la sceneggiatura soffre della stessa malattia: si assiste a risposte senza senso date da persone alle quali non erano state neppure rivolte delle domande, assistiamo ad un protagonista che passa dal gigioneggiare mortificando la moglie alla quale continua a dire che ogni singola cosa che accade “è il vento” o “sono i gabbiani” a diventare improvvisamente grande esperto di riti occulti di misteriosi Templari mezzi satanisti adoranti un inutile dio-pesce in un paese che era già vecchio nel Medioevo, che nessuno si incula più da duemila anni. Assistiamo alla scena di morte più idiota di tutti i tempi con la giovane ragazza protagonista che non si sa come cade da cavallo e si dimena credendo di affogare in 80 centimetri d’acqua (tutto vero!!!) fin quanto i Templari, mossi a pietà si mettono attorno a lei e la bastonano con le proprie spade (no, non è un’allusione pornografica).

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Ma soprattutto assistiamo alla pessima prova di xxx che interpreta uno scemo sciancato riuscendo a ciccare clamorosamente la parte: persino un vero idiota avrebbe recitato meglio perché, essendo idiota, avrebbe fatto la parte dello scemo alla perfezione. Si aggiunga che questo scemo del villaggio a metà film muore con la testa spaccata sulle rocce e a dieci minuti dalla fine lo ritroviamo in formissima con solo un graffio!

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Peccato venga “assalito” dai templari che, con molta calma, lo circondano e lo ammazzano, con la noia credo io, sotto lo sguardo rassegnato del tipo “non c’è più niente da fare” del protagonista al quale sarebbe bastata un minimo di volontà per sterminare i debolissimi non-morti, privi di difese, fragili ed estremamente infiammabili. Invece no. Preferisce far finta di nulla lo stronzo.

Ma il meglio di sé De Ossorio lo da, come al solito, nelle riprese e nel montaggio.

Le riprese sono fatte di giorno con una sottoesposizione trementa e anche quando sono fatte di notte o al chiuso sono iper-sottoesposte, con il risultato che ciò che vediamo nella maggior parte del film è questo

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Nel montaggio, per allungare il brodo (stento a credere sia una scelta stilistica con una qualsiasi valenza simbolico-metaforica), De Ossorio rallenta allo sfinimento le scene dove compaiono i Templari. Già il film è una noia mortale, senza una storia e senza movimento, ci manca anche che metti le scene a rallentatore e l’effetto soporifero è più che micidiale.

Ovviamente scordatevi la tensione e l’orrore. Anche se i templari fossero creati in modo terrorizzante (e comunque non li sono) entrano in scena così lentamente che lo spettatore medio avrebbe la voglia di bruciare la pellicola.

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Ma la cosa snervante è che in tutto il film non accade ASSOLUTAMENTE nulla!!! NIENTE! Cioè questo “dottore” arriva in paese dove pare ogni 7 anni ‘sti cacchio di cavalieri zombi rapiscono 7 fanciulle e non fa NULLA! Nulla se non, dopo un’ora di film nel quale assistiamo a NULLA (ovvero persone che si sperticano per dimostrare il massimo nel disinteresse per il protagonista e per la di lui moglie), vediamo finalmente la scena che risolve il film con i nostri prodi che sulla base nel NULLA, vanno in una grotta e spaccano la statua del dio-triglia provocando la morte dei non-morti. Il tutto dopo l’inseguimento più logorante del cinema, dove i nostri eroi si fermano ogni 3×2 per farsi raggiungere dai Templari che si muovono a rallentatore.

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Avrei voluto conoscere di persona il produttore di film di De Ossorio per far provare  a lui lo stesso supplizio che egli stesso ha provocato negli spettatoti per quattro e dico quattro film penosi.

Scena imperdibile

Questa qui

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Citazioni

In definitiva

Stessa cosa detta per il primo film, per il secondo e per il terzo. Una boiata micidiale.

Valutazione

Regia 2
 Trama 2
Recitazione 2
Il giudizio di MoviesTavern (vale doppio!) 2
Voto complessivo 2.0
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One thought on “#138. La Notte dei Resuscitati Ciechi (1975)

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